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📺 La storia della TV italiana: un professore per gli Italiani

Alla fine degli anni '50 l'Italia è ormai un paese ricostruito. Le principali realtà industriali lanciano il paese tra le principali potenze economiche del mondo. C'è un'altra Italia però alla fine degli anni '50, una realtà fatta di piccole comunità agricole. La spaccatura economica tra nord e sud rischia di lasciare indietro milioni di italiani. Nel 1951 si contavano 5.456.005 analfabeti, di cui 3 milioni residenti al sud e nelle isole. Ancora più preoccupante il dato sul livello di studio, con il 90% della popolazione italiana ferma al massimo alla sola licenza elementare. Soltanto l'1% della popolazione aveva concluso il ciclo universitario. Tanti piccoli comuni non avevano le scuole secondarie. Questa Italia, umile e contadina, doveva essere presa per mano e accompagnata verso nuove sfide con gli strumenti giusti.La televisione italiana nasce e cresce in questo decennio, dando molto spazio a programmi a tema culturale. A guidare questa rivoluzione culturale c'è una donna di grande esperienza, un'insegnante prestata alla televisione, che fa delle sue due carriere una vera e propria missione: Maria Grazia Puglisi. La sua carriera televisiva inizia già nel 1940, come annunciatrice presso l'EIAR. Nel 1952 ottiene una borsa di studio, con la quale approfondisce i programmi televisivi distribuiti negli Stati Uniti. Tornata in Italia, entra in Rai durante i primi anni di sperimentazione televisiva, ideando, organizzando e dirigendo la trasmissione Teleclub, il primo programma di approfondimento culturale della tv italiana. Dopo il successo di Riservato alle Signore si sposta dietro le telecamere; l'allora a.d. della Rai Rolando Vitrò sceglie lei per questo cambiamento culturale. La riforma agraria del 1950 fu il punto di partenza; per dare concretezza alla redistribuzione delle terre incolte bisognava insegnare ai contadini nuove tecniche agricole e così nel 1955 nasce La TV degli agricoltori, trasmissione che continua fino al 1969, ma che concettualmente ebbe seguito con A come Agricoltura, poi Agricoltura Domani, fino ad arrivare all'odierno Linea Verde.Nel 1958 un'altra sua idea si trasforma in successo: nasce Telescuola. Più che un programma Telescuola è un vero progetto scolastico. Con il sostegno del Ministero della pubblica istruzione, viene consentito il completamento del ciclo di istruzione obbligatoria ai ragazzi residenti in località prive di scuole secondarie (corso per questo detto “sostitutivo”). La Rai copre l'assenza di strutture con posti di ascolto televisivo. La Professoressa Puglisi ha la straordinaria capacità di adattare la scuola alla televisione. Per Telescuola serviva un approccio diverso alla cultura, con insegnanti autorevoli ma non autoritari. È stato questo il fattore vincente di questa trasmissione, non bisogna dimenticarsi che la scuola a quel tempo prevedeva ancora le punizioni corporali come correttivo disciplinare. Il metodo d'insegnamento cordiale e appassionato dei professori di Telescuola attirava le masse non scolarizzate in maniera del tutto naturale.Nel decennio successivo Telescuola entrò anche nelle carceri, con risultati straordinari nella rieducazione dei detenuti, tanto da essere riconosciuto nel 1966 con il prestigioso premio "San Michele" per la redenzione civile. Tra i protagonisti assoluti di questo programma ci fu il professore Enrico Accatino, il suo approccio all'arte divenne il modello d'insegnamento della nuova educazione artistica, che sostituì nelle scuole disegno e ornato nell'anno scolastico 1964-65.Al centro di produzione di Torino nacque però una trasmissione ancora più di successo, sempre su idea di Puglisi. Siamo nel 1960 e il Ministero della pubblica istruzione alza l'asticella, puntando sull'insegnamento della lingua italiana agli italiani fuori età scolare, ancora totalmente o parzialmente analfabeti. Nasce Non è mai troppo tardi.A condurre questa trasmissione non c'è una prima scelta, Alberto Manzi è un professore che finisce negli studi Rai senza conoscere la televisione. Ai provini si rifiuta di fare una lezione monotona sulla lettera O. Manzi sa che la televisione è fatta di immagini in movimento e per insegnare senza annoiare deve innanzitutto intrattenere. Chiede allo staff dello studio dei grandi fogli di carta da pacchi e dei gessetti, acquistati all'edicola di fronte agli studi. Il resto è storia: 5 parole e un disegno che prende forma, trasformando quei simboli sconosciuti ai molti in lettere e parole.Il maestro degli italiani segna un'epoca. La trasmissione è un successo strepitoso, tanto che viene premiata dall'UNESCO come la migliore trasmissione televisiva per la lotta all'analfabetismo. Un modello che verrà in seguito copiato anche in altri paesi.
9 giu 2026 alle 10:51