@Pali Hints
Avatar Pali 🌻
Ma infatti perché fare un ponte? È molto più figo il tunnel di Archimede.
13 giu 2026 alle 20:34
Avatar Pali 🌻
Vannacci ha sfornato la carta reietti. Che cos'è la carta reietti?

Quando si costruisce il consenso sulla menzogna bisogna fare credere all'elettore che è stato umiliato, messo da parte.

Anche Mussolini costruì il suo consenso così, martellando sull'umiliazione subita dai trattati del primo dopoguerra.

"Noi siamo gli esclusi, i messi da parte" fa leva sulla insoddisfazione popolare, sui limiti democratici. La democrazia non è il miglior sistema al mondo, ha tanti difetti, ma è il migliore che abbiamo.

La legge prevede già l'espulsione dei clandestini. Il resto è oltre i limiti democratici. La legge prevede già la revoca del permesso di soggiorno per gravi reati, il resto è oltre i limiti democratici.

Io non ho votato Meloni, sia chiaro, ma bisogna ammettere che sta mantenendo equilibrio in un periodo difficilissimo. Le politiche sul lavoro le danno ragione: il suo governo ha sbloccato molti contratti collettivi nazionali, sono aumentati gli occupati, anche se la qualità del lavoro rimane il nostro punto debole. Siamo tra i paesi con meno omicidi al mondo, ma ci sono forti carenze sull'efficacia del sistema penale e sulla sicurezza pubblica.

Meloni non è fascista, ma purtroppo porta con sé molti nostalgici del fascismo. Ha scelto una linea più morbida, liberale, per governare, rispetto alla campagna elettorale. Questo crea malcontento in chi voleva qualcosa di più estremo. Vannacci può fare da collettore al malcontento di quella destra "purista". E questo è un grosso problema.
13 giu 2026 alle 20:11
Avatar Pali 🌻
Avete mai visto questa vignetta?È una vignetta del 1903, tratta dalla rivista americana Judge: rappresenta gli immigrati italiani come ratti mafiosi, socialisti, anarchici ed assassini. C'è un'analogia molto interessante con la cosidetta black face e con l'omogeneizzazione culturale, perché gli italiani vengono raffigurati con dei sombrero, con dei tratti somatici scuri. Gli inglesi ultraconservatori in particolare, ci consideravano dei "non del tutto bianchi", e quindi inseriti nell'elenco delle razze inferiori.

Oggi questa raffigurazione è ben lontana dall'idea razzista che hanno di noi, vero? Non proprio. Nel 2010 il dibattito pubblico in Svizzera riguardo gli italiani transfrontalieri sfociò in un'anonima campagna di volantinaggio, che raffigurava gli italiani come dei giganteschi topi.Tanta polemica fece anche la vignetta di Charlie Hebdo sull'Italia. È una rivista satirica per carità, finché le battute riguardavano Maometto e un terrorista si offende siamo dalla loro parte, ma poche settimane dopo arriva questa, con lo stereotipo dei mangiatori di pasta che viene affiancato a una lasagna umana, dopo il Terremoto di Amatrice, dove persero la vita 303 nostri connazionali.

È esattamente questo il problema, è facile ridere degli altri, ma quando siamo noi la razza inferiore? Il Massacro di Aigues-Mortes sembra una cosa lontana dal presente, ma la deriva delle estreme destre nei paesi europei, spesso finanziata da imprese americane, da tutti i segnali di quello che è successo in passato, e noi italiani non saremo nella carrozza di prima classe.

Sembra lontano il tempo in cui venivano esposti i cartelli con scritto: "non si affitta agli italiani"Eppure ancora oggi la nostra visita non è gradita in certi posti nel mondo.

Anche semplici battute, come ad esempio quelle dei Griffin, possono sembrare leggere, ma nascondono una base stereotipata di noi italiani molto pericolosa. A volte non è voluto. Pensate che Dua Lipa si sia sposata a Palermo perché la Sicilia è bella? No, Dua Lipa si è sposata in Sicilia per l'idealizzazione che all'estero c'è della Sicilia. Se tra le bancarelle i turisti preferiscono la maglietta de Il Padrino, senza nemmeno guardare il carretto siciliano evidentemente c'è un problema di fondo.

Qualcuno giustifica il proprio razzismo dicendo: noi all'estero non facevamo queste cose. Vero, ma esattamente come non le fanno i migranti stranieri oggi. Eppure a New York la maggior parte dei reati di strada erano commessi da migranti italiani.

Ridiamo pure, chiudiamo pure le porte, offendiamo pure "gli inferiori", finché non saremo noi "gli inferiori".
13 giu 2026 alle 13:36 (modificato)
Avatar Pali 🌻
📺 La storia della TV italiana: mille favole da... cantare

Chiudiamo gli anni '50 con una trasmissione che ha attraversato tutte le generazioni, fino ad arrivare ad oggi. Un programma che ha abbracciato migliaia di bambini, accompagnandone la loro infanzia.

Dietro questo programma c'è Cino Tortorella. Tortorella studia recitazione. Il Piccolo Teatro di Milano è una fucina di creatività ed è qui che nasce uno spettacolo teatrale ideato da Tortorella: Zurlì, mago Lipperlì. In questo spettacolo il protagonista è il Mago Zurlì, un mago un po' matto e imbranato, con fattezze da principe, interpretato da Giancarlo Dettori. Tra il pubblico c'è un giovane Umberto Eco, allora funzionario della Rai per la sede di Milano. Eco rimane incantato da quel personaggio, alla televisione manca un tassello importante: un programma per i più piccoli. Il Mago Zurlì è il personaggio giusto per riempire questo vuoto, così Eco convince Tortorella a indossare le vestiti del suo personaggio per un nuovo contenitore televisivo dedicato ai più piccoli. Nel 1957, nasce così negli studi Rai di Milano Fiera "Zurlì, mago del giovedì". Dotato di bacchetta magica, con i capelli luccicanti di polvere, corpetto aderente in vita e calzamaglia, il personaggio conduceva, all'interno di una striscia pomeridiana, giochi e passatempi per i più piccoli lanciando telefilm che avrebbero riscosso un grande successo, come ad esempio Jim della giungla o Le avventure di Rin Tin Tin.

Il grande successo però è arrivato negli anni seguenti con una nuova trasmissione. Nel 1959 degli imprenditori stavano allestendo alla Triennale di Milano un Salone del Bambino e proposero alla Rai una sorta di Festival di Sanremo per i bambini. Tortorella contatta subito la musicista dell'Orchestra Sinfonica Rai di Milano, Niny Comolli, che si mostra subito entusiasta del progetto.Viene progettato un programma ispirato alle avventure di Pinocchio, con 10 canzoni, scritte appositamente per un pubblico di bambini, che si contendono un premio in monete d'oro. Ed essendo ispirati al racconto di Collodi, il montepremi è in zecchini d'oro, le monete che Mangiafuoco da a Pinocchio. Nasce così Lo Zecchino d'Oro, pur ancora lontano dal suo format storico.La prima puntata va in onda il 24 settembre 1959. Per una pura coincidenza le Nazioni Unite stavano scrivendo la nuova Dichiarazione dei diritti del fanciullo, promulgata il 20 novembre seguente. Di quella edizione passò alla storia il brano Lettera a Pinocchio, che nella versione interpretata da Johnny Dorelli ebbe un successo strepitoso. A vincere però fu il brano Quartetto, scritto da Angelo Bignotti e cantato dalla dodicenne Giusi Guercilena.

Dopo l'edizione 1960 il programma rischia di chiudere a causa del mancato rinnovo di alcuni contratti televisivi, ma Tortorella trova il supporto necessario per mandare avanti il programma, che lascia Milano in direzione Bologna. I Frati Minori dell'Antoniano aprono le loro porte allo Zecchino d'Oro. Mancava però una direzione e serviva una persona che avesse esperienza musicale. All'Antoniano c'è una giovane ragazza che fa la catechista nella parrocchia, un'aspirante pianista che sogna di entrare in una grande orchestra nazionale. Padre Berardo Rossi inizialmente deve convincerla con grande fatica, ma alla fine la giovane catechista accetta. Si tratta di Mariele Ventre, il cuore pulsante del nuovo Piccolo Coro dell'Antoniano.Mariele ha un talento innato nell'insegnamento musicale ai bambini, costruisce una macchina perfetta, tanto da essere un punto di riferimento anche al di fuori della trasmissione. Una donna di carattere gentile, capace di far funzionare il tutto con un'armonia perfetta: dal 1963 viene aggiunto anche il coro, 50-60 bambini di ogni età, in diretta nazionale, che seguono i gesti di Mariele con grande compostezza. Come ci riusciva? Non usava la bacchetta. Comunicava con sguardi, sorrisi e movimenti geometrici delle mani che i bambini imparavano a leggere a memoria. Fuori dalle telecamere però, i bambini dell'Antoniano mantenevano la loro innocenza, non c'erano forzature. Mariele Ventre infatti pretendeva massima concentrazione durante le prove e le dirette, ma lo faceva mantenendo sempre un clima sereno e protettivo per i piccoli. Non c'erano preferiti, non c'erano solisti più importanti degli altri e i più grandi aiutavano i nuovi arrivati. L'aiuto reciproco era infatti l'unica regola ferrea dentro l'Antoniano.Dalla fondazione del Piccolo Coro dell'Antoniano, Mariele Ventre guida di generazione in generazione i bambini di anno in anno, fino alla prematura scomparsa, il 16 dicembre 1995. Le canzoni e i personaggi passati per l'Antoniano sono innumerevoli, c'è anche una piccolissima Cristina d'Avena tra le sue allieve. Sabrina Simoni raccoglie la pesante eredità di Mariele, guidando il coro fino al presente.
12 giu 2026 alle 10:26
Avatar Pali 🌻
Sopportiamo i sottopassi e le cantine che si allagano, sopportiamo che non si fa niente per pulire il nostro fiume, ma ieri da noi è caduto un maxischermo dello stadio, un fatto gravissimo.La domanda è lecita: se fosse successo durante una partita? Sarebbe stata una catastrofe.

Qui non si tratta di maltempo, sappiamo che sono fenomeni meteorologici che saranno sempre più frequenti. Una struttura del genere deve avere degli ancoraggi sicuri.
11 giu 2026 alle 10:14
Avatar Pali 🌻 Cultura
📺 La storia della TV italiana: e nacque il varietà

Sul finire degli anni '50 la Rai ha già tanti volti molto amati dal pubblico del piccolo schermo. Ci sono volti che però fanno la storia dietro le quinte, meno conosciuti, ma altrettanto importanti.

Il grande protagonista, dietro le quinte, del Primo Canale è un giovane romano, con tante idee e una passione immensa per il cinema. Per inseguire la sua passione lascia gli studi di Giurisprudenza, per completare la sua formazione al prestigioso Centro sperimentale di cinematografia a Cinecittà.

Antonello Falqui è tra i primi a capire il potenziale della televisione, così nel 1952 si trasferisce a Milano, dove inizia una lunga carriera da regista e autore per la Rai.Dopo aver curato i primi documentari prodotti dalla TV di Stato, Falqui si distingue con la trasmissione Arrivi e Partenze. È però con i varietà musicali che il regista romano si distingue, un format del tutto innovativo che nasce proprio su sua iniziativa, nel 1954, con Ottovolante. Torna poi a Roma nel 1957, con l'apertura degli studi di via Teulada. Falqui ha un idea di televisione esattamente opposta da quella linearità voluta dalla Democrazia Cristiana al Governo. Ne rispetta la compostezza, ma nelle sue trasmissioni esige movimento, a contrasto delle bianche e sobrie scenografie degli studi televisivi. È una TV in bianco e nero, quindi non è importante il colore, ma la forma, l'eleganza e il gioco di luci, e in questo un regista di formazione avanzata come lui primeggia.Il varietà musicale trova la sua consacrazione definitiva negli anni '60 e troveremo ancora Falqui dietro alle telecamere, per ora ci fermiamo al 1958. Lo stesso anno in cui l'Italia vola con Domenico Modugno, due menti creative, Pietro Garinei e Sandro Giovannini, pescano dalla radio una trasmissione che ha un buon potenziale per la TV: Voci e volti della fortuna. Nasce Canzonissima. Per la regia scelgono, ovviamente, Antonello Falqui. Canzonissima ha un format molto semplice, si tratta di una sfida canora associata alla Lotteria Italia, all'epoca chiamata Lotteria di Capodanno. I concorrenti si esibivano con i loro brani e il pubblico sceglieva il suo preferito attraverso una scheda di voto, associata a ciascuno biglietto della lotteria.Della prima storica stagione, condotta da Renato Tagliani, non sono rimaste molte testimonianze, certo è che Nilla Pizzi con la canzone L'edera è la prima a conquistare il cuore degli italiani.L'edizione 1959 è invece quella che lancia Canzonissima nella storia televisiva, risultando la più apprezzata da critici e pubblico. Falqui muove ancora i fili, ma il merito si deve soprattutto alla conduzione: un trio dinamico e vivace composto da Paolo Panelli, Delia Scala e Nino Manfredi, capaci di tenere incollato il pubblico al teleschermo anche tra una canzone e l'altra. Vince Joe Sentieri con Piove.Tra le concorrenti c'è una giovanissima Mina, che assieme a Wilma De Angelis canta uno dei primi successi del suo repertorio, Nessuno, non esisteva ancora il concerto dei tormentoni, ma quella musica nuova, urlata, piaceva soprattutto alle giovani. Canzonissima segna soprattutto la consacrazione per la Tigre di Cremona, che arriverà anche alla conduzione del programma nell'edizione nel '68.La trasmissione vede passare artisti, cambiano frequentemente i presentatori, ma il format rimane lo stesso, tenendo compagnia agli italiani fino al 1974.

Nel 2026 la Rai ha riproposto un nuovo Canzonissima, visto da molti come l'ennesima "operazione nostalgia" della Rai. È però un qualcosa di nuovo, ideato da Ballandi, scritto da Milly Carlucci e Giancarlo de Andreis. Altra epoca, altro format, altra televisione: si tratta innanzitutto di cover e il voto è indicato dalla giuria. Entra però anch'esso nella storia di Canzonissima.
11 giu 2026 alle 9:58
Avatar Pali 🌻
Siamo in un paese tutto strano. Pomeriggio ha fatto un brutto scroscio di pioggia con vento fortissimo.

Cade un albero, basta, è caduto. Il vigile del fuoco mi fa: non si può passare, dovete girare su via x. MA È GIÀ CADUTO! non è mica il platano picchiatore che mi segue!
10 giu 2026 alle 21:55
Avatar Pali 🌻
Fate attenzione a Pali, fingendosi donna potrebbe... annoiarvi con i suoi post lunghi un chilometro.
3
10 giu 2026 alle 21:25
Avatar Pali 🌻
Gemini dice che ho il pipo.Però secondo Google questo è un cantante:Potrei essere... no, lui no!

I dettagli tecnici comunque sono tipici di noi donne, non ho mai visto una guida turistica uomo in Lombardia.
10 giu 2026 alle 21:24
Avatar Pali 🌻
I calciatori africani perquisiti come se fossero narcotrafficanti, giornalisti respinti in base al gradimento, un arbitro designato rimandato a casa, biglietti che costano un rene e giustamente stadi vuoti.

E nonostante noi non siamo qualificati, tanti italiani ingrasseranno questo porcile chiamato mondiale. Che schifo.
10 giu 2026 alle 20:58
Avatar Pali 🌻
Sinner e Antonelli: mentre per il tennis è abbastanza semplice (raggiungi il primo posto nel ranking e sei un campione), per le corse automobilistiche è un po' diverso.

Ci sono gare che ti rendono un campione anche senza corona. Si può vincere un Gran Premio per pura fortuna, a volte si vince di strategia, ma a Monaco la fortuna serve solo al casinò... in pista per vincere serve tutto, tranne la fortuna. Serve una buona macchina, una squadra perfetta dietro, il resto sta tutto al pilota: precisione, concentrazione, determinazione. Basta un solo errore, una sola frenata sbagliata, e si è fuori.

Non so se avete mai provato a fare un giro di Montecarlo nel videogioco... io vi dico che è impossibile a quei ritmi, in un videogioco! figurarsi a guidare con le mille variabili nella realtà, per ben 78 volte.

In 72 edizioni solo 39 piloti hanno vinto nelle strade del Principato. Solo 25 hanno trionfato nel mondiale. Pesa di più vincerlo, non c'è dubbio, ma vincere a Monaco è un altra cosa.

Se non si può parlare di fortuna a Monaco, allora Antonelli è già un campione, lo è diventato la scorsa domenica, vincendo la gara di Formula 1 più difficile al mondo.
4
10 giu 2026 alle 15:38
Avatar Pali 🌻 Cultura
📺 La storia della TV italiana: una nuova musica

Nel nostro viaggio temporale nella tv italiana abbiamo soltanto sfiorato il Festival di Sanremo, menzionandolo con la nascita dell'Eurovisione. Il Festival della Canzone Italiana infatti non nasce con la televisione, ma in radio, nel 1951, dalla culla del Casinò di Sanremo. Eppure, è solo con l'abbraccio del mezzo televisivo, a partire dal 1955, che la kermesse si trasforma da semplice rassegna canora a eccezionale fenomeno di costume e rito collettivo.Nei primi anni di trasmissione, la televisione si limita a fare da specchio a un'Italia ancora profondamente legata alle tradizioni del passato, un po' ingessata e nostalgica. Sullo schermo dominano le regole del "bel canto", la compostezza orchestrale e testi che cantano di mamme, vecchi scarponi e casette in Canada. I cantanti si esibiscono quasi immobili, sorvegliati da una regia Rai che applica un'inquadratura quasi clericale.

Tutto questo fino al 1958. Nell'edizione del 1958 c'è un artista che riscrive le regole, che accompagna la voce con una gestualità inconsueta. Il 1958 è l'anno di Domenico Modugno, che con il suo brano Nel blu dipinto di blu rompe le catene dei testi "Dio-Patria-Famiglia" che hanno contraddistinto il panorama musicale italiano nel secondo dopoguerra.È un inno alla libertà e alla spensieratezza, che incanta gli italiani. Sull'onda del boom economico viene esportato assieme ai numerosi prodotti creativi dell'industria nazionale, diventando uno dei brani del nostro paese più iconici all'estero, con il titolo universale e trascinante di "Volare".L'impatto di quella esibizione sul pubblico televisivo è un vero e proprio shock culturale. Modugno costringe le telecamere a inseguirlo: si muove, si emoziona, e nel momento del ritornello compie quel gesto impresso a fuoco nella storia della TV: spalanca le braccia, offrendosi interamente all'obiettivo.Il rigore democristiano imposto nella Rai permea ancora nelle trasmissioni televisive, ma ancora una volta l'Italia dà un segnale forte: Domenico Modugno vince il Festival di Sanremo 1958 con 63 voti, staccando Tonina Torrielli di 22 punti. Quel movimento liberatorio rompe metaforicamente lo schermo e la rigidità del piccolo schermo, diventando l'esatta rappresentazione visiva di un'Italia che vuole scrollarsi di dosso le macerie della guerra per proiettarsi verso il futuro, sognando di volare come Modugno.
10 giu 2026 alle 9:58
Avatar Pali 🌻 Riflessione
Da piccola sono stata a San Pietroburgo, non ho un ricordo preciso, ma mi ricordo una città molto colorata.

Mi piacerebbe tanto tornarci un giorno, se mai la smettessero di litigare come bambini.

Al momento ci sono 56 guerre, e 65 conflitti armati di varia intensità nel mondo. È un numero spaventoso, il più alto dal 1946 a oggi. Stiamo perdendo la forza del dialogo e dell'ascolto che i nostri nonni hanno conquistato con fatica.

Anche in Italia rischiamo di perdere la bussola: ogni dibattito è diventato polarizzate, non riusciamo più ad ascoltare punti di vista diversi. Abbiamo smesso di dialogare con sincerità e rispetto degli altri. Tutto sta andando in pezzi e sta cosa mi spaventa molto. Che futuro avremo in questo clima?
10 giu 2026 alle 9:07
Avatar Pali 🌻
GODO mi è capitato il finestrino in aereo
Partiamo tra pocooo
Mi ricordo il mio primo viaggio in aereo, non avevamo trovato posti vicini, quindi io ero da sola con la mamma e mia sorella con papà in un'altra fila. Io ero contentissima e mi fermavo a osservare tutto, a fianco invece avevo un signore che aveva paura di volare, sudava tantissimo. Di certo non l'ho aiutato, perché facevo domande alla mamma tipo: ma che succede se si blocca il motore in volo?
5
10 giu 2026 alle 5:55
Avatar Pali 🌻
Due anni che non mi guardavo allo specchio dicendomi "ma che gran gnocca che sono".

Cioè, ho un corpo curato. Non si tratta di essere magre, grasse, alte o basse, si tratta di sentirsi bene con sé stesse.

Mi sento bene con il mio corpo, non parlo di una bellezza estetica, quella è soggettiva. Per quella mi basta piacere al mio ragazzo.
9 giu 2026 alle 14:26
Avatar Pali 🌻 Cultura
📺 La storia della TV italiana: un professore per gli Italiani

Alla fine degli anni '50 l'Italia è ormai un paese ricostruito. Le principali realtà industriali lanciano il paese tra le principali potenze economiche del mondo. C'è un'altra Italia però alla fine degli anni '50, una realtà fatta di piccole comunità agricole. La spaccatura economica tra nord e sud rischia di lasciare indietro milioni di italiani. Nel 1951 si contavano 5.456.005 analfabeti, di cui 3 milioni residenti al sud e nelle isole. Ancora più preoccupante il dato sul livello di studio, con il 90% della popolazione italiana ferma al massimo alla sola licenza elementare. Soltanto l'1% della popolazione aveva concluso il ciclo universitario. Tanti piccoli comuni non avevano le scuole secondarie. Questa Italia, umile e contadina, doveva essere presa per mano e accompagnata verso nuove sfide con gli strumenti giusti.La televisione italiana nasce e cresce in questo decennio, dando molto spazio a programmi a tema culturale. A guidare questa rivoluzione culturale c'è una donna di grande esperienza, un'insegnante prestata alla televisione, che fa delle sue due carriere una vera e propria missione: Maria Grazia Puglisi. La sua carriera televisiva inizia già nel 1940, come annunciatrice presso l'EIAR. Nel 1952 ottiene una borsa di studio, con la quale approfondisce i programmi televisivi distribuiti negli Stati Uniti. Tornata in Italia, entra in Rai durante i primi anni di sperimentazione televisiva, ideando, organizzando e dirigendo la trasmissione Teleclub, il primo programma di approfondimento culturale della tv italiana. Dopo il successo di Riservato alle Signore si sposta dietro le telecamere; l'allora a.d. della Rai Rolando Vitrò sceglie lei per questo cambiamento culturale. La riforma agraria del 1950 fu il punto di partenza; per dare concretezza alla redistribuzione delle terre incolte bisognava insegnare ai contadini nuove tecniche agricole e così nel 1955 nasce La TV degli agricoltori, trasmissione che continua fino al 1969, ma che concettualmente ebbe seguito con A come Agricoltura, poi Agricoltura Domani, fino ad arrivare all'odierno Linea Verde.Nel 1958 un'altra sua idea si trasforma in successo: nasce Telescuola. Più che un programma Telescuola è un vero progetto scolastico. Con il sostegno del Ministero della pubblica istruzione, viene consentito il completamento del ciclo di istruzione obbligatoria ai ragazzi residenti in località prive di scuole secondarie (corso per questo detto “sostitutivo”). La Rai copre l'assenza di strutture con posti di ascolto televisivo. La Professoressa Puglisi ha la straordinaria capacità di adattare la scuola alla televisione. Per Telescuola serviva un approccio diverso alla cultura, con insegnanti autorevoli ma non autoritari. È stato questo il fattore vincente di questa trasmissione, non bisogna dimenticarsi che la scuola a quel tempo prevedeva ancora le punizioni corporali come correttivo disciplinare. Il metodo d'insegnamento cordiale e appassionato dei professori di Telescuola attirava le masse non scolarizzate in maniera del tutto naturale.Nel decennio successivo Telescuola entrò anche nelle carceri, con risultati straordinari nella rieducazione dei detenuti, tanto da essere riconosciuto nel 1966 con il prestigioso premio "San Michele" per la redenzione civile. Tra i protagonisti assoluti di questo programma ci fu il professore Enrico Accatino, il suo approccio all'arte divenne il modello d'insegnamento della nuova educazione artistica, che sostituì nelle scuole disegno e ornato nell'anno scolastico 1964-65.Al centro di produzione di Torino nacque però una trasmissione ancora più di successo, sempre su idea di Puglisi. Siamo nel 1960 e il Ministero della pubblica istruzione alza l'asticella, puntando sull'insegnamento della lingua italiana agli italiani fuori età scolare, ancora totalmente o parzialmente analfabeti. Nasce Non è mai troppo tardi.A condurre questa trasmissione non c'è una prima scelta, Alberto Manzi è un professore che finisce negli studi Rai senza conoscere la televisione. Ai provini si rifiuta di fare una lezione monotona sulla lettera O. Manzi sa che la televisione è fatta di immagini in movimento e per insegnare senza annoiare deve innanzitutto intrattenere. Chiede allo staff dello studio dei grandi fogli di carta da pacchi e dei gessetti, acquistati all'edicola di fronte agli studi. Il resto è storia: 5 parole e un disegno che prende forma, trasformando quei simboli sconosciuti ai molti in lettere e parole.Il maestro degli italiani segna un'epoca. La trasmissione è un successo strepitoso, tanto che viene premiata dall'UNESCO come la migliore trasmissione televisiva per la lotta all'analfabetismo. Un modello che verrà in seguito copiato anche in altri paesi.
9 giu 2026 alle 10:51
Avatar Pali 🌻 Cultura
📺 La storia della TV italiana: e poi tutti a nanna

7.261 episodi che hanno lanciato l'Italia nell'epoca dei consumi, vent'anni in cui l'Italia è cambiata a suon di canzoncine e personaggi iconici che ancora oggi sono conosciuti tra chi non era nemmeno nato. Il 3 febbraio 1957, alle 20:50, Carosello debuttò sul Programma Nazionale.Carosello è più di un programma televisivo, è il momento cruciale nella vita di tantissimi italiani. Non solo detta le regole di un'epoca, ma addirittura ne influenza le abitudini. Si tratta di un contenitore di brevi cortometraggi. Mentre la radio aveva già i suoi primi spot, la televisione nei primi anni era priva di pubblicità. Fino ad allora la Rai era finanziata esclusivamente con l'abbonamento degli utenti. Le aziende sono entrate in televisione con Carosello, e lo hanno fatto in punta di piedi. Il prodotto infatti non aveva la sua centralità nel cortometraggio. Ogni filmato durava esattamente 2 minuti e 15 secondi, ciascuno composto dal pezzo di 1 minuto e 45 secondi e il codino di 30 secondi. La prima parte doveva essere esclusivamente una storia, uno sketch comico, un cartone animato o un intermezzo musicale. Era severamente vietato menzionare il prodotto o fare pubblicità diretta. Solo negli ultimi 30 secondi l'azienda poteva mostrare il prodotto, ripetere il nome della marca (al massimo 6 volte) e invitare all'acquisto.La parola d'ordine era creatività; se oggi la pubblicità punta tutto sulla ripetitività e sulla frequenza di esposizione del prodotto, Carosello imponeva una sfida senza precedenti (e purtroppo senza un seguito) per i pubblicitari, perché non era consentito mandare in onda lo stesso pezzo. L'Italia intellettuale disapprovava questo nuovo format televisivo, perché ritenuto inadatto per un paese appena uscito dalla guerra, poiché lanciava messaggi consumistici. Pier Paolo Pasolini addirittura definì il nuovo modello televisivo come "nuovo fascismo", capace di distruggere le culture locali e contadine per standardizzare gli italiani. L'Italia popolare però s'innamorò follemente di questo programma, in particolare i più piccoli. Per molti bambini infatti era l'unica occasione per vedere i cartoni animati e i personaggi creati sono tanti. Con Carosello nacquero personaggi leggendari come Topo Gigio, Calimero, l'Omino coi baffi della Bialetti, Carmencita. Dietro le quinte vennero coinvolti veri maestri, tra cui i fratelli Pagot e il pubblicitario Armando Testa. Persino il regista Federico Fellini lavorò per gli spot di Carosello. Al fascino di Carosello contribuirono grandi nomi, con protagonisti come Sandra e Raimondo Vianello, Mina, Raffaella Carrà.Si creò dunque un contenitore d'intrattenimento per tutti. Sebbene la televisione nel 1957 è ancora un oggetto inaccessibile economicamente ai molti, questo non è affatto uno strumento sconosciuto. L'esclusività degli apparecchi infatti crea momenti di vera e sincera aggregazione sociale davanti agli schermi. Si stima che alla prima puntata del 3 febbraio 1957, al fronte di soltanto 360-400 mila televisori, c'erano ben 3 milioni di italiani davanti agli schermi.

Il programma durava soltanto 10 minuti e segnava la fine della giornata per i più piccoli. "Dopo Carosello, tutti a nanna", un famoso detto che marcava l'abitudine di mettere a letto i più piccoli, prima dell'inizio della prima serata. Nulla di osceno andava in onda nel Programma Nazionale, come visto ieri, semplicemente i programmi che chiudevano la giornata erano pensati per un pubblico più maturo.Carosello ha influenzato le vite di miliardi di italiani, fino al 1° gennaio 1977. 20 anni in cui l'Italia è cambiata e cresciuta con Carosello. Nonostante non ebbe mai alcuna crisi di ascolti, per le aziende era ormai diventato insostenibile sfornare uno spot ogni puntata; si preferì dunque puntare sul modello americano, basato su messaggi brevi, diretti, ripetitivi e molto meno dispendiosi. Un cambio fisiologico, spinto dalla politica e dall'economia di successo delle nascenti televisioni private, ma questa è un'altra storia.
8 giu 2026 alle 12:26
Avatar Pali 🌻
Che bello non avere più lezione in aula. Poi però domani si apre la sessione di esami.

Io uso la Tecnica del Pomodoro: 25 minuti di studio, 5 minuti di pausa, 25 minuti di studio, 5 minuti di pausa... e via così. Ogni 4 pomodori si fa mezz'ora di pausa.
8 giu 2026 alle 6:38
Avatar Pali 🌻
Un tempo lavoravamo nei campi, il mio posto lo prese un trattore. Mi dissero: "la paga è quella, se non ti va bene vattene." Così andai via.

Arrivai in città, una città piena di fabbriche. Un tempo lavoravo in fabbrica, il mio posto lo prese un telaio. Mi dissero "la paga è quella, se non ti va bene vattene." Così andai via.

Trovai lavoro alle poste, ma le lettere morirono. Mi lasciarono a casa con una e-mail, buffo vero?

Iniziai a viaggiare, mi accorsi presto che il mondo del lavoro si adattava ai tempi. Esplorando nuove realtà, mi resi conto che c'erano paesi capaci di far lavorare uomo e macchina assieme, mi accorsi che la macchina aveva sì sostituito l'uomo, ma lo aveva reso più umano.

Vidi che nel mio paese si accorsero che i trattori non potevano fare tutto, non trovavano nessuno che voleva raccogliere mele. Chi diceva "la paga è quella" non trovava lavoratori.

Mi accorsi che nella fabbrica la macchina non poteva fare tutto, e quando le macchine si bloccavano non c'era nessuno a ripararle.

Le lettere morirono, ma la gente iniziò a comprare cose su internet. Alle poste però non si trovavano persone che portassero quei pacchi.

Non c'era più predisposizione al cambiamento, si preferiva accontentarsi di poco. Chi rimase bloccato non riuscì più nemmeno a costruire un futuro. Notai che chi come me iniziò a viaggiare aveva famiglia, mentre chi rimaneva lì non riusciva nemmeno ad avere del tempo libero. L'Italia lentamente scomparve, ma non gli italiani. Il genio e la creatività continuarono in nuovi mondi, al servizio del progresso.
8 giu 2026 alle 6:14
Avatar Pali 🌻
🤠: Ho due pesci, muore un pesce, quanti pesci ho?
🥸: eh, uno
🤠: no
🥸: come no?
🤠: ho due pesci, muore un pesce, quanti pesci ho?
🥸: scusa, ma tu hai detto che ne muore uno, se è morto è morto, fine
🤠: quindi se un pesce muore diventa uno stivale? È un pesce, morto, ma sempre pesce resta.
🥸: e ma lo devi rimuovere dai
🤠: ma io comunque non ho detto che è un mio pesce, potrebbe essere morto il pesce del vicino, quindi sempre 2 sono.
3
7 giu 2026 alle 11:32
Hint @ 2026