@Pali Hints
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Comunque è pazzesco come Saulo abbia messo sotto scacco un intero sito. Su insegreto se la suona e se la canta come vuole. Andrebbe studiato nei libri storia, perché è un Golpe avvincente.
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14 giu 2026 alle 19:24
Avatar Pali 🌻 Riflessione
Non vi devo spiegare che differenza c'è tra l'omicidio di una donna e un femminicidio, che sono due cose diverse.No, non serve, siete più intelligenti di Vannacci, questo è certo.
14 giu 2026 alle 18:29
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Ah ma Roday mi ha bloccata? Boh. Così senza senso?
14 giu 2026 alle 14:12
Avatar Pali 🌻 Cultura
📺 La storia della TV italiana: tutti al voto

Gli anni '60 si aprono con il successo di Canzonissima e Non è mai Troppo Tardi, che, come abbiamo visto, in quell'anno iniziò ad andare in onda per insegnare l'italiano a chi era rimasto escluso dal ciclo scolastico. Nel 1960 però gli italiani sono chiamati a un'importantissima tornata elettorale, che vede alle urne quasi tutti i comuni capoluogo e 77 province.

Come sottolineato nei capitoli precedenti, nei primi anni di trasmissione, la Rai è uno strumento politico del partito di maggioranza dell'epoca. La Democrazia Cristiana vincola fortemente il palinsesto alle proprie politiche. Per questo motivo, nel luglio 1960, la Corte Costituzionale interviene per la prima volta sulla gestione del servizio pubblico, ribadendo il dovere costituzionale di garantire il pluralismo d'informazione. La Consulta impone alla Rai di assicurare imparzialità nella diffusione del pensiero.La Rai recepisce la sentenza velocemente e decide di seguire le successive elezioni amministrative dando voce ai rappresentanti di tutti i partiti dell'arco parlamentare. Ancora una volta si prende spunto dalla radio, dove già si era lavorato a trasmissioni come La voce dei partiti e La campagna elettorale."Un servizio pubblico "di parte" non serve più a nessuno, neppure a chi crede di servirsene, perché diviene controproducente e crea alternate tensioni nel Paese". Queste parole sono del giornalista Jader Jacobelli, protagonista della nuova svolta democratica in Rai. È proprio Jacobelli a curare la nascita di una nuova trasmissione pluralista. Nasce così Tribuna elettorale. La prima puntata, condotta da Gianni Gramzotti, va in onda mercoledì 11 ottobre 1960 alle 21:00. Il primo ospite è Mario Scelba (DC).Non si tratta di un'intervista a senso unico, ma di una vera e propria conferenza stampa, a cui accedono tutte le testate giornalistiche.Da quel giorno, dal lunedì al venerdì alle ore 21:00, Tribuna elettorale accompagna gli italiani alle elezioni del 6-7 novembre 1960, più informati e più consapevoli. La prima puntata ebbe un ascolto di sette milioni di spettatori, numero che quasi raddoppiò nelle puntate successive. Alla conduzione della trasmissione si alternarono poi altri giornalisti fra cui Luciana Giambuzzi e Jader Jacobelli stesso.Dopo le elezioni la trasmissione continua come Tribuna Politica, mantenendo un format quasi del tutto simile. Si forma una vera e propria redazione giornalistica, indipendente da quella del Telegiornale. Nel 1993 questa redazione è stata unita alla Rai Servizio Parlamentare, dando vita al TSP - Tribune e Servizi Parlamentari, oggi denominata Rai Parlamento.
14 giu 2026 alle 10:18
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Non ho trovato Como, però era molto bella sta cosa che storicamente era un rettangolo perfetto a ridosso del lago, mantenne la pianta storica del castrum romano fino all'abbattimento delle sue mura.
13 giu 2026 alle 22:48
Avatar Pali 🌻
Ho trovato anche Pavia quando aveva le mura. Il Ponte Coperto non è il Ponte Coperto attuale. È questo:Pavia ha molte cose fighe:C'è ad esempio la gigantesca statua di Minerva, che volge le spalle a Milano. Tra i pavesi e i milanesi infatti non corre buon sangue a livello storico. Per gli universitari porta sfortuna guardarla negli occhi. Se ricordo bene esistono solo 3 statue di Minerva, lei è l'unica ad avere la lancia verso il terreno. Secondo la leggenda sono stati gli universitari a rovesciarla in segno di pace.Bello anche il Castello Visconteo, tra l'altro nel fossato ci hanno buttato i resti della Torre Civica, crollata nel 1989. Era il campanile del Duomo, l'hanno messo lì temporaneamente e se lo sono dimenticati lì.
13 giu 2026 alle 22:26
Avatar Pali 🌻
1886, la Provincia di Milano, che all'epoca includeva anche le province di Monza e Brianza, e quella di Lodi.
13 giu 2026 alle 22:03
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Che poi si pensa che gli sport siano maschi o femmine, tipo basket=♂️ pallavolo=♀️, per colpa dei genitori. Io da piccola volevo fare pallacanestro, ma mia mamma mi ha costretta a scegliere tra danza ritmica e pallavolo.

I maschi hanno lo stesso problema con la danza, avete presente il film Billy Elliot? È una storia vera.

Se mai avrò figli li obbligherò a scegliere uno sport, ma quale sport sarà una loro scelta.
13 giu 2026 alle 21:21 (modificato)
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Anonimo
Originale
Secondo voi è giusto che gli scacchi a livello agonistico siano divisi per sesso? Considerate che tutti gli scacchisti più forti di sempre erano dal primo all'ultimo uomini e c'è una differenza abissale fra la pro player più forte e il pro player più forte
Non è una cosa sessista ragazzi, ma anzi è inclusiva. Gli scacchi non hanno motivo di avere una divisione di genere, a differenza degli sport fisici. Basterebbe il torneo misto. Solo che è uno sport autoescludente. Vincono tanti uomini perché storicamente sono più gli uomini a partecipare. I tornei femminile sono nati apposta, per avvicinare il pubblico femminile agli scacchi.
13 giu 2026 alle 21:06
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Da noi in Lombardia comunque stanno quasi finendo il mega tunnel per Genova.Molto figo perché Genova tornerà ad essere un porto importante per l'Europa...

ma chissene frega dell'Europa, si va al mare in un'ora e mezza!
13 giu 2026 alle 20:43
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Ma infatti perché fare un ponte? È molto più figo il tunnel di Archimede.
13 giu 2026 alle 20:34
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Vannacci ha sfornato la carta reietti. Che cos'è la carta reietti?

Quando si costruisce il consenso sulla menzogna bisogna fare credere all'elettore che è stato umiliato, messo da parte.

Anche Mussolini costruì il suo consenso così, martellando sull'umiliazione subita dai trattati del primo dopoguerra.

"Noi siamo gli esclusi, i messi da parte" fa leva sulla insoddisfazione popolare, sui limiti democratici. La democrazia non è il miglior sistema al mondo, ha tanti difetti, ma è il migliore che abbiamo.

La legge prevede già l'espulsione dei clandestini. Il resto è oltre i limiti democratici. La legge prevede già la revoca del permesso di soggiorno per gravi reati, il resto è oltre i limiti democratici.

Io non ho votato Meloni, sia chiaro, ma bisogna ammettere che sta mantenendo equilibrio in un periodo difficilissimo. Le politiche sul lavoro le danno ragione: il suo governo ha sbloccato molti contratti collettivi nazionali, sono aumentati gli occupati, anche se la qualità del lavoro rimane il nostro punto debole. Siamo tra i paesi con meno omicidi al mondo, ma ci sono forti carenze sull'efficacia del sistema penale e sulla sicurezza pubblica.

Meloni non è fascista, ma purtroppo porta con sé molti nostalgici del fascismo. Ha scelto una linea più morbida, liberale, per governare, rispetto alla campagna elettorale. Questo crea malcontento in chi voleva qualcosa di più estremo. Vannacci può fare da collettore al malcontento di quella destra "purista". E questo è un grosso problema.
13 giu 2026 alle 20:11
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Avete mai visto questa vignetta?È una vignetta del 1903, tratta dalla rivista americana Judge: rappresenta gli immigrati italiani come ratti mafiosi, socialisti, anarchici ed assassini. C'è un'analogia molto interessante con la cosidetta black face e con l'omogeneizzazione culturale, perché gli italiani vengono raffigurati con dei sombrero, con dei tratti somatici scuri. Gli inglesi ultraconservatori in particolare, ci consideravano dei "non del tutto bianchi", e quindi inseriti nell'elenco delle razze inferiori.

Oggi questa raffigurazione è ben lontana dall'idea razzista che hanno di noi, vero? Non proprio. Nel 2010 il dibattito pubblico in Svizzera riguardo gli italiani transfrontalieri sfociò in un'anonima campagna di volantinaggio, che raffigurava gli italiani come dei giganteschi topi.Tanta polemica fece anche la vignetta di Charlie Hebdo sull'Italia. È una rivista satirica per carità, finché le battute riguardavano Maometto e un terrorista si offende siamo dalla loro parte, ma poche settimane dopo arriva questa, con lo stereotipo dei mangiatori di pasta che viene affiancato a una lasagna umana, dopo il Terremoto di Amatrice, dove persero la vita 303 nostri connazionali.

È esattamente questo il problema, è facile ridere degli altri, ma quando siamo noi la razza inferiore? Il Massacro di Aigues-Mortes sembra una cosa lontana dal presente, ma la deriva delle estreme destre nei paesi europei, spesso finanziata da imprese americane, da tutti i segnali di quello che è successo in passato, e noi italiani non saremo nella carrozza di prima classe.

Sembra lontano il tempo in cui venivano esposti i cartelli con scritto: "non si affitta agli italiani"Eppure ancora oggi la nostra visita non è gradita in certi posti nel mondo.

Anche semplici battute, come ad esempio quelle dei Griffin, possono sembrare leggere, ma nascondono una base stereotipata di noi italiani molto pericolosa. A volte non è voluto. Pensate che Dua Lipa si sia sposata a Palermo perché la Sicilia è bella? No, Dua Lipa si è sposata in Sicilia per l'idealizzazione che all'estero c'è della Sicilia. Se tra le bancarelle i turisti preferiscono la maglietta de Il Padrino, senza nemmeno guardare il carretto siciliano evidentemente c'è un problema di fondo.

Qualcuno giustifica il proprio razzismo dicendo: noi all'estero non facevamo queste cose. Vero, ma esattamente come non le fanno i migranti stranieri oggi. Eppure a New York la maggior parte dei reati di strada erano commessi da migranti italiani.

Ridiamo pure, chiudiamo pure le porte, offendiamo pure "gli inferiori", finché non saremo noi "gli inferiori".
13 giu 2026 alle 13:36 (modificato)
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📺 La storia della TV italiana: mille favole da... cantare

Chiudiamo gli anni '50 con una trasmissione che ha attraversato tutte le generazioni, fino ad arrivare ad oggi. Un programma che ha abbracciato migliaia di bambini, accompagnandone la loro infanzia.

Dietro questo programma c'è Cino Tortorella. Tortorella studia recitazione. Il Piccolo Teatro di Milano è una fucina di creatività ed è qui che nasce uno spettacolo teatrale ideato da Tortorella: Zurlì, mago Lipperlì. In questo spettacolo il protagonista è il Mago Zurlì, un mago un po' matto e imbranato, con fattezze da principe, interpretato da Giancarlo Dettori. Tra il pubblico c'è un giovane Umberto Eco, allora funzionario della Rai per la sede di Milano. Eco rimane incantato da quel personaggio, alla televisione manca un tassello importante: un programma per i più piccoli. Il Mago Zurlì è il personaggio giusto per riempire questo vuoto, così Eco convince Tortorella a indossare le vestiti del suo personaggio per un nuovo contenitore televisivo dedicato ai più piccoli. Nel 1957, nasce così negli studi Rai di Milano Fiera "Zurlì, mago del giovedì". Dotato di bacchetta magica, con i capelli luccicanti di polvere, corpetto aderente in vita e calzamaglia, il personaggio conduceva, all'interno di una striscia pomeridiana, giochi e passatempi per i più piccoli lanciando telefilm che avrebbero riscosso un grande successo, come ad esempio Jim della giungla o Le avventure di Rin Tin Tin.

Il grande successo però è arrivato negli anni seguenti con una nuova trasmissione. Nel 1959 degli imprenditori stavano allestendo alla Triennale di Milano un Salone del Bambino e proposero alla Rai una sorta di Festival di Sanremo per i bambini. Tortorella contatta subito la musicista dell'Orchestra Sinfonica Rai di Milano, Niny Comolli, che si mostra subito entusiasta del progetto.Viene progettato un programma ispirato alle avventure di Pinocchio, con 10 canzoni, scritte appositamente per un pubblico di bambini, che si contendono un premio in monete d'oro. Ed essendo ispirati al racconto di Collodi, il montepremi è in zecchini d'oro, le monete che Mangiafuoco da a Pinocchio. Nasce così Lo Zecchino d'Oro, pur ancora lontano dal suo format storico.La prima puntata va in onda il 24 settembre 1959. Per una pura coincidenza le Nazioni Unite stavano scrivendo la nuova Dichiarazione dei diritti del fanciullo, promulgata il 20 novembre seguente. Di quella edizione passò alla storia il brano Lettera a Pinocchio, che nella versione interpretata da Johnny Dorelli ebbe un successo strepitoso. A vincere però fu il brano Quartetto, scritto da Angelo Bignotti e cantato dalla dodicenne Giusi Guercilena.

Dopo l'edizione 1960 il programma rischia di chiudere a causa del mancato rinnovo di alcuni contratti televisivi, ma Tortorella trova il supporto necessario per mandare avanti il programma, che lascia Milano in direzione Bologna. I Frati Minori dell'Antoniano aprono le loro porte allo Zecchino d'Oro. Mancava però una direzione e serviva una persona che avesse esperienza musicale. All'Antoniano c'è una giovane ragazza che fa la catechista nella parrocchia, un'aspirante pianista che sogna di entrare in una grande orchestra nazionale. Padre Berardo Rossi inizialmente deve convincerla con grande fatica, ma alla fine la giovane catechista accetta. Si tratta di Mariele Ventre, il cuore pulsante del nuovo Piccolo Coro dell'Antoniano.Mariele ha un talento innato nell'insegnamento musicale ai bambini, costruisce una macchina perfetta, tanto da essere un punto di riferimento anche al di fuori della trasmissione. Una donna di carattere gentile, capace di far funzionare il tutto con un'armonia perfetta: dal 1963 viene aggiunto anche il coro, 50-60 bambini di ogni età, in diretta nazionale, che seguono i gesti di Mariele con grande compostezza. Come ci riusciva? Non usava la bacchetta. Comunicava con sguardi, sorrisi e movimenti geometrici delle mani che i bambini imparavano a leggere a memoria. Fuori dalle telecamere però, i bambini dell'Antoniano mantenevano la loro innocenza, non c'erano forzature. Mariele Ventre infatti pretendeva massima concentrazione durante le prove e le dirette, ma lo faceva mantenendo sempre un clima sereno e protettivo per i piccoli. Non c'erano preferiti, non c'erano solisti più importanti degli altri e i più grandi aiutavano i nuovi arrivati. L'aiuto reciproco era infatti l'unica regola ferrea dentro l'Antoniano.Dalla fondazione del Piccolo Coro dell'Antoniano, Mariele Ventre guida di generazione in generazione i bambini di anno in anno, fino alla prematura scomparsa, il 16 dicembre 1995. Le canzoni e i personaggi passati per l'Antoniano sono innumerevoli, c'è anche una piccolissima Cristina d'Avena tra le sue allieve. Sabrina Simoni raccoglie la pesante eredità di Mariele, guidando il coro fino al presente.
12 giu 2026 alle 10:26
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Sopportiamo i sottopassi e le cantine che si allagano, sopportiamo che non si fa niente per pulire il nostro fiume, ma ieri da noi è caduto un maxischermo dello stadio, un fatto gravissimo.La domanda è lecita: se fosse successo durante una partita? Sarebbe stata una catastrofe.

Qui non si tratta di maltempo, sappiamo che sono fenomeni meteorologici che saranno sempre più frequenti. Una struttura del genere deve avere degli ancoraggi sicuri.
11 giu 2026 alle 10:14
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📺 La storia della TV italiana: e nacque il varietà

Sul finire degli anni '50 la Rai ha già tanti volti molto amati dal pubblico del piccolo schermo. Ci sono volti che però fanno la storia dietro le quinte, meno conosciuti, ma altrettanto importanti.

Il grande protagonista, dietro le quinte, del Primo Canale è un giovane romano, con tante idee e una passione immensa per il cinema. Per inseguire la sua passione lascia gli studi di Giurisprudenza, per completare la sua formazione al prestigioso Centro sperimentale di cinematografia a Cinecittà.

Antonello Falqui è tra i primi a capire il potenziale della televisione, così nel 1952 si trasferisce a Milano, dove inizia una lunga carriera da regista e autore per la Rai.Dopo aver curato i primi documentari prodotti dalla TV di Stato, Falqui si distingue con la trasmissione Arrivi e Partenze. È però con i varietà musicali che il regista romano si distingue, un format del tutto innovativo che nasce proprio su sua iniziativa, nel 1954, con Ottovolante. Torna poi a Roma nel 1957, con l'apertura degli studi di via Teulada. Falqui ha un idea di televisione esattamente opposta da quella linearità voluta dalla Democrazia Cristiana al Governo. Ne rispetta la compostezza, ma nelle sue trasmissioni esige movimento, a contrasto delle bianche e sobrie scenografie degli studi televisivi. È una TV in bianco e nero, quindi non è importante il colore, ma la forma, l'eleganza e il gioco di luci, e in questo un regista di formazione avanzata come lui primeggia.Il varietà musicale trova la sua consacrazione definitiva negli anni '60 e troveremo ancora Falqui dietro alle telecamere, per ora ci fermiamo al 1958. Lo stesso anno in cui l'Italia vola con Domenico Modugno, due menti creative, Pietro Garinei e Sandro Giovannini, pescano dalla radio una trasmissione che ha un buon potenziale per la TV: Voci e volti della fortuna. Nasce Canzonissima. Per la regia scelgono, ovviamente, Antonello Falqui. Canzonissima ha un format molto semplice, si tratta di una sfida canora associata alla Lotteria Italia, all'epoca chiamata Lotteria di Capodanno. I concorrenti si esibivano con i loro brani e il pubblico sceglieva il suo preferito attraverso una scheda di voto, associata a ciascuno biglietto della lotteria.Della prima storica stagione, condotta da Renato Tagliani, non sono rimaste molte testimonianze, certo è che Nilla Pizzi con la canzone L'edera è la prima a conquistare il cuore degli italiani.L'edizione 1959 è invece quella che lancia Canzonissima nella storia televisiva, risultando la più apprezzata da critici e pubblico. Falqui muove ancora i fili, ma il merito si deve soprattutto alla conduzione: un trio dinamico e vivace composto da Paolo Panelli, Delia Scala e Nino Manfredi, capaci di tenere incollato il pubblico al teleschermo anche tra una canzone e l'altra. Vince Joe Sentieri con Piove.Tra le concorrenti c'è una giovanissima Mina, che assieme a Wilma De Angelis canta uno dei primi successi del suo repertorio, Nessuno, non esisteva ancora il concerto dei tormentoni, ma quella musica nuova, urlata, piaceva soprattutto alle giovani. Canzonissima segna soprattutto la consacrazione per la Tigre di Cremona, che arriverà anche alla conduzione del programma nell'edizione nel '68.La trasmissione vede passare artisti, cambiano frequentemente i presentatori, ma il format rimane lo stesso, tenendo compagnia agli italiani fino al 1974.

Nel 2026 la Rai ha riproposto un nuovo Canzonissima, visto da molti come l'ennesima "operazione nostalgia" della Rai. È però un qualcosa di nuovo, ideato da Ballandi, scritto da Milly Carlucci e Giancarlo de Andreis. Altra epoca, altro format, altra televisione: si tratta innanzitutto di cover e il voto è indicato dalla giuria. Entra però anch'esso nella storia di Canzonissima.
11 giu 2026 alle 9:58
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Siamo in un paese tutto strano. Pomeriggio ha fatto un brutto scroscio di pioggia con vento fortissimo.

Cade un albero, basta, è caduto. Il vigile del fuoco mi fa: non si può passare, dovete girare su via x. MA È GIÀ CADUTO! non è mica il platano picchiatore che mi segue!
10 giu 2026 alle 21:55
Avatar Pali 🌻
Fate attenzione a Pali, fingendosi donna potrebbe... annoiarvi con i suoi post lunghi un chilometro.
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10 giu 2026 alle 21:25
Avatar Pali 🌻
Gemini dice che ho il pipo.Però secondo Google questo è un cantante:Potrei essere... no, lui no!

I dettagli tecnici comunque sono tipici di noi donne, non ho mai visto una guida turistica uomo in Lombardia.
10 giu 2026 alle 21:24
Avatar Pali 🌻
I calciatori africani perquisiti come se fossero narcotrafficanti, giornalisti respinti in base al gradimento, un arbitro designato rimandato a casa, biglietti che costano un rene e giustamente stadi vuoti.

E nonostante noi non siamo qualificati, tanti italiani ingrasseranno questo porcile chiamato mondiale. Che schifo.
10 giu 2026 alle 20:58
Hint @ 2026