Pokémon Glory - Episodio 2: la professoressa Amelia

"Iris! Non sparire così, mi hai fatta preoccupare!". Mia madre era fuori dalla bottega di Franz e mi cercava con lo sguardo. Quando osservò la piccola Ghicocca nella mia mano, le dissi subito: "Il signor Franz mi ha dato questa". Una voce calorosa e accogliente si fece viva alle mie spalle: "E ti ha spiegato che cos'è?". Era una voce che conoscevo molto bene: "Nonna Amelia!" esclamai, correndo verso le sue braccia, contenta come sempre di vederla. Mentre mi abbracciava, continuò: "Gli strumenti sono essenziali nella vita di un allenatore. La cosa importante è avere ciò che serve per ogni occasione, ma non si può avere tutto in uno zaino. Ti ricordi ciò che ti avevo detto?". Risposi prontamente: "Certo, il successo di un allenatore è deciso dalle scelte". Era una lezione che avevo compreso, ma sapevo che c'erano scelte davvero difficili. La più importante sarebbe stata quella del mio decimo compleanno: con quale compagno iniziare l'avventura?

Dopo esserci fermate a bere un Lemonsucco, andammo alla Pokéarena. Ero concentrata a cercare di capire le strategie migliori adottate dagli allenatori, ed era facile con la nonna al mio fianco. Mi colpì molto un combattimento particolare: quando, di fronte a uno Skarmory, dalla Pokéball dell'avversario uscì un Ivysaur, balzai in piedi.
"Ma è impazzito? Un Pokémon Erba contro un tipo Acciaio/Volante?". L'allenatore, però, non sembrava affatto preoccupato; anzi, mostrava un ghigno beffardo. Il povero Ivysaur incassò molti colpi, ma con determinazione rimase in piedi. Ad un certo punto l'allenatore gridò: "Ora Ivysaur, Sonnifero!". Skarmory mancò il bersaglio e con un tonfo ruzzolò nella polvere dell'arena, addormentato. "Ivysaur rientra! Magmar, vai ora! Fuocopugno!". Con un colpo infuocato, Magmar mise KO quello Skarmory indifeso.

Rimasi immobile, ancora in piedi per la sorpresa, così nonna Amelia mi spiegò: "Hai visto? Non sempre il Pokémon più forte vince. Sono fondamentali la strategia e la pazienza, ma soprattutto una squadra che sia un tutt'uno con il proprio allenatore...". "Fiducia e amore", conclusi io, e la nonna annuì sorridente. Ancora emozionata per quel combattimento, trascinai la mamma verso lo stand dei gadget ufficiali. Era il momento di scegliere il mio regalo. "Vorrei un Bulbasaur! Come quello dell'allenatore, ma più piccolo!", chiesi con gli occhi lucidi. La commessa, però, scosse la testa con un sorriso dispiaciuto: "Mi spiace piccola, i Bulbasaur sono andati a ruba stamattina. Sono finiti".
Il mio cuore affondò per un istante. Guardai gli scaffali quasi vuoti, finché un paio di occhietti neri non incrociarono una Pokébambola di Diglett, infilata in un angolo. Mi ricordai del piccolo Pokémon che era sparito sottoterra quella mattina e sorrisi.
"Nonna, ma quanti Pokémon esistono?". Lei mi bisbigliò qualcosa nell'orecchio... mancavano ancora tre anni
@raincandyu_u