@Pali Pinnati
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📺 La storia della TV italiana: in via Teulada

Roma non è stata costruita in un giorno. Il suo spazio, anche televisivo, se l'è dovuto costruire contro tutto e tutti. Per la Rai Milano rappresentava la parte più formale della televisione. Il Telegiornale aveva sede in Corso Sempione ad esempio. Nella sua sede alla Fiera Campionaria invece venivano registrati i programmi di spettacolo teatrale. A Torino negli anni '60 si concentra soprattutto sulla trasmissione radiofonica, ma mantiene i suoi studi televisivi, che saranno sede più avanti dei più importanti programmi culturali della TV di Stato.Gli studi di via Teulada entrano in funzione nel 1957 e Roma muove i primi passi televisivi in un periodo molto complicato per la capitale. Ci si guarda indietro è c'è la sua storia millenaria, ma guardando avanti c'è un'industria che sta allontanando tanti giovani, in particolare nel triangolo industriale del nord Italia. Tra le poche certezze c'è Cinecittà, tornato a pieno regime nel secondo dopoguerra.Cinecittà sforna non solo grandi produzioni, ma anche persone altamente qualificate, dai registi agli scrittori, dagli addetti e operatori tecnici ai costumisti. E se non tutti possono seguire le orme di Federico Fellini, la televisione offre uno spazio creativo a chi rimane escluso dal grande schermo. Via Teulada segna dunque un nuovo Rinascimento, rompendo gli schemi della TV come mero strumento di cultura. Via Teulada diventa dunque la casa dei varietà. Il protagonista in assoluto è Antonello Falqui, che abbiamo già conosciuto nei precedenti capitoli.Lo Studio Uno di via Teulada è il posto dove l'Italia diventa più spensierata, ma è anche il nome del programma di maggior successo di Falqui. Studio Uno non è un varietà, è IL varietà, si trasmette in diretta in uno studio totalmente austero, ma con grandi scenografie. A dare movimento alla scena ci sono luci e movimenti di telecamere, guidate da una squadra che lavora in maniera perfetta sinergia, tutto sotto la guida di Falqui, assieme a Guido Sacerdote. La squadra di Studio Uno si completa con il ballerino Don Lurio, il mago delle coreografie; nel corpo di ballo ci sono 2 giovani ragazze tedesche, alte, con 2 gambe slanciate che fanno impazzire gli spettatori e ingelosire le spettatrici. Alice e Ellen sono gemelle inseparabili. Trasferitesi in Italia vengono subito notate da Don Lurio, che le porta alla corte di Falqui. Debuttano nella trasmissione Il Giardino d'inverno, prototipo di Studio Uno sempre ideato da Falqui. Le Gemelle Kessler debuttano con alcune cover del Quartetto Cetra, e nel 1961, con Studio Uno, fermano l'Italia a ritmo di Da-da-un-pa. In seguito Le Kessler aprono Studio Uno, sulle note di "La Notte è piccola per noi"Per un programma fuori dagli schemi serve un personaggio fuori dagli schemi. Davanti alle telecamere c'è a condurre Mina. Per Mina Studio Uno rappresenta la consacrazione televisiva. Ad affiancarla ci sono ospiti più svariati, ognuno che porta talento, umorismo e divertimento: da Caterina Caselli a Ornella Vanoni, da Lelio Luttazzi a Romolo Valli.Antonello Falqui è morto nel 2019. Per omaggiarlo la Rai gli ha intitolato lo Studio TV1 di via Teulada.
17 giu 2026 alle 7:51
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📺 La storia della TV italiana: tutti al voto

Gli anni '60 si aprono con il successo di Canzonissima e Non è mai Troppo Tardi, che, come abbiamo visto, in quell'anno iniziò ad andare in onda per insegnare l'italiano a chi era rimasto escluso dal ciclo scolastico. Nel 1960 però gli italiani sono chiamati a un'importantissima tornata elettorale, che vede alle urne quasi tutti i comuni capoluogo e 77 province.

Come sottolineato nei capitoli precedenti, nei primi anni di trasmissione, la Rai è uno strumento politico del partito di maggioranza dell'epoca. La Democrazia Cristiana vincola fortemente il palinsesto alle proprie politiche. Per questo motivo, nel luglio 1960, la Corte Costituzionale interviene per la prima volta sulla gestione del servizio pubblico, ribadendo il dovere costituzionale di garantire il pluralismo d'informazione. La Consulta impone alla Rai di assicurare imparzialità nella diffusione del pensiero.La Rai recepisce la sentenza velocemente e decide di seguire le successive elezioni amministrative dando voce ai rappresentanti di tutti i partiti dell'arco parlamentare. Ancora una volta si prende spunto dalla radio, dove già si era lavorato a trasmissioni come La voce dei partiti e La campagna elettorale."Un servizio pubblico "di parte" non serve più a nessuno, neppure a chi crede di servirsene, perché diviene controproducente e crea alternate tensioni nel Paese". Queste parole sono del giornalista Jader Jacobelli, protagonista della nuova svolta democratica in Rai. È proprio Jacobelli a curare la nascita di una nuova trasmissione pluralista. Nasce così Tribuna elettorale. La prima puntata, condotta da Gianni Gramzotti, va in onda mercoledì 11 ottobre 1960 alle 21:00. Il primo ospite è Mario Scelba (DC).Non si tratta di un'intervista a senso unico, ma di una vera e propria conferenza stampa, a cui accedono tutte le testate giornalistiche.Da quel giorno, dal lunedì al venerdì alle ore 21:00, Tribuna elettorale accompagna gli italiani alle elezioni del 6-7 novembre 1960, più informati e più consapevoli. La prima puntata ebbe un ascolto di sette milioni di spettatori, numero che quasi raddoppiò nelle puntate successive. Alla conduzione della trasmissione si alternarono poi altri giornalisti fra cui Luciana Giambuzzi e Jader Jacobelli stesso.Dopo le elezioni la trasmissione continua come Tribuna Politica, mantenendo un format quasi del tutto simile. Si forma una vera e propria redazione giornalistica, indipendente da quella del Telegiornale. Nel 1993 questa redazione è stata unita alla Rai Servizio Parlamentare, dando vita al TSP - Tribune e Servizi Parlamentari, oggi denominata Rai Parlamento.
14 giu 2026 alle 10:18
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📺 La storia della TV italiana: mille favole da... cantare

Chiudiamo gli anni '50 con una trasmissione che ha attraversato tutte le generazioni, fino ad arrivare ad oggi. Un programma che ha abbracciato migliaia di bambini, accompagnandone la loro infanzia.

Dietro questo programma c'è Cino Tortorella. Tortorella studia recitazione. Il Piccolo Teatro di Milano è una fucina di creatività ed è qui che nasce uno spettacolo teatrale ideato da Tortorella: Zurlì, mago Lipperlì. In questo spettacolo il protagonista è il Mago Zurlì, un mago un po' matto e imbranato, con fattezze da principe, interpretato da Giancarlo Dettori. Tra il pubblico c'è un giovane Umberto Eco, allora funzionario della Rai per la sede di Milano. Eco rimane incantato da quel personaggio, alla televisione manca un tassello importante: un programma per i più piccoli. Il Mago Zurlì è il personaggio giusto per riempire questo vuoto, così Eco convince Tortorella a indossare le vestiti del suo personaggio per un nuovo contenitore televisivo dedicato ai più piccoli. Nel 1957, nasce così negli studi Rai di Milano Fiera "Zurlì, mago del giovedì". Dotato di bacchetta magica, con i capelli luccicanti di polvere, corpetto aderente in vita e calzamaglia, il personaggio conduceva, all'interno di una striscia pomeridiana, giochi e passatempi per i più piccoli lanciando telefilm che avrebbero riscosso un grande successo, come ad esempio Jim della giungla o Le avventure di Rin Tin Tin.

Il grande successo però è arrivato negli anni seguenti con una nuova trasmissione. Nel 1959 degli imprenditori stavano allestendo alla Triennale di Milano un Salone del Bambino e proposero alla Rai una sorta di Festival di Sanremo per i bambini. Tortorella contatta subito la musicista dell'Orchestra Sinfonica Rai di Milano, Niny Comolli, che si mostra subito entusiasta del progetto.Viene progettato un programma ispirato alle avventure di Pinocchio, con 10 canzoni, scritte appositamente per un pubblico di bambini, che si contendono un premio in monete d'oro. Ed essendo ispirati al racconto di Collodi, il montepremi è in zecchini d'oro, le monete che Mangiafuoco da a Pinocchio. Nasce così Lo Zecchino d'Oro, pur ancora lontano dal suo format storico.La prima puntata va in onda il 24 settembre 1959. Per una pura coincidenza le Nazioni Unite stavano scrivendo la nuova Dichiarazione dei diritti del fanciullo, promulgata il 20 novembre seguente. Di quella edizione passò alla storia il brano Lettera a Pinocchio, che nella versione interpretata da Johnny Dorelli ebbe un successo strepitoso. A vincere però fu il brano Quartetto, scritto da Angelo Bignotti e cantato dalla dodicenne Giusi Guercilena.

Dopo l'edizione 1960 il programma rischia di chiudere a causa del mancato rinnovo di alcuni contratti televisivi, ma Tortorella trova il supporto necessario per mandare avanti il programma, che lascia Milano in direzione Bologna. I Frati Minori dell'Antoniano aprono le loro porte allo Zecchino d'Oro. Mancava però una direzione e serviva una persona che avesse esperienza musicale. All'Antoniano c'è una giovane ragazza che fa la catechista nella parrocchia, un'aspirante pianista che sogna di entrare in una grande orchestra nazionale. Padre Berardo Rossi inizialmente deve convincerla con grande fatica, ma alla fine la giovane catechista accetta. Si tratta di Mariele Ventre, il cuore pulsante del nuovo Piccolo Coro dell'Antoniano.Mariele ha un talento innato nell'insegnamento musicale ai bambini, costruisce una macchina perfetta, tanto da essere un punto di riferimento anche al di fuori della trasmissione. Una donna di carattere gentile, capace di far funzionare il tutto con un'armonia perfetta: dal 1963 viene aggiunto anche il coro, 50-60 bambini di ogni età, in diretta nazionale, che seguono i gesti di Mariele con grande compostezza. Come ci riusciva? Non usava la bacchetta. Comunicava con sguardi, sorrisi e movimenti geometrici delle mani che i bambini imparavano a leggere a memoria. Fuori dalle telecamere però, i bambini dell'Antoniano mantenevano la loro innocenza, non c'erano forzature. Mariele Ventre infatti pretendeva massima concentrazione durante le prove e le dirette, ma lo faceva mantenendo sempre un clima sereno e protettivo per i piccoli. Non c'erano preferiti, non c'erano solisti più importanti degli altri e i più grandi aiutavano i nuovi arrivati. L'aiuto reciproco era infatti l'unica regola ferrea dentro l'Antoniano.Dalla fondazione del Piccolo Coro dell'Antoniano, Mariele Ventre guida di generazione in generazione i bambini di anno in anno, fino alla prematura scomparsa, il 16 dicembre 1995. Le canzoni e i personaggi passati per l'Antoniano sono innumerevoli, c'è anche una piccolissima Cristina d'Avena tra le sue allieve. Sabrina Simoni raccoglie la pesante eredità di Mariele, guidando il coro fino al presente.
12 giu 2026 alle 10:26
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📺 La storia della TV italiana: e nacque il varietà

Sul finire degli anni '50 la Rai ha già tanti volti molto amati dal pubblico del piccolo schermo. Ci sono volti che però fanno la storia dietro le quinte, meno conosciuti, ma altrettanto importanti.

Il grande protagonista, dietro le quinte, del Primo Canale è un giovane romano, con tante idee e una passione immensa per il cinema. Per inseguire la sua passione lascia gli studi di Giurisprudenza, per completare la sua formazione al prestigioso Centro sperimentale di cinematografia a Cinecittà.

Antonello Falqui è tra i primi a capire il potenziale della televisione, così nel 1952 si trasferisce a Milano, dove inizia una lunga carriera da regista e autore per la Rai.Dopo aver curato i primi documentari prodotti dalla TV di Stato, Falqui si distingue con la trasmissione Arrivi e Partenze. È però con i varietà musicali che il regista romano si distingue, un format del tutto innovativo che nasce proprio su sua iniziativa, nel 1954, con Ottovolante. Torna poi a Roma nel 1957, con l'apertura degli studi di via Teulada. Falqui ha un idea di televisione esattamente opposta da quella linearità voluta dalla Democrazia Cristiana al Governo. Ne rispetta la compostezza, ma nelle sue trasmissioni esige movimento, a contrasto delle bianche e sobrie scenografie degli studi televisivi. È una TV in bianco e nero, quindi non è importante il colore, ma la forma, l'eleganza e il gioco di luci, e in questo un regista di formazione avanzata come lui primeggia.Il varietà musicale trova la sua consacrazione definitiva negli anni '60 e troveremo ancora Falqui dietro alle telecamere, per ora ci fermiamo al 1958. Lo stesso anno in cui l'Italia vola con Domenico Modugno, due menti creative, Pietro Garinei e Sandro Giovannini, pescano dalla radio una trasmissione che ha un buon potenziale per la TV: Voci e volti della fortuna. Nasce Canzonissima. Per la regia scelgono, ovviamente, Antonello Falqui. Canzonissima ha un format molto semplice, si tratta di una sfida canora associata alla Lotteria Italia, all'epoca chiamata Lotteria di Capodanno. I concorrenti si esibivano con i loro brani e il pubblico sceglieva il suo preferito attraverso una scheda di voto, associata a ciascuno biglietto della lotteria.Della prima storica stagione, condotta da Renato Tagliani, non sono rimaste molte testimonianze, certo è che Nilla Pizzi con la canzone L'edera è la prima a conquistare il cuore degli italiani.L'edizione 1959 è invece quella che lancia Canzonissima nella storia televisiva, risultando la più apprezzata da critici e pubblico. Falqui muove ancora i fili, ma il merito si deve soprattutto alla conduzione: un trio dinamico e vivace composto da Paolo Panelli, Delia Scala e Nino Manfredi, capaci di tenere incollato il pubblico al teleschermo anche tra una canzone e l'altra. Vince Joe Sentieri con Piove.Tra le concorrenti c'è una giovanissima Mina, che assieme a Wilma De Angelis canta uno dei primi successi del suo repertorio, Nessuno, non esisteva ancora il concerto dei tormentoni, ma quella musica nuova, urlata, piaceva soprattutto alle giovani. Canzonissima segna soprattutto la consacrazione per la Tigre di Cremona, che arriverà anche alla conduzione del programma nell'edizione nel '68.La trasmissione vede passare artisti, cambiano frequentemente i presentatori, ma il format rimane lo stesso, tenendo compagnia agli italiani fino al 1974.

Nel 2026 la Rai ha riproposto un nuovo Canzonissima, visto da molti come l'ennesima "operazione nostalgia" della Rai. È però un qualcosa di nuovo, ideato da Ballandi, scritto da Milly Carlucci e Giancarlo de Andreis. Altra epoca, altro format, altra televisione: si tratta innanzitutto di cover e il voto è indicato dalla giuria. Entra però anch'esso nella storia di Canzonissima.
11 giu 2026 alle 9:58
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📺 La storia della TV italiana: una nuova musica

Nel nostro viaggio temporale nella tv italiana abbiamo soltanto sfiorato il Festival di Sanremo, menzionandolo con la nascita dell'Eurovisione. Il Festival della Canzone Italiana infatti non nasce con la televisione, ma in radio, nel 1951, dalla culla del Casinò di Sanremo. Eppure, è solo con l'abbraccio del mezzo televisivo, a partire dal 1955, che la kermesse si trasforma da semplice rassegna canora a eccezionale fenomeno di costume e rito collettivo.Nei primi anni di trasmissione, la televisione si limita a fare da specchio a un'Italia ancora profondamente legata alle tradizioni del passato, un po' ingessata e nostalgica. Sullo schermo dominano le regole del "bel canto", la compostezza orchestrale e testi che cantano di mamme, vecchi scarponi e casette in Canada. I cantanti si esibiscono quasi immobili, sorvegliati da una regia Rai che applica un'inquadratura quasi clericale.

Tutto questo fino al 1958. Nell'edizione del 1958 c'è un artista che riscrive le regole, che accompagna la voce con una gestualità inconsueta. Il 1958 è l'anno di Domenico Modugno, che con il suo brano Nel blu dipinto di blu rompe le catene dei testi "Dio-Patria-Famiglia" che hanno contraddistinto il panorama musicale italiano nel secondo dopoguerra.È un inno alla libertà e alla spensieratezza, che incanta gli italiani. Sull'onda del boom economico viene esportato assieme ai numerosi prodotti creativi dell'industria nazionale, diventando uno dei brani del nostro paese più iconici all'estero, con il titolo universale e trascinante di "Volare".L'impatto di quella esibizione sul pubblico televisivo è un vero e proprio shock culturale. Modugno costringe le telecamere a inseguirlo: si muove, si emoziona, e nel momento del ritornello compie quel gesto impresso a fuoco nella storia della TV: spalanca le braccia, offrendosi interamente all'obiettivo.Il rigore democristiano imposto nella Rai permea ancora nelle trasmissioni televisive, ma ancora una volta l'Italia dà un segnale forte: Domenico Modugno vince il Festival di Sanremo 1958 con 63 voti, staccando Tonina Torrielli di 22 punti. Quel movimento liberatorio rompe metaforicamente lo schermo e la rigidità del piccolo schermo, diventando l'esatta rappresentazione visiva di un'Italia che vuole scrollarsi di dosso le macerie della guerra per proiettarsi verso il futuro, sognando di volare come Modugno.
10 giu 2026 alle 9:58
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📺 La storia della TV italiana: un professore per gli Italiani

Alla fine degli anni '50 l'Italia è ormai un paese ricostruito. Le principali realtà industriali lanciano il paese tra le principali potenze economiche del mondo. C'è un'altra Italia però alla fine degli anni '50, una realtà fatta di piccole comunità agricole. La spaccatura economica tra nord e sud rischia di lasciare indietro milioni di italiani. Nel 1951 si contavano 5.456.005 analfabeti, di cui 3 milioni residenti al sud e nelle isole. Ancora più preoccupante il dato sul livello di studio, con il 90% della popolazione italiana ferma al massimo alla sola licenza elementare. Soltanto l'1% della popolazione aveva concluso il ciclo universitario. Tanti piccoli comuni non avevano le scuole secondarie. Questa Italia, umile e contadina, doveva essere presa per mano e accompagnata verso nuove sfide con gli strumenti giusti.La televisione italiana nasce e cresce in questo decennio, dando molto spazio a programmi a tema culturale. A guidare questa rivoluzione culturale c'è una donna di grande esperienza, un'insegnante prestata alla televisione, che fa delle sue due carriere una vera e propria missione: Maria Grazia Puglisi. La sua carriera televisiva inizia già nel 1940, come annunciatrice presso l'EIAR. Nel 1952 ottiene una borsa di studio, con la quale approfondisce i programmi televisivi distribuiti negli Stati Uniti. Tornata in Italia, entra in Rai durante i primi anni di sperimentazione televisiva, ideando, organizzando e dirigendo la trasmissione Teleclub, il primo programma di approfondimento culturale della tv italiana. Dopo il successo di Riservato alle Signore si sposta dietro le telecamere; l'allora a.d. della Rai Rolando Vitrò sceglie lei per questo cambiamento culturale. La riforma agraria del 1950 fu il punto di partenza; per dare concretezza alla redistribuzione delle terre incolte bisognava insegnare ai contadini nuove tecniche agricole e così nel 1955 nasce La TV degli agricoltori, trasmissione che continua fino al 1969, ma che concettualmente ebbe seguito con A come Agricoltura, poi Agricoltura Domani, fino ad arrivare all'odierno Linea Verde.Nel 1958 un'altra sua idea si trasforma in successo: nasce Telescuola. Più che un programma Telescuola è un vero progetto scolastico. Con il sostegno del Ministero della pubblica istruzione, viene consentito il completamento del ciclo di istruzione obbligatoria ai ragazzi residenti in località prive di scuole secondarie (corso per questo detto “sostitutivo”). La Rai copre l'assenza di strutture con posti di ascolto televisivo. La Professoressa Puglisi ha la straordinaria capacità di adattare la scuola alla televisione. Per Telescuola serviva un approccio diverso alla cultura, con insegnanti autorevoli ma non autoritari. È stato questo il fattore vincente di questa trasmissione, non bisogna dimenticarsi che la scuola a quel tempo prevedeva ancora le punizioni corporali come correttivo disciplinare. Il metodo d'insegnamento cordiale e appassionato dei professori di Telescuola attirava le masse non scolarizzate in maniera del tutto naturale.Nel decennio successivo Telescuola entrò anche nelle carceri, con risultati straordinari nella rieducazione dei detenuti, tanto da essere riconosciuto nel 1966 con il prestigioso premio "San Michele" per la redenzione civile. Tra i protagonisti assoluti di questo programma ci fu il professore Enrico Accatino, il suo approccio all'arte divenne il modello d'insegnamento della nuova educazione artistica, che sostituì nelle scuole disegno e ornato nell'anno scolastico 1964-65.Al centro di produzione di Torino nacque però una trasmissione ancora più di successo, sempre su idea di Puglisi. Siamo nel 1960 e il Ministero della pubblica istruzione alza l'asticella, puntando sull'insegnamento della lingua italiana agli italiani fuori età scolare, ancora totalmente o parzialmente analfabeti. Nasce Non è mai troppo tardi.A condurre questa trasmissione non c'è una prima scelta, Alberto Manzi è un professore che finisce negli studi Rai senza conoscere la televisione. Ai provini si rifiuta di fare una lezione monotona sulla lettera O. Manzi sa che la televisione è fatta di immagini in movimento e per insegnare senza annoiare deve innanzitutto intrattenere. Chiede allo staff dello studio dei grandi fogli di carta da pacchi e dei gessetti, acquistati all'edicola di fronte agli studi. Il resto è storia: 5 parole e un disegno che prende forma, trasformando quei simboli sconosciuti ai molti in lettere e parole.Il maestro degli italiani segna un'epoca. La trasmissione è un successo strepitoso, tanto che viene premiata dall'UNESCO come la migliore trasmissione televisiva per la lotta all'analfabetismo. Un modello che verrà in seguito copiato anche in altri paesi.
9 giu 2026 alle 10:51
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📺 La storia della TV italiana: la congiura dei mutandoni

"La vera unità d'Italia non l'ha fatta Garibaldi, ma Mike Bongiorno." È una frase ricorrente nelle analisi storico-sociologiche del nostro paese. l'Italia del dopoguerra e del boom economico è fortemente spaccata in due: c'è il nord Italia con le sue fabbriche, ricco economicamente, ma ancora bloccato dal punto di vista di sviluppo sociale, e il sud Italia con il giardino d'Europa, ricco dal punto di vista di risorse, ma ancora fermo dal punto di vista di sviluppo economico.

Due mondi completamente differenti, che nessun re o dittatore è riuscito a unire. Il primo grande collante nazionale è stato "Lascia o raddoppia?". Ma per unire l'Italia attraverso la televisione era necessario andare oltre a dove arrivavano le strade.

Una sfida senza precedenti, che la Rai ha vinto, dimostrando che le cose si possono fare, e sorprendentemente ci riuscì con largo anticipo. Sfruttando le ingenti risorse del Piano Marshall, già nel 1957, con 10 anni di anticipo sui piani aziendali, il Programma Nazionale raggiunse Palermo. Questo fu possibile investendo continuamente sull'infrastruttura di trasmissione, più crescevano gli abbonati più crescevano le entrate, più crescevano le entrate più si investiva nelle strutture. E l'Italia fu così collegata a tempo di record, attraverso l'installazione di ripetitori lungo gli Appennini e del primo trasmettitore in Sicilia, in cima al monte Soro.Gli studi di Milano e Torino ebbero la loro centralità, ma la televisione nei primi anni è un residuato del fascismo e mantiene dinamiche che, pur ormai votate all'ordine democratico, sono ancora del tutto totalitarie. È a Roma che si decidono i palinsesti. Gli stessi dirigenti, sono quasi tutti provenienti dalla vecchia EIAR, che sviluppò la televisione proprio durante il ventennio fascista.

Il Governo nei primi anni di attività della Rai, ne aveva il pieno controllo; manteneva il veto su ogni contenuto, pur lasciando un leggero spazio di manovra. A guidare la Rai nei primi anni di attività c'è un uomo voluto dal Presidente del Consiglio Amintore Fanfani: Filiberto Guala. Guala è un ultra-cattolico e gestisce la Rai nei primi anni di trasmissione in piena linea con le politiche della Democrazia Cristiana, allineate con i valori cristiani (e soprattutto i dogmi) imposti dalla Chiesa cattolica.È una TV rigida, che segue un codice di condotta ferreo. In televisione sono proibite parole come membro o verginità, parole come dolce attesa devono essere preferite a maternità, assolutamente proibite scene di nudo e per le donne le gambe devono essere sempre coperte.

Guala, nonostante la ristrettezza di vedute in materia di espressione del mezzo radiotelevisivo, fu incaricato di gestire il trasferimento a Roma delle strutture di produzione della Rai, fino ad allora collocate a Torino, nella sede storica dell'EIAR in via Arsenale 21, e a Milano. Per creare qualcosa di nuovo servivano nuove energie è aprì nuovi concorsi per trovare il personale dell'emittente pubblica. I corsari, definiti così da Guala, perché provenienti da corsi di formazione, saranno fondamentali nella TV degli anni '60. In Rai entrano volti importantissimi per la storia televisiva, come Piero Angela, lo scrittore Umberto Eco, o il documentarista Luigi Di Gianni.Un progresso che stride con il conservatorismo cattolico di Guala. La vecchia guardia è in totale dissenso, la stampa laica ridicolizza le politiche sessuofobiche di Guala, costringendolo alle dimissioni il 28 giugno 1956. Poco cambia con il suo successore, Marcello Rodinò. I dirigenti decidono dunque di orchestrare una congiura ai danni dell'amministratore delegato. Grazie ai contatti con il Vaticano, alcuni dirigenti spinsero papa Pio XII a vedere la terza puntata della trasmissione "La piazzetta", andata in onda il 29 novembre 1956. Nei nuovi studi romani di via Teulada, poco prima dell'inizio dello spettacolo che andava in onda in diretta, un funzionario ordinò alle ballerine di indossare delle "calzamaglie di colore chiaro", in modo da farle apparire praticamente "a gambe nude". Il Pontefice spense la TV e si ritirò in preghiera. Il lunedì successivo l'"Osservatore Romano" accusò il governo, sostenendo che le coreografie violavano i Patti Lateranensi. Rondinò raccomanda che nelle puntate successive le ballerine si "rimettessero le sottane". In via Teulada però arriva un ordine diverso e nella puntata successiva le ballerine appaiono in TV con mutandoni chiusi fino alle caviglie. L'indomani tutta la stampa laica sparò contro la RAI, ridicolizzando i dirigenti che prendevano ordini dal Vaticano.

La congiura dei mutandoni aprì una piccola breccia nella TV italiana, in cui si inserirono i primi programmi generalisti, pur ancora fortemente controllati. È grazie a questa piccola apertura che in TV nasce il programma che detterà le regole del boom economico.
7 giu 2026 alle 10:31
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📺 La storia della TV italiana: una risposta che vale oro.

C'è una domanda che nel pieno boom economico ha fermato migliaia di italiani e svuotato cinema e i teatri, cosa del tutto insolita per l'epoca: Lascia o Raddoppia? A pronunciare la fatidica domanda era il papà dei telequiz: Mike Bongiorno, volto che gli italiani hanno imparato a conoscere sin dal primo giorno di trasmissioni. Il successo di Arrivi e Partenze spinse la Rai a confermare l'italo-americano per gli anni successivi, dando il via al format dei game show.Michael Nicholas Salvatore Bongiorno nasce nel 1924 a New York, da mamma torinese e papà di origini siciliane. Nel 1929 si trasferisce a Torino con sua madre. Mike sognava di fare il giornalista, ma durante l'occupazione tedesca è costretto a lasciare gli studi. Si unisce alla resistenza e nel 1944 arriva a un passo dalla morte, quando la Gestapo lo cattura e ne ordina la fucilazione. Il destino però ha grandi progetti per lui e mentre i soldati tedeschi lo portano sul luogo dell'esecuzione, dalla sua tasca cade il passaporto americano. Viene dunque portato al Carcere di San Vittore a Milano. Viene liberato in seguito a uno scambio di prigionieri poco prima dell'armistizio e nel secondo dopoguerra torna a New York, pur mantenendo contatti con l'Italia. In america completa gli studi e si dedica alla radio. In Italia questa sua passione lo porterà a lavorare più volte per il radiocorriere, la rivista della EIAR, poi divenuta Rai, dedicata ai radioascoltatori.In Italia torna nel 1953 per raccogliere materiale per la sua trasmissione, Il vostro Paese, che fa conoscere l'Italia a migliaia di americani. In questa occasione incontra un uomo che abbiamo già visto nei precedenti capitoli: Vittorio Veltroni.

Veltroni è un giornalista radiofonico che abbraccia la televisione sin dalle prime trasmissioni sperimentali, prima della seconda guerra mondiale. La sua padronanza con il mezzo spinge la Rai a puntare su di lui per guidare il neonato Telegiornale, lui che ne scrisse la prima edizione sperimentale. Ed è proprio il primo direttore del Telegiornale a convincere Mike a rimanere in Italia, la neonata televisione ha bisogno del suo volto, è lui quello giusto.

Giornalismo e intrattenimento, le due passioni di Mike, si fondono nel suo primo programma televisivo: Arrivi e Partenze. Nel programma si intervistano personaggi famosi in arrivo e in partenza dai porti e gli aeroporti italiani... famosi in Italia però. Divenne iconica l'intervista a Giulio Andreotti, le cui domande di Mike facevano chiaramente capire che il conduttore newyorkese non sapesse chi fosse. Questo ovviamente divertiva e alimentava la curiosità dei telespettatori, che avevano la possibilità di conoscere altri aspetti dei personaggi di politica, cultura e spettacolo.

È però con i quiz in radio che si distingue veramente, attraverso la trasmissione Il motivo in maschera, con Lelio Luttazzi e Isa Bellini. Il successo di questo programma spinge i vertici Rai a replicare in televisione e il 6 novembre 1954 nasce Fortunatissimo.

Alla neonata TV italiana però manca qualcosa, serve un programma che coinvolga attivamente il pubblico, un programma che consenta il salto di qualità. Si trova l'ispirazione dal programma francese Quitte ou double?, a sua volta derivato dal game show statunitense The $64,000 Question.Nasce dunque Lascia o Raddoppia? una trasmissione che diventa un vero e proprio fenomeno culturale. Aveva un format semplice e coinvolgente: Il concorrente si presentava come esperto di una materia specifica (es. ciclismo, lirica, cinema) e doveva rispondere a una serie di domande preliminari per accumulare un montepremi iniziale. Arrivato alle battute finali, davanti alla domanda cruciale, il concorrente doveva scegliere: "Lascia" (ritirarsi e portarsi a casa la cifra vinta fino a quel momento) o "Raddoppia" (rischiare il tutto per tutto per raddoppiare la vincita). Se decideva di raddoppiare e rispondeva correttamente, vinceva la cifra massima (all'epoca i mitici 5 milioni di lire); se sbagliava anche una sola risposta, perdeva l'intero montepremi accumulato e tornava a casa a mani vuote.La prima puntata andò in onda il 26 novembre 1955, dopo una puntata di presentazione trasmessa il 19 novembre. Occupando i sabati di tantissimi italiani, questo fece insorgere i proprietari delle sale cinema, che avevano visto assottigliarsi gli incassi, proprio per la serata considerata più lucrativa della settimana. Dal 16 febbraio 1956 al 16 luglio 1959 (data di sospensione del programma), venne dunque spostato al giovedì e le sale cinema dovettero piegarsi al fenomeno culturale, installando televisori per non perdere i clienti.

Lascia o raddoppia? è l'inizio di un lungo percorso, che vedrà svilupparsi nel corso degli anni i più svariati giochi a premi. E in questo percorso rincontreremo Mike ancora diverse volte.
6 giu 2026 alle 12:27
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📺 La storia della TV italiana: dall'Italia per l'EuropaNel 1945 l'Europa si trovava in una situazione drammatica. Paesi vincitori e paesi vinti si trovarono ad affrontare problemi del tutto comuni, come la penuria di materie prime o la ricostruzione delle città distrutte dalle bombe. Il dramma e l'orrore della seconda guerra mondiale fece elevare a gran voce un grido quasi unanime: mai più. Ma più l'Europa avrebbe fatto della forza militare il sistema primario per risolvere le divergenze. Per fare sì che l'Europa rifiutasse l'uso della violenza serviva un popolo più colto, più consapevole delle proprie potenzialità e del proprio valore individuale e comunitario. Serviva un Europa unita.Tra i primi a riunirsi e fare fronte comune ci furono i principali broadcaster europei radiofonici. Nacque così l'Unione Europea di Radiodiffusione, fondata il 12 febbraio 1950. L'EBU ebbe tra i soci fondatori la RAI, come unica emittente a rappresentare l'Italia (in quanto monopolista delle frequenze all'epoca). Come abbiamo già visto, lo sviluppo radiofonico nel secondo dopoguerra funge anche da motore per lo sviluppo della televisione, cambia il mezzo, ma si tratta sempre della gestione di onde radio dopotutto, e anche con la TV le sfide sono comuni.Ma a cosa serve concretamente l'EBU? In un epoca priva di diritti televisivi e dinamiche concorrenziali, era possibile organizzare grandi eventi con pochi sforzi. L'emittente del paese ospitante si prendeva cura dell'organizzazione delle riprese televisive del singolo evento, eventualmente supportata a livello tecnico da operatori, tecnici e giornalisti di altre emittenti in trasferta. Il segnale era però trasmesso dalla singola emittente del paese ospitante, condiviso con gli altri operatori di settore attraverso i ponti radio. I centri di produzione ricevevano il segnale e lo replicavano dai trasmettitori, attraverso le proprie frequenze. Si formò dunque una vera e propria rete europea a livello infrastrutturale, che permetteva di offrire il più ampio servizio possibile al minor costo, specialmente per quanto riguarda l'informazione, lo sport e la musica. Per gli spettacoli era un po' più complesso, si preferiva trarre spunto dal format, più che replicare l'evento, come vedremo più avanti.

Questo sistema di condivisione prese il nome di Eurovisione. L'inizio delle trasmissioni condivise era annunciato da una sigla a tema unico, nulla unisce i popoli più di un inno d'altronde. E a unire le trasmissioni europee sono le note solenni ed enfatizzanti del Te Deum di Marc-Antoine Charpentier, accompagnato dal logo della emittente nazionale che trasmetteva.Ancora oggi tanti eventi sono trasmessi in Eurovisione, tra cui il Festival di Sanremo, gli angelus del papa alla domenica, il concerto di Capodanno a Vienna. La prima trasmissione ufficiale dell'Eurovisione ebbe luogo il 6 giugno 1954. Mostrava il Festival del Narciso a Montreux, in Svizzera, seguito da un programma serale da Roma, comprendente un giro del Vaticano, un discorso di papa Pio XII e la prima benedizione apostolica per mezzo televisivo. Un altro evento rilevante trasmesso in Eurovisione (un anno prima del lancio ufficiale del 1954) è l'incoronazione della regina Elisabetta II il 2 giugno 1953.La rai in Eurovisione ebbe il suo principale successo con le riprese in diretta delle Olimpiadi invernali di Cortina del 1956, successo replicato nel 1960 con le olimpiadi estive a Roma. Lo sguardo europeo sull'Italia però è soprattutto sul Festival di Sanremo. Un successo che spinge il direttore dei programmi della Rai, Sandro Pugliese, a ideare una rassegna musicale europea. Dall'idea di Pugliese, proposta ai membri dell'EBU in una riunione a Roma, nasce L'Eurovision Song Contest, il concorso musicale più importante del nostro continente, anch'esso, ovviamente, trasmesso ancora oggi in Eurovisione. Del festival e dell'eurovision Song Contest però ne riparleremo più avanti. Nel frattempo, la prima vincitrice dell'Eurovision Song Contest: è il 1956 e Lys Assia, cantante svizzera, incanta l'Europa con il suo brano Refrain:
5 giu 2026 alle 10:06
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📺 La storia della TV italiana: il Programma Nazionale

Alle 11:00 del 3 gennaio 1954 l'Italia entra nella nuova era della televisione. La RAI inizia la programmazione televisiva con le riprese in diretta dell'inaugurazione dei nuovi studi di Milano e dei trasmettitori di Torino e Roma.Ad ascoltare lo storico annuncio di Fulvia Colombo c'erano circa 100.000 persone e soltanto 30.000 - 35.000 apparecchi. I primi abbonati ufficiali registrati quell'anno furono 24.000. Si applicava una tassa per l'infrastruttura radiotelevisiva, già applicata alle radio. Il canone all'epoca era fissato a 15.000 lire. I già abbonati alla radio potevano usufruire della storica rivista Radiocorriere, che preparò un edizione speciale per quella giornata, interamente dedicata alla televisione. C'era tanta curiosità, ma non tutti potevano permettersi un apparecchio; così i bar e i locali pubblici che ne disponevano furono praticamente presi d'assalto.Era una TV totalmente diversa da quella di oggi: inanzitutto la trasmissione era in bianco e nero, c'era un solo canale che si chiamava Programma Nazionale, e le trasmissioni avevano un inizio e una fine programmata.Alle 11:00 il monoscopio per le prove tecniche viene interrotto, le trasmissioni iniziano con una sigla, composta dall'orchestra sinfonica della RAI, ispirandosi alle note di "Tutto cangia, il ciel s'abbella", tratto dall'opera Guglielmo Tell di Gioachino Rossini. La musica accompagnava le immagini di un trasmettitore che irradiava il cielo.Dopo la sigla Fulvia Colombo fa il suo annuncio dagli studi di Milano: "La Rai - Radiotelevisione Italia inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive". Segue l'elenco degli appuntamenti televisivi di quel giorno. Le annunciatrici televisive svolgono un ruolo fondamentale nel servizio di trasmissioni. Fulvia Colombo è solo una delle tante donne che entreranno nella storia come Signorine buonasera. Oltre a lei c'erano anche tante altre ragazze, tra cui la leggendaria Nicoletta Orsomando, in ruolo fino al 1993, Marisa Borroni e Maria Teresa Ruta. Il ruolo dell'annunciatrice televisiva non si limitava soltanto a elencare la programmazione all'inizio delle trasmissioni, ma accompagnava i telespettatori nel corso della giornata, per annunciare la ripresa e la sospensione della programmazione (non c'era la pubblicità).Seguì dunque l'inaugurazione del nuovo centro di trasmissione Rai di Milano. La sede Rai di Corso Sempione fu progettata da Giò Ponti e accoglieva al suo interno anche gli studi radiofonici di Milano e un auditorium per i concerti. La Rai sin dalle sue origini fa della sua produzione il punto di forza. Già il primo giorno lavoravano alla televisione circa 4.500 lavoratori. Il Centro di Produzione Televisiva di Milano mantiene la fetta più grossa del lavoro dietro le quinte, e nonostante la suddivisione del lavoro ad altri centri negli anni a venire, mantiene un ruolo centrale nella produzione.Alle 14:30 Arrivi e Partenze, la prima trasmissione vera e propria della Rai. In questo programma debutta il primo volto vero e proprio della televisione italiana, un giovanissimo italo-americano che si era già distinto in radio: Mike Bongiorno.La trasmissione, ideata da un altro gigante della TV italiana, il regista Antonello Falqui, vedeva il giornalista Armando Pizzo inseguire i volti più famosi di cinema e spettacolo in partenza o in arrivo nei principali porti e aeroporti.

Alle 15:00 le trasmissioni riprendono con L'orchestra delle quindici, un programma musicale di intrattenimento e musica leggera diretto da Eros Macchi e presentato da Febo Conti.

Alle 15:45 Pomeriggio Sportivo segue la domenica calcistica in diretta, con brevi collegamenti tra i campi.

Verso sera, alle 17:30 la prima proiezione della storia: Le miserie del signor Travet, un film del 1945 diretto da Mario Soldati, che fu la prima pellicola cinematografica mai trasmessa in TV in Italia.Segue poi alle 19:00 Le avventure dell'arte: Primo format culturale focalizzato sulla vita e le opere di Giambattista Tiepolo, curato da Antonio Morassi.

Alle 20:45 il telegiornale, interamente dedicato alla giornata inaugurale della televisione.

Dopo il telegiornale, alle 21:15, Teleclub è il primo talk show della storia, che mette a confronto uomini di cultura su più svariati argomenti.

Poi alle 21:45 Teatro in diretta: La commedia L'osteria della posta di Carlo Goldoni, con la regia di Franco Enriquez, trasmessa interamente dal vivo.

Alle 22:45 Settenote, una rassegna musicale che esplora l'Italia attraverso i migliori interpreti musicali.

Alle 23:15 la giornata termina con La Domenica Sportiva, prima puntata delle trasmissioni regolari, ma già la tredicesima della sua storia.
4 giu 2026 alle 12:38 (modificato)
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📺 La storia della TV italiana: inizio trasmissioni

Sul finire della Seconda Guerra Mondiale nasce la RAI - Radio Audizioni Italiane, che sostituisce nelle funzioni la vecchia EIAR. Mentre l'infrastruttura radiofonica viene ricostruita a tempo di record (completata già nel 1948), rimaneva tanta curiosità per le trasmissioni sperimentali in radio visione, esibite nelle manifestazioni fieristiche di Milano prima della guerra.Ancora una volta è Torino a fare da apripista, esattamente dove si accese il segnale per la prima volta, sulla collina torinese di Eremo, fu installato un nuovo trasmettitore sperimentale da 5 kW, che entrò in funzione nel gennaio 1949. Nelle prime trasmissioni sperimentali del secondo dopoguerra venivano trasmesse principalmente prove tecniche, ma già nel 1950 fu trasmess la prima partita di calcio in diretta, un Juventus-Milan che finì 7-1 per i rossoneri, visibile soltanto a Torino.

Poco dopo a Milano fu riacceso il ripetitore sopra la Torre Branca di Parco Sempione, poi sostituito dal nuovo trasmettitore di Corso Sempione nel 1952.Ed è a Milano che nasce il primo programma vero e proprio: il telegiornale. Il primo telegiornale va in onda alle 21:00 del 10 settembre 1952, condotto da Riccardo Paladini. Paladini con poche immagini racconta la regata storica di Venezia, i funerali del conte Carlo Sforza, la campagna elettorale negli Stati Uniti, la corrida portoghese e il Gran Premio di Formula 1 a Monza, per un totale di 15 minuti totali.

Ciò che più è degno di nota però è l'inizio del telegiornale; la sigla composta dall'orchestra sinfonica della Rai è una elaborazione attribuibile a Carlo Pes, del motivo che Egidio Storaci aveva a suo tempo creato per la rivista musicale radiofonica I quattro moschettieri del 1934, composta ispirandosi a sua volta al brano Cuando vuelva a tu lado (1934), della compositrice messicana María Grever. Questa sigla ha un tono solenne ed enfatizzate, con squilli di tromba che attirano subito l'attenzione dello spettatore. Pur cambiando nel corso degli anni, il motivetto alla base non cambierà mai, accompagnando ogni edizione del Telegiornale e successivamente del TG1 fino ad oggi.Tra le prime trasmissioni sperimentali c'è anche La Domenica Sportiva, la trasmissione più longeva nella storia d'Italia. La prima puntata va in onda la sera dell'11 ottobre 1953: furono trasmesse le principali immagini (oggi si dicono anche "highlights") della partita di Serie A tra Inter e Fiorentina, della 50 km di marcia di Abbiategrasso e infine della gara ciclistica Tre Valli Varesine. Ormai i tempi sono maturi: è il 27 dicembre 1953 e a Torino il consiglio di amministrazione della Rai si riunisce per approvare il primo palinsesto. Le trasmissioni sperimentali si chiudono con il nuovo anno. Alle 11:00 del 3 gennaio 1954 l'annunciatrice Fulvia Colombo annuncia l'inizio delle regolari trasmissioni. Di quel momento storico non vi sono registrazioni, non esistevano all'epoca. Il giornalista Ugo Zatterin, in occasione dei 10 anni televisione italiana, fece recitare a Fulvia Colombo quel momento storico, che pur non originale, divenne una pietra preziosa nell'archivio storico RAI. Quel 3 gennaio 1954 è l'anno zero della TV italiana.
3 giu 2026 alle 7:28
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📺 La storia della TV italiana: un nuovo inizio

La Seconda Guerra Mondiale obbligò il governo italiano a spegnere il segnale radio per le trasmissioni radio visive sperimentali. L'Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche, che gestiva i lavori, aveva iniziato a trasmettere soltanto il 22 luglio 1939.

In quel breve periodo la radio visione, come chiamata all'epoca, mosse i primi passi attraverso volti pionieristici. In EIAR lavoravano già tanti volti che poi sarebbero stati apprezzati da i primi telespettatori del secondo dopoguerra.In questa foto vediamo un trio davvero iconico: Vittorio Veltroni, a sinistra, era il papà di Walter (storico esponente della sinistra italiana), un giornalista che guidò la nascita dei primi radiogiornali e poi fu il protagonista assoluto della nascita del primo telegiornale; al centro invece c'è
Lidia Pasqualini, primo volto femminile nella storia della TV italiana, la primissima delle cosiddette signorine buonasera, le annunciatrici del palinsesto. A destra invece c'è il pilastro italiano della telecronaca sportiva: Nicolò Carosio, la voce dello sport dal 1933 al 1970, cambiò il modo di fare telecronaca, coniando neologismi come rete, calcio d'angolo e traversone. L'elenco dei pionieri della TV però non si ferma solo a loro tre, ci sono ad esempio tanti attori, tra cui cito il mitico Aldo Fabrizi, il poeta romano Trilussa e la cantante Lia Origoni, primo volto in assoluto a comparire nella TV italiana.La seconda guerra mondiale dunque ferma tutto, o quasi. C'è uno scrittore romano che si era rifiutato di iscriversi al Partito Nazionale Fascista, e per questo confinato in Basilicata. A lui si deve soprattutto l'affermarsi dei libri gialli nella letteratura italiana, ma è soprattutto l'uomo che raccoglie le macerie di una EIAR ormai disastrata. Quest'uomo è Luigi Rusca. Rusca torna a Roma dopo la caduta di Mussolini, riprende in mano la Mondadori. L'esercito americano nomina Rusca commissario straordinario della Radio italiana. Inizia dunque un riassetto societario, che porterà alla nascita della Radio Audizioni Italia; è il 26 ottobre 1944 e un decreto legislativo luogotenenziale sancisce la nascita della RAI. Il 20 aprile 1945 si riunì il primo consiglio di amministrazione. Viene dunque varato un piano di sviluppo per il paese. La priorità però è quella di ricostruire le infrastrutture radiofoniche, potenziandole per avere una copertura completa in tutta la penisola. Dalle macerie della guerra nasce un nuovo paese, ed è proprio attraverso la radio che il 25 aprile 1945 viene annunciata la liberazione dal nazifascismo. Nel 1948 la rete di trasmissione radiofonica è completa, con 28 trasmettitori in funzione.Mentre i governi europei tentano di creare una rete di cooperazione, che porterà alla nascita dell'Unione Europea, i principali broadcaster europei fanno altrettanto con l'Unione europea di radiodiffusione. La RAI è tra le società fondatrici, presente sin dal 1950. A Ginevra il confronto tra le altre realtà radiofoniche europee matura nella necessità di sviluppare anche la trasmissione televisiva. A Milano è in costruzione un nuovo centro di produzione, situato in Corso Sempione. La sua costruzione, già prevista prima della guerra per la trasmissione radio, viene ampliata alla produzione televisiva, con l'allestimento dei primi studi televisivi italiani.
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2 giu 2026 alle 10:05
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📺 La storia della TV italiana: le prove tecniche

Il televisore nasce e si sviluppa negli anni '20 del XX secolo. Uno strumento rivoluzionario che il governo italiano inizialmente fatica a capirne il potenziale.

Al tempo infatti la società Marconi ha una buona fetta di gestione delle radiofrequenze, Guglielmo Marconi è tra le prime file del Partito Nazionale Fascista, e la sua creazione è strumento di propaganda per esaltare la capacità creativa degli italiani.

Soltanto nel decennio seguente, quando l'industria del settore inizia a sviluppare i primi prototipi di radiotelevisori, che il regime fascista apre al nuovo strumento, ovviamente mantenendo il totale controllo dei lavori.

È una fiducia timida, nel 1929, l'Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche, già deputato alla trasmissione regolare delle trasmissioni radiofoniche, inizia lo sviluppo dei primi prototipi per trasmettere anche le prime sperimentazioni. All'ombra della Mole Antonelliana di Torino viene acceso per la prima volta il segnale in Italia. Dagli studi di via Montebello, le immagini venivano inviate tramite un'antenna sulla collina dell'Eremo, dove si trovava il centro radio. Da lì, il segnale veniva irradiato per la prima volta. L'apparecchio ricevente invece era situato nella sede dell'EIAR, in via Arsenale 21.L'esperimento è riuscito, ma bisogna aspettare la seconda metà degli anni '30 per una trasmissione stabile. I lavori si spostano all'ultimo piano dell'ex Casa del Soldato di Roma, in via Asiago, utilizzata già per le trasmissioni radiofoniche dell'EIAR.Sulla riva destra del Tevere c'è una collina che svetta sulla città. Monte Mario è il punto migliore dove installare il primo trasmettitore televisivo, e lì che l'EIAR installa la prima antenna per le sperimentazioni regolari, sviluppata assieme alla società tedesca Telefunken.

La storia dell'antenna di Monte Mario è immensa, tanto che è diventata uno dei simboli industriali della capitale. Entrò in funzione il 2 dicembre 1937 per le prime trasmissioni sperimentali. Durante l'occupazione tedesca, fu smontata per portarla in Germania. Recuperata poi dagli americani, ritrova la sua collocazione originaria nel secondo dopoguerra, poi sostituita nel 1953 da una nuova, ancora oggi in funzione per il digitale terrestre, gestita da Rai Way.Le prime trasmissioni sperimentali erano principalmente estratti dei cinegiornali, ma c'era spazio anche per la musica, attraverso la trasmissione di concerti di musica classica.Dalla Fiera Campionaria di Milano furono sperimentate anche alcuni sceneggiati, mentre a Roma venivano trasmessi spettacoli di varietà, con attori e cantanti che si esibivano sempre in via Asiago. Per la trasmissione dalla fiera di Milano venne installata una grande antenna nel Parco Sempione, sopra la Torre Littoria (l'attuale Torre Branca).Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale fermò le trasmissioni sperimentali il 31 maggio 1940. Nel 1946 però nasce una nuova Italia e con essa seguirà un nuovo modo di comunicare.
1 giu 2026 alle 9:31 (modificato)
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Ho deciso di fare una nuova rubrica: la storia della TV italiana.

📺 La storia della TV italiana: l'idea

È il 1925 quando John Logie Baird si pone una domanda che cambierà la storia: se una radio può trasformare onde elettromagnetiche in suoni, può fare la stessa cosa con le immagini?

Il 2 ottobre 1925 l'inventore scozzese stava trafficando con un disco di Nipkow, un'invenzione del 1883, nata per acquisire immagini in movimento ma praticamente inutilizzabile senza un apparecchio ricevente. Baird risolse il problema dell’amplificazione del segnale elettrico, che fermò fino ad allora lo sviluppo di apparecchi in grado di riprodurre immagini.Mentre trafficava con la sua invenzione, il suo fattorino, William Taynton entrò nella stanza. Baird fece mettere William davanti al disco di Nipkow. Nello stesso istante, il volto di William comparve, riprodotto da 28 linee grigie, nel primo “tele visore” all’angolo opposto della stanza. William Tayton diventò per pura casualità, il primo personaggio televisivo della storia.Il primo televisore elettromeccanico trovò subito la sua funzione concreta. Dopo le prime dimostrazioni, nel 1929 la British Broadcasting Company inizia le prime trasmissioni sperimentali, seguendo lo stesso sistema adottato con le trasmissioni radiofoniche.

La BBC aveva già un'ottima infrastruttura per le trasmissioni, tanto che nelle ore notturne il segnale era ricevibile anche nel nord Italia, cosa molto utile ai tanti inglesi che all'epoca commerciavano assiduamente con città come Torino, Milano e Genova. Parallelamente, negli Stati Uniti, Charles Francis Jenkins conduceva studi analoghi e dava vita al sistema televisivo americano su frequenze radio AM (550-1500 kHz).

E in Italia? Le frequenze radio sono di proprietà dello Stato. Il regime fascista, per le sue politiche autarchiche, vede di cattivo occhio la nuova invenzione inglese. Si conta molto invece sulla radio, invenzione italianissima che diventa un efficace strumento di propaganda. Guglielmo Marconi infatti diventa uno dei più importanti alfieri di Mussolini, simbolo del genio e del talento italico.

L'industria italiana però non rimane indietro, le politiche autarchiche consentono di sviluppare i primi apparecchi made in Italy, primo fra tutti un kit per costruire un televisore meccanico, ideato dai fratelli Fracarro nel 1933.Nel frattempo nasce anche il sistema a tubo catodico, progettato in America dalla Western Electric. A guidare questa invenzione in Italia c'è la SAFAR - Società Anonima Fabbricazione Apparecchi Radiofonici. Nella seconda metà degli anni trenta produsse i primi tubi a raggi catodici e gli iconoscopi per le riprese televisive. La tecnologia televisiva fu sviluppata in Italia a partire da metà degli anni trenta dalla SAFAR (che utilizzava un sistema derivato da Telefunken e telepantoscopio) assieme a due grandi aziende nazionali: la Magneti Marelli (sistema RCA) e la Allocchio Bacchini (sistema Telefunken). Dopo un po' di sperimentazione dei diversi sistemi proposti dalle tre aziende, la Magneti Marelli e la SAFAR vennero autorizzate ad iniziare la produzione di apparecchi televisivi presentati alla "Fiera della Radio" del settembre 1939.Con l'introduzione del tubo a raggi catodici, il Governo è finalmente convinto a iniziare le proprie prime sperimentazioni radiotelevisive, che scopriremo nel prossimo capitolo.
31 mag 2026 alle 12:04
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Wow, sembra che Michele Giacomo venga verso di me
27 apr 2026 alle 8:53 (modificato)
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Pokémon Glory - Episodio 3: il passatoScesi le scale di casa e vidi il Professor Elm nel mio soggiorno: "Iris! Buongiorno, tua Nonna Amelia vuole vederti". Metà incuriosita e metà assonnata, risposi molto lentamente: "Buongiorno, Professor Elm, ma, subito?". Elm mi diede una pacca sulla spalla e rispose: "dobbiamo farti conoscere una persona Iris, è molto importante". Mamma irruppe dalla cucina: "su Iris, non fare attendere il Professor Elm!". Mi girai verso di lei e dissi: "ma senza colazione?"; Elm ridacchiò: "non ti preoccupare, farai colazione al laboratorio".  Arrivati in laboratorio c'era la nonna che prendeva appunti: "oh, Iris, sei arrivata! vieni pure. Grazie Elm, tra poco dovrebbe arrivare". Mi avvicinai al tavolo: "ciao Nonna, chi deve arrivare?" A rispondere però non fu la nonna, troppo affaccendata a sistemare in fretta, per sentire la mia domanda. Elm mi disse: "Calma, ogni cosa ha il suo tempo"Con la pancia piena di Latte Mumu fu più facile attendere, osservavo la nonna sistemare, quando dal fondo del laboratorio entrò un altro uomo con un camice. Il Professor Elm corse ad abbracciare quella sagoma: "Samuel! era da tanto che non venivi in Italia, come stai?". La figura rispose: "da quando comparve quel Pokémon misterioso; Amelia cara è un piacere rivederti". La nonna andò incontro a quella figura e l'avvicinò dov'ero seduta. Mentre si avvicinava notai il suo sguardo, attento a ogni dettaglio nel laboratorio, fino a quando gli occhi non si fermarono su di me, così la Nonna disse: "Samuel, ti presento mia nipote Iris, Iris lui è il Professor Samuel Oak, il più..." balzai in piedi e di scatto strinsi la mano a quel signore di fronte a me: "so molto bene chi è nonna, è un grande onore conoscerla professore." Lui con un sorriso rispose: "piacere mio Iris, stai studiando per diventare allenatrice?" In quel momento mi si chiuse lo stomaco, avevo mille pensieri per ciò che sarebbe accaduto l'anno seguente, con un cenno risposi di sì.Oak capì: "sai Iris, non c'è una scelta sbagliata, è un futuro che ti devi costruire. Il mondo appartiene a voi giovani, ma soprattutto appartiene a tutti quei Pokémon che incontrerai nel tuo cammino. Non è un punto di arrivo, ma un inizio." Timidamente chiesi: "e se non mi accettasse?" Oak sorrise: "ricordo un giovane allenatore che ebbe un Pikachu, lui aveva tanta determinazione, ma soprattutto aveva tanto cuore, il loro rapporto all'inizio fu burrascoso. Ne nacque una delle più forti amicizie della storia" Quelle parole mi scaldarono il cuore, così sorrisi e dissi: "io, mi sento pronta". La giornata volò via. Dopo mille domande, il Professor Oak mi diede un Pokegear nuovo di zecca: "per ora ha soltanto la scheda orologio, ma ci sono altre schede...". Tornata a casa raccontai tutto alla mamma. La scheda orologio segnava le 21:00, mi addormentai e sognai un combattimento tra un Rapidash e un gigantesco Ledyba.
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22 feb 2026 alle 14:15
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La mia Milano Cortina 2026:
Ancora oggi e domani, poi tutto finisce, almeno per quanto riguarda le olimpiadi invernali, poi a marzo tocca alle paralimpiadi.

Stasera c'è il Gala di pattinaggio di figura, l'unico evento non competitivo dell'Olimpiade invernale. È una tradizione che affonda le radici nel 1896, quando alla fine della prima edizione del mondiale di pattinaggio di figura, le gare furono concluse con uno spettacolo libero, accompagnato con fuochi d'artificio. Poi il pattinaggio di figura debuttò ai Giochi Olimpici estivi di Londra 1908.

Il passato torna in pista per una notte, ci sarà Carolina Kostner. A fianco alle leggende: le nuove stelle, quelle che hanno fatto la storia in queste due settimane.

I biglietti costano veramente un casino. Ci vado con mia sorella, e abbiamo speso 400€ a testa, il prezzo minimo di questo evento. Avevamo tenuto un po' di soldi da parte sin da quando fu ufficializzata la candidatura, perché sapevamo che bisognava organizzarsi con largo anticipo. Ne vale la pena? Credo di sì. È qualcosa che accade ogni 4 anni, ma quando ricapiterà a pochi chilometri da casa nostra? Probabilmente mai più...

Delle gare agonistiche invece mi sono goduta tantissimo il primo Sabato a Rho-Fieramilano. Vedere trionfare una italiana (Francesca Lollobrigida), ha ripagato appieno i 160 € di biglietto.

Il resto delle gare l'ho vissuto su HBO Max, 15 euro. Non mi sono persa quasi niente praticamente, nonostante gli esami universitari in mezzo, merito della grande organizzazione di Eurosport, telecronache impeccabili e coinvolgenti.

Il trucco migliore per capire il presente, entrare nel vivo di un evento del genere, è affondare il naso nella storia, cosa che però non ha fatto chi doveva gestire il tutto evidentemente. Io si, tra i miei libri di architettura negli ultimi anni si è aperto uno spazio dedicato agli sport invernali.

Alcuni giornalisti hanno raccontato una Milano distaccata da questo evento, ed è vero. Il contorno è stato alquanto surreale. Ma bastava un piccolo sforzo in più per coinvolgere appieno la città. Un aiuto poteva venire proprio dalla storia, ma sulle occasioni mancate ci voglio fare un altro post più interessante.

Ho visto la torcia olimpica da vicino, passata proprio a casa nostra, e ho visto il braciere olimpico sotto l'Arco della pace. Storicamente il braciere è stato collocato in stadi, che allontanavano un po' troppo questo grandioso simbolo dal suo valore simbolico (quello di unione tra i popoli). Una scelta azzeccata dunque metterlo in piazza, aperto a tutti giorno e notte, sotto quel monumento cittadino che, celebrando il Congresso di Vienna, da tempo ci dice che la forza delle nazioni è la pace tra i popoli.

Infine il tanto contestato Fan Village di Piazza Duomo, mi ha fatto scoprire uno sport che non conoscevo, prima ancora che diventasse uno stupido trend social: il curling. L'ho seguito dal primo giorno con grande interesse, sapendo già cosa stavo guardando.

Tu chiamale se vuoi emozioni.
21 feb 2026 alle 8:15 (modificato)
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Pokémon Glory - Episodio 2: la professoressa Amelia"Iris! Non sparire così, mi hai fatta preoccupare!". Mia madre era fuori dalla bottega di Franz e mi cercava con lo sguardo. Quando osservò la piccola Ghicocca nella mia mano, le dissi subito: "Il signor Franz mi ha dato questa". Una voce calorosa e accogliente si fece viva alle mie spalle: "E ti ha spiegato che cos'è?". Era una voce che conoscevo molto bene: "Nonna Amelia!" esclamai, correndo verso le sue braccia, contenta come sempre di vederla. Mentre mi abbracciava, continuò: "Gli strumenti sono essenziali nella vita di un allenatore. La cosa importante è avere ciò che serve per ogni occasione, ma non si può avere tutto in uno zaino. Ti ricordi ciò che ti avevo detto?". Risposi prontamente: "Certo, il successo di un allenatore è deciso dalle scelte". Era una lezione che avevo compreso, ma sapevo che c'erano scelte davvero difficili. La più importante sarebbe stata quella del mio decimo compleanno: con quale compagno iniziare l'avventura?Dopo esserci fermate a bere un Lemonsucco, andammo alla Pokéarena. Ero concentrata a cercare di capire le strategie migliori adottate dagli allenatori, ed era facile con la nonna al mio fianco. Mi colpì molto un combattimento particolare: quando, di fronte a uno Skarmory, dalla Pokéball dell'avversario uscì un Ivysaur, balzai in piedi.
"Ma è impazzito? Un Pokémon Erba contro un tipo Acciaio/Volante?". L'allenatore, però, non sembrava affatto preoccupato; anzi, mostrava un ghigno beffardo. Il povero Ivysaur incassò molti colpi, ma con determinazione rimase in piedi. Ad un certo punto l'allenatore gridò: "Ora Ivysaur, Sonnifero!". Skarmory mancò il bersaglio e con un tonfo ruzzolò nella polvere dell'arena, addormentato. "Ivysaur rientra! Magmar, vai ora! Fuocopugno!". Con un colpo infuocato, Magmar mise KO quello Skarmory indifeso.Rimasi immobile, ancora in piedi per la sorpresa, così nonna Amelia mi spiegò: "Hai visto? Non sempre il Pokémon più forte vince. Sono fondamentali la strategia e la pazienza, ma soprattutto una squadra che sia un tutt'uno con il proprio allenatore...". "Fiducia e amore", conclusi io, e la nonna annuì sorridente. Ancora emozionata per quel combattimento, trascinai la mamma verso lo stand dei gadget ufficiali. Era il momento di scegliere il mio regalo. "Vorrei un Bulbasaur! Come quello dell'allenatore, ma più piccolo!", chiesi con gli occhi lucidi. La commessa, però, scosse la testa con un sorriso dispiaciuto: "Mi spiace piccola, i Bulbasaur sono andati a ruba stamattina. Sono finiti".

Il mio cuore affondò per un istante. Guardai gli scaffali quasi vuoti, finché un paio di occhietti neri non incrociarono una Pokébambola di Diglett, infilata in un angolo. Mi ricordai del piccolo Pokémon che era sparito sottoterra quella mattina e sorrisi.
"Nonna, ma quanti Pokémon esistono?". Lei mi bisbigliò qualcosa nell'orecchio... mancavano ancora tre anni
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8 feb 2026 alle 11:22
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Pokémon Glory - Episodio 1: Il Giorno dell'Arcobaleno7 anni, il tempo scorre in fretta. Sono passati 7 anni da quella prima apparizione sui cieli di Monza. Chi vide veramente si mescolò a chi avrebbe voluto vedere, dando vita a leggende e storie gonfiate per farsi belli con gli amici. Ma quel bellissimo uccello, che nessuno aveva mai visto prima di allora, stese un immenso arcobaleno sul parco della nostra città. Pochi attimi e tutto sarebbe tornato alla normalità, o almeno così credevamo.

Quello divenne il giorno dell'arcobaleno. La sera, ovunque, non si parlava d'altro. Ed eccoci al settimo anniversario. Il parco si trasformerà in un grande giardino fieristico, con giochi e spettacoli con i colori dell'iride, come ogni anno.

"Iris alzati su! Faremo tardi". La mamma era entrata in cameretta per aprire le tende, c'era un sole completamente azzurro. Poi si avvicina al mio letto e dopo che mi sono alzata mi dà un bacio caldissimo sulla guancia: "Buon compleanno amore!". 7 anni, sì, mi chiamo Iris e sono nata nel giorno dell'arcobaleno. E come si poteva chiamare una bambina nata nel giorno dell'arcobaleno?Entrando nel parco c'erano due Caterpie e un Diglett. Mi sono fermata a osservarli. Facevano una danza strana, probabilmente stavano giocando. Diglett appena ho scattato la foto è sparito di nuovo sottoterra. "Mamma, ma quanti Pokémon esistono?", sospirando si gira verso i due Caterpie: "non lo sappiamo, dovresti chiedere a tua nonna". Mia nonna è la professoressa Amelia, massima esperta di Pokémon in Italia. Certamente sa più cose di chiunque, ma quell'uccello? Grande, possente, con quei colori scintillanti. Nessuno sa che Pokémon sia. Forse esistono ancora tantissime specie che non conosciamo.Giunte al villaggio dell'iride c'erano un sacco di allenatori. Due si stavano scambiando delle boccettine con dei liquidi colorati. Mi fermo a osservare delle sfere in una vetrina: un emisfero rosso e un emisfero bianco, divise da una striscia nera e un tastino bianco. "Sei ancora un po' piccola per averle" mi dice il venditore con una voce calda e profonda. Io senza togliere lo sguardo su quelle sfere rispondo: "faccio 7 anni oggi"; lui, con una voce tenera: "ahhh, auguri, tra tre anni potrai gettarti nella mischia. Vieni, ti faccio vedere una cosa". Seguo il venditore nel retrobottega, tra vari utensili spuntano quelle sfere ancora da assemblare. "Come ti chiami?" mi chiede dopo essere sparito dietro il bancone da lavoro, rispondo con voce bassa "I-iris... che cos'è?". Lui ignorando la mia domanda torna a farsi vedere con una grossa scatola grigia. "Iris, un bellissimo nome, dopotutto se sei nata il giorno dell'arcobaleno. Bene, Iris, io mi chiamo Franz, e sono un artigiano, costruisco Pokéball con le Ghicocche. Ecco, tieni una Ghicocca Bianca". "Grazie", contenta di questo dono saluto Franz e torno dalla mamma.
1 feb 2026 alle 11:00
Avatar Pali 🌻
Il Tempio della Velocità - capitolo 17: La sopraelevata NordIl circuito alta velocità originale, costruito nel 1922, è stato demolito nel 1938, lasciando posto al Circuito Pirelli. Nel 1955 però fu ricostruito: 4250 metri di lunghezza, 2 curve con raggio di 320 metri e una pendenza dell'80% in centro curva. Pur essendo in stato d'abbandono, il tracciato ovale è forse l'elemento più iconico del Tempio della Velocità.Poche furono le edizioni del Gran Premio d'Italia disputate su questo tracciato, eppure questa pista è entrata nella leggenda. Molto amata dai piloti, ma molto odiata dai meccanici, poiché l'inclinazione delle due curve, quasi simili a un muro, creava molti problemi di affidabilità. Questo spinse gli organizzatori a inserire due chichane sulle sopraelevate.Nel terzo capitolo, che illustrava anche la primissima variante del rettifilo, avete già potuto vedere la chichane della sopraelevata nord. Una porzione di questa chichane è ancora visibile, sul fianco della tribuna 6a.La sopraelevata nord ha un raggio di 318,20 e appoggia su pilastri di 6 metri, con una inclinazione massima di circa 38° e 40'. Sulla parte superiore è possibile vedere in alcuni punti la base triangolare in cemento delle vecchie torrette di
segnalazione.
17 ago 2025 alle 12:00
Hint @ 2026