23 agosto 2022.
L'estate si avvia alla conclusione. Mi alzo, do un bacio al mio fidanzato di allora che ancora dorme e vado a correre.
Arrivata al parco, parcheggio la macchina e metto la musica nelle cuffiette. Terminata la canzone (Can't Hold Us) parte una pubblicità, quella cosa che forzatamente rompe le scatole di tutti noi, a meno che non raggiunga il suo scopo, ovvero spingerci a diventare clienti di qualcosa, oppure follower in questo caso. In quel caso il pubblicitario ha fatto centro, ha ottenuto il suo obbiettivo.
E in quei trenta secondi che un pezzo della mia vita è cambiata. Il giorno precedente su Spotify è nato un podcast che è diventato parte della mia quotidianità.
Non hanno un amico? È una domanda nata nella mente del comico Luca Bizzarri di fronte a una politica che invece della serietà ha scelto di rubargli il mestiere. Non hanno un amico che gli dica: guarda che non è il caso di questa cosa, non è il caso di fare questa cosa. Una comicità innaturale che viene cavalcata da comici che mi piacciono molto, primo fra tutti Maurizio Crozza. Una comicità che ha una forza immensa, perché scatta il paradosso in cui il personaggio subisce il successo della sua caricatura comica. Un esempio fra tutti Vincenzo De Luca.
Luca Bizzarri ha trasformato questa domanda in un podcast che è diventato ormai quotidiano e accompagna il mio quotidiano quando faccio colazione. La potenza immensa di fare ridere, ma al contempo riflettere è un talento che ammiro molto, lascia quella risata amara, che aiuta a capire e a crescere. Non hanno un amico è parte della mia quotidianità, ma non sempre c'è da ridere. La voce di Luca mentre faccio colazione in molte occasioni è entrata dritta dritta nel mio orgoglio, perché la politica rappresenta vizi e virtù che rispecchiano profondamente il paese, sono i nostri rappresentanti dopotutto. Toccare certi temi con una riflessione non ti fa cambiare idea, ma ti fa riflettere. È esattamente come trovarsi appunto quell'amico che manca quando facciamo una stronzata, quello che ci dice "fermati, rifletti".
All'ascolto di questo podcast poi si è aggiunta la bellissima e pacata voce di Cecilia Sala con il suo podcast "stories". Stile ben differente, con quel giornalismo sano che piace a me, privo di tendenziosità e aperto allo scenario nazionale e internazionale.
Il 19 dicembre 2024 Cecilia è stata arrestata dal regime di Theran con quale accusa? Boh, fu arrestata mentre si trovava in Iran con un regolare visto giornalistico per Cora Media, per noi che l'ascoltiamo tutti giorni. La notizia dell'arresto fu diffusa dalla Farnesina il 27 dicembre 2024, per agevolare il lavoro diplomatico.
Ho vissuto quel mese con grande tristezza e apprensione, perché era venuta a mancare, forzatamente, una parte della mia quotidianità e del mio diritto ad informarmi. E alla faccia di chi sale sempre sul carro dei vincitori, io l'8 gennaio 2025 ero davvero felice per il suo rientro in Italia.
Emozioni nate da 30 secondi di pubblicità.
L'estate si avvia alla conclusione. Mi alzo, do un bacio al mio fidanzato di allora che ancora dorme e vado a correre.
Arrivata al parco, parcheggio la macchina e metto la musica nelle cuffiette. Terminata la canzone (Can't Hold Us) parte una pubblicità, quella cosa che forzatamente rompe le scatole di tutti noi, a meno che non raggiunga il suo scopo, ovvero spingerci a diventare clienti di qualcosa, oppure follower in questo caso. In quel caso il pubblicitario ha fatto centro, ha ottenuto il suo obbiettivo.
E in quei trenta secondi che un pezzo della mia vita è cambiata. Il giorno precedente su Spotify è nato un podcast che è diventato parte della mia quotidianità.
Non hanno un amico? È una domanda nata nella mente del comico Luca Bizzarri di fronte a una politica che invece della serietà ha scelto di rubargli il mestiere. Non hanno un amico che gli dica: guarda che non è il caso di questa cosa, non è il caso di fare questa cosa. Una comicità innaturale che viene cavalcata da comici che mi piacciono molto, primo fra tutti Maurizio Crozza. Una comicità che ha una forza immensa, perché scatta il paradosso in cui il personaggio subisce il successo della sua caricatura comica. Un esempio fra tutti Vincenzo De Luca.
Luca Bizzarri ha trasformato questa domanda in un podcast che è diventato ormai quotidiano e accompagna il mio quotidiano quando faccio colazione. La potenza immensa di fare ridere, ma al contempo riflettere è un talento che ammiro molto, lascia quella risata amara, che aiuta a capire e a crescere. Non hanno un amico è parte della mia quotidianità, ma non sempre c'è da ridere. La voce di Luca mentre faccio colazione in molte occasioni è entrata dritta dritta nel mio orgoglio, perché la politica rappresenta vizi e virtù che rispecchiano profondamente il paese, sono i nostri rappresentanti dopotutto. Toccare certi temi con una riflessione non ti fa cambiare idea, ma ti fa riflettere. È esattamente come trovarsi appunto quell'amico che manca quando facciamo una stronzata, quello che ci dice "fermati, rifletti".
All'ascolto di questo podcast poi si è aggiunta la bellissima e pacata voce di Cecilia Sala con il suo podcast "stories". Stile ben differente, con quel giornalismo sano che piace a me, privo di tendenziosità e aperto allo scenario nazionale e internazionale.
Il 19 dicembre 2024 Cecilia è stata arrestata dal regime di Theran con quale accusa? Boh, fu arrestata mentre si trovava in Iran con un regolare visto giornalistico per Cora Media, per noi che l'ascoltiamo tutti giorni. La notizia dell'arresto fu diffusa dalla Farnesina il 27 dicembre 2024, per agevolare il lavoro diplomatico.
Ho vissuto quel mese con grande tristezza e apprensione, perché era venuta a mancare, forzatamente, una parte della mia quotidianità e del mio diritto ad informarmi. E alla faccia di chi sale sempre sul carro dei vincitori, io l'8 gennaio 2025 ero davvero felice per il suo rientro in Italia.
Emozioni nate da 30 secondi di pubblicità.
Vi racconto camera mia.
Partiamo dall'armadio: Ho una cura maniacale per i miei vestiti.
L'armadio è diviso in 4 comparti. Nel primo ci appesi gli abiti lunghi, le gonne e i vestiti delicati che non vanno piegati. Sono appesi sul tubo in alto, mentre in basso ci sono due ripiani, sopra le magliette e le canottiere e sotto i pantaloni e i leggings, divisi per gruppi.
Nel secondo comparto ci sono appese le giacche e i maglioni, altri due ripiani raccolgono le felpe, sopra quelle senza cerniera e sotto quelle con cerniera.
Nel terzo comparto ci sono appese le mie maglie del Milan, in ordine di stagione, e tutto l'abbigliamento tecnico che ho collezionato, riposto nei ripiani. Sotto ci sono le scatole che raccolgono i gadget. Qui trova spazio anche la mia passione per la pallavolo, ci sono le divise della nazionale e quelle di quando giocavo. Infine le mie cose per fitness e running.
Il quarto comparto è più piccolino, e ha più ripiani. Qua ci metto trucchi, profumi, gioielli, borse e altri accessori. L'anta ha uno specchio integrato e un piccolo maniglione per appendere i vestiti da usare. Sotto ci sono tre cassetti con l'intimo (primo mutandine, secondo reggiseni e terzo calze)
L'armadio occupa tutta la parete della porta, davanti c'è uno sgabellino, lo uso principalmente per tingermi le unghie dei piedi. Sul lato finestra, sotto c'era il termosifone, ma poi mio papà mi ha fatto mettere il riscaldamento a pavimento e nell'incasso ora c'è una piccola scrivania. Per studiare e disegnare non uso questa, ma ho uno studiolo, che in origine era uno sgabuzzino. Quindi questa serve principalmente per truccarmi e sistemare le cose. Li c'è sempre una lampada, e uno specchietto. Frequente trovarci però attrezzature per la fotografia.
Il lato opposto alla finestra ovviamente ha il letto al centro, matrimoniale, perché quando sono venuta qua a vivere da sola convivevo. A fianco ci sono due comodini con cassetto, il lato in cui dormo ha sempre un libro, la piattaforma per caricare il telefono, la radiosveglia di mio nonno e quando dormo gli occhiali. Nell'altro cassetto ci sono invece le cose del mio fidanzato, principalmente calzini e mutande, che usa quando viene a dormire da me. La spalliera del letto ha un vano, che raccoglie federe, lenzuola, coperte, eccetera. Sopra il letto ci sono due fotografie, una con la mia famiglia al completo e un'altra con me e il mio ragazzo che ci baciamo sulla lanterna del Faro Voltiano, a Como. Mamma ha la stessa foto a casa dei miei in soggiorno, dice che è la più bella foto che abbiamo...
Per finire l'altra parete è occupata da uno scaffale con libri e scatolette varie. Qui c'è un proiettore che punta sul soffitto la volta celeste, mentre sul muro ci sono dei poster, tra cui Elodie, Rafael Leao e Beatrice Parrocchiale. Il poster più interessante però è una mia fotografia, fatta al lucernario della stazione Amendola, della linea M1 della metropolitana, è un simbolo del fatto che arte e design sono nel nostro quotidiano.
Partiamo dall'armadio: Ho una cura maniacale per i miei vestiti.
L'armadio è diviso in 4 comparti. Nel primo ci appesi gli abiti lunghi, le gonne e i vestiti delicati che non vanno piegati. Sono appesi sul tubo in alto, mentre in basso ci sono due ripiani, sopra le magliette e le canottiere e sotto i pantaloni e i leggings, divisi per gruppi.
Nel secondo comparto ci sono appese le giacche e i maglioni, altri due ripiani raccolgono le felpe, sopra quelle senza cerniera e sotto quelle con cerniera.
Nel terzo comparto ci sono appese le mie maglie del Milan, in ordine di stagione, e tutto l'abbigliamento tecnico che ho collezionato, riposto nei ripiani. Sotto ci sono le scatole che raccolgono i gadget. Qui trova spazio anche la mia passione per la pallavolo, ci sono le divise della nazionale e quelle di quando giocavo. Infine le mie cose per fitness e running.
Il quarto comparto è più piccolino, e ha più ripiani. Qua ci metto trucchi, profumi, gioielli, borse e altri accessori. L'anta ha uno specchio integrato e un piccolo maniglione per appendere i vestiti da usare. Sotto ci sono tre cassetti con l'intimo (primo mutandine, secondo reggiseni e terzo calze)
L'armadio occupa tutta la parete della porta, davanti c'è uno sgabellino, lo uso principalmente per tingermi le unghie dei piedi. Sul lato finestra, sotto c'era il termosifone, ma poi mio papà mi ha fatto mettere il riscaldamento a pavimento e nell'incasso ora c'è una piccola scrivania. Per studiare e disegnare non uso questa, ma ho uno studiolo, che in origine era uno sgabuzzino. Quindi questa serve principalmente per truccarmi e sistemare le cose. Li c'è sempre una lampada, e uno specchietto. Frequente trovarci però attrezzature per la fotografia.
Il lato opposto alla finestra ovviamente ha il letto al centro, matrimoniale, perché quando sono venuta qua a vivere da sola convivevo. A fianco ci sono due comodini con cassetto, il lato in cui dormo ha sempre un libro, la piattaforma per caricare il telefono, la radiosveglia di mio nonno e quando dormo gli occhiali. Nell'altro cassetto ci sono invece le cose del mio fidanzato, principalmente calzini e mutande, che usa quando viene a dormire da me. La spalliera del letto ha un vano, che raccoglie federe, lenzuola, coperte, eccetera. Sopra il letto ci sono due fotografie, una con la mia famiglia al completo e un'altra con me e il mio ragazzo che ci baciamo sulla lanterna del Faro Voltiano, a Como. Mamma ha la stessa foto a casa dei miei in soggiorno, dice che è la più bella foto che abbiamo...
Per finire l'altra parete è occupata da uno scaffale con libri e scatolette varie. Qui c'è un proiettore che punta sul soffitto la volta celeste, mentre sul muro ci sono dei poster, tra cui Elodie, Rafael Leao e Beatrice Parrocchiale. Il poster più interessante però è una mia fotografia, fatta al lucernario della stazione Amendola, della linea M1 della metropolitana, è un simbolo del fatto che arte e design sono nel nostro quotidiano.
La Storia di Milano - Capitolo 36: Cordusio
Piazza Cordusio oggi
È uno dei luoghi ad alta frequentazione a Milano; dal Duomo al Castello Sforzesco i turisti ignorano questa piazza. Effettivamente non c'è granché da ammirare. Sulla piazza svetta il Palazzo delle Assicurazioni Generali, inaugurato nel 1901, poi c'è:
Tutti questi grandi palazzi d'impronta rinascimentale, hanno fatto sparire l'impianto medievale che sorgeva in epoca longobarda: un agglomerato di case, che riduceva la piazza ad una misera stradina fangosa. Ma è qui che in origine risiedevano i duchi longobardi.
Fu Alboino a volere la costruzione di una residenza ducale a Milano. Non si hanno però testimonianze archeologiche. A ricordo di questo palazzo, che sicuramente fu tra i più affascinanti del periodo alto-medievale, rimane soltanto il nome.
Il nome Cordusio infatti affonda le radici nel nome del palazzo: De curte ducis, o
Curia ducis, ossia la corte dei duchi lombardi. Per corruzione la parola fu poi trasformata in Cortedoxi", poi Corduce, Corduso e infine Cordusio.
La corte ducis era affiancata dalla Piazza dei Mercati, che vedremo in epoca basso-medievale. Questa si interponeva tra il Palazzo e il cuore religioso di Milano, le due basiliche che si trovavano nell'odierna Piazza Duomo (capitolo 18).
È uno dei luoghi ad alta frequentazione a Milano; dal Duomo al Castello Sforzesco i turisti ignorano questa piazza. Effettivamente non c'è granché da ammirare. Sulla piazza svetta il Palazzo delle Assicurazioni Generali, inaugurato nel 1901, poi c'è:
- Palazzo Broggi, costruito tra il 1899 e il 1901. Lo scopriremo quando si parlerà della Borsa di Milano
- Casa Dario-Biandrà, tra via Mercanti e via Tommaso Grossi, realizzato nel 1900 su progetto di Luca Beltrami.
- Palazzo del Credito Italiano, la cui prima costruzione fu a cura di Luigi Broggi, oggi di proprietà del gruppo cinese Fosun.
Tutti questi grandi palazzi d'impronta rinascimentale, hanno fatto sparire l'impianto medievale che sorgeva in epoca longobarda: un agglomerato di case, che riduceva la piazza ad una misera stradina fangosa. Ma è qui che in origine risiedevano i duchi longobardi.
Fu Alboino a volere la costruzione di una residenza ducale a Milano. Non si hanno però testimonianze archeologiche. A ricordo di questo palazzo, che sicuramente fu tra i più affascinanti del periodo alto-medievale, rimane soltanto il nome.
Il nome Cordusio infatti affonda le radici nel nome del palazzo: De curte ducis, o
Curia ducis, ossia la corte dei duchi lombardi. Per corruzione la parola fu poi trasformata in Cortedoxi", poi Corduce, Corduso e infine Cordusio.
La corte ducis era affiancata dalla Piazza dei Mercati, che vedremo in epoca basso-medievale. Questa si interponeva tra il Palazzo e il cuore religioso di Milano, le due basiliche che si trovavano nell'odierna Piazza Duomo (capitolo 18).
Chissà come furono i funerali di Teodolinda...
io immagino una solennità incredibile, mai vista prima. Il re distrutto dalla perdita della sua consorte, ma tutto il popolo longobardo e romano devastato nell'anima. Monza sarà stata sicuramente stracolma di figure di spicco di quell'epoca. Grandi assenti i bizantini, che videro nella scomparsa della regina un occasione per colpire i longobardi.
Nel popolo non c'era solo il dolore della scomparsa di una regina amata, ma c'era anche quella preoccupazione, quel sentore che tutto sarebbe precipitato.
Nel popolo non c'era solo il dolore della scomparsa di una regina amata, ma c'era anche quella preoccupazione, quel sentore che tutto sarebbe precipitato.
La Storia di Milano - Capitolo 35: eredità e fede
La tomba di Teodolinda
Nel 627 Teodolinda chiude gli occhi per l’ultima volta, a Milano e Monza c'è molta incertezza. Non muore solo una regina; scompare il ponte tra il mondo romano e quello barbaro. Il destino dei Longobardi però non è più fatto solo di spade, c'è molta politica dietro alla successione e il sangue conta molto. La figura centrale nella successione è Gundeberga, figlia di Teodolinda e Agilulfo.
Ipotetico ritratto di Gundeberga
Gundeberga eredita la bellezza e la capacità politica della madre, e l'audacia e la determinazione del padre. Chi vuole regnare sui Longobardi deve averla al fianco, perché è lei a incarnare la stirpe bavarese, l'unica che i sudditi cattolici di Milano riconoscono davvero.
La vita di Gundeberga sembra un'eco di quella della madre, ma con toni più scuri. Sposa Arioaldo, duca di Torino, un ariano. La convivenza è difficile: Milano e Monza restano roccaforti cattoliche, mentre la corte di Pavia oscilla pericolosamente verso le vecchie tradizioni germaniche.
In questo clima Gundeberga viene accusata di tradimento. La leggenda narra di un corteggiatore respinto, Adalulfo, che per vendetta la accusa di complottare contro il re. Gundeberga finisce prigioniera in una torre a Lomello per tre lunghi anni. A salvarla non è un miracolo, ma un’usanza longobarda che sa di antico: il giudizio di Dio. Un campione combatte per lei in duello, vince, e la regina torna trionfante sul trono.
Ritratto di Arioaldo
Alla morte di Arioaldo, Gundeberga compie lo stesso gesto della madre: sceglie il nuovo re. La sua mano va a Rotari, duca di Brescia. È un matrimonio politico, freddo, forse persino forzato, ma necessario. Mentre Rotari passa alla storia per le sue leggi e le sue conquiste, Gundeberga lavora nell'ombra per mantenere viva l'eredità spirituale di Teodolinda.
Nonostante i drammi coniugali e le congiure di palazzo, Gundeberga mantiene vivo l'impegno di sua madre. Protegge la Basilica di San Giovanni a Monza e sostiene il clero milanese. Se Milano in questi anni non viene riassorbita totalmente dal paganesimo o dalle correnti eretiche, lo si deve alla tenacia di questa donna che, nonostante il ritorno di Pavia al ruolo di capitale, fa mantenere a Milano, con le sue basiliche la centralità religiosa.
Va sottolineato che la dinastia bavarese era l'unica ad avere stretti rapporti con la Chiesa. La diplomazia di Gundeberga è determinante per il futuro del Nord Italia, in particolare per i rapporti con i Franchi, per ora.
Nel 627 Teodolinda chiude gli occhi per l’ultima volta, a Milano e Monza c'è molta incertezza. Non muore solo una regina; scompare il ponte tra il mondo romano e quello barbaro. Il destino dei Longobardi però non è più fatto solo di spade, c'è molta politica dietro alla successione e il sangue conta molto. La figura centrale nella successione è Gundeberga, figlia di Teodolinda e Agilulfo.
Gundeberga eredita la bellezza e la capacità politica della madre, e l'audacia e la determinazione del padre. Chi vuole regnare sui Longobardi deve averla al fianco, perché è lei a incarnare la stirpe bavarese, l'unica che i sudditi cattolici di Milano riconoscono davvero.
La vita di Gundeberga sembra un'eco di quella della madre, ma con toni più scuri. Sposa Arioaldo, duca di Torino, un ariano. La convivenza è difficile: Milano e Monza restano roccaforti cattoliche, mentre la corte di Pavia oscilla pericolosamente verso le vecchie tradizioni germaniche.
In questo clima Gundeberga viene accusata di tradimento. La leggenda narra di un corteggiatore respinto, Adalulfo, che per vendetta la accusa di complottare contro il re. Gundeberga finisce prigioniera in una torre a Lomello per tre lunghi anni. A salvarla non è un miracolo, ma un’usanza longobarda che sa di antico: il giudizio di Dio. Un campione combatte per lei in duello, vince, e la regina torna trionfante sul trono.
Alla morte di Arioaldo, Gundeberga compie lo stesso gesto della madre: sceglie il nuovo re. La sua mano va a Rotari, duca di Brescia. È un matrimonio politico, freddo, forse persino forzato, ma necessario. Mentre Rotari passa alla storia per le sue leggi e le sue conquiste, Gundeberga lavora nell'ombra per mantenere viva l'eredità spirituale di Teodolinda.
Nonostante i drammi coniugali e le congiure di palazzo, Gundeberga mantiene vivo l'impegno di sua madre. Protegge la Basilica di San Giovanni a Monza e sostiene il clero milanese. Se Milano in questi anni non viene riassorbita totalmente dal paganesimo o dalle correnti eretiche, lo si deve alla tenacia di questa donna che, nonostante il ritorno di Pavia al ruolo di capitale, fa mantenere a Milano, con le sue basiliche la centralità religiosa.
Va sottolineato che la dinastia bavarese era l'unica ad avere stretti rapporti con la Chiesa. La diplomazia di Gundeberga è determinante per il futuro del Nord Italia, in particolare per i rapporti con i Franchi, per ora.
Non ne posso più di sto tempo di merda, mi sta facendo venire la depressione
Scarpe ne ho tantissime e molto varie: stivaletti, tacchi, ballerine... Per la montagna ho lo stivalone di decathlon e i Moon boot. Per la città anche le Air Force e le All Star. Mentre per le borse non sono una grande appassionata, ne ho 5 scelte soltanto in base al colore, e una pochette verde laccato.
Mi manca un giacchetto in pelle, adoro molto gli stili rock. C'è l'avevo ma non l'ho più ricomprato.
Vi faccio vedere i giubbotti che ho. Ho preso le foto da GetWardrobe (è un app per gestire l'armadio), per fare più veloce... però sono questi:
Cappotto lungo Zara
Questo è quello che uso maggiormente, l'ho preso due anni fa in negozio. Costava 230€. Tessuto in lana e taglio molto figo.
Cappotto leopardato Zara
Simile a questo, l'ho comprato di seconda mano, ma ancora con etichette, 4 anni fa. Lo uso principalmente quando mi metto vestiti monocromatici, per dare uno stacco visivo. Tessuto in cotone, l'avevo preso a 60€ ma di listino dovrebbe essere intorno ai 120€.
Piumino Stradivarius Ultra Light
Uno dei capi più vecchi che ho. Me l'ha regalato mia nonna nel 2018. Leggero e veste aderente, mi sta un po' piccolino ma va bene se non uso felpe, quindi ideale per la primavera. Mi piace un casino il disegno. Essendo un regalo non so quanto costa, penso sui 30€.
Piumino Colmar
Questo l'ho comprato al factory store l'anno scorso, a fianco alla fabbrica. Il prezzo originale era di 460, scontato a 420. Mi piacciono molto i giubbini di Colmar e poi sono a chilometro zero, ma proprio 0 da me, visto che la fabbrica è qua a Monza. Lo uso principalmente in montagna perché è bello pesante, ma anche molto elegante.
Giacca Adidas Colorado
Questa giacca a vento l'avevo comprata online perché pensavo che fosse fosse impermeabile (no, non lo è). Però è comodissima, superleggera e quindi comoda da portare nella borsa, quando ci sono quelle giornate mezze fredde e mezze caldissime.
Piumino crop top North Face Rusta 2.0
Questo è il mio preferito, uno dei miei capi a cui tengo di più. È anche il più costoso (260€). Taglio crop top, quindi importante l'abbinamento, di solito lo uso con pantaloni a vita alta o dei cargo, anche se ci sta perfettamente con i leggings, in un outfit più urban.
Questo è quello che uso maggiormente, l'ho preso due anni fa in negozio. Costava 230€. Tessuto in lana e taglio molto figo.
Simile a questo, l'ho comprato di seconda mano, ma ancora con etichette, 4 anni fa. Lo uso principalmente quando mi metto vestiti monocromatici, per dare uno stacco visivo. Tessuto in cotone, l'avevo preso a 60€ ma di listino dovrebbe essere intorno ai 120€.
Uno dei capi più vecchi che ho. Me l'ha regalato mia nonna nel 2018. Leggero e veste aderente, mi sta un po' piccolino ma va bene se non uso felpe, quindi ideale per la primavera. Mi piace un casino il disegno. Essendo un regalo non so quanto costa, penso sui 30€.
Questo l'ho comprato al factory store l'anno scorso, a fianco alla fabbrica. Il prezzo originale era di 460, scontato a 420. Mi piacciono molto i giubbini di Colmar e poi sono a chilometro zero, ma proprio 0 da me, visto che la fabbrica è qua a Monza. Lo uso principalmente in montagna perché è bello pesante, ma anche molto elegante.
Questa giacca a vento l'avevo comprata online perché pensavo che fosse fosse impermeabile (no, non lo è). Però è comodissima, superleggera e quindi comoda da portare nella borsa, quando ci sono quelle giornate mezze fredde e mezze caldissime.
Questo è il mio preferito, uno dei miei capi a cui tengo di più. È anche il più costoso (260€). Taglio crop top, quindi importante l'abbinamento, di solito lo uso con pantaloni a vita alta o dei cargo, anche se ci sta perfettamente con i leggings, in un outfit più urban.
La penisola italiana, e in questo caso l'isola siciliana, è un territorio complesso, difficile da adattare alle nostre esigenze.
Questa complessità però è marcata ulteriormente da una profonda inefficienza politica.
Pensate che il terremoto di Messina del 1908 è storia? No, nel 2026 a Messina ci sono ancora le baraccopoli.
Pensate che L'Acquila sia stata ricostruita del tutto? Il centro storico è ancora semideserto.
Per non parlare delle perenni esondazioni, sintomo che i nostri corsi d'acqua, strozzati dall'uomo, hanno un disperato bisogno di respirare. L'Unione Europea ha imposto ai suoi paesi di ripristinare i suoi corsi d'acqua più importanti: Entro il 2030, almeno 25.000 km di fiumi dovranno essere ripristinati come fiumi a scorrimento libero. Siamo già nel 2026, anno in cui scade il termine per presentare il Piano nazionale di ripristino, che ancora latita nei piani del governo Meloni. E intanto l'acqua scorre, lenta e inarrestabile. La natura non rispetta le nostre leggi, le impone. Le leggi della natura sono severe, ma democratiche, poiché tutto funziona in maniera uguale. La legge della natura impone che il terreno ha bisogno di respiro e di stabilità: respiro dato dalla vegetazione di superfice, stabilità data dalla vegetazione arborea.
Se non si rispetta questa regola fondamentale, la natura si riprende ciò che è suo. Non si può parlare di tragedie inevitabili o di emergenze. Questo non è inevitabile e questa non è una emergenza. Bisogna ripensare il nostro modo di costruire, più che altro nei criteri e non nella tecnica (in cui siamo maestri). Non bisogna chiedersi se una casa è abusiva o no, bisogna chiedersi perché in città come Niscemi si è arrivati a costruire fino al bordo di una collina.
Non sto facendo più i post che vorrei fare perché sono un po' giù.
Effetto Dunning-Kruger? Chissà.
Certamente manca un po' quella cattiveria sana che mi faceva divertire su insegreto, tipo il commento spigliato quando qualcuno spara una cazzata gigantesca.
Qua essendo tutto più sano e ordinato mi sento, boh, strana? Dovrebbe essere un bene perché mi piacciono i vostri post e qua non ci si annoia di certo. Ho bisogno di pensare... la notte porta con(s)iglio.
Effetto Dunning-Kruger? Chissà.
Certamente manca un po' quella cattiveria sana che mi faceva divertire su insegreto, tipo il commento spigliato quando qualcuno spara una cazzata gigantesca.
Qua essendo tutto più sano e ordinato mi sento, boh, strana? Dovrebbe essere un bene perché mi piacciono i vostri post e qua non ci si annoia di certo. Ho bisogno di pensare... la notte porta con(s)iglio.
H
Ha anche la sua piccola carriera musicale, disponibile su Spotify, ed è molto attiva su temi come l'ambientalismo e la libertà di genere.
Come tutte le altre modelle ha il suo sito, i suoi profili social, curati nei minimi dettagli. È una content creator poliedrica insomma.
Ho lasciato per ultimo il dettaglio più interessante: Lil Miquela è una modella virtuale. È una invenzione di Trevor McFedries, produttore discografico di giganti della musica, come Katy Perry, Chris Brown e Steve Aoki.
Personaggi così sono ormai molto frequenti nel mondo social, impronte virtuali della nostra vita reale. Cambia molto rispetto alle vere persone?
Che cos'è reale? Su Instagram le persone "vere" sono molto brave a mascherare la realtà. Si mette in vetrina soltanto la merce migliore, cosa vogliamo mostrare agli altri, mai ciò che siamo veramente. Nella caccia ai like Lil Miquela è più vera di molti personaggi pubblici, perché fa tutto ciò che fanno le persone vere, ma senza mascherare un lato oscuro.
C’è un tempo e un luogo per ogni cosa, ma non ora!
Lo diceva un professore a una bambina che voleva esplorare il mondo, ma che ancora non aveva capito che una bicicletta non si usa nei luoghi chiusi.
Lo diceva un professore a una bambina che voleva esplorare il mondo, ma che ancora non aveva capito che una bicicletta non si usa nei luoghi chiusi.
Nelle viscere della Stazione di Milano Centrale sorgeva una stazione merci, esattamente al di sotto del piano binari sopraelevato. I vagoni scendevano al piano terra attraverso dei montacarichi. Qui venivano riempiti principalmente di posta, lettere e pacchi che riempivano treni interi.
Ben pochi sapevano di questo luogo, nascosto alla maggior parte dei viaggiatori che correvano lì sopra. Questa sua "segretezza" fu la base di quello che avvenne durante la Seconda Guerra Mondiale.
Sul montacarichi del binario 21 campeggia la scritta VIETATO TRASPORTO PERSONE. Paradossalmente, nel luglio 1944 furono proprio delle persone a partire dentro quei vagoni. I militari tedeschi organizzarono rastrellamenti di cittadini milanesi. Molti di origine ebree, anche non praticanti come la Senatrice Liliana Segre, testimone di questa pagina buia.
Dal Carcere di San Vittore al portale sul fianco della stazione, schiacciati su un furgone, queste persone furono trascinate, spinte, con calci e sputi nel buio della pancia della stazione. I soldati repubblichini assistevano l'ingresso delle SS. Stipati in questi carri bestiame, i vagoni venivano chiusi. Niente sedie, niente cibo. Su quei vagoni c'era soltanto il un secchio per i propri bisogni.
Una volta caricati, i vagoni tornavano alla luce del sole, lontani dai marciapiedi affollati. Da lì venivano composti poi i treni per la deportazione in Germania.
Un altro luogo che mi colpisce molto è la Risiera di San Sabba, a Trieste. Qui c'è la nostra Auschwitz. Trieste era un campo di smistamento, da qui si decideva dove destinare i prigionieri, ma, spesso ci si dimentica che assieme alle celle e alla caserma, dentro alla Risiera di San Sabba c'era anche un forno crematorio. Qui morirono vecchi e malati, persone che non erano in grado di lavorare nei campi di concentramento. È un luogo grigio, con mura strette e soffocanti, alte talmente tanto da non far vedere il cielo. Già entrarci senza sapere la storia fa venire i brividi.
Secoli di progresso e storia, di invenzioni e di scoperte, in pochi mesi scomparvero. l'Italia precipitò nella più buia e terrificante bassezza umana. INDIFFERENZA: una parola gigantesca che si staglia all'ingresso del Binario 21 di Milano, incisa nel marmo che nasconde cosa c'è dietro. Questa parola fu scelta da Liliana Segre, perché è con l'indifferenza che il male trova la sua crescita.
Sul montacarichi del binario 21 campeggia la scritta VIETATO TRASPORTO PERSONE. Paradossalmente, nel luglio 1944 furono proprio delle persone a partire dentro quei vagoni. I militari tedeschi organizzarono rastrellamenti di cittadini milanesi. Molti di origine ebree, anche non praticanti come la Senatrice Liliana Segre, testimone di questa pagina buia.
Dal Carcere di San Vittore al portale sul fianco della stazione, schiacciati su un furgone, queste persone furono trascinate, spinte, con calci e sputi nel buio della pancia della stazione. I soldati repubblichini assistevano l'ingresso delle SS. Stipati in questi carri bestiame, i vagoni venivano chiusi. Niente sedie, niente cibo. Su quei vagoni c'era soltanto il un secchio per i propri bisogni.
Una volta caricati, i vagoni tornavano alla luce del sole, lontani dai marciapiedi affollati. Da lì venivano composti poi i treni per la deportazione in Germania.
Secoli di progresso e storia, di invenzioni e di scoperte, in pochi mesi scomparvero. l'Italia precipitò nella più buia e terrificante bassezza umana. INDIFFERENZA: una parola gigantesca che si staglia all'ingresso del Binario 21 di Milano, incisa nel marmo che nasconde cosa c'è dietro. Questa parola fu scelta da Liliana Segre, perché è con l'indifferenza che il male trova la sua crescita.
"Ma che studia a fare! con quel corpo che ha dovrebbe fare la modella"
"si comporta da troietta"
"mi sta antipatica perché è viziata"
"È una figa pazzesca"
"Che studia a fare, è come se Mariana Matrix volesse fare la ricercatrice"
"Secondo me fa dei pompini da paura"
"Perché sta' con quel cesso la?"
"Si veste da zoccola"
"Vorrei che facessimo ripasso in bikini"
😔
Queste sono soltanto alcune delle tante perle di saggezza dispensate dal mondo maschile nei miei confronti. Molte di queste frasi vengono dette alle spalle, alcuni però non si fanno problemi a dirti in faccia ciò che veramente pensano di te.
Forse si, sarebbe stato facile per me, finire a sculettare in televisione. Se non ci si arriva dopotutto c'è sempre il piano B, basta cercare su mappe una qualsiasi statale. Lì però non mi ci troverete, ma molto probabilmente ci troverete alcuni di questi sommelier della donna. Magari io esagero in qualcosa, e va bene così, perché non ho relazioni clandestine da nascondere, non ho figli da abbandonare al loro destino, e certamente non ho bisogno di scorciatoie per raggiungere i miei obbiettivi.
Io credo nella meritocrazia, non mi sento una illusa, perché sono consapevole che in questo paese non c'è un problema di maschilismo, razzismo, omofobia o qualsiasi altra cosa, no. Qui c'è proprio un problema di stupidità. E noi che puntiamo a essere qualcuno e non qualcosa, siamo bersagli facili, in mezzo alle pecore che credono che svilire altre persone ti renda grande. La differenza tra Mussolini e un neofascista ad esempio sapete qual'è? Che Benito Mussolini era un uomo davvero colto. Sapere cosa stai facendo e perché stai odiando è un'aggravante eh. Un neofascista invece oggi non sa argomentare perché odia i neri, lo fa perché è una pecora, perché è stupido.
Stessa cosa vale per il maschilismo.
Puoi darmi pure della troietta, ma tu la troietta la sessualizzi, vorresti andarci a letto con lei, e ti rode di non poterla avere. Non si tratta di portare avanti i diritti del maschio bianco etero cis, perché non sai neanche quali sono i tuoi diritti. Questo quindi non è maschilismo, è stupidità (e debolezza). Ma se poi a fare un commento del genere è un padre di famiglia e la ragazza che stai disprezzando potrebbe essere tua figlia, allora lì la musica cambia.
All'ignoranza si aggiunge il fallimento. Hai fallito come marito perché sessualizzi una ragazza che sta facendo semplicemente il suo lavoro, hai fallito come genitore, per quello che dicevo prima, e soprattutto hai fallito come maschio.
"si comporta da troietta"
"mi sta antipatica perché è viziata"
"È una figa pazzesca"
"Che studia a fare, è come se Mariana Matrix volesse fare la ricercatrice"
"Secondo me fa dei pompini da paura"
"Perché sta' con quel cesso la?"
"Si veste da zoccola"
"Vorrei che facessimo ripasso in bikini"
😔
Queste sono soltanto alcune delle tante perle di saggezza dispensate dal mondo maschile nei miei confronti. Molte di queste frasi vengono dette alle spalle, alcuni però non si fanno problemi a dirti in faccia ciò che veramente pensano di te.
Forse si, sarebbe stato facile per me, finire a sculettare in televisione. Se non ci si arriva dopotutto c'è sempre il piano B, basta cercare su mappe una qualsiasi statale. Lì però non mi ci troverete, ma molto probabilmente ci troverete alcuni di questi sommelier della donna. Magari io esagero in qualcosa, e va bene così, perché non ho relazioni clandestine da nascondere, non ho figli da abbandonare al loro destino, e certamente non ho bisogno di scorciatoie per raggiungere i miei obbiettivi.
Io credo nella meritocrazia, non mi sento una illusa, perché sono consapevole che in questo paese non c'è un problema di maschilismo, razzismo, omofobia o qualsiasi altra cosa, no. Qui c'è proprio un problema di stupidità. E noi che puntiamo a essere qualcuno e non qualcosa, siamo bersagli facili, in mezzo alle pecore che credono che svilire altre persone ti renda grande. La differenza tra Mussolini e un neofascista ad esempio sapete qual'è? Che Benito Mussolini era un uomo davvero colto. Sapere cosa stai facendo e perché stai odiando è un'aggravante eh. Un neofascista invece oggi non sa argomentare perché odia i neri, lo fa perché è una pecora, perché è stupido.
Stessa cosa vale per il maschilismo.
Puoi darmi pure della troietta, ma tu la troietta la sessualizzi, vorresti andarci a letto con lei, e ti rode di non poterla avere. Non si tratta di portare avanti i diritti del maschio bianco etero cis, perché non sai neanche quali sono i tuoi diritti. Questo quindi non è maschilismo, è stupidità (e debolezza). Ma se poi a fare un commento del genere è un padre di famiglia e la ragazza che stai disprezzando potrebbe essere tua figlia, allora lì la musica cambia.
All'ignoranza si aggiunge il fallimento. Hai fallito come marito perché sessualizzi una ragazza che sta facendo semplicemente il suo lavoro, hai fallito come genitore, per quello che dicevo prima, e soprattutto hai fallito come maschio.
Uno o due?

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Zohran Mamdani, sindaco di New York ha scoperto il bidet nel 2026: "quando ne usi uno è difficile dimenticare quanto ci si senta puliti".
Fa uno po' ridere, ma pensate che nell'800, quando i funzionari dei Savoia presero possesso della Reggia di Caserta, classificarono il bidet come un "oggetto sconosciuto a forma di mandolino".
La domanda sorge spontanea: che cazzo di mandolini avevano visto i Savoia?
Fa uno po' ridere, ma pensate che nell'800, quando i funzionari dei Savoia presero possesso della Reggia di Caserta, classificarono il bidet come un "oggetto sconosciuto a forma di mandolino".
La domanda sorge spontanea: che cazzo di mandolini avevano visto i Savoia?
Un pm che non ha la sensibilità per capire che una battuta del genere è fuori contesto e inappropriata, fa capire molto del perché la giustizia in Italia funziona così male.E guardacaso Antonio Tanga fa parte di Magistratura Democratica, ma chissà perché non mi sorprende affatto...
Avevo visto su Vinted una minigonna da 30€. La metto nei preferiti perché ero un po' indecisa. Questa utente mi fa lo sconto a 5€! Ovviamente l'ho presa subito. Ma la cosa più assurda è che assieme alla minigonna mi ha regalato un profumo, che carina... vabbè sarà sicuramente un regalo di natale riciclato, però ci sta dai.