Un tempo lavoravamo nei campi, il mio posto lo prese un trattore. Mi dissero: "la paga è quella, se non ti va bene vattene." Così andai via.
Arrivai in città , una città piena di fabbriche. Un tempo lavoravo in fabbrica, il mio posto lo prese un telaio. Mi dissero "la paga è quella, se non ti va bene vattene." Così andai via.
Trovai lavoro alle poste, ma le lettere morirono. Mi lasciarono a casa con una e-mail, buffo vero?
Iniziai a viaggiare, mi accorsi presto che il mondo del lavoro si adattava ai tempi. Esplorando nuove realtà , mi resi conto che c'erano paesi capaci di far lavorare uomo e macchina assieme, mi accorsi che la macchina aveva sì sostituito l'uomo, ma lo aveva reso più umano.
Vidi che nel mio paese si accorsero che i trattori non potevano fare tutto, non trovavano nessuno che voleva raccogliere mele. Chi diceva "la paga è quella" non trovava lavoratori.
Mi accorsi che nella fabbrica la macchina non poteva fare tutto, e quando le macchine si bloccavano non c'era nessuno a ripararle.
Le lettere morirono, ma la gente iniziò a comprare cose su internet. Alle poste però non si trovavano persone che portassero quei pacchi.
Non c'era più predisposizione al cambiamento, si preferiva accontentarsi di poco. Chi rimase bloccato non riuscì più nemmeno a costruire un futuro. Notai che chi come me iniziò a viaggiare aveva famiglia, mentre chi rimaneva lì non riusciva nemmeno ad avere del tempo libero. L'Italia lentamente scomparve, ma non gli italiani. Il genio e la creatività continuarono in nuovi mondi, al servizio del progresso.