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📺 La storia della TV italiana: e nacque il varietà

Sul finire degli anni '50 la Rai ha già tanti volti molto amati dal pubblico del piccolo schermo. Ci sono volti che però fanno la storia dietro le quinte, meno conosciuti, ma altrettanto importanti.

Il grande protagonista, dietro le quinte, del Primo Canale è un giovane romano, con tante idee e una passione immensa per il cinema. Per inseguire la sua passione lascia gli studi di Giurisprudenza, per completare la sua formazione al prestigioso Centro sperimentale di cinematografia a Cinecittà.

Antonello Falqui è tra i primi a capire il potenziale della televisione, così nel 1952 si trasferisce a Milano, dove inizia una lunga carriera da regista e autore per la Rai.Dopo aver curato i primi documentari prodotti dalla TV di Stato, Falqui si distingue con la trasmissione Arrivi e Partenze. È però con i varietà musicali che il regista romano si distingue, un format del tutto innovativo che nasce proprio su sua iniziativa, nel 1954, con Ottovolante. Torna poi a Roma nel 1957, con l'apertura degli studi di via Teulada. Falqui ha un idea di televisione esattamente opposta da quella linearità voluta dalla Democrazia Cristiana al Governo. Ne rispetta la compostezza, ma nelle sue trasmissioni esige movimento, a contrasto delle bianche e sobrie scenografie degli studi televisivi. È una TV in bianco e nero, quindi non è importante il colore, ma la forma, l'eleganza e il gioco di luci, e in questo un regista di formazione avanzata come lui primeggia.Il varietà musicale trova la sua consacrazione definitiva negli anni '60 e troveremo ancora Falqui dietro alle telecamere, per ora ci fermiamo al 1958. Lo stesso anno in cui l'Italia vola con Domenico Modugno, due menti creative, Pietro Garinei e Sandro Giovannini, pescano dalla radio una trasmissione che ha un buon potenziale per la TV: Voci e volti della fortuna. Nasce Canzonissima. Per la regia scelgono, ovviamente, Antonello Falqui. Canzonissima ha un format molto semplice, si tratta di una sfida canora associata alla Lotteria Italia, all'epoca chiamata Lotteria di Capodanno. I concorrenti si esibivano con i loro brani e il pubblico sceglieva il suo preferito attraverso una scheda di voto, associata a ciascuno biglietto della lotteria.Della prima storica stagione, condotta da Renato Tagliani, non sono rimaste molte testimonianze, certo è che Nilla Pizzi con la canzone L'edera è la prima a conquistare il cuore degli italiani.L'edizione 1959 è invece quella che lancia Canzonissima nella storia televisiva, risultando la più apprezzata da critici e pubblico. Falqui muove ancora i fili, ma il merito si deve soprattutto alla conduzione: un trio dinamico e vivace composto da Paolo Panelli, Delia Scala e Nino Manfredi, capaci di tenere incollato il pubblico al teleschermo anche tra una canzone e l'altra. Vince Joe Sentieri con Piove.Tra le concorrenti c'è una giovanissima Mina, che assieme a Wilma De Angelis canta uno dei primi successi del suo repertorio, Nessuno, non esisteva ancora il concerto dei tormentoni, ma quella musica nuova, urlata, piaceva soprattutto alle giovani. Canzonissima segna soprattutto la consacrazione per la Tigre di Cremona, che arriverà anche alla conduzione del programma nell'edizione nel '68.La trasmissione vede passare artisti, cambiano frequentemente i presentatori, ma il format rimane lo stesso, tenendo compagnia agli italiani fino al 1974.

Nel 2026 la Rai ha riproposto un nuovo Canzonissima, visto da molti come l'ennesima "operazione nostalgia" della Rai. È però un qualcosa di nuovo, ideato da Ballandi, scritto da Milly Carlucci e Giancarlo de Andreis. Altra epoca, altro format, altra televisione: si tratta innanzitutto di cover e il voto è indicato dalla giuria. Entra però anch'esso nella storia di Canzonissima.
11 giu 2026 alle 9:58