La Storia di Milano - Capitolo 14 - Il circo

Non era l'edificio più possente, ma certamente era il più esteso. La città romana di Mediolanum aveva il circo, e non è una cosa scontata, perché a differenza degli anfiteatri e dei teatri, presenti in ogni città, nel nord Italia era l'unica struttura di questo genere, assieme a quello di Aquileia. La gestione di un circo infatti aveva costi altissimi, ma dopo che Massimiano scelse Milano come capitale del suo impero, non ville farsi mancare nulla.

Massimiano inoltre era un grande appassionato di corse di cavalli, tant'è che il circo romano di Milano fu collocato nell'area a sud-est, a ridosso delle mura, proprio di fianco al Palazzo Imperiale. Un tunnel segreto metteva in collegamento la residenza di Massimiano con il pulvinar (il palco dove l'imperatore assisteva agli spettacoli). Assistere a corse di bighe e quadrighe era una delle poche occasioni per vedere l'imperatore in ambito pubblico.

Della grande struttura rimane ben poco, perlopiù fondamenta ritrovate in qualche cantina, non visitabile ma ben conservata. La parte meglio conservata è la torre occidentale dei carceres, luogo di partenza delle bighe e delle quadrighe.
Dall'altra parte del circo la curva di raccordo tra le due piste rettilinee era affiancata dall'ingresso monumentale, di cui rimane una parte di muratura curva di 10 metri, situata in via Circo, anch'essa ormai parte di un complesso abitativo privato.

Una singola corsa durava 7 giri, e poteva durare tra i 20 e i 30 minuti, per una copertura totale di 5-7 chilometri.
Se avete presente il film Asterix alle Olimpiadi, vi sarete già fatti un idea su come funzionava una singola corsa, anche se non c'erano certamente i pit-stop (e neanche Jean Todt con Schumacher), ma l'essenza era esattamente quella. Tentare di escludere gli avversari era una pratica del tutto lecita, tant'è che le bighe e le quadrighe erano attrezzate anche per questo, con degli speroni ai mozzi delle ruote ad esempio, che distruggevano gli altri "veicoli" degli avversari. Non mancavano azioni di disturbo agli altri cavalli, che li portavano a bloccarsi o a imbizzarrirsi. E ovviamente non mancavano gli incidenti mortali, a quanto pare essenziali nell'intrattenimento dell'antica Roma.