📺 La storia della TV italiana: la congiura dei mutandoni
"La vera unità d'Italia non l'ha fatta Garibaldi, ma Mike Bongiorno." È una frase ricorrente nelle analisi storico-sociologiche del nostro paese. l'Italia del dopoguerra e del boom economico è fortemente spaccata in due: c'è il nord Italia con le sue fabbriche, ricco economicamente, ma ancora bloccato dal punto di vista di sviluppo sociale, e il sud Italia con il giardino d'Europa, ricco dal punto di vista di risorse, ma ancora fermo dal punto di vista di sviluppo economico.
Due mondi completamente differenti, che nessun re o dittatore è riuscito a unire. Il primo grande collante nazionale è stato "Lascia o raddoppia?". Ma per unire l'Italia attraverso la televisione era necessario andare oltre a dove arrivavano le strade.
Una sfida senza precedenti, che la Rai ha vinto, dimostrando che le cose si possono fare, e sorprendentemente ci riuscì con largo anticipo. Sfruttando le ingenti risorse del Piano Marshall, già nel 1957, con 10 anni di anticipo sui piani aziendali, il Programma Nazionale raggiunse Palermo. Questo fu possibile investendo continuamente sull'infrastruttura di trasmissione, più crescevano gli abbonati più crescevano le entrate, più crescevano le entrate più si investiva nelle strutture. E l'Italia fu così collegata a tempo di record, attraverso l'installazione di ripetitori lungo gli Appennini e del primo trasmettitore in Sicilia, in cima al monte Soro.Gli studi di Milano e Torino ebbero la loro centralità, ma la televisione nei primi anni è un residuato del fascismo e mantiene dinamiche che, pur ormai votate all'ordine democratico, sono ancora del tutto totalitarie. È a Roma che si decidono i palinsesti. Gli stessi dirigenti, sono quasi tutti provenienti dalla vecchia EIAR, che sviluppò la televisione proprio durante il ventennio fascista.
Il Governo nei primi anni di attività della Rai, ne aveva il pieno controllo; manteneva il veto su ogni contenuto, pur lasciando un leggero spazio di manovra. A guidare la Rai nei primi anni di attività c'è un uomo voluto dal Presidente del Consiglio Amintore Fanfani: Filiberto Guala. Guala è un ultra-cattolico e gestisce la Rai nei primi anni di trasmissione in piena linea con le politiche della Democrazia Cristiana, allineate con i valori cristiani (e soprattutto i dogmi) imposti dalla Chiesa cattolica.È una TV rigida, che segue un codice di condotta ferreo. In televisione sono proibite parole come membro o verginità, parole come dolce attesa devono essere preferite a maternità, assolutamente proibite scene di nudo e per le donne le gambe devono essere sempre coperte.
Guala, nonostante la ristrettezza di vedute in materia di espressione del mezzo radiotelevisivo, fu incaricato di gestire il trasferimento a Roma delle strutture di produzione della Rai, fino ad allora collocate a Torino, nella sede storica dell'EIAR in via Arsenale 21, e a Milano. Per creare qualcosa di nuovo servivano nuove energie è aprì nuovi concorsi per trovare il personale dell'emittente pubblica. I corsari, definiti così da Guala, perché provenienti da corsi di formazione, saranno fondamentali nella TV degli anni '60. In Rai entrano volti importantissimi per la storia televisiva, come Piero Angela, lo scrittore Umberto Eco, o il documentarista Luigi Di Gianni.Un progresso che stride con il conservatorismo cattolico di Guala. La vecchia guardia è in totale dissenso, la stampa laica ridicolizza le politiche sessuofobiche di Guala, costringendolo alle dimissioni il 28 giugno 1956. Poco cambia con il suo successore, Marcello Rodinò. I dirigenti decidono dunque di orchestrare una congiura ai danni dell'amministratore delegato. Grazie ai contatti con il Vaticano, alcuni dirigenti spinsero papa Pio XII a vedere la terza puntata della trasmissione "La piazzetta", andata in onda il 29 novembre 1956. Nei nuovi studi romani di via Teulada, poco prima dell'inizio dello spettacolo che andava in onda in diretta, un funzionario ordinò alle ballerine di indossare delle "calzamaglie di colore chiaro", in modo da farle apparire praticamente "a gambe nude". Il Pontefice spense la TV e si ritirò in preghiera. Il lunedì successivo l'"Osservatore Romano" accusò il governo, sostenendo che le coreografie violavano i Patti Lateranensi. Rondinò raccomanda che nelle puntate successive le ballerine si "rimettessero le sottane". In via Teulada però arriva un ordine diverso e nella puntata successiva le ballerine appaiono in TV con mutandoni chiusi fino alle caviglie. L'indomani tutta la stampa laica sparò contro la RAI, ridicolizzando i dirigenti che prendevano ordini dal Vaticano.
La congiura dei mutandoni aprì una piccola breccia nella TV italiana, in cui si inserirono i primi programmi generalisti, pur ancora fortemente controllati. È grazie a questa piccola apertura che in TV nasce il programma che detterà le regole del boom economico.
Scusate lo sfogo di prima, ma è tutto il giorno che accumulo. Non ne posso veramente più del comportamento di certe persone. Odio sta città, non se ne salva uno.
Ogni tanto vale pena ribadire che l'Italia non è Leonardo da Vinci, che non ci sono solo grandi artisti, ma che l'Italia è composta principalmente da ubriaconi ignoranti, che hanno scritto il loro fallimento. Questo paese è destinato a morire, prima ancora che scompaia la nostra cultura. Prima lo accettate meglio sarà per voi.
Il politically correct è pura invenzione, sapete perché?
Perché per secoli noi ci siamo elevati a essere superiori, senza dimostrare di esserlo.
L'animazione per oltre un secolo ha stereotipato, anzi, usiamo le parole giuste: UMILIATO gli africani, dipingendoli come un popolo arretrato, arretratezza che abbiamo lasciato noi, dopo secoli di schiavismo. Un arretratezza economica e sociale che però non si ripercuote mai sullo spirito degli africani. Manca il cibo, mancano le risorse primarie, ma sono popoli che si svegliano alla mattina con voglia e determinazione. Non c'è benessere e nonostante tutto stanno meglio di noi a livello di forza mentale.
È per questo che non siamo superiori, non siamo superiori perché ancora oggi qualcuno affianca chi è di colore alle scimmie, quando le vere scimmie le abbiamo in casa, gente che non ha nemmeno il coraggio di palesarsi per quello che è, usando paroloni come "difendiamo gli autoctoni" autoctoni? Vannacci sa che San Marco non era italiano, che Gesù non era italiano, che siamo la "razza" più meticcia in assoluto, lui lo sa, il suo elettore no... ecco chi sono le vere scimmie. È un gioco politico già visto. Il fascismo, il nazismo, l'apartheid... paroloni... sono tutte forme di passaggio di un problema unico: la finta moralità dell'essere umano, che si crede superiore persino all'essere umano stesso.
E per chi si lamenta della censura, che non si può dire più niente... non sa che la black face fu già condannata dalla Universal nel 1941. Già nel 1941 sapevano che stavano stuprando la nostra intelligenza.
📺 La storia della TV italiana: una risposta che vale oro.
C'è una domanda che nel pieno boom economico ha fermato migliaia di italiani e svuotato cinema e i teatri, cosa del tutto insolita per l'epoca: Lascia o Raddoppia? A pronunciare la fatidica domanda era il papà dei telequiz: Mike Bongiorno, volto che gli italiani hanno imparato a conoscere sin dal primo giorno di trasmissioni. Il successo di Arrivi e Partenze spinse la Rai a confermare l'italo-americano per gli anni successivi, dando il via al format dei game show.Michael Nicholas Salvatore Bongiorno nasce nel 1924 a New York, da mamma torinese e papà di origini siciliane. Nel 1929 si trasferisce a Torino con sua madre. Mike sognava di fare il giornalista, ma durante l'occupazione tedesca è costretto a lasciare gli studi. Si unisce alla resistenza e nel 1944 arriva a un passo dalla morte, quando la Gestapo lo cattura e ne ordina la fucilazione. Il destino però ha grandi progetti per lui e mentre i soldati tedeschi lo portano sul luogo dell'esecuzione, dalla sua tasca cade il passaporto americano. Viene dunque portato al Carcere di San Vittore a Milano. Viene liberato in seguito a uno scambio di prigionieri poco prima dell'armistizio e nel secondo dopoguerra torna a New York, pur mantenendo contatti con l'Italia. In america completa gli studi e si dedica alla radio. In Italia questa sua passione lo porterà a lavorare più volte per il radiocorriere, la rivista della EIAR, poi divenuta Rai, dedicata ai radioascoltatori.In Italia torna nel 1953 per raccogliere materiale per la sua trasmissione, Il vostro Paese, che fa conoscere l'Italia a migliaia di americani. In questa occasione incontra un uomo che abbiamo già visto nei precedenti capitoli: Vittorio Veltroni.
Veltroni è un giornalista radiofonico che abbraccia la televisione sin dalle prime trasmissioni sperimentali, prima della seconda guerra mondiale. La sua padronanza con il mezzo spinge la Rai a puntare su di lui per guidare il neonato Telegiornale, lui che ne scrisse la prima edizione sperimentale. Ed è proprio il primo direttore del Telegiornale a convincere Mike a rimanere in Italia, la neonata televisione ha bisogno del suo volto, è lui quello giusto.
Giornalismo e intrattenimento, le due passioni di Mike, si fondono nel suo primo programma televisivo: Arrivi e Partenze. Nel programma si intervistano personaggi famosi in arrivo e in partenza dai porti e gli aeroporti italiani... famosi in Italia però. Divenne iconica l'intervista a Giulio Andreotti, le cui domande di Mike facevano chiaramente capire che il conduttore newyorkese non sapesse chi fosse. Questo ovviamente divertiva e alimentava la curiosità dei telespettatori, che avevano la possibilità di conoscere altri aspetti dei personaggi di politica, cultura e spettacolo.
È però con i quiz in radio che si distingue veramente, attraverso la trasmissione Il motivo in maschera, con Lelio Luttazzi e Isa Bellini. Il successo di questo programma spinge i vertici Rai a replicare in televisione e il 6 novembre 1954 nasce Fortunatissimo.
Alla neonata TV italiana però manca qualcosa, serve un programma che coinvolga attivamente il pubblico, un programma che consenta il salto di qualità. Si trova l'ispirazione dal programma francese Quitte ou double?, a sua volta derivato dal game show statunitense The $64,000 Question.Nasce dunque Lascia o Raddoppia? una trasmissione che diventa un vero e proprio fenomeno culturale. Aveva un format semplice e coinvolgente: Il concorrente si presentava come esperto di una materia specifica (es. ciclismo, lirica, cinema) e doveva rispondere a una serie di domande preliminari per accumulare un montepremi iniziale. Arrivato alle battute finali, davanti alla domanda cruciale, il concorrente doveva scegliere: "Lascia" (ritirarsi e portarsi a casa la cifra vinta fino a quel momento) o "Raddoppia" (rischiare il tutto per tutto per raddoppiare la vincita). Se decideva di raddoppiare e rispondeva correttamente, vinceva la cifra massima (all'epoca i mitici 5 milioni di lire); se sbagliava anche una sola risposta, perdeva l'intero montepremi accumulato e tornava a casa a mani vuote.La prima puntata andò in onda il 26 novembre 1955, dopo una puntata di presentazione trasmessa il 19 novembre. Occupando i sabati di tantissimi italiani, questo fece insorgere i proprietari delle sale cinema, che avevano visto assottigliarsi gli incassi, proprio per la serata considerata più lucrativa della settimana. Dal 16 febbraio 1956 al 16 luglio 1959 (data di sospensione del programma), venne dunque spostato al giovedì e le sale cinema dovettero piegarsi al fenomeno culturale, installando televisori per non perdere i clienti.
Lascia o raddoppia? è l'inizio di un lungo percorso, che vedrà svilupparsi nel corso degli anni i più svariati giochi a premi. E in questo percorso rincontreremo Mike ancora diverse volte.
📺 La storia della TV italiana: dall'Italia per l'EuropaNel 1945 l'Europa si trovava in una situazione drammatica. Paesi vincitori e paesi vinti si trovarono ad affrontare problemi del tutto comuni, come la penuria di materie prime o la ricostruzione delle città distrutte dalle bombe. Il dramma e l'orrore della seconda guerra mondiale fece elevare a gran voce un grido quasi unanime: mai più. Ma più l'Europa avrebbe fatto della forza militare il sistema primario per risolvere le divergenze. Per fare sì che l'Europa rifiutasse l'uso della violenza serviva un popolo più colto, più consapevole delle proprie potenzialità e del proprio valore individuale e comunitario. Serviva un Europa unita.Tra i primi a riunirsi e fare fronte comune ci furono i principali broadcaster europei radiofonici. Nacque così l'Unione Europea di Radiodiffusione, fondata il 12 febbraio 1950. L'EBU ebbe tra i soci fondatori la RAI, come unica emittente a rappresentare l'Italia (in quanto monopolista delle frequenze all'epoca). Come abbiamo già visto, lo sviluppo radiofonico nel secondo dopoguerra funge anche da motore per lo sviluppo della televisione, cambia il mezzo, ma si tratta sempre della gestione di onde radio dopotutto, e anche con la TV le sfide sono comuni.Ma a cosa serve concretamente l'EBU? In un epoca priva di diritti televisivi e dinamiche concorrenziali, era possibile organizzare grandi eventi con pochi sforzi. L'emittente del paese ospitante si prendeva cura dell'organizzazione delle riprese televisive del singolo evento, eventualmente supportata a livello tecnico da operatori, tecnici e giornalisti di altre emittenti in trasferta. Il segnale era però trasmesso dalla singola emittente del paese ospitante, condiviso con gli altri operatori di settore attraverso i ponti radio. I centri di produzione ricevevano il segnale e lo replicavano dai trasmettitori, attraverso le proprie frequenze. Si formò dunque una vera e propria rete europea a livello infrastrutturale, che permetteva di offrire il più ampio servizio possibile al minor costo, specialmente per quanto riguarda l'informazione, lo sport e la musica. Per gli spettacoli era un po' più complesso, si preferiva trarre spunto dal format, più che replicare l'evento, come vedremo più avanti.
Questo sistema di condivisione prese il nome di Eurovisione. L'inizio delle trasmissioni condivise era annunciato da una sigla a tema unico, nulla unisce i popoli più di un inno d'altronde. E a unire le trasmissioni europee sono le note solenni ed enfatizzanti del Te Deum di Marc-Antoine Charpentier, accompagnato dal logo della emittente nazionale che trasmetteva.Ancora oggi tanti eventi sono trasmessi in Eurovisione, tra cui il Festival di Sanremo, gli angelus del papa alla domenica, il concerto di Capodanno a Vienna. La prima trasmissione ufficiale dell'Eurovisione ebbe luogo il 6 giugno 1954. Mostrava il Festival del Narciso a Montreux, in Svizzera, seguito da un programma serale da Roma, comprendente un giro del Vaticano, un discorso di papa Pio XII e la prima benedizione apostolica per mezzo televisivo. Un altro evento rilevante trasmesso in Eurovisione (un anno prima del lancio ufficiale del 1954) è l'incoronazione della regina Elisabetta II il 2 giugno 1953.La rai in Eurovisione ebbe il suo principale successo con le riprese in diretta delle Olimpiadi invernali di Cortina del 1956, successo replicato nel 1960 con le olimpiadi estive a Roma. Lo sguardo europeo sull'Italia però è soprattutto sul Festival di Sanremo. Un successo che spinge il direttore dei programmi della Rai, Sandro Pugliese, a ideare una rassegna musicale europea. Dall'idea di Pugliese, proposta ai membri dell'EBU in una riunione a Roma, nasce L'Eurovision Song Contest, il concorso musicale più importante del nostro continente, anch'esso, ovviamente, trasmesso ancora oggi in Eurovisione. Del festival e dell'eurovision Song Contest però ne riparleremo più avanti. Nel frattempo, la prima vincitrice dell'Eurovision Song Contest: è il 1956 e Lys Assia, cantante svizzera, incanta l'Europa con il suo brano Refrain:
📺 La storia della TV italiana: il Programma Nazionale
Alle 11:00 del 3 gennaio 1954 l'Italia entra nella nuova era della televisione. La RAI inizia la programmazione televisiva con le riprese in diretta dell'inaugurazione dei nuovi studi di Milano e dei trasmettitori di Torino e Roma.Ad ascoltare lo storico annuncio di Fulvia Colombo c'erano circa 100.000 persone e soltanto 30.000 - 35.000 apparecchi. I primi abbonati ufficiali registrati quell'anno furono 24.000. Si applicava una tassa per l'infrastruttura radiotelevisiva, già applicata alle radio. Il canone all'epoca era fissato a 15.000 lire. I già abbonati alla radio potevano usufruire della storica rivista Radiocorriere, che preparò un edizione speciale per quella giornata, interamente dedicata alla televisione. C'era tanta curiosità, ma non tutti potevano permettersi un apparecchio; così i bar e i locali pubblici che ne disponevano furono praticamente presi d'assalto.Era una TV totalmente diversa da quella di oggi: inanzitutto la trasmissione era in bianco e nero, c'era un solo canale che si chiamava Programma Nazionale, e le trasmissioni avevano un inizio e una fine programmata.Alle 11:00 il monoscopio per le prove tecniche viene interrotto, le trasmissioni iniziano con una sigla, composta dall'orchestra sinfonica della RAI, ispirandosi alle note di "Tutto cangia, il ciel s'abbella", tratto dall'opera Guglielmo Tell di Gioachino Rossini. La musica accompagnava le immagini di un trasmettitore che irradiava il cielo.Dopo la sigla Fulvia Colombo fa il suo annuncio dagli studi di Milano: "La Rai - Radiotelevisione Italia inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive". Segue l'elenco degli appuntamenti televisivi di quel giorno. Le annunciatrici televisive svolgono un ruolo fondamentale nel servizio di trasmissioni. Fulvia Colombo è solo una delle tante donne che entreranno nella storia come Signorine buonasera. Oltre a lei c'erano anche tante altre ragazze, tra cui la leggendaria Nicoletta Orsomando, in ruolo fino al 1993, Marisa Borroni e Maria Teresa Ruta. Il ruolo dell'annunciatrice televisiva non si limitava soltanto a elencare la programmazione all'inizio delle trasmissioni, ma accompagnava i telespettatori nel corso della giornata, per annunciare la ripresa e la sospensione della programmazione (non c'era la pubblicità).Seguì dunque l'inaugurazione del nuovo centro di trasmissione Rai di Milano. La sede Rai di Corso Sempione fu progettata da Giò Ponti e accoglieva al suo interno anche gli studi radiofonici di Milano e un auditorium per i concerti. La Rai sin dalle sue origini fa della sua produzione il punto di forza. Già il primo giorno lavoravano alla televisione circa 4.500 lavoratori. Il Centro di Produzione Televisiva di Milano mantiene la fetta più grossa del lavoro dietro le quinte, e nonostante la suddivisione del lavoro ad altri centri negli anni a venire, mantiene un ruolo centrale nella produzione.Alle 14:30 Arrivi e Partenze, la prima trasmissione vera e propria della Rai. In questo programma debutta il primo volto vero e proprio della televisione italiana, un giovanissimo italo-americano che si era già distinto in radio: Mike Bongiorno.La trasmissione, ideata da un altro gigante della TV italiana, il regista Antonello Falqui, vedeva il giornalista Armando Pizzo inseguire i volti più famosi di cinema e spettacolo in partenza o in arrivo nei principali porti e aeroporti.
Alle 15:00 le trasmissioni riprendono con L'orchestra delle quindici, un programma musicale di intrattenimento e musica leggera diretto da Eros Macchi e presentato da Febo Conti.
Alle 15:45 Pomeriggio Sportivo segue la domenica calcistica in diretta, con brevi collegamenti tra i campi.
Verso sera, alle 17:30 la prima proiezione della storia: Le miserie del signor Travet, un film del 1945 diretto da Mario Soldati, che fu la prima pellicola cinematografica mai trasmessa in TV in Italia.Segue poi alle 19:00 Le avventure dell'arte: Primo format culturale focalizzato sulla vita e le opere di Giambattista Tiepolo, curato da Antonio Morassi.
Alle 20:45 il telegiornale, interamente dedicato alla giornata inaugurale della televisione.
Dopo il telegiornale, alle 21:15, Teleclub è il primo talk show della storia, che mette a confronto uomini di cultura su più svariati argomenti.
Poi alle 21:45 Teatro in diretta: La commedia L'osteria della posta di Carlo Goldoni, con la regia di Franco Enriquez, trasmessa interamente dal vivo.
Alle 22:45 Settenote, una rassegna musicale che esplora l'Italia attraverso i migliori interpreti musicali.
Alle 23:15 la giornata termina con La Domenica Sportiva, prima puntata delle trasmissioni regolari, ma già la tredicesima della sua storia.
Lo sapevate com'è nata Smoke on the Water?Questa è Montreux, città svizzera che si affaccia sul lago Lemano. L'edificio che sta prendendo fuoco è il casinò, dove si stava esibendo Frank Zappa. Uno stupido, così chiamato dai Deep Purple nel brano, accese un razzo segnalatore durante il concerto, che diede immediatamente fuoco alla copertura del grande salone. I Deep Purple erano a Montreux per registrare il nuovo album e quella sera del 4 dicembre 1971 assistettero in prima fila a quel concerto.
Miracolosamente da quella palla di fuoco uscirono tutti quanti illesi. Quella colonna di fumo riflessa nel lago (Smoke on the water appunto), divenne l'ispirazione di uno dei brani più iconici nella storia del rock.
Il testo è praticamente un racconto di quella terribile giornata, ma a rendere veramente il tutto leggendario è il mitico giro di chitarra iniziale. Il famosissimo riff di chitarra che apre il brano è nato quasi per caso durante una jam session nei sotterranei del Grand Hotel (ribattezzati "The Pavilion"). Il chitarrista Ritchie Blackmore ha più volte dichiarato di essersi ispirato a una melodia classica, precisamente all'incedere della Quinta Sinfonia di Beethoven, suonandola però sulle doppie corde.
Nella mia collezione ho il vinile della versione più bella in assoluto, registrata live a Osaka nel '72.
Oggi è stato un ritorno un po' triste in università. Non conoscevo Sofia, la mia collega deceduta in Portogallo durante l'Erasmus. Quando però una giovane vita si ferma così all'improvviso ci si sente tutti fragili.
Tanti hanno voluto esprimere vicinanza ai suoi compagni, su iniziativa di tutti i rappresentanti dei comitati studenteschi ci siamo riuniti al Campus Bovisa, dove studiava design.
Di lei ho voluto leggere soltanto il ricordo di un suo amico, perché come sempre sui social si racconta fin troppo senza sapere molto. E per questo che non dirò nient'altro. Quello che ho imparato oggi è che lei condivideva con me la stessa ironia sui complottisti, rispondere o commentare a certe cose è inutile.
Io sono troppo buona, in teoria su Vinted se non puoi spedire devi mettere la modalità vacanza... sarà la quarta volta in un mese che riacquisto perché l'utente non spedisce per tempo.
Potrei mettere una recensione negativa, ma non lo faccio mai, tralascio e via...
📺 La storia della TV italiana: inizio trasmissioni
Sul finire della Seconda Guerra Mondiale nasce la RAI - Radio Audizioni Italiane, che sostituisce nelle funzioni la vecchia EIAR. Mentre l'infrastruttura radiofonica viene ricostruita a tempo di record (completata già nel 1948), rimaneva tanta curiosità per le trasmissioni sperimentali in radio visione, esibite nelle manifestazioni fieristiche di Milano prima della guerra.Ancora una volta è Torino a fare da apripista, esattamente dove si accese il segnale per la prima volta, sulla collina torinese di Eremo, fu installato un nuovo trasmettitore sperimentale da 5 kW, che entrò in funzione nel gennaio 1949. Nelle prime trasmissioni sperimentali del secondo dopoguerra venivano trasmesse principalmente prove tecniche, ma già nel 1950 fu trasmess la prima partita di calcio in diretta, un Juventus-Milan che finì 7-1 per i rossoneri, visibile soltanto a Torino.
Poco dopo a Milano fu riacceso il ripetitore sopra la Torre Branca di Parco Sempione, poi sostituito dal nuovo trasmettitore di Corso Sempione nel 1952.Ed è a Milano che nasce il primo programma vero e proprio: il telegiornale. Il primo telegiornale va in onda alle 21:00 del 10 settembre 1952, condotto da Riccardo Paladini. Paladini con poche immagini racconta la regata storica di Venezia, i funerali del conte Carlo Sforza, la campagna elettorale negli Stati Uniti, la corrida portoghese e il Gran Premio di Formula 1 a Monza, per un totale di 15 minuti totali.
Ciò che più è degno di nota però è l'inizio del telegiornale; la sigla composta dall'orchestra sinfonica della Rai è una elaborazione attribuibile a Carlo Pes, del motivo che Egidio Storaci aveva a suo tempo creato per la rivista musicale radiofonica I quattro moschettieri del 1934, composta ispirandosi a sua volta al brano Cuando vuelva a tu lado (1934), della compositrice messicana María Grever. Questa sigla ha un tono solenne ed enfatizzate, con squilli di tromba che attirano subito l'attenzione dello spettatore. Pur cambiando nel corso degli anni, il motivetto alla base non cambierà mai, accompagnando ogni edizione del Telegiornale e successivamente del TG1 fino ad oggi.Tra le prime trasmissioni sperimentali c'è anche La Domenica Sportiva, la trasmissione più longeva nella storia d'Italia. La prima puntata va in onda la sera dell'11 ottobre 1953: furono trasmesse le principali immagini (oggi si dicono anche "highlights") della partita di Serie A tra Inter e Fiorentina, della 50 km di marcia di Abbiategrasso e infine della gara ciclistica Tre Valli Varesine. Ormai i tempi sono maturi: è il 27 dicembre 1953 e a Torino il consiglio di amministrazione della Rai si riunisce per approvare il primo palinsesto. Le trasmissioni sperimentali si chiudono con il nuovo anno. Alle 11:00 del 3 gennaio 1954 l'annunciatrice Fulvia Colombo annuncia l'inizio delle regolari trasmissioni. Di quel momento storico non vi sono registrazioni, non esistevano all'epoca. Il giornalista Ugo Zatterin, in occasione dei 10 anni televisione italiana, fece recitare a Fulvia Colombo quel momento storico, che pur non originale, divenne una pietra preziosa nell'archivio storico RAI. Quel 3 gennaio 1954 è l'anno zero della TV italiana.
Nella serie di Death Note viene tralasciato un particolare importantissimo che c'è nel fumetto, sconfortante ma assolutamente veritiero.
Man mano che Kira colpisce i criminali cresce la paura nel compiere azioni violente. Cessano le guerre, i furti, gli omicidi, le rapine.
Nel periodo in cui Kira smette, quando Light si fa arrestare da L, il primo giorno è tutto ok, ma appena ci si rende conto che Kira è scomparso, Tokyo cade nel caos: una giungla di rapine, violenze, omicidi. Stessa cosa alla fine della storia.