La Storia di Milano - Capitolo 45: l'altare di Sant'Ambrogio.
Prima tavola del Dittico delle Cinque Parti, tra le più importanti testimonianze artistiche d'epoca carolingia.In epoca carolingia la città cambia poco. Le principali novità riguardano i luoghi religiosi, dove si investì parecchio. La Basilica di Santa Tecla, all'epoca cattedrale della città, oggi non esiste più. Questa fu fortemente modificata dopo la conquista di Carlo Magno. Tra le principali eredità che la basilica lascia ai tesori del Duomo troviamo il Dittico delle Cinque Parti, in avorio ravennate del VI secolo, donato da Carlo Magno nell'811.
Seconda tavola del Dittico delle Cinque Parti.Sono due tavole che si potrebbero paragonare alle moderne copertine dei libri. Al tempo la scrittura era cosa riservata quasi totalmente ai monaci. Lo sviluppo dei monasteri è strettamente collegato alle opere letterarie, poche e strettamente legate alla religione cattolica. Questi imponenti tomi di carta erano molto fragili e la loro scrittura era esclusivamente a mano. Per proteggere questo lavoro si utilizzavano queste copertine molto elaborate. Oltre all'avorio si utilizzava spesso oro, argento, ma soprattutto metalli preziosi. Ecco che il libro, riservato a una elite culturale, viene elevato a oggetto prezioso. Il Dittico delle Cinque Parti è visibile nel Museo della Veneranda Fabbrica del Duomo.
L'altare maggiore della Basilica di Sant'Ambrogio, opera dell'orefice milanese Vuolvino.Un altro elemento di epoca carolingia molto interessante lo troviamo nella Basilica di Sant'Ambrogio. L'altare maggiore della basilica è il fulcro della sua ristrutturazione in epoca carolingia, voluta dal vescovo Angilberto II.
Lato frontale dell'altare di Sant'Ambrogio.Ambrogio, Protasio e Gervasio sono i tre santi più importanti di Milano. La presenza delle loro spoglie sotto all'altare doveva essere manifestata dunque con imponenza e sacralità. Angilberto II si rivolge dunque a un orafo milanese di nome Vuolvino. L'oreficeria all'epoca rappresenta la massima espressione artistica. Pochi magister phaber sanno maneggiare l'oro come Vuolvino. L'oro è un metallo facilissimo da lavorare, ma l'altare di Sant'Ambrogio è qualcosa di complesso, articolato in bassorilievi che ripercorrono la vita di Gesù e di Sant'Ambrogio.
In questo dettaglio dellaltare notiamo una miniatura raffigurante Sant'Ambrogio che incorona Vuolvino. Una corona metaforica che incarna l'incarico affidato all'orefice. Con questo dettaglio Vuolvino forma la sua opera, cosa del tutto rara per l'epoca.Vuolvino è tra i primi artisti classici a mettere una firma su un opera d'arte. Nel medioevo è ancora qualcosa di raro. A lui è dedicata una via a Milano, pur riportato come Volvinio, è un omaggio a un intera categoria che all'epoca sapeva dare concretezza ai racconti religiosi. Come abbiamo visto, la scrittura era qualcosa di elitario. La maggior parte della popolazione non sapeva leggere. Rappresentare dunque i racconti nella forma artistica, sotto forma di immagini, creava una forte connessione con il popolo, che comprendeva più facilmente questi racconti.