La Storia di Milano - Capitolo 17 - Ambrogio di Treviri
Ambrogio aveva un ottimo futuro da funzionario politico, suo padre era prefetto del pretorio nelle Gallie, suo cugino era oratore, dunque una famiglia di alto rango. Per prepararsi all'attività pubblica imparò il greco, studiò diritto, letteratura e retorica. E nonostante la sua famiglia fosse da lungo tempo convertita al cristianesimo, l'ultima cosa che avrebbe pensato sarebbe stata quella di iniziare una vita da servo di Dio... non era neanche battezzato.
Come è successo? Come ha fatto un funzionario dell'impero, non battezzato, a diventare uno dei pochi santi riconosciuti da tutte le chiese cristiane? Ambrogio arriva a Milano per ricoprire l'incarico di consularis dell'Emilia e Liguria, regione che racchiudeva anche la capitale dell'Impero Romano d'Occidente.
Siamo nell'anno 374 e a Milano muore il vescovo Aussenzio. La Chiesa di Milano è spaccata in due, tra ariani e cristiani che non riescono proprio a decidere il suo successore (non era il Papa a decidere al tempo, ma c'era una votazione popolare). Un giorno all'ennesimo stallo nelle votazioni scoppiò una violenta rissa. Ambrogio intervenne per sedare gli animi, con un discorso che non sappiamo, ma sicuramente sarà stato convincente. La leggenda narra che dalla folla, un bambino avesse gridato tra la folla "AMBROGIO VESCOVO!" parole che riecheggiarono nella Basilica, fino a convincere la stragrande maggioranza dei milanesi a quale fosse la scelta giusta. Ambrogio fu l'unico vescovo nominato per acclamazione, niente voto.
Ma Ambrogio all'inizio non accettava tanto l'idea. Pensate che addirittura screditò il suo nome portando delle prostitute a casa sua, pur di fare cambiare idea al popolo. C'è un problema però... alla nomina di Ambrogio si era convinto pure l'imperatore Valentiniano. Si può dire di no a un imperatore? Ovviamente no, e a suo malgrado Ambrogio divenne vescovo di Milano.
Il resto è storia. Il mandato di Ambrogio fu il più importante nella storia della Chiesa di Milano, tant'è che la Chiesa milanese è detta anche ambrosiana. Diciamo anche che l'iconografia di Sant'Ambrogio non gli rende giustizia, viene sempre ritratto imbronciato, mentre prende a bastonate gli ariani. Ma Ambrogio in realtà era un grande diplomatico, la sua eloquenza sapeva convincere anche il più ostinato di tutto l'impero.
Il corpo di Sant'Ambrogio è custodito nell'omonima basilica, visibile da una finestrella della cripta.
Oltre ad aver portato alla conversione molti ariani, Ambrogio è soprattutto noto per aver fatto costruire le più importanti basiliche di Milano. Sui riti e le tradizioni fondate da Sant'Ambrogio ci torneremo nel '500, perché l'arcidiocesi di Milano è molto particolare in molti aspetti, a partire dal rito liturgico. Nel prossimo capitolo andremo a scoprire il cuore religioso di Milano, un viaggio al di sotto dell'odierna Piazza Duomo.
Ambrogio aveva un ottimo futuro da funzionario politico, suo padre era prefetto del pretorio nelle Gallie, suo cugino era oratore, dunque una famiglia di alto rango. Per prepararsi all'attività pubblica imparò il greco, studiò diritto, letteratura e retorica. E nonostante la sua famiglia fosse da lungo tempo convertita al cristianesimo, l'ultima cosa che avrebbe pensato sarebbe stata quella di iniziare una vita da servo di Dio... non era neanche battezzato.Come è successo? Come ha fatto un funzionario dell'impero, non battezzato, a diventare uno dei pochi santi riconosciuti da tutte le chiese cristiane? Ambrogio arriva a Milano per ricoprire l'incarico di consularis dell'Emilia e Liguria, regione che racchiudeva anche la capitale dell'Impero Romano d'Occidente.
Siamo nell'anno 374 e a Milano muore il vescovo Aussenzio. La Chiesa di Milano è spaccata in due, tra ariani e cristiani che non riescono proprio a decidere il suo successore (non era il Papa a decidere al tempo, ma c'era una votazione popolare). Un giorno all'ennesimo stallo nelle votazioni scoppiò una violenta rissa. Ambrogio intervenne per sedare gli animi, con un discorso che non sappiamo, ma sicuramente sarà stato convincente. La leggenda narra che dalla folla, un bambino avesse gridato tra la folla "AMBROGIO VESCOVO!" parole che riecheggiarono nella Basilica, fino a convincere la stragrande maggioranza dei milanesi a quale fosse la scelta giusta. Ambrogio fu l'unico vescovo nominato per acclamazione, niente voto.
Ma Ambrogio all'inizio non accettava tanto l'idea. Pensate che addirittura screditò il suo nome portando delle prostitute a casa sua, pur di fare cambiare idea al popolo. C'è un problema però... alla nomina di Ambrogio si era convinto pure l'imperatore Valentiniano. Si può dire di no a un imperatore? Ovviamente no, e a suo malgrado Ambrogio divenne vescovo di Milano.Il resto è storia. Il mandato di Ambrogio fu il più importante nella storia della Chiesa di Milano, tant'è che la Chiesa milanese è detta anche ambrosiana. Diciamo anche che l'iconografia di Sant'Ambrogio non gli rende giustizia, viene sempre ritratto imbronciato, mentre prende a bastonate gli ariani. Ma Ambrogio in realtà era un grande diplomatico, la sua eloquenza sapeva convincere anche il più ostinato di tutto l'impero.
Il corpo di Sant'Ambrogio è custodito nell'omonima basilica, visibile da una finestrella della cripta.
Oltre ad aver portato alla conversione molti ariani, Ambrogio è soprattutto noto per aver fatto costruire le più importanti basiliche di Milano. Sui riti e le tradizioni fondate da Sant'Ambrogio ci torneremo nel '500, perché l'arcidiocesi di Milano è molto particolare in molti aspetti, a partire dal rito liturgico. Nel prossimo capitolo andremo a scoprire il cuore religioso di Milano, un viaggio al di sotto dell'odierna Piazza Duomo.
Il problema non è che è morto un ragazzo, il problema non è che al alt bisogna fermarsi e basta, il problema non è che indagano le forze dell'ordine e mettono fuori i delinquenti... tutto questo è un insieme di effetti collaterali.
Il problema alla radice è che chi è al governo non sta facendo l'interesse del paese. Vanno stracciate le attenuanti introdotte dal Governo Renzi e la Riforma Cartabia. Loro, Meloni, Salvini e company hanno rotto i coglioni per anni con "Lamorgese si deve dimettere", sono al Governo da tre anni e non hanno ancora capito che i giudici applicano le leggi.
I giudici mettono fuori i delinquenti perché la legge ha legalizzato la microcriminalità. Non ci credete?
Con la Riforma Cartabia è stata tolta la procedibilità d'ufficio per reati come furti e aggressioni (e guarda caso sono i reati in constante aumento). L'azione penale non può dipendere dalla vittima! È follia!
Renzi ha depenalizzato diversi reati "minori" come l'ingiuria, gli atti osceni in luogo pubblico, la guida senza patente... In sostanza per pene al di sotto dei 2 anni le porte del carcere non si aprono.
Il centro destra, in particolare nel periodo Berlusconiano ha distrutto l'ordinamento civile, il centro sinistra, specialmente nel periodo Renziano ha distrutto l'ordinamento penale.
Ne cives ad arma ruant
Affinché i cittadini non ricorrano alle armi
Attenzione a questa frase, perché racchiude lo spirito di sacrificio che tutte le nostre forze dell'ordine hanno. La Polizia di Stato fa un lavoro straordinario sul territorio, e purtroppo gli agenti sanno bene che i loro sforzi nel acciuffare i delinquenti è del tutto inutile. E nonostante la sfiducia sempre più crescente, la mattina si alzano sapendo qual'è la posta in gioco.
Affinché i cittadini non ricorrano alle armi... ricordate questa frase e ricordate chi sono i veri colpevoli di questo disastro.
Il problema alla radice è che chi è al governo non sta facendo l'interesse del paese. Vanno stracciate le attenuanti introdotte dal Governo Renzi e la Riforma Cartabia. Loro, Meloni, Salvini e company hanno rotto i coglioni per anni con "Lamorgese si deve dimettere", sono al Governo da tre anni e non hanno ancora capito che i giudici applicano le leggi.
I giudici mettono fuori i delinquenti perché la legge ha legalizzato la microcriminalità. Non ci credete?
Con la Riforma Cartabia è stata tolta la procedibilità d'ufficio per reati come furti e aggressioni (e guarda caso sono i reati in constante aumento). L'azione penale non può dipendere dalla vittima! È follia!
Renzi ha depenalizzato diversi reati "minori" come l'ingiuria, gli atti osceni in luogo pubblico, la guida senza patente... In sostanza per pene al di sotto dei 2 anni le porte del carcere non si aprono.
Il centro destra, in particolare nel periodo Berlusconiano ha distrutto l'ordinamento civile, il centro sinistra, specialmente nel periodo Renziano ha distrutto l'ordinamento penale.
Ne cives ad arma ruant
Affinché i cittadini non ricorrano alle armi
Attenzione a questa frase, perché racchiude lo spirito di sacrificio che tutte le nostre forze dell'ordine hanno. La Polizia di Stato fa un lavoro straordinario sul territorio, e purtroppo gli agenti sanno bene che i loro sforzi nel acciuffare i delinquenti è del tutto inutile. E nonostante la sfiducia sempre più crescente, la mattina si alzano sapendo qual'è la posta in gioco.
Affinché i cittadini non ricorrano alle armi... ricordate questa frase e ricordate chi sono i veri colpevoli di questo disastro.
La cosa positiva è che non deve cercare le mutande al buio quando esce.Faccio un po' di pubblicità alla mia città:
Come si arriva a Monza?
Monza è ben collegata con i treni. Da Milano Centrale potete prendere un treno per Locarno o per Lecco. Da Milano Porta Garibaldi potete prendere un qualsiasi treno delle linee S7, S8, S9 o S11. La Stazione di riferimento è Monza, una delle più antiche stazioni italiane.
In macchina si arriva dalla barriera Milano Est dell'Autostrada A4, seguendo per Monza. Il tratto compreso tra le barriere autostradali di Milano Ghisolfa e Milano Est viene denominato tratto urbano A4.
Cosa vedere a Monza?
Uscendo dalla stazione, lato Binario 1, proseguite a destra fino a un incrocio. Proseguendo dritto siete davanti a una fontana. Qui inizia via Italia, la spina dorsale del centro storico e la via dello shopping monzese.
Sulla sinistra, prima di Zara, c'è Piazza Trento, con il bellissimo monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale.
Proseguendo dritto invece sbattete contro l'Arengario, uno degli edifici più antichi della città.
A sud dell'Arengario potete spostarvi in Piazza Duomo, mentre a nord, sul lato destro c'è via Carlo Alberto, che vi porta dritti dritti ai Boschetti Reali.
Al centro dei boschetti c'è la bellissima statua di Garibaldi. Dopo il sottopasso vi trovate sul fianco sud del Parco della Villa Reale, il più grande parco recintato d'Europa. Se volete vedere la Villa Reale bisogna procedere a sinistra e continuate a camminare su Viale Regina Margherita, fino a quando non trovate l'enorme cortile con la fontana.
Se invece volete esplorare il parco basta entrare nel cancelletto dopo il sottopasso. Vi troverete sul fianco della Villa Reale.
Assolutamente da vedere nel Parco Reale:
Per chi ha voglia invece di farsi una lunga e bella camminata, procedete verso nord verso viale Cavriga (ve ne accorgete perché dovete superare i cancelli). Da qui procedete a destra fino all'incrocio che apre su viale Mirabello. Lungo questo immenso viale avrete sulla sinistra l'ex ippodromo, sulla destra la bellissima Villa Mirabello, ancora più antica del Parco. Se volete vedere l'autodromo andate fino a nord, fino a quando non vedete il retro della curva sopraelevata, altrimenti tornate indietro in città.
Dove mangiare?
Per una mangiata fugace c'è un McDonald's vicino alla stazione, oppure Panzotto, con dolci e salati di ogni genere.
Ristoranti invece vi consiglio l'Osteria del Cavolo, a pochi metri dal Duomo, il Kalan o lo Spaltodieci. E naturalmente c'è anche PiazzAut, ormai icona monzese.
Quando visitare Monza?
Nel periodo natalizio il centro storico si arricchisce di diverse bancarelle, principalmente di dolciumi. Consiglio una visita in inverno, anche se il parco è meglio vederlo in primavera.
Come si arriva a Monza?
Monza è ben collegata con i treni. Da Milano Centrale potete prendere un treno per Locarno o per Lecco. Da Milano Porta Garibaldi potete prendere un qualsiasi treno delle linee S7, S8, S9 o S11. La Stazione di riferimento è Monza, una delle più antiche stazioni italiane.
In macchina si arriva dalla barriera Milano Est dell'Autostrada A4, seguendo per Monza. Il tratto compreso tra le barriere autostradali di Milano Ghisolfa e Milano Est viene denominato tratto urbano A4.
Cosa vedere a Monza?
Uscendo dalla stazione, lato Binario 1, proseguite a destra fino a un incrocio. Proseguendo dritto siete davanti a una fontana. Qui inizia via Italia, la spina dorsale del centro storico e la via dello shopping monzese.
Sulla sinistra, prima di Zara, c'è Piazza Trento, con il bellissimo monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale.
Proseguendo dritto invece sbattete contro l'Arengario, uno degli edifici più antichi della città.
A sud dell'Arengario potete spostarvi in Piazza Duomo, mentre a nord, sul lato destro c'è via Carlo Alberto, che vi porta dritti dritti ai Boschetti Reali.
Al centro dei boschetti c'è la bellissima statua di Garibaldi. Dopo il sottopasso vi trovate sul fianco sud del Parco della Villa Reale, il più grande parco recintato d'Europa. Se volete vedere la Villa Reale bisogna procedere a sinistra e continuate a camminare su Viale Regina Margherita, fino a quando non trovate l'enorme cortile con la fontana.
Se invece volete esplorare il parco basta entrare nel cancelletto dopo il sottopasso. Vi troverete sul fianco della Villa Reale.Assolutamente da vedere nel Parco Reale:
- Il laghetto, con diversi animali e un bellissimo tempio del Piermarini
- La Torretta Viscontea
- La Gabbia dell'Orso.
Per chi ha voglia invece di farsi una lunga e bella camminata, procedete verso nord verso viale Cavriga (ve ne accorgete perché dovete superare i cancelli). Da qui procedete a destra fino all'incrocio che apre su viale Mirabello. Lungo questo immenso viale avrete sulla sinistra l'ex ippodromo, sulla destra la bellissima Villa Mirabello, ancora più antica del Parco. Se volete vedere l'autodromo andate fino a nord, fino a quando non vedete il retro della curva sopraelevata, altrimenti tornate indietro in città.
Dove mangiare?
Per una mangiata fugace c'è un McDonald's vicino alla stazione, oppure Panzotto, con dolci e salati di ogni genere.
Ristoranti invece vi consiglio l'Osteria del Cavolo, a pochi metri dal Duomo, il Kalan o lo Spaltodieci. E naturalmente c'è anche PiazzAut, ormai icona monzese.
Quando visitare Monza?
Nel periodo natalizio il centro storico si arricchisce di diverse bancarelle, principalmente di dolciumi. Consiglio una visita in inverno, anche se il parco è meglio vederlo in primavera.
Questo è uno dei tanti motivi per cui amo Elodie

Mia opinione personale: la entry list del prossimo Sanremo è la peggiore di tutti i tempi.
Sono curiosa però di vedere il duo Fedez-Masini, ho questo sentore che tireranno fuori un pezzone.
Sono curiosa però di vedere il duo Fedez-Masini, ho questo sentore che tireranno fuori un pezzone.
La Storia di Milano - Capitolo 16 - Le terme erculee
Concludiamo il giro di edifici della Milano romana con una delle strutture più interessanti della Milano Imperiale: le terme erculee.
Le terme erculee furono volute anch'esse da Massimiano, che scelse Mediolanum come capitale dell'Impero Romano d'Occidente. Le strutture termali erano un grande punto di aggregazione sociale nell'antica Roma.
Quelle di Milano si svilupparono nella nuova area recintata dalle mura massimiane, a nord della città. Diversi resti sono stati ritrovati tra Corso Vittorio Emanuele e Corso Europa, come si può vedere nella mappa qui sopra, che ricostruisce la pianta storica dell'edificio.
Cosa si faceva nelle terme? Inanzitutto c'erano vasche dove ci si lavava. C'erano i calidarium, i tepidarium e frigidarium, che come suggerisce il loro nome avevano temperatura differenti. Le terme erano attrezzate di spogliatoi e di una palestra. Insomma, le terme erano il luogo dove ci si prendeva cura del proprio corpo.
Ma questa non era la sola funzione, come già detto, le terme erano un importante luogo di aggregazione sociale. Si facevano anche affari, si conoscevano persone nuove, si giocava (spesso e soprattutto d'azzardo)... in molte terme c'erano persino biblioteche.
Troppo difficile definire con precisione com'erano fatte le terme erculee, però sappiamo che furono distrutte da un incendio nel V secolo, dopodiché abbandonate e, esattamente come gli altri edifici, usato per costruire i primi edifici medievali.
Ma prima di avviarci verso il Medioevo, ci soffermeremo sul lato religioso di Milano. Abbiamo già visto i templi pagani, la nascita di Gesù e l'affermarsi della religione cattolica a Milano. Nel prossimo capitolo, scopriremo il personaggio più simbolico della storia di Milano.
Concludiamo il giro di edifici della Milano romana con una delle strutture più interessanti della Milano Imperiale: le terme erculee.
Le terme erculee furono volute anch'esse da Massimiano, che scelse Mediolanum come capitale dell'Impero Romano d'Occidente. Le strutture termali erano un grande punto di aggregazione sociale nell'antica Roma.
Quelle di Milano si svilupparono nella nuova area recintata dalle mura massimiane, a nord della città. Diversi resti sono stati ritrovati tra Corso Vittorio Emanuele e Corso Europa, come si può vedere nella mappa qui sopra, che ricostruisce la pianta storica dell'edificio.
Cosa si faceva nelle terme? Inanzitutto c'erano vasche dove ci si lavava. C'erano i calidarium, i tepidarium e frigidarium, che come suggerisce il loro nome avevano temperatura differenti. Le terme erano attrezzate di spogliatoi e di una palestra. Insomma, le terme erano il luogo dove ci si prendeva cura del proprio corpo.Ma questa non era la sola funzione, come già detto, le terme erano un importante luogo di aggregazione sociale. Si facevano anche affari, si conoscevano persone nuove, si giocava (spesso e soprattutto d'azzardo)... in molte terme c'erano persino biblioteche.
Troppo difficile definire con precisione com'erano fatte le terme erculee, però sappiamo che furono distrutte da un incendio nel V secolo, dopodiché abbandonate e, esattamente come gli altri edifici, usato per costruire i primi edifici medievali.
Ma prima di avviarci verso il Medioevo, ci soffermeremo sul lato religioso di Milano. Abbiamo già visto i templi pagani, la nascita di Gesù e l'affermarsi della religione cattolica a Milano. Nel prossimo capitolo, scopriremo il personaggio più simbolico della storia di Milano.
La prima vigilessa del fuoco entrò in servizio il 5 dicembre 1991.
Il destino ha voluto che fosse proprio una Barbara a vestire l'elmetto per la prima volta.
Il destino ha voluto che fosse proprio una Barbara a vestire l'elmetto per la prima volta.
Il paradosso di questo paese: a 15 anni sei libero/a di scopare (senza preservativo perché nessuno ha insegnato alla giovane coppietta che cosa sia), ma lo stesso 15enne deve chiedere la liberatoria a mamma e papà per l'educazione all'affettività.
Come stai?
È una domanda ormai sdoganata al giorno d'oggi. "Ma le interessa davvero come sto?" E anche questa domanda nella mente di chi risponde "bene, grazie", ma che in realtà pensa alla tempesta che ha dentro, è molto diffusa.
A 24 anni mi sento una generazione indietro. L'abisso dentro le camere da letto di quelle ragazze e ragazzi io non lo riesco a capire, ma lo rispetto. È un abisso fatto di una incapacità sociale, che non ha altra causa se non l'abisso che c'è fuori. Abisso dentro e abisso fuori... come si sta bene nell'abisso?
Chi fugge in rapporti folli
Chi si mette con la persona più sbagliata del mondo, per piacere, per quella piccola boccata di ossigeno in un mondo ormai asfissiante.
Non capisco perché tante ragazze e ragazzi ormai pensano almeno una volta all'insano gesto, ma lo rispetto, perché so che nonostante io sia impotente di fronte a situazioni simili, so che esiste una via di uscita.
Forse la miglior fuga è tagliarsi? Prima le gambe, poi quando non c'è più spazio le braccia, nel buio di quella cameretta, l'ombra dell'abisso si fa sempre più lieve, ma è un illusione.
È un illusione anche quella di chi l'ombra la vede arrivare da una galleria della metropolitana, e pensa che basta un passo avanti, per smettere di sentirsi inadeguati. Non lo capisco, ma lo rispetto.
Non capisco tutto questo perché non comunichiamo più. Quel "bene, grazie" spegne la luce che può farci uscire dall'abisso. Ma non è così semplice. Se la risposta fosse "guarda, non sto molto bene ultimamente" si crea una situazione talmente pesante che è chi chiede "come stai?" a spegnere quella luce.
Io non sono psicologa, come diavolo faccio ad aiutarti! Ascoltando. Bisogna tornare ad ascoltare. Se si parlano due lingue diverse, se si parlano due generazioni diverse, è l'occasione migliore per fare nascere qualcosa di buono dall'abisso. Non è facile tenere accesa quella luce, ecco perché abbiamo paura.
Abisso dentro, abisso fuori... finché non si accende la luce.
È una domanda ormai sdoganata al giorno d'oggi. "Ma le interessa davvero come sto?" E anche questa domanda nella mente di chi risponde "bene, grazie", ma che in realtà pensa alla tempesta che ha dentro, è molto diffusa.
A 24 anni mi sento una generazione indietro. L'abisso dentro le camere da letto di quelle ragazze e ragazzi io non lo riesco a capire, ma lo rispetto. È un abisso fatto di una incapacità sociale, che non ha altra causa se non l'abisso che c'è fuori. Abisso dentro e abisso fuori... come si sta bene nell'abisso?
Chi fugge in rapporti folli
Chi si mette con la persona più sbagliata del mondo, per piacere, per quella piccola boccata di ossigeno in un mondo ormai asfissiante.
Non capisco perché tante ragazze e ragazzi ormai pensano almeno una volta all'insano gesto, ma lo rispetto, perché so che nonostante io sia impotente di fronte a situazioni simili, so che esiste una via di uscita.
Forse la miglior fuga è tagliarsi? Prima le gambe, poi quando non c'è più spazio le braccia, nel buio di quella cameretta, l'ombra dell'abisso si fa sempre più lieve, ma è un illusione.
È un illusione anche quella di chi l'ombra la vede arrivare da una galleria della metropolitana, e pensa che basta un passo avanti, per smettere di sentirsi inadeguati. Non lo capisco, ma lo rispetto.
Non capisco tutto questo perché non comunichiamo più. Quel "bene, grazie" spegne la luce che può farci uscire dall'abisso. Ma non è così semplice. Se la risposta fosse "guarda, non sto molto bene ultimamente" si crea una situazione talmente pesante che è chi chiede "come stai?" a spegnere quella luce.
Io non sono psicologa, come diavolo faccio ad aiutarti! Ascoltando. Bisogna tornare ad ascoltare. Se si parlano due lingue diverse, se si parlano due generazioni diverse, è l'occasione migliore per fare nascere qualcosa di buono dall'abisso. Non è facile tenere accesa quella luce, ecco perché abbiamo paura.
Abisso dentro, abisso fuori... finché non si accende la luce.
Questa signora qui è Hannah Schmitz. Senza aver mai corso neanche una gara, vanta 3 titoli mondiali in Formula 1. Com'è possibile? Semplice, lei è una ingegnere a capo delle strategie di gara per il Red Bull Racing Team. È la mente dietro ai successi di Max Verstappen.Tra le prime donne di vertice in Formula 1 ci fu una italiana, Antonia Terzi, facente parte del dream team "Brawn-Todt-Schunacher", che vinse praticamente tutto.
Negli ultimi anni l'Inghilterra è diventata un bacino di grandi talenti femminili nel settore dell'ingegneria, e i frutti si stanno facendo vedere proprio in questi anni.
L'Italia è ancora indietro, l'Italia è sempre indietro, va sempre così, abbiamo picchi di estro, talento, stelle che brillano nel firmamento, la stella è femmina, ma la storia è sempre scritta dai maschi. Non lo trovate curioso?
Quell'Italia, femmina, raccontata da Dante, uomo, così:
"Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!"
Ma alla fine anche se la nave è eternamente senza nocchiere, sforniamo sempre quei talenti che brillano.
Penso a Maria Montessori, a Margherita Hack, a Carla Fracci, a Gae Aulenti... le stelle che brillano da sole sono tante. Ma sono veramente sole?
Dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna. Diciamo anche che dietro una grande donna c'è un grande uomo. Perché, vedete, noi dalla Terra vediamo le stelle come un piccolo puntino luminoso. Ma c'è molto di più se ci si avvicina.
Non c'è guerra tra uomini e donne dove c'è il successo. Dove c'è il successo c'è un lavoro di squadra fatto di grandi donne e grandi uomini. Dove c'è il successo, alle spalle di chi brilla ci sono sempre famiglie serene e stabili, dove uomo e donna si rispettano reciprocamente.
Non è una casualità che Hannah Schmitz, come tante altre donne di successo, sia una donna sposata, con figli, con una famiglia stabile alle spalle.
Si può costruire anche su un terreno instabile, con le dovute correzioni, ovvio, ma delle buone fondamenta sono la base di grandi strutture. Non aspettate la politica, lo diceva Dante, questa nave è senza nocchiere da quando scrisse la Divina Commedia... spetta a noi, donne e uomini, costruire delle buone fondamenta.
Gelosia, odio e disfattismo, creano quelle relazioni tossiche che conosciamo ormai troppo bene. Lasciate brillare le vostre stelle, perché il loro successo è anche il vostro.
La Storia di Milano - Capitolo 15 - Il Palazzo Imperiale
Come per gli altri edifici di epoca romana, la Milano che soppiantò quella di origine romana lascia tracce anche per il Palazzo Imperiale. Questa volta è una Chiesa a suggerire la presenza della residenza dell'imperatore: la chiesa di San Giorgio al Palazzo.
Il Palazzo Imperiale fu voluto da Massimiano dopo che Milano divenne Capitale dell'Impero Romano d'Occidente. Era collocato nella parte sud della città, la più esclusiva, fatta soprattutto di domus di grande prestigio. Al suo interno accoglieva la residenza dell'imperatore e della sua corte, i locali di rappresentanza e amministrativi, nonché terme private, presidi militari fissi, luoghi di culto privati e aree residenziali.
I resti sono oggi visibili in via Brisa, ma si fatica a farsi un idea della maestosità di questo edificio quando era ancora in piedi. L'esterno ad esempio era costituito da un colonnato, ricco di decorazioni, e ovviamente anche gli interni erano curati in ogni minimo dettaglio, con stanze immerse tra mosaici e sculture.
Come molti altri edifici di epoca romana, nel medioevo si approfittò dell'abbandono del Palazzo Reale (o quel che ne restava) per risparmiare sui materiali di nuovi edifici, e così le sue macerie furono impiegate in altri edifici. L'unica colonna integra giunta a noi non la troverete tra i resti archeologici: si tratta della colonna del diavolo. Un mistero sul perché si trovi di fianco alla Basilica di Sant'Ambrogio. Tante sono le leggende, tra le più conosciute c'è quella in cui Sant'Ambrogio affrontò il Diavolo fuori dalla Basilica, e i due fori alla base sono un segno dell'incoronata del demonio. Un altra credenza popolare attribuisce la sua posizione all'ingresso per il fiume Stige, il fiume maggiore dell'inferno, tant'è che se si avvicina l'orecchio nei due fori, si dovrebbe sentire il gorgogliare del corso d'acqua. Stando alla realtà invece, si potrebbe invece attribuire a una lapide funeraria, molto economica, del preesistente cimitero paleocristiano.
Alla fine il primo grande simbolo del potere di Milano fu distrutto e ne rimangono frammenti... e non sarà l'ultimo, come vedremo più avanti. Nel prossimo capitolo invece andiamo alle terme.
Come per gli altri edifici di epoca romana, la Milano che soppiantò quella di origine romana lascia tracce anche per il Palazzo Imperiale. Questa volta è una Chiesa a suggerire la presenza della residenza dell'imperatore: la chiesa di San Giorgio al Palazzo.
Il Palazzo Imperiale fu voluto da Massimiano dopo che Milano divenne Capitale dell'Impero Romano d'Occidente. Era collocato nella parte sud della città, la più esclusiva, fatta soprattutto di domus di grande prestigio. Al suo interno accoglieva la residenza dell'imperatore e della sua corte, i locali di rappresentanza e amministrativi, nonché terme private, presidi militari fissi, luoghi di culto privati e aree residenziali.
I resti sono oggi visibili in via Brisa, ma si fatica a farsi un idea della maestosità di questo edificio quando era ancora in piedi. L'esterno ad esempio era costituito da un colonnato, ricco di decorazioni, e ovviamente anche gli interni erano curati in ogni minimo dettaglio, con stanze immerse tra mosaici e sculture.
Come molti altri edifici di epoca romana, nel medioevo si approfittò dell'abbandono del Palazzo Reale (o quel che ne restava) per risparmiare sui materiali di nuovi edifici, e così le sue macerie furono impiegate in altri edifici. L'unica colonna integra giunta a noi non la troverete tra i resti archeologici: si tratta della colonna del diavolo. Un mistero sul perché si trovi di fianco alla Basilica di Sant'Ambrogio. Tante sono le leggende, tra le più conosciute c'è quella in cui Sant'Ambrogio affrontò il Diavolo fuori dalla Basilica, e i due fori alla base sono un segno dell'incoronata del demonio. Un altra credenza popolare attribuisce la sua posizione all'ingresso per il fiume Stige, il fiume maggiore dell'inferno, tant'è che se si avvicina l'orecchio nei due fori, si dovrebbe sentire il gorgogliare del corso d'acqua. Stando alla realtà invece, si potrebbe invece attribuire a una lapide funeraria, molto economica, del preesistente cimitero paleocristiano.Alla fine il primo grande simbolo del potere di Milano fu distrutto e ne rimangono frammenti... e non sarà l'ultimo, come vedremo più avanti. Nel prossimo capitolo invece andiamo alle terme.
In Italia servirebbero più pubblicità così: potente, capace di rapire l'attenzione con un messaggio forte e chiaro.
Ma che vita fanno quelle che su Vinted non hanno neanche un minuto della loro esistenza per spedire un pacco? Cristo, ma se non puoi spedire metti la modalità vacanza!
La Storia di Milano - Capitolo 14 - Il circo
Non era l'edificio più possente, ma certamente era il più esteso. La città romana di Mediolanum aveva il circo, e non è una cosa scontata, perché a differenza degli anfiteatri e dei teatri, presenti in ogni città, nel nord Italia era l'unica struttura di questo genere, assieme a quello di Aquileia. La gestione di un circo infatti aveva costi altissimi, ma dopo che Massimiano scelse Milano come capitale del suo impero, non ville farsi mancare nulla.
Massimiano inoltre era un grande appassionato di corse di cavalli, tant'è che il circo romano di Milano fu collocato nell'area a sud-est, a ridosso delle mura, proprio di fianco al Palazzo Imperiale. Un tunnel segreto metteva in collegamento la residenza di Massimiano con il pulvinar (il palco dove l'imperatore assisteva agli spettacoli). Assistere a corse di bighe e quadrighe era una delle poche occasioni per vedere l'imperatore in ambito pubblico.
Della grande struttura rimane ben poco, perlopiù fondamenta ritrovate in qualche cantina, non visitabile ma ben conservata. La parte meglio conservata è la torre occidentale dei carceres, luogo di partenza delle bighe e delle quadrighe.
Dall'altra parte del circo la curva di raccordo tra le due piste rettilinee era affiancata dall'ingresso monumentale, di cui rimane una parte di muratura curva di 10 metri, situata in via Circo, anch'essa ormai parte di un complesso abitativo privato.
Una singola corsa durava 7 giri, e poteva durare tra i 20 e i 30 minuti, per una copertura totale di 5-7 chilometri.
Se avete presente il film Asterix alle Olimpiadi, vi sarete già fatti un idea su come funzionava una singola corsa, anche se non c'erano certamente i pit-stop (e neanche Jean Todt con Schumacher), ma l'essenza era esattamente quella. Tentare di escludere gli avversari era una pratica del tutto lecita, tant'è che le bighe e le quadrighe erano attrezzate anche per questo, con degli speroni ai mozzi delle ruote ad esempio, che distruggevano gli altri "veicoli" degli avversari. Non mancavano azioni di disturbo agli altri cavalli, che li portavano a bloccarsi o a imbizzarrirsi. E ovviamente non mancavano gli incidenti mortali, a quanto pare essenziali nell'intrattenimento dell'antica Roma.
Non era l'edificio più possente, ma certamente era il più esteso. La città romana di Mediolanum aveva il circo, e non è una cosa scontata, perché a differenza degli anfiteatri e dei teatri, presenti in ogni città, nel nord Italia era l'unica struttura di questo genere, assieme a quello di Aquileia. La gestione di un circo infatti aveva costi altissimi, ma dopo che Massimiano scelse Milano come capitale del suo impero, non ville farsi mancare nulla.
Massimiano inoltre era un grande appassionato di corse di cavalli, tant'è che il circo romano di Milano fu collocato nell'area a sud-est, a ridosso delle mura, proprio di fianco al Palazzo Imperiale. Un tunnel segreto metteva in collegamento la residenza di Massimiano con il pulvinar (il palco dove l'imperatore assisteva agli spettacoli). Assistere a corse di bighe e quadrighe era una delle poche occasioni per vedere l'imperatore in ambito pubblico.
Della grande struttura rimane ben poco, perlopiù fondamenta ritrovate in qualche cantina, non visitabile ma ben conservata. La parte meglio conservata è la torre occidentale dei carceres, luogo di partenza delle bighe e delle quadrighe.Dall'altra parte del circo la curva di raccordo tra le due piste rettilinee era affiancata dall'ingresso monumentale, di cui rimane una parte di muratura curva di 10 metri, situata in via Circo, anch'essa ormai parte di un complesso abitativo privato.
Una singola corsa durava 7 giri, e poteva durare tra i 20 e i 30 minuti, per una copertura totale di 5-7 chilometri.Se avete presente il film Asterix alle Olimpiadi, vi sarete già fatti un idea su come funzionava una singola corsa, anche se non c'erano certamente i pit-stop (e neanche Jean Todt con Schumacher), ma l'essenza era esattamente quella. Tentare di escludere gli avversari era una pratica del tutto lecita, tant'è che le bighe e le quadrighe erano attrezzate anche per questo, con degli speroni ai mozzi delle ruote ad esempio, che distruggevano gli altri "veicoli" degli avversari. Non mancavano azioni di disturbo agli altri cavalli, che li portavano a bloccarsi o a imbizzarrirsi. E ovviamente non mancavano gli incidenti mortali, a quanto pare essenziali nell'intrattenimento dell'antica Roma.
Buonasera a tutte e tutti!
Sono contenta perché ho trovato una cosa utilissima per la rubrica La Storia di Milano, che torna domani con il post sul circo, l'edificio più grande della Milano romana.
La cosa che ho trovato servirà tra qualche capitolo, ed è un pezzo di storia che pochi sanno, ma niente spoiler 🤐
Comunque giornata un po' piatta, sono andata a fare un po' di shopping con una mia amica. Mi sono presa un jeans nuovo da Calzedonia e un po' di cose per make up, nulla di che...
Prima alla radio ho sentito una bellissima frase che vi ripropongo: "La differenza tra la stupidità e il genio è che il genio ha i suoi limiti." È una frase di Albert Einstein.
Ci ho riflettuto un po' su questa frase, perché è molto forte. Si potrebbe applicare anche in un contesto di giustizia: la differenza tra l'onesto e il delinquente è che l'onesto ha i suoi limiti. Lo Stato è garante della legalità, ma per garantire la legalità deve stare nelle stesse regole, il delinquente no. È un grande problema, perché i prepotenti così hanno la libertà di calpestare le libertà altrui.
Ma sono certa che il bene trionfa sempre, perché chi agisce nella luce è sempre più forte e determinato rispetto a chi agisce nell'ombra.
Sono contenta perché ho trovato una cosa utilissima per la rubrica La Storia di Milano, che torna domani con il post sul circo, l'edificio più grande della Milano romana.
La cosa che ho trovato servirà tra qualche capitolo, ed è un pezzo di storia che pochi sanno, ma niente spoiler 🤐
Comunque giornata un po' piatta, sono andata a fare un po' di shopping con una mia amica. Mi sono presa un jeans nuovo da Calzedonia e un po' di cose per make up, nulla di che...
Prima alla radio ho sentito una bellissima frase che vi ripropongo: "La differenza tra la stupidità e il genio è che il genio ha i suoi limiti." È una frase di Albert Einstein.
Ci ho riflettuto un po' su questa frase, perché è molto forte. Si potrebbe applicare anche in un contesto di giustizia: la differenza tra l'onesto e il delinquente è che l'onesto ha i suoi limiti. Lo Stato è garante della legalità, ma per garantire la legalità deve stare nelle stesse regole, il delinquente no. È un grande problema, perché i prepotenti così hanno la libertà di calpestare le libertà altrui.
Ma sono certa che il bene trionfa sempre, perché chi agisce nella luce è sempre più forte e determinato rispetto a chi agisce nell'ombra.
Seconda stella a destra, questo è il cammino...
E ti prendono in giro se continui a cercarla
Ma non darti per vinto, perché
Chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle
Forse è ancora più pazzo di te
In questa bellissima canzone di Edoardo Bennato c'è una verità assoluta sui sogni. Credo che molte ragazze e molti ragazzi sognano un modo diverso, quasi utopico. Però i sogni, la speranza e la resilienza dei sognatori è un motore per tutti in questa epoca buia.
Io sono una grande sognatrice. Vorrei un mondo in cui non rimanga indietro nessuna persona, in cui la natura abbraccia le nostre città, in cui ci sia un piatto caldo sulla tavola di tutti.
Una volta una mia amica mi ha detto che sono troppo buona, finirò per farmi ammazzare da qualche serial killer perché mi fido troppo delle persone... forse sarà così, ma credo che la fiducia sia molto importante per raggiungere quell'isola che non c'è.
E visto che oggi per me è stata una brutta giornata, ho preferito scrivere questa riflessione, perché anche nelle piccole cose penso che domani potrà andare meglio.
E ti prendono in giro se continui a cercarla
Ma non darti per vinto, perché
Chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle
Forse è ancora più pazzo di te
In questa bellissima canzone di Edoardo Bennato c'è una verità assoluta sui sogni. Credo che molte ragazze e molti ragazzi sognano un modo diverso, quasi utopico. Però i sogni, la speranza e la resilienza dei sognatori è un motore per tutti in questa epoca buia.
Io sono una grande sognatrice. Vorrei un mondo in cui non rimanga indietro nessuna persona, in cui la natura abbraccia le nostre città, in cui ci sia un piatto caldo sulla tavola di tutti.
Una volta una mia amica mi ha detto che sono troppo buona, finirò per farmi ammazzare da qualche serial killer perché mi fido troppo delle persone... forse sarà così, ma credo che la fiducia sia molto importante per raggiungere quell'isola che non c'è.
E visto che oggi per me è stata una brutta giornata, ho preferito scrivere questa riflessione, perché anche nelle piccole cose penso che domani potrà andare meglio.
L'assalto alla redazione de' La Stampa ricorda molto quel 15 aprile 1919, quando i fascisti distrussero la redazione e le rotative de' L'Avanti, lo storico quotidiano socialista.
Un fatto grave e inaccettabile che va condannato senza se e senza ma, ma purtroppo i se i ma fioccano.
Fortunatamente la redazione era chiusa per sciopero, e quindi non c'era nessuno, ma questo è un brutto segnale che riporta agli anni bui del nostro paese, quegli Anni di Piombo in cui l'antistato tentò più volte di distruggere tutto ciò che era stato costruito dal 1946 a oggi, periodo in cui i giornalisti venivano gambizzati o messi per sempre a tacere.
Fate molta attenzione, la violenza genera sempre violenza, fino a quando non si spezza la ruota.
Un fatto grave e inaccettabile che va condannato senza se e senza ma, ma purtroppo i se i ma fioccano.
Fortunatamente la redazione era chiusa per sciopero, e quindi non c'era nessuno, ma questo è un brutto segnale che riporta agli anni bui del nostro paese, quegli Anni di Piombo in cui l'antistato tentò più volte di distruggere tutto ciò che era stato costruito dal 1946 a oggi, periodo in cui i giornalisti venivano gambizzati o messi per sempre a tacere.
Fate molta attenzione, la violenza genera sempre violenza, fino a quando non si spezza la ruota.
A Milano, in via Dezza, una mamma porta ogni giorno un girasole sul campo da basket in cui suo figlio 15enne morì nel 2017 per un malore.
E ogni giorno un idiota lo strappa via. Così la signora ha lasciato un bigliettino che recita: "Non strapparmi. Non mi sono più rialzato dopo essere caduto su questo campo. Questo girasole mi ricorda. Grazie, Alessandro"
L'idiota ovviamente ha tolto ancora una volta i girasoli e ha pensato di scrivere sul biglietto: "Se tutti mettono un fiore per ogni morto, Milano sarebbe una pattumiera"
Lasciando perdere la grammatica, questo gesto fa capire l'idiozia di questo individuo. Ma c'è una bella notizia. Dopo che i social hanno portato alla luce questa triste storia, da un paio di giorni la ringhiera si sta riempiendo di girasoli, portati da tantissime persone, soprattutto giovani, che hanno letteralmente riempito la ringhiera del campetto.
Va precisato che il girasole è il mio fiore preferito, quindi mi sono sentita doppiamente in dovere di partecipare, e quindi ho portato anche io un girasole.
All'idiota dico che un un girasole ti seppellirà:
Frequento Milano da quando ero piccolina, è una città bellissima, ma incompresa, perché queste bellezze sono da cercare in una metropoli sempre più caotica, sempre più lasciata a se stessa. Serve un occhio attento per trovare la bellezza a Milano.
Serve più empatia, serve più umanità, non solo a Milano. La spazzatura è ben altro di un girasole su una recinzione, in una città che diventa sempre meno curata, con scale che puzzano di piscio, mozziconi ovunque, graffiti non autorizzati, eccetera.
Oggi la bellezza l'ho vista in una recinzione di un campetto da basket. Una bellezza fatta di solidarietà.
Riflettici caro idiota e ricordati...
Non strapparmi. Non mi sono più rialzato dopo essere caduto su questo campo. Questo questi girasoli mi ricorda(no). Grazie, Alessandro
E ogni giorno un idiota lo strappa via. Così la signora ha lasciato un bigliettino che recita: "Non strapparmi. Non mi sono più rialzato dopo essere caduto su questo campo. Questo girasole mi ricorda. Grazie, Alessandro"
L'idiota ovviamente ha tolto ancora una volta i girasoli e ha pensato di scrivere sul biglietto: "Se tutti mettono un fiore per ogni morto, Milano sarebbe una pattumiera"
Lasciando perdere la grammatica, questo gesto fa capire l'idiozia di questo individuo. Ma c'è una bella notizia. Dopo che i social hanno portato alla luce questa triste storia, da un paio di giorni la ringhiera si sta riempiendo di girasoli, portati da tantissime persone, soprattutto giovani, che hanno letteralmente riempito la ringhiera del campetto.
Va precisato che il girasole è il mio fiore preferito, quindi mi sono sentita doppiamente in dovere di partecipare, e quindi ho portato anche io un girasole.
All'idiota dico che un un girasole ti seppellirà:
Frequento Milano da quando ero piccolina, è una città bellissima, ma incompresa, perché queste bellezze sono da cercare in una metropoli sempre più caotica, sempre più lasciata a se stessa. Serve un occhio attento per trovare la bellezza a Milano.
Serve più empatia, serve più umanità, non solo a Milano. La spazzatura è ben altro di un girasole su una recinzione, in una città che diventa sempre meno curata, con scale che puzzano di piscio, mozziconi ovunque, graffiti non autorizzati, eccetera.
Oggi la bellezza l'ho vista in una recinzione di un campetto da basket. Una bellezza fatta di solidarietà.
Riflettici caro idiota e ricordati...
Non strapparmi. Non mi sono più rialzato dopo essere caduto su questo campo. Questo questi girasoli mi ricorda(no). Grazie, Alessandro
Oggi fra i tanti scioperi, il più interessante è quello dei giornalisti, che, va sottolineato, hanno il contratto di lavoro (CCNL) scaduto da 10 anni.
Ho letto i comunicati dei giornalisti, e la risposta degli editori. Mentre trovo assolutamente giuste le ragioni dei giornalisti, trovo assolutamente ridicola la risposta degli editori, in una lettera che sostanzialmente scarica la colpa sul sindacato dei giornalisti, al dimezzamento delle entrate pubblicitarie e Google, Metà... ci manca solo che diano la colpa agli alieni.
Il solito problema dell'Italia... è sempre colpa degli altri.
Ma di fronte alle sfide che ha posto la società moderna, gli editori si sono arroccati nei loro castelli, invece che affrontare le problematiche con serietà.
Un esempio? Gli abbonamenti nei siti web dei giornali, a mio parere un forte ostacolo a chi volesse esercitare il proprio diritto al pluralismo d'informazione. È vero che i giornali si pagano, ma se da una parte ci sono i social, che ci offrono gratuitamente notizie semplici e rapide, e purtroppo spesso offerte da persone non qualificate, che volutamente o no, diffondono fake news, arroccarsi dietro gli abbonamenti rischia soltanto di deteriorare la già scarsa offerta di libera informazione.
Molte linee editoriali sono troppo marcate verso indirizzi politici, e nelle redazioni i giornalisti sono "ostaggi" di questo problema, e questo ricade anche su noi cittadini. La perdita di fiducia nelle istituzioni è anche colpa di queste scelte, e inevitabilmente i primi a pagare sono gli stessi giornalisti.
In tutto questo siamo uno dei paesi europei che legge più libri, ma al contrario siamo in coda alla classifica per chi legge giornali.
Invece che scaricare la colpa sugli altri, gli editori dovrebbero farsi due domande su questi problemi. Ma invece c'è sempre il gioco a ribasso sugli stipendi. Non mi meraviglia affatto.
Ho letto i comunicati dei giornalisti, e la risposta degli editori. Mentre trovo assolutamente giuste le ragioni dei giornalisti, trovo assolutamente ridicola la risposta degli editori, in una lettera che sostanzialmente scarica la colpa sul sindacato dei giornalisti, al dimezzamento delle entrate pubblicitarie e Google, Metà... ci manca solo che diano la colpa agli alieni.
Il solito problema dell'Italia... è sempre colpa degli altri.
Ma di fronte alle sfide che ha posto la società moderna, gli editori si sono arroccati nei loro castelli, invece che affrontare le problematiche con serietà.
Un esempio? Gli abbonamenti nei siti web dei giornali, a mio parere un forte ostacolo a chi volesse esercitare il proprio diritto al pluralismo d'informazione. È vero che i giornali si pagano, ma se da una parte ci sono i social, che ci offrono gratuitamente notizie semplici e rapide, e purtroppo spesso offerte da persone non qualificate, che volutamente o no, diffondono fake news, arroccarsi dietro gli abbonamenti rischia soltanto di deteriorare la già scarsa offerta di libera informazione.
Molte linee editoriali sono troppo marcate verso indirizzi politici, e nelle redazioni i giornalisti sono "ostaggi" di questo problema, e questo ricade anche su noi cittadini. La perdita di fiducia nelle istituzioni è anche colpa di queste scelte, e inevitabilmente i primi a pagare sono gli stessi giornalisti.
In tutto questo siamo uno dei paesi europei che legge più libri, ma al contrario siamo in coda alla classifica per chi legge giornali.
Invece che scaricare la colpa sugli altri, gli editori dovrebbero farsi due domande su questi problemi. Ma invece c'è sempre il gioco a ribasso sugli stipendi. Non mi meraviglia affatto.