La donna è Mina (non devo dirvi mica chi è Mina, vero? 🤨). Meno conosciuto per noi giovincelle è quel signore al suo fianco. Si tratta di Corrado Pani, attore molto conosciuto negli anni '60.
Trovate la stanza 161. Se non la trovate, basta aspettare la luna piena.
Un po' di tempo fa avevo parlato di sicurezza sui mezzi pubblici di Milano. Molte persone rimangono meravigliate quando sostengo fermamente che viaggiare a Milano è sicuro, e la questione della sicurezza è un fatto percettivo.
In via Monterosa si trova la sala operativa di controllo delle linee M1, M2 ed M3. Per le metropolitane senza conducente c'è invece una sala di regia apposta, per la M5 si trova sotto al capolinea Bignami, mentre per la nuova M4 al sotto del capolinea San Cristoforo.
Anno 476. È un anno di fine, ma anche d'inizio, un anno di ultimi e di primi. Il 476 segna la caduta dell'ultimo imperatore d'Occidente, anche se l'impero è già in frantumi da diversi anni. Odoacre depone Romolo Augusto, e regna sulla penisola italiana dopo di lui. Rex Italiae: Odoacre è il primo re d'Italia della storia.
Alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente, Milano è una città già profondamente segnata. La struttura amministrativa romana stava già lasciando il posto a quella ecclesiastica. Nonostante ciò, per Milano è una caduta senza rumore. Odoacre mantenne però l'impianto amministrativo romano, dalle leggi alle tasse. Magistrati e funzionari furono mantenuti al loro posto, e addirittura la città fu risparmiata dai saccheggi, soprattutto grazie al vescovo Teodoro I, che trattò direttamente con Odoacre, garantendo per il popolo l'assoluta fedeltà, in cambio della sicurezza cittadina.
Scompaiono edifici come le terme, ma si inizia lentamente a gettare le fondamenta odierne. Il fatto che Odoacre mantenne l'impianto amministrativo romano non è un piccolo particolare, perché si mantenne sì la stabilità, ma il re fece i conti anche con le difficoltà nell'essere accettato dalla nobiltà. Naturalmente, in questo equilibrio precario, Odoacre faceva della sua forza militare il suo potere.
Il Belvedere "Silvio Berlusconi" di Palazzo Lombardia, al 39° piano (161 metri di altezza) si sale dagli ascensori in soli 40 secondi.
Oltre alla vista spettacolare, c'erano esposte due torce olimpiche, quella blu per le olimpiadi e quella color rame per le paralimpiadi.
Prima di salire tra l'altro regalavano alcuni prodotti. A me hanno dato una crema idratante, mentre al mio ragazzo hanno regalato un olio per piedi e dei calzini (che mi sono presa io perché non li voleva). Avrei preferito un peluche di Tina o di Milo, però va bene lo stesso.
Da piccolina ero già stata al belvedere dell'altro palazzo regionale, il Grattacielo Pirelli. Oggi è intitolato a Dario Fo e ricorda il drammatico incidente aereo del 2002, in cui un aereo da turismo danneggiò quello che allora era il grattacielo più alto d'Italia.
Enzo Tortora era un giornalista e conduttore televisivo, papà de' La Domenica Sportiva e di trasmissioni che hanno fatto la storia della televisione italiana, come Portobello. Un personaggio scomodo, senza peli sulla lingua, ma che soltanto i tanti disonesti potevano odiare. Tortora si batteva per la cattiva gestione politica, soprattutto per la pessima gestione politica della Rai, che lo allontanò diverse volte.
Boh, una foto a caso.
Bene, è tardi e domani devo alzarmi presto, buona...notte?
L'unica area priva di preoccupazione era quella ecclesiastica. La Chiesa in questo periodo attraversò un'epoca in cui acquisì un ruolo sempre più centrale nella gestione delle città, in assenza di una forte autorità statale. Alla guida vi furono figure ecclesiastiche di alto profilo, come il vescovo Venerio.
La pur precaria stabilità di Milano venne però spezzata bruscamente con l'invasione degli Unni in Italia. Questo antico popolo nomade, di stirpe mongolica (Asia centrale), riuscì a penetrare le fragili linee difensive dell'impero. Dopo aver saccheggiato Aquileia, Attila entrò nella Pianura Padana, saccheggiando diverse città (Padova, Mantova, Verona, Brescia, Bergamo) prima di giungere a Milano, che aprì loro le porte per paura, venendo comunque saccheggiata.
Come già detto la Chiesa colmò il vuoto politico, e lo dimostra il fatto che fu proprio un pontefice a fermare Attila. Leone I incontrò Attila sul fiume Mincio, vicino a Mantova. Secondo la leggenda San Pietro e San Paolo sono comparsi ad Attila armati, convincendolo a lasciare il nord Italia. È più probabile però che sia stata la pressione militare romana e l'epidemia che decimò il suo esercito.
Nel capitolo 23 abbiamo seguito Alarico I fino al valico alpino. Il Re dei Visigoti, un tempo alleato dell'Impero Romano, decide di ribellarsi contro l'imperatore, iniziandone a logorare la stabilità interna. L'obbiettivo primario è di dare ai Visigoti una terra stabile e indipendente.
Con un esercito di barbari diretto verso la capitale dell'Impero Romano d'Occidente, la corte chiede a Onorio di scappare in Gallia, ma il magister militum Stilicone lo spinge a mantenere il controllo della capitale. Un imperatore che fugge non rimane un imperatore a lungo. In una notte del marzo 402, dalle mura di Milano i soldati iniziano a vedere fiamme dalla campagna. I Visigoti sono giunti alle porte, bruciando gli accampamenti dei Romani. Onorio trova un via di mezzo tra il fuggire e il difendersi sapendo di perdere: sposta la capitale. La corte si trasferisce a Ravenna, lasciando le milizie a difesa della città.
Il conflitto prosegue alla morte di Onorio, e avrà il culmine nel 410. Il Sacco di Roma rimarrà nella storia come una delle pagine più buie della storia umana, dove ogni istinto primordiale riemerge negli uomini.
Questa scelta stilistica, va specificato, non è propriamente colpa di noi architetti, è per il vostro bene. La linea austera permette di dare una funzionalità plurale all'edificio. Questo significa che gli edifici studiati così sono fatti apposta per sacrificare totalmente la loro estetica per la funzionalità. È come una bilancia ⚖️, non si può avere equilibrio se si butta tutto il peso da una parte. In un mercato immobiliare bloccato ma al contempo intasato di richieste questa è una scelta necessaria.
I Goti, un popolo germanico, la cui convivenza all'interno dell'Impero Romano era veramente difficile. Alleati militari, si, in quanto grandi guerrieri, ma incredibilmente brontoloni. Ed è sulle rive del Danubio che nasce la sventura per Milano, che ha un nome e un cognome: Flavio Alarico. Alarico, come tutti i maschi dell'epoca, non fa neanche in tempo a dire le sue prime parole, che già gli viene messa in mano una spada. Formandosi diventa un grande guerriero e un abile stratega. L'imperatore Teodosio I lo mette infatti a capo di un gruppo militare nella Tracia, una regione tra l'odierna Bulgaria e Grecia. La fedeltà a Teodosio durò per molti anni, fino al 391.
Un vantaggio che il Re dei Visigoti sfruttò anche per sfondare quel confine che un tempo era considerato impenetrabile... Roma, la gloriosa urbe, divenne l'obbiettivo principale. È una cosa che gli storici non sono riusciti a capire. Sul perché i visigoti valicarono le Alpi, quando non era affatto nei loro obbiettivi iniziali, non si sa proprio il perché. Ambizione forse? Roma era la miglior città da poter saccheggiare, sede di grandi famiglie nobili.
