Come stai?
È una domanda ormai sdoganata al giorno d'oggi. "Ma le interessa davvero come sto?" E anche questa domanda nella mente di chi risponde "bene, grazie", ma che in realtà pensa alla tempesta che ha dentro, è molto diffusa.
A 24 anni mi sento una generazione indietro. L'abisso dentro le camere da letto di quelle ragazze e ragazzi io non lo riesco a capire, ma lo rispetto. È un abisso fatto di una incapacità sociale, che non ha altra causa se non l'abisso che c'è fuori. Abisso dentro e abisso fuori... come si sta bene nell'abisso?
Chi fugge in rapporti folli
Chi si mette con la persona più sbagliata del mondo, per piacere, per quella piccola boccata di ossigeno in un mondo ormai asfissiante.
Non capisco perché tante ragazze e ragazzi ormai pensano almeno una volta all'insano gesto, ma lo rispetto, perché so che nonostante io sia impotente di fronte a situazioni simili, so che esiste una via di uscita.
Forse la miglior fuga è tagliarsi? Prima le gambe, poi quando non c'è più spazio le braccia, nel buio di quella cameretta, l'ombra dell'abisso si fa sempre più lieve, ma è un illusione.
È un illusione anche quella di chi l'ombra la vede arrivare da una galleria della metropolitana, e pensa che basta un passo avanti, per smettere di sentirsi inadeguati. Non lo capisco, ma lo rispetto.
Non capisco tutto questo perché non comunichiamo più. Quel "bene, grazie" spegne la luce che può farci uscire dall'abisso. Ma non è così semplice. Se la risposta fosse "guarda, non sto molto bene ultimamente" si crea una situazione talmente pesante che è chi chiede "come stai?" a spegnere quella luce.
Io non sono psicologa, come diavolo faccio ad aiutarti! Ascoltando. Bisogna tornare ad ascoltare. Se si parlano due lingue diverse, se si parlano due generazioni diverse, è l'occasione migliore per fare nascere qualcosa di buono dall'abisso. Non è facile tenere accesa quella luce, ecco perché abbiamo paura.
Abisso dentro, abisso fuori... finché non si accende la luce.
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