Non so perché la gente ha fretta per natale, c'è già gente che ha tutti gli addobbi, c'è addirittura gente che ha già comprato i regali! Ma sapete che c'è? l'anno prossimo prepariamo tutto a ferragosto, che ne dite?
Per tradizione si preparano gli addobbi il giorno del'immacolata, mentre per chi fa parte dell'arcidiocesi di Milano si fa il giorno prima, giorno di Sant'Ambrogio.
Che tra l'altro il 7 dicembre è il mio giorno preferito. A Sant'Ambrogio c'è:
Per tradizione si preparano gli addobbi il giorno del'immacolata, mentre per chi fa parte dell'arcidiocesi di Milano si fa il giorno prima, giorno di Sant'Ambrogio.
Che tra l'altro il 7 dicembre è il mio giorno preferito. A Sant'Ambrogio c'è:
- inanzitutto è festivo, niente scuola (va bè, quest'anno casca di domenica, però le scuole e le università chiudono).
- c'è la fiera degli Oh bej! Oh bej! Con bancarelle piene di Dolci, prodotti enogastronomici, cianfrusaglie varie fatte a mano, ma soprattutto le firunatt (castagne al vapore stra buonissime). Per le più alternativine invece ci sono gli Alter Bej.
- C'è la cerimonia dell'Ambrogino d'oro, benemerenza cittadina che premia chi si è distinto nel lavoro o in campo sociale.
- C'è la Messa nella Basilica di Sant'Ambrogio, molto particolare perché al posto dell'omelia l'arcivescovo di Milano fa un lungo discorso alla cittadinanza, tra religione e vivere quotidiano, anche per chi non crede offre sempre spunti interessanti sulle problematiche vissute durante l'anno.
- La sera c'è la Prima della Scala, il clou della giornata. Io non ci sono mai stata, ma ormai ogni anno viene trasmessa in TV.
La Storia di Milano - Extra - Vestiti femminili dell'impero romano
In questo capitolo extra ci fermiamo un attimo nella Milano Imperiale, per osservare cosa vestivano le milanesi dell'antica Roma.
L'abbigliamento di epoca romana è molto simile in tutto l'impero, cambiano ovviamente stoffe e tessuti, ma più in base al proprio ceto e alle condizioni climatiche. I tessuti infatti sono tra i principali prodotti commerciali più costosi. Più lavorazione, più cura, più rarità, significava inevitabilmente maggior costo, tant'è che spesso si facevano in casa. Si usa soprattutto il cotone di pecora, ma nel nord Italia è importante coprirsi bene. Molto usata dunque anche la pelle e il feltro. Nelle Giornate calde invece le nobili potevano anche indossare vestiti in lino egiziano. Il tessuto più interessante però era il bisso, ricavato da un mollusco oggi estinto.
L'intimo femminile: come per i maschi le donne indossavano il subligar, una via di mezzo tra un moderno perizoma e degli shorts olin stoffa leggera, usato principalmente ai bagni.
A coprire il seno invece c'erano lo strophium (di derivazione greca) o il mammillare o una fascia pectoralis. Il subligar era molto usato soprattutto in palestre e terme, per essere libere da indumenti che impacciano o per tuffarsi liberamente nelle piscine. Era più semplice cambiarsi due fasce che non un intero indumento. Per la piscina si preferiva la fascia pectoralis, che come il subligar era di stoffa leggera, in genere cotone o lino.
Il capo principe dell'abbigliamento romano era la tunica, sia per maschi che femmine. Quella femminile aveva tradizionalmente uno scollo a V. Sopra di essa, niente toga, riservata solo agli uomini (o imposta alle "donnacce"), ma una palla, una specie di mantellino, di seta nelle giornate calde, di pelle nelle giornate fredde.
Sopra ancora si poneva la stola: lunga e larga, un tubo di stoffa senza cuciture nella parte superiore che scendeva fino ai piedi, stretta in vita da una o due cinture, una più alta e l’altra sui fianchi, oppure una incrociata sui seni e poi passata intorno alla vita. Nella sua semplicità, la stola poteva essere modellata attraverso le pieghe, fermate poi dai cingulum, dei cinturini di stoffa. Il pregio del tessuto, le decorazioni e la sua conformazione definivano il rango della donna nella società. Molto importante anche il colore.
Tutto ciò ovviamente era proibito alle vestali, che dovevano vestire semplice e non dovevano mostrare neanche un lembo della propria pelle, a causa del voto di castità.
Alle altre a cui era concessa l'arte della seduzione i cingulum modellavano punti precisi, oppure si lasciava una spalla scoperta. Per le meno pudiche c'era il babilonicum, che stringeva sedere e seno, mettendoli in evidenza.
Questo era l'abbigliamento di tutti i giorni, c'è tantissimo altro ancora purtroppo è lo spazio è poco.
In questo capitolo extra ci fermiamo un attimo nella Milano Imperiale, per osservare cosa vestivano le milanesi dell'antica Roma.
L'abbigliamento di epoca romana è molto simile in tutto l'impero, cambiano ovviamente stoffe e tessuti, ma più in base al proprio ceto e alle condizioni climatiche. I tessuti infatti sono tra i principali prodotti commerciali più costosi. Più lavorazione, più cura, più rarità, significava inevitabilmente maggior costo, tant'è che spesso si facevano in casa. Si usa soprattutto il cotone di pecora, ma nel nord Italia è importante coprirsi bene. Molto usata dunque anche la pelle e il feltro. Nelle Giornate calde invece le nobili potevano anche indossare vestiti in lino egiziano. Il tessuto più interessante però era il bisso, ricavato da un mollusco oggi estinto.
L'intimo femminile: come per i maschi le donne indossavano il subligar, una via di mezzo tra un moderno perizoma e degli shorts olin stoffa leggera, usato principalmente ai bagni.
A coprire il seno invece c'erano lo strophium (di derivazione greca) o il mammillare o una fascia pectoralis. Il subligar era molto usato soprattutto in palestre e terme, per essere libere da indumenti che impacciano o per tuffarsi liberamente nelle piscine. Era più semplice cambiarsi due fasce che non un intero indumento. Per la piscina si preferiva la fascia pectoralis, che come il subligar era di stoffa leggera, in genere cotone o lino.
Il capo principe dell'abbigliamento romano era la tunica, sia per maschi che femmine. Quella femminile aveva tradizionalmente uno scollo a V. Sopra di essa, niente toga, riservata solo agli uomini (o imposta alle "donnacce"), ma una palla, una specie di mantellino, di seta nelle giornate calde, di pelle nelle giornate fredde.Sopra ancora si poneva la stola: lunga e larga, un tubo di stoffa senza cuciture nella parte superiore che scendeva fino ai piedi, stretta in vita da una o due cinture, una più alta e l’altra sui fianchi, oppure una incrociata sui seni e poi passata intorno alla vita. Nella sua semplicità, la stola poteva essere modellata attraverso le pieghe, fermate poi dai cingulum, dei cinturini di stoffa. Il pregio del tessuto, le decorazioni e la sua conformazione definivano il rango della donna nella società. Molto importante anche il colore.
Tutto ciò ovviamente era proibito alle vestali, che dovevano vestire semplice e non dovevano mostrare neanche un lembo della propria pelle, a causa del voto di castità.
Alle altre a cui era concessa l'arte della seduzione i cingulum modellavano punti precisi, oppure si lasciava una spalla scoperta. Per le meno pudiche c'era il babilonicum, che stringeva sedere e seno, mettendoli in evidenza.Questo era l'abbigliamento di tutti i giorni, c'è tantissimo altro ancora purtroppo è lo spazio è poco.
Mentre in Parlamento qualcuno affossa una legge giusta come quella sulla violenza sessuale, io stavo pensando che...
Chi sta brontolando in questi giorni non ha paura di finire in tribunale, nono, c'è una paura molto più grande: la paura di dover cambiare totalmente la cultura dell'uomo forte che conquista la donna.
Nessuno chiede che prima di un rapporto sessuale ci sia da firmare una liberatoria, ma bisogna pretendere che in un rapporto ci sia il consenso di entrambi le parti. Vi ricordo che esiste anche lo stupro maschile, quindi è si una questione di genere, perché oggi c'è una vera e propria emergenza, ma è soprattutto una questione di civiltà.
Si ha paura che sistemi di approccio, tollerati da questa società marcia, diventino illegali. Si ha paura che finalmente s'impari a leggere anche il/la partner. Se a qualcuno va bene prendere per i capelli una donna e portarla nella caverna, ululando invece che parlare, va bene, fanculo alla legge e torniamo alla preistoria. Ma se invece si desidera una società sana, fatta di rapporti umani veri e di rapporti sessuali sinceri, di sentimento, non bisogna avere paura di nulla.
E da questo punto di vista, la (in)capacità di leggere il corpo della partner si sposa perfettamente con l'educazione all'affettività.
Se un rapporto è vero e sincero, c'è una sintonia per il quale entrambi sanno quando c'è il consenso: lo dice il corpo, lo dice il volto. La vera paura è tornare a guardare una donna negli occhi e non al sedere. La vera paura è di prendersi le proprie responsabilità e di dimostrarsi veri uomini.
La vera paura è di impegnarsi ad amare veramente, ecco perché una cosa che non dovrebbe fare polemica invece la fa.
Chi sta brontolando in questi giorni non ha paura di finire in tribunale, nono, c'è una paura molto più grande: la paura di dover cambiare totalmente la cultura dell'uomo forte che conquista la donna.
Nessuno chiede che prima di un rapporto sessuale ci sia da firmare una liberatoria, ma bisogna pretendere che in un rapporto ci sia il consenso di entrambi le parti. Vi ricordo che esiste anche lo stupro maschile, quindi è si una questione di genere, perché oggi c'è una vera e propria emergenza, ma è soprattutto una questione di civiltà.
Si ha paura che sistemi di approccio, tollerati da questa società marcia, diventino illegali. Si ha paura che finalmente s'impari a leggere anche il/la partner. Se a qualcuno va bene prendere per i capelli una donna e portarla nella caverna, ululando invece che parlare, va bene, fanculo alla legge e torniamo alla preistoria. Ma se invece si desidera una società sana, fatta di rapporti umani veri e di rapporti sessuali sinceri, di sentimento, non bisogna avere paura di nulla.
E da questo punto di vista, la (in)capacità di leggere il corpo della partner si sposa perfettamente con l'educazione all'affettività.
Se un rapporto è vero e sincero, c'è una sintonia per il quale entrambi sanno quando c'è il consenso: lo dice il corpo, lo dice il volto. La vera paura è tornare a guardare una donna negli occhi e non al sedere. La vera paura è di prendersi le proprie responsabilità e di dimostrarsi veri uomini.
La vera paura è di impegnarsi ad amare veramente, ecco perché una cosa che non dovrebbe fare polemica invece la fa.
In ogni attimo in cui io ti guardo negli occhi, vedo una persona che mi ama, quel bagliore che gli altri non hanno, lo vedo solo in te. Non posso sapere cosa provano gli altri, ma io so cosa provi tu per me. È questo che ci lega insieme.
Secondo te può colpirmi uno che si presenta dicendo: sei veramente una gran fica?
Tu, invece, hai saputo sin dall'inizio cosa è giusto dire, e cosa invece bisogna tenersi in quella cazzo di testa che hanno certi figaccioni. Perché non ho scelto loro ma te? Perché in te ho visto qualcosa di diverso.
Mi ricordo ancora quel tipetto un po' imbranato che all'inizio aveva paura pure a parlarmi, mi ricordo che durante le lezioni se i nostri sguardi si incrociavano tu diventati tutto rosso.
Non mi hai mai detto come vivere, come vestire o chi vedere, lo sai bene che odio la gelosia. Ti fidi sempre se esco anche con amici, e la tua fiducia è sempre stata ripagata. Ho i miei spazi con le mie amiche, ho i miei spazi intimi, e tu sei sempre lì al mio fianco al momento giusto, senza alcuna prevaricazione. È questo l'amore, e io so che mi ami.
E proprio perché c'è lo spazio giusto, c'è il momento giusto, in cui il mondo si spegne e siamo soltanto noi due, che ogni momento passato con te è prezioso e magico. Ogni bacio, ogni carezza, ogni bella parola, ogni luogo e avventura passata con te è un universo di emozioni indescrivibile.
E per questo che ti amo ancora come il primo giorno, grazie amore ❤️
Avete appena letto una lettera che ho scritto a mano, carta e penna vecchio stile, al mio fidanzato per il nostro anniversario. Nella mia scala di imbarazzo questa va sopra il mostrarmi nuda davanti a degli sconosciuti, ma la voglio pubblicare come memento mori, una specie di messaggio nella bottiglia da un luogo lontano.
Secondo te può colpirmi uno che si presenta dicendo: sei veramente una gran fica?
Tu, invece, hai saputo sin dall'inizio cosa è giusto dire, e cosa invece bisogna tenersi in quella cazzo di testa che hanno certi figaccioni. Perché non ho scelto loro ma te? Perché in te ho visto qualcosa di diverso.
Mi ricordo ancora quel tipetto un po' imbranato che all'inizio aveva paura pure a parlarmi, mi ricordo che durante le lezioni se i nostri sguardi si incrociavano tu diventati tutto rosso.
Non mi hai mai detto come vivere, come vestire o chi vedere, lo sai bene che odio la gelosia. Ti fidi sempre se esco anche con amici, e la tua fiducia è sempre stata ripagata. Ho i miei spazi con le mie amiche, ho i miei spazi intimi, e tu sei sempre lì al mio fianco al momento giusto, senza alcuna prevaricazione. È questo l'amore, e io so che mi ami.
E proprio perché c'è lo spazio giusto, c'è il momento giusto, in cui il mondo si spegne e siamo soltanto noi due, che ogni momento passato con te è prezioso e magico. Ogni bacio, ogni carezza, ogni bella parola, ogni luogo e avventura passata con te è un universo di emozioni indescrivibile.
E per questo che ti amo ancora come il primo giorno, grazie amore ❤️
Avete appena letto una lettera che ho scritto a mano, carta e penna vecchio stile, al mio fidanzato per il nostro anniversario. Nella mia scala di imbarazzo questa va sopra il mostrarmi nuda davanti a degli sconosciuti, ma la voglio pubblicare come memento mori, una specie di messaggio nella bottiglia da un luogo lontano.
Vi faccio vedere una cosa tragicomica:
MonzaToday ieri apre con:
MonzaToday oggi apre con:
Dovevano arrivare bus elettrici, evidentemente durante il trasporto si sono trasformati in autobus a diesel.
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Dovevano arrivare bus elettrici, evidentemente durante il trasporto si sono trasformati in autobus a diesel.La Storia di Milano, capitolo 13 - Massimiano e la capitale
La divisione dell'impero romano in due, per volere di Dioclezino, sposta totalmente gli equilibri politici dell'antica Roma. Da una parte c'è l'Impero Romano d'Oriente, con a capo Diocleziano, e dall'altra l'Impero Romano d'Occidente, con a capo Massimiano.
È l'anno 286 e Mediolanum diventa il centro politico dell'Impero Romano d'Occidente. Milano diventa capitale. I due imperatori entrarono trionfalmente in città su un cocchio, con Diocleziano che si riservò l'appellativo di Giovio e Massimiano quello di Erculeo, nomi che resteranno impressi nella città di Milano.
Mediolanum sotto Massimiano cambia volto. Inanzitutto viene costruito il Palazzo imperiale e il Mausoleo, anche se quest'ultimo non ospitò mai la sepoltura dei primi imperatori (il primo fu Valentiniano II nel 392). Inoltre riapre la Zecca, che per un certo periodo si trasferì a Ticinum (Pavia).
Per la popolazione viene invece costruito il Circo e le Terme Erculee, che approfondiremo.
Massimiano fece anche ampliare le mura d'età repubblicana a nord della città. Con la crescita negli anni infatti la prima cerchia muraria è troppo stretta, e molti edifici sono stati costruiti al di fuori. Un tratto ben conservato di queste nuove mura, dette mura massimiane, è rimasto ben conservato e oggi è visibile al interno del giardino del Museo Archeologico di Milano.
Milano rimane capitale dell'Impero Romano d'Occidente per due secoli esatti, 200 anni in cui è la città cresce e diventa la più maestosa dell'impero. Nel 380 il poeta Ausonio racconta: "A Mediolanum ogni cosa è degna di ammirazione, vi sono grandi ricchezze e numerose sono le case nobili. La popolazione è di grande capacità, eloquenza ed affabile. La città si è ingrandita ed è circondata da una duplice cerchia di mura. Vi sono il circo, dove il popolo gode degli spettacoli, il teatro con le gradinate a cuneo, i templi, la rocca del palazzo imperiale, la zecca, il quartiere che prende il nome dalle terme Erculee. I cortili colonnati sono adornati di statue di marmo, le mura sono circondate da una cinta di argini fortificati. Le sue costruzioni sono una più imponente dell'altra, come se fossero tra loro rivali, e non ne diminuisce la loro grandezza neppure la vicinanza a Roma."
Due secoli in cui crescerà anche il potere religioso. Nei prossimi capitoli visitiamo virtualmente i nuovi edifici di età imperiale, per poi seguire l'uomo più iconico nella storia di Milano.
La divisione dell'impero romano in due, per volere di Dioclezino, sposta totalmente gli equilibri politici dell'antica Roma. Da una parte c'è l'Impero Romano d'Oriente, con a capo Diocleziano, e dall'altra l'Impero Romano d'Occidente, con a capo Massimiano.
È l'anno 286 e Mediolanum diventa il centro politico dell'Impero Romano d'Occidente. Milano diventa capitale. I due imperatori entrarono trionfalmente in città su un cocchio, con Diocleziano che si riservò l'appellativo di Giovio e Massimiano quello di Erculeo, nomi che resteranno impressi nella città di Milano.
Mediolanum sotto Massimiano cambia volto. Inanzitutto viene costruito il Palazzo imperiale e il Mausoleo, anche se quest'ultimo non ospitò mai la sepoltura dei primi imperatori (il primo fu Valentiniano II nel 392). Inoltre riapre la Zecca, che per un certo periodo si trasferì a Ticinum (Pavia).
Per la popolazione viene invece costruito il Circo e le Terme Erculee, che approfondiremo.
Massimiano fece anche ampliare le mura d'età repubblicana a nord della città. Con la crescita negli anni infatti la prima cerchia muraria è troppo stretta, e molti edifici sono stati costruiti al di fuori. Un tratto ben conservato di queste nuove mura, dette mura massimiane, è rimasto ben conservato e oggi è visibile al interno del giardino del Museo Archeologico di Milano.Milano rimane capitale dell'Impero Romano d'Occidente per due secoli esatti, 200 anni in cui è la città cresce e diventa la più maestosa dell'impero. Nel 380 il poeta Ausonio racconta: "A Mediolanum ogni cosa è degna di ammirazione, vi sono grandi ricchezze e numerose sono le case nobili. La popolazione è di grande capacità, eloquenza ed affabile. La città si è ingrandita ed è circondata da una duplice cerchia di mura. Vi sono il circo, dove il popolo gode degli spettacoli, il teatro con le gradinate a cuneo, i templi, la rocca del palazzo imperiale, la zecca, il quartiere che prende il nome dalle terme Erculee. I cortili colonnati sono adornati di statue di marmo, le mura sono circondate da una cinta di argini fortificati. Le sue costruzioni sono una più imponente dell'altra, come se fossero tra loro rivali, e non ne diminuisce la loro grandezza neppure la vicinanza a Roma."
Due secoli in cui crescerà anche il potere religioso. Nei prossimi capitoli visitiamo virtualmente i nuovi edifici di età imperiale, per poi seguire l'uomo più iconico nella storia di Milano.
Ultima e la pianto: La scrittura è la geometria dell'anima...
La punteggiatura è l'ipotenusa.
La punteggiatura è l'ipotenusa.
La parola è l'arma dei saggi...
Infatti il dizionario è il libro che fa più male se vi cade in testa.
Infatti il dizionario è il libro che fa più male se vi cade in testa.
Il silenzio è una risposta... era sordo.
La brevità è l'anima del talento. Chiaramente significa che
L'essenziale è invisibile agli occhi... con questa frase profonda icecube ci ricorda di respirare.
25 novembre: Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne
Perché l'ONU pone la luce su questo tema? Il 25 novembre ricorre un tragico assassinio: negli anni ‘40 e ‘50, la Repubblica Dominicana era nelle mani del generale Rafael Trujilo. Le sorelle Mirabal decisero di impegnarsi nell’attivismo politico denunciando gli orrori e i crimini dalla dittatura. Ma il 25 novembre 1960 Trujillo inviò dei sicari a uccidere le tre sorelle “mariposas”, i loro corpi gettati in un dirupo per simulare un incidente. La loro morte mise in luce gli orrori di questa dittatura, destando un moto di indignazione nazionale e internazionale. Pochi mesi dopo il loro assassinio, Trujillo fu ucciso e il suo regime cadde. L'unica sorella sopravvissuta, Belgica Adele, ha dedicato la sua vita alla cura dei sei nipoti orfani e a mantenere viva la memoria delle sorelle.
In questa giornata è giusto fermarsi un attimo per guardarsi indietro. Non voglio scrivervi di numeri che ormai conosciamo troppo bene e che dovrebbero fare venire i brividi ad ogni persona con un cervello. Voglio scrivere di un altro tipo di violenza sulle donne che non sentirete oggi, più silenziosa, più subdola: la Damnatio memoriae verso i personaggi storici femminili.
Anche noi in Italia abbiamo avuto a che fare con una dittatura, anche noi in Italia abbiamo dato un notevole contributo alla fine di quegli anni. Girando per una grande città come Milano, noto che tutte, e sottolineo tutte le sculture dedicate ai grandi personaggi della storia, sono uomini. La prima e attualmente unica scultura dedicata a una donna è davanti alla casa di Alessandro Manzoni: Cristina Trivulzio di Belgiojoso, grande protagonista nel Risorgimento Italiano. Se una sola donna è rappresentata nella Milano dei diritti e della cultura, evidentemente c'è qualcosa che non va. Le donne ci sono nella storia, perché non vengono celebrate?
Filippo Turati, grande uomo che ha dedicato la vita per un Italia libera, democratica e indipendente, anche io lo stimo molto. Nel lungo corridoio dei Busti della Camera dei Deputati, con i volti dei grandi uomini patri ci si ricorda di Filippo Turati. Tutto bene... e sua moglie? Dove'è Anna Kuliscioff? Anche lei diede il suo grande contributo alla formazione di questo paese. Non la troverete certo tra questi busti. Anche qua c'è una sola donna: Nilde Iotti
Ma perché di fronte alla violenza che subiscono oggi tante, troppe donne, io vi parlo di questo problema così superfluo? Vedete, perché questo in realtà è un problema molto più grave di quanto si pensi. La storia è tutto ciò che ci serve per avere un futuro migliore, c'è tutto lì: donne libere che hanno combattuto per la libertà di tutti noi... di TUTTI noi. Cancellare dalla storia nazionale le grandi figure femminili è la forma di violenza sulle donne più grave, perché si accetta l'idea distorta che nel passato è sempre stato l'uomo a fare la storia. Ma la storia è fatta di grandi uomini e di grandi donne.
Perché l'ONU pone la luce su questo tema? Il 25 novembre ricorre un tragico assassinio: negli anni ‘40 e ‘50, la Repubblica Dominicana era nelle mani del generale Rafael Trujilo. Le sorelle Mirabal decisero di impegnarsi nell’attivismo politico denunciando gli orrori e i crimini dalla dittatura. Ma il 25 novembre 1960 Trujillo inviò dei sicari a uccidere le tre sorelle “mariposas”, i loro corpi gettati in un dirupo per simulare un incidente. La loro morte mise in luce gli orrori di questa dittatura, destando un moto di indignazione nazionale e internazionale. Pochi mesi dopo il loro assassinio, Trujillo fu ucciso e il suo regime cadde. L'unica sorella sopravvissuta, Belgica Adele, ha dedicato la sua vita alla cura dei sei nipoti orfani e a mantenere viva la memoria delle sorelle.
In questa giornata è giusto fermarsi un attimo per guardarsi indietro. Non voglio scrivervi di numeri che ormai conosciamo troppo bene e che dovrebbero fare venire i brividi ad ogni persona con un cervello. Voglio scrivere di un altro tipo di violenza sulle donne che non sentirete oggi, più silenziosa, più subdola: la Damnatio memoriae verso i personaggi storici femminili.
Anche noi in Italia abbiamo avuto a che fare con una dittatura, anche noi in Italia abbiamo dato un notevole contributo alla fine di quegli anni. Girando per una grande città come Milano, noto che tutte, e sottolineo tutte le sculture dedicate ai grandi personaggi della storia, sono uomini. La prima e attualmente unica scultura dedicata a una donna è davanti alla casa di Alessandro Manzoni: Cristina Trivulzio di Belgiojoso, grande protagonista nel Risorgimento Italiano. Se una sola donna è rappresentata nella Milano dei diritti e della cultura, evidentemente c'è qualcosa che non va. Le donne ci sono nella storia, perché non vengono celebrate?
Filippo Turati, grande uomo che ha dedicato la vita per un Italia libera, democratica e indipendente, anche io lo stimo molto. Nel lungo corridoio dei Busti della Camera dei Deputati, con i volti dei grandi uomini patri ci si ricorda di Filippo Turati. Tutto bene... e sua moglie? Dove'è Anna Kuliscioff? Anche lei diede il suo grande contributo alla formazione di questo paese. Non la troverete certo tra questi busti. Anche qua c'è una sola donna: Nilde Iotti
Ma perché di fronte alla violenza che subiscono oggi tante, troppe donne, io vi parlo di questo problema così superfluo? Vedete, perché questo in realtà è un problema molto più grave di quanto si pensi. La storia è tutto ciò che ci serve per avere un futuro migliore, c'è tutto lì: donne libere che hanno combattuto per la libertà di tutti noi... di TUTTI noi. Cancellare dalla storia nazionale le grandi figure femminili è la forma di violenza sulle donne più grave, perché si accetta l'idea distorta che nel passato è sempre stato l'uomo a fare la storia. Ma la storia è fatta di grandi uomini e di grandi donne.
Stamattina una mia amica mi fa: "ma lo sai che i fazzoletti Tempo in realtà si chiamano Jempo, vedi che c'è la J."
"Amo, ma sei seria? guarda che è una stronzata"
"Sisi" boh, alla fine ho tirato fuori da YouTube i vecchi spot, dove dice Tempo, non Jempo, le ho fatto vedere anche il vecchio logo, dove si vede chiaramente che è una T 👇🏻
Chiudete Tik Tok almeno voi, finché siete in... tempo 🤭
O almeno non scambiate le parole di un idiota con quelle di Piero Angela. Forse chi vi racconta queste stronzate non ha neanche finito di studiare, impegnato a fare soldi facili sul web.
La loro ricchezza è la vostra povertà, economica e soprattutto mentale.
"Amo, ma sei seria? guarda che è una stronzata"
"Sisi" boh, alla fine ho tirato fuori da YouTube i vecchi spot, dove dice Tempo, non Jempo, le ho fatto vedere anche il vecchio logo, dove si vede chiaramente che è una T 👇🏻
Chiudete Tik Tok almeno voi, finché siete in... tempo 🤭O almeno non scambiate le parole di un idiota con quelle di Piero Angela. Forse chi vi racconta queste stronzate non ha neanche finito di studiare, impegnato a fare soldi facili sul web.
La loro ricchezza è la vostra povertà, economica e soprattutto mentale.
Indovinate il mio colore preferito
Giallo
Verde
Bianco
Rosso
Ho dentro di me un mix di emozioni.
Torno a casa dopo la partita, molto contenta, e mi prende un attacco di panico appena apro la porta, una specie di ombra che si muove nel buio... ma poi basta accendere la luce per stare bene, ed eccomi di nuovo al buio a raccontarvi la mia giornata.
Sono strana, ma a me piace tantissimo viaggiare in metropolitana, fino a quando non rimani bloccata ai tornelli di Porta Romana, perché il biglietto da uscita senza ingresso. Ma come si permette di fare queste insinuazioni, stupido computer, io vi sembro una che scavalca? Fortunatamente c'era un addetto ai controlli, ha verificato il mio biglietto e mi ha fatta passare con il suo del personale (grazie a questo gentile signore).
Poi c'era una vecchiettina che non riusciva a fare il biglietto, perché quelle cavolo di macchinette a volte non prendono moneta. Alla fine l'ho comprato io con la carta, e lei mi ha lasciato i soldi (in teoria è vietato, ma poverina, altrimenti doveva andare a un altra fermata a piedi).
Chi invece ha camminato un bel po' sono proprio io, assieme ad una mia amica e il suo ragazzo. Ma lasciamo stare...
Guardate invece che bellina la statua di San Francesco d'Assisi! tende le braccia per benedire la folla.
Oggi un bel pezzo di Milano si è fermata per omaggiare Ornella Vanoni. Davanti alla Pinacoteca di Brera c'era un pianista che suonava i suoi brani, scena da lacrimuccia di commozione. Anche perché Brera è il quartiere in cui ha vissuto gran parte della sua vita. Ed è giusto chiudere questo post ricordando una donna, una grande donna, e una cantante, una grande cantante, come Ornella Vanoni.
Torno a casa dopo la partita, molto contenta, e mi prende un attacco di panico appena apro la porta, una specie di ombra che si muove nel buio... ma poi basta accendere la luce per stare bene, ed eccomi di nuovo al buio a raccontarvi la mia giornata.
Sono strana, ma a me piace tantissimo viaggiare in metropolitana, fino a quando non rimani bloccata ai tornelli di Porta Romana, perché il biglietto da uscita senza ingresso. Ma come si permette di fare queste insinuazioni, stupido computer, io vi sembro una che scavalca? Fortunatamente c'era un addetto ai controlli, ha verificato il mio biglietto e mi ha fatta passare con il suo del personale (grazie a questo gentile signore).
Poi c'era una vecchiettina che non riusciva a fare il biglietto, perché quelle cavolo di macchinette a volte non prendono moneta. Alla fine l'ho comprato io con la carta, e lei mi ha lasciato i soldi (in teoria è vietato, ma poverina, altrimenti doveva andare a un altra fermata a piedi).
Chi invece ha camminato un bel po' sono proprio io, assieme ad una mia amica e il suo ragazzo. Ma lasciamo stare...
Guardate invece che bellina la statua di San Francesco d'Assisi! tende le braccia per benedire la folla.
Oggi un bel pezzo di Milano si è fermata per omaggiare Ornella Vanoni. Davanti alla Pinacoteca di Brera c'era un pianista che suonava i suoi brani, scena da lacrimuccia di commozione. Anche perché Brera è il quartiere in cui ha vissuto gran parte della sua vita. Ed è giusto chiudere questo post ricordando una donna, una grande donna, e una cantante, una grande cantante, come Ornella Vanoni.Dopo aver scoperto che i granchi blu non sono animali, ma robot, Pali scoprì che dietro ai misteriosi codici delle immagini ci sono poteri occulti:

No, aspe'... ma in che senso? 😳

Milano, 23 novembre 2025
Una città, due colori, che si legano al nero della notte, il nero che viene spezzato dalle luci dello stadio, il nero che accomuna le casacche di due squadre che hanno scritto tante storie di questa città, e ne scriveranno ancora tante a partire da oggi.
Rossoneri e Nerazzurri. Questa è Milano. Questo è il Derby della Madonnina.
Non è una partita come le altre. Milano siamo noi, così cantano entrambe le tifoserie in uno stadio che ribolle di passione.
A Milano non c'è gelosia tra milanisti e interisti, perché ognuno sa di essere più forte dell'altro, è una certezza. Una rivalità che si sente negli uffici, nei bar, in metropolitana, in università. Una rivalità che a volte è anche in famiglia, con fratelli e sorelle che portano colori diversi.
Certo, tra fratelli a volte si litiga, a volte ci si ferma soltanto a semplici prese in giro, ma alla fine ci si vuole bene, perché si sa che non c'è grandezza di una squadra senza grandi avversari.
E la gloria che hanno conquistato le due squadre di Milano è eterna, di fronte a due delle bacheche più ricche al mondo, fatte di sudore, passione e colore.
Ti te dominet Milan. Ferma, immortale, osserva il cielo. La madonnina sulla guglia maggiore del Duomo veglia sulla città. Scusaci, ma noi uomini e donne siamo così, qualcosa che per gli altri è superfluo per noi diventa enorme. E in queste giornate l'attenzione si sposta in quello Stadio San Siro che tra qualche anno non vedremo più, ma che rinascerà poco più in là, pronto a scrivere nuove storie.
Una città, una fede, due colori: rossoneri e nerazzurri. Signore e signori, benvenuti a Milano, benvenuti al 245° Derby della Madonnina, il Derby di Milano.
Una città, due colori, che si legano al nero della notte, il nero che viene spezzato dalle luci dello stadio, il nero che accomuna le casacche di due squadre che hanno scritto tante storie di questa città, e ne scriveranno ancora tante a partire da oggi.
Rossoneri e Nerazzurri. Questa è Milano. Questo è il Derby della Madonnina.
Non è una partita come le altre. Milano siamo noi, così cantano entrambe le tifoserie in uno stadio che ribolle di passione.
A Milano non c'è gelosia tra milanisti e interisti, perché ognuno sa di essere più forte dell'altro, è una certezza. Una rivalità che si sente negli uffici, nei bar, in metropolitana, in università. Una rivalità che a volte è anche in famiglia, con fratelli e sorelle che portano colori diversi.
Certo, tra fratelli a volte si litiga, a volte ci si ferma soltanto a semplici prese in giro, ma alla fine ci si vuole bene, perché si sa che non c'è grandezza di una squadra senza grandi avversari.
E la gloria che hanno conquistato le due squadre di Milano è eterna, di fronte a due delle bacheche più ricche al mondo, fatte di sudore, passione e colore.
Ti te dominet Milan. Ferma, immortale, osserva il cielo. La madonnina sulla guglia maggiore del Duomo veglia sulla città. Scusaci, ma noi uomini e donne siamo così, qualcosa che per gli altri è superfluo per noi diventa enorme. E in queste giornate l'attenzione si sposta in quello Stadio San Siro che tra qualche anno non vedremo più, ma che rinascerà poco più in là, pronto a scrivere nuove storie.Una città, una fede, due colori: rossoneri e nerazzurri. Signore e signori, benvenuti a Milano, benvenuti al 245° Derby della Madonnina, il Derby di Milano.
E se questa non è arte, ditemi voi. Buonanotte 💖
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