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📺 La storia della TV italiana: e poi tutti a nanna

7.261 episodi che hanno lanciato l'Italia nell'epoca dei consumi, vent'anni in cui l'Italia è cambiata a suon di canzoncine e personaggi iconici che ancora oggi sono conosciuti tra chi non era nemmeno nato. Il 3 febbraio 1957, alle 20:50, Carosello debuttò sul Programma Nazionale.Carosello è più di un programma televisivo, è il momento cruciale nella vita di tantissimi italiani. Non solo detta le regole di un'epoca, ma addirittura ne influenza le abitudini. Si tratta di un contenitore di brevi cortometraggi. Mentre la radio aveva già i suoi primi spot, la televisione nei primi anni era priva di pubblicità. Fino ad allora la Rai era finanziata esclusivamente con l'abbonamento degli utenti. Le aziende sono entrate in televisione con Carosello, e lo hanno fatto in punta di piedi. Il prodotto infatti non aveva la sua centralità nel cortometraggio. Ogni filmato durava esattamente 2 minuti e 15 secondi, ciascuno composto dal pezzo di 1 minuto e 45 secondi e il codino di 30 secondi. La prima parte doveva essere esclusivamente una storia, uno sketch comico, un cartone animato o un intermezzo musicale. Era severamente vietato menzionare il prodotto o fare pubblicità diretta. Solo negli ultimi 30 secondi l'azienda poteva mostrare il prodotto, ripetere il nome della marca (al massimo 6 volte) e invitare all'acquisto.La parola d'ordine era creatività; se oggi la pubblicità punta tutto sulla ripetitività e sulla frequenza di esposizione del prodotto, Carosello imponeva una sfida senza precedenti (e purtroppo senza un seguito) per i pubblicitari, perché non era consentito mandare in onda lo stesso pezzo. L'Italia intellettuale disapprovava questo nuovo format televisivo, perché ritenuto inadatto per un paese appena uscito dalla guerra, poiché lanciava messaggi consumistici. Pier Paolo Pasolini addirittura definì il nuovo modello televisivo come "nuovo fascismo", capace di distruggere le culture locali e contadine per standardizzare gli italiani. L'Italia popolare però s'innamorò follemente di questo programma, in particolare i più piccoli. Per molti bambini infatti era l'unica occasione per vedere i cartoni animati e i personaggi creati sono tanti. Con Carosello nacquero personaggi leggendari come Topo Gigio, Calimero, l'Omino coi baffi della Bialetti, Carmencita. Dietro le quinte vennero coinvolti veri maestri, tra cui i fratelli Pagot e il pubblicitario Armando Testa. Persino il regista Federico Fellini lavorò per gli spot di Carosello. Al fascino di Carosello contribuirono grandi nomi, con protagonisti come Sandra e Raimondo Vianello, Mina, Raffaella Carrà.Si creò dunque un contenitore d'intrattenimento per tutti. Sebbene la televisione nel 1957 è ancora un oggetto inaccessibile economicamente ai molti, questo non è affatto uno strumento sconosciuto. L'esclusività degli apparecchi infatti crea momenti di vera e sincera aggregazione sociale davanti agli schermi. Si stima che alla prima puntata del 3 febbraio 1957, al fronte di soltanto 360-400 mila televisori, c'erano ben 3 milioni di italiani davanti agli schermi.

Il programma durava soltanto 10 minuti e segnava la fine della giornata per i più piccoli. "Dopo Carosello, tutti a nanna", un famoso detto che marcava l'abitudine di mettere a letto i più piccoli, prima dell'inizio della prima serata. Nulla di osceno andava in onda nel Programma Nazionale, come visto ieri, semplicemente i programmi che chiudevano la giornata erano pensati per un pubblico più maturo.Carosello ha influenzato le vite di miliardi di italiani, fino al 1° gennaio 1977. 20 anni in cui l'Italia è cambiata e cresciuta con Carosello. Nonostante non ebbe mai alcuna crisi di ascolti, per le aziende era ormai diventato insostenibile sfornare uno spot ogni puntata; si preferì dunque puntare sul modello americano, basato su messaggi brevi, diretti, ripetitivi e molto meno dispendiosi. Un cambio fisiologico, spinto dalla politica e dall'economia di successo delle nascenti televisioni private, ma questa è un'altra storia.
8 giu 2026 alle 12:26