Vabbè, scusate, avevo detto che non ne parlavo più.
Io sono schifata, e lo sottolineo SCHIFATA. Marco Zucchina di merda mi rimuove una foto di nudo, consensuale, in cui non si vedeva assolutamente niente, ma un gruppo facebook riesce ad arrivare a più di 30.000 iscritti con foto non consensuali di donne.
E sapete chi postava quelle foto? I MARITI! Ma che pezzo di grandissima merda devi essere!?
Poi vabbè, i giornalisti fanno ridere... il gruppo è stato prontamente rimosso dopo varie segnalazioni... PRONTAMENTE NON SI SPOSA AFFATTO CON DOPO VARIE SEGNALAZIONI. Se un gruppo è arrivato a 30.000 iscritti è perché tutto questo è vietato dalla legge, ma accettato dalla stragrande maggioranza degli italiani.
E ogni Cristo di volta salta sempre fuori il fenomeno di turno che dice: 😇 ma io non sono così!... Accompagnato da una luce divina che lo innalza al centro del dibattito. MA GRAZIE AL CAZZO NON SEI COSÌ, MENO MALE!
A me però non basta sapere che tu non sei così. Questa è una guerra, non tra uomini e donne, ma tra bene e male. Il rispetto della figura femminile si ferma sempre a quel NO, che spesso viene scavalcato con prepotenza da chi promette di amarla e rispettarla... per poi buttare in pasto alle belve del web la loro intimità.
Ricordo che il Garante della Privacy mette a disposizione sul proprio portale un sistema di denuncia di contenuti sessualmente espliciti diffusi in maniera non consensuale. Può farlo CHIUNQUE, non solo la vittima. Il Revenge Porn è grave tanto quanto il femminicidio, ma purtroppo, forse peggio, per chi è costretta a vivere col peso del giudizio di gente che dà alla vittima della zoccola.
E mi fermo qui...
E sapete chi postava quelle foto? I MARITI! Ma che pezzo di grandissima merda devi essere!?
Poi vabbè, i giornalisti fanno ridere... il gruppo è stato prontamente rimosso dopo varie segnalazioni... PRONTAMENTE NON SI SPOSA AFFATTO CON DOPO VARIE SEGNALAZIONI. Se un gruppo è arrivato a 30.000 iscritti è perché tutto questo è vietato dalla legge, ma accettato dalla stragrande maggioranza degli italiani.
E ogni Cristo di volta salta sempre fuori il fenomeno di turno che dice: 😇 ma io non sono così!... Accompagnato da una luce divina che lo innalza al centro del dibattito. MA GRAZIE AL CAZZO NON SEI COSÌ, MENO MALE!
A me però non basta sapere che tu non sei così. Questa è una guerra, non tra uomini e donne, ma tra bene e male. Il rispetto della figura femminile si ferma sempre a quel NO, che spesso viene scavalcato con prepotenza da chi promette di amarla e rispettarla... per poi buttare in pasto alle belve del web la loro intimità.
Ricordo che il Garante della Privacy mette a disposizione sul proprio portale un sistema di denuncia di contenuti sessualmente espliciti diffusi in maniera non consensuale. Può farlo CHIUNQUE, non solo la vittima. Il Revenge Porn è grave tanto quanto il femminicidio, ma purtroppo, forse peggio, per chi è costretta a vivere col peso del giudizio di gente che dà alla vittima della zoccola.
E mi fermo qui...
Ho capito che non è giornata... Non capisco veramente come fa a esistere gente così cattiva...
Voi avete un oggetto di cui siete gelosissimi? Il mio è la macchina fotografica. La mia piccola non può toccarla nemmeno il mio ragazzo.
Uscendo ho scoperto chi mi ha bloccata. Pensavo peggio... Eh niente, cavoli loro. A voi invece vi voglio bene.
Ok, sparo la piccola polemica che non ho fatto ieri.
Hint è Hint, Insegreto è insegreto. Eppure... Hint mi piace dove si discosta pesantemente da insegreto:
All'alba dei tempi, quando Hint muoveva i primi passi, io avevo evidenziato questo, feci un post dove facevo notare che nulla di quanto presente su Insegreto andava preso a modello.
Sono sempre stata dell'idea che l'ultima parola debba sempre aspettare ad icecube, come è giusto che sia.
Proposta dopo proposta però Hint si è avvicinato un po' troppo a insegreto, lo dico con tutta franchezza.
I like, i virali, l'opzione nsfw... per carità, tutto fatto molto meglio di insegreto, ma un po' troppo allineato. Molte di queste scelte sono nate su proposta popolare...
E anche qua, lo dico con tutta franchezza: tra Gesù e Barabba il popolo sceglie sempre Barabba. Nel post di prima ho sostenuto fortemente il valore della democrazia. Ma non credo nella democrazia dal basso.
Spesso il "popolo" sceglie ciò che è più comodo, non ciò che è più giusto. Se è vero che in una democrazia è la maggioranza a sorreggere le idee portanti, sicuramente è giusto anche sentire un idea diversa.
Resta il fatto che Hint è Hint, Insegreto è insegreto.
Vorrei sapere che ne pensate...
Hint è Hint, Insegreto è insegreto. Eppure... Hint mi piace dove si discosta pesantemente da insegreto:
- la personalizzazione totale del proprio profilo
- il sistema chat
- la bellissima memoria dei post (quanti ne ho persi su insegreto cliccando per sbaglio annulla! 😭)
- L'ampio spazio in un post
- la possibilità di aggiungere video
- i commenti aggiornati automaticamente
- sondaggi e i quiz
All'alba dei tempi, quando Hint muoveva i primi passi, io avevo evidenziato questo, feci un post dove facevo notare che nulla di quanto presente su Insegreto andava preso a modello.
Sono sempre stata dell'idea che l'ultima parola debba sempre aspettare ad icecube, come è giusto che sia.
Proposta dopo proposta però Hint si è avvicinato un po' troppo a insegreto, lo dico con tutta franchezza.
I like, i virali, l'opzione nsfw... per carità, tutto fatto molto meglio di insegreto, ma un po' troppo allineato. Molte di queste scelte sono nate su proposta popolare...
E anche qua, lo dico con tutta franchezza: tra Gesù e Barabba il popolo sceglie sempre Barabba. Nel post di prima ho sostenuto fortemente il valore della democrazia. Ma non credo nella democrazia dal basso.
Spesso il "popolo" sceglie ciò che è più comodo, non ciò che è più giusto. Se è vero che in una democrazia è la maggioranza a sorreggere le idee portanti, sicuramente è giusto anche sentire un idea diversa.
Resta il fatto che Hint è Hint, Insegreto è insegreto.
Vorrei sapere che ne pensate...
A Settembre riprendo la serie di post sui classici Disney, intanto...
Educazione alla morte
Questo è uno dei tanti lavori Disney assenti su Disney+, ed è un vero peccato perché è davvero un capolavoro. Comprensibile però, visto che fa parte di quei pochi lavori dello studio di animazione americano a tema propagandistico. 
Il cortometraggio è ispirato al omonimo libro di Gregor Ziemer, e ha come tema centrale l'orribile lavaggio del cervello che subirono i bambini tedeschi nelle scuole, durante la dittatura nazista. La gioventù hitleriana in questo cortometraggio è raffigurata e raccontata in maniera caricaturale, per molti tratti in maniera disturbante.
Eppure le animazioni sono ben curate e dettagliate per l'epoca di produzione. Questo equilibrio porta a provare pietà per il piccolo Hans, protagonista del film, e un profondo odio per il regime nazista... che è l'esatto obbiettivo di un film propagandistico.
Nonostante ciò, alla base c'è un solido insegnamento, ovvero l'importanza dell'autodeterminazione di ciascun individuo. Le scelte... sono la forma più forte di libertà. Ci permettono di costruirci e di costruire, di provare emozioni, positive e negative. In una dittatura non c'è scelta, mai. La bellezza della democrazia, pur fragile nel suo sistema, sta nel fatto che responsabilizza ognuna e ognuno di noi. E sono le scelte appunto, a determinare chi siamo. L'orgoglio di essere se stessi, con pregi e difetti, soprattutto difetti, quelli non ammessi e non tollerati dai deboli, da quelli che vogliono dominare il mondo con odio e violenza.
Educazione alla morte
Questo è uno dei tanti lavori Disney assenti su Disney+, ed è un vero peccato perché è davvero un capolavoro. Comprensibile però, visto che fa parte di quei pochi lavori dello studio di animazione americano a tema propagandistico. 
Il cortometraggio è ispirato al omonimo libro di Gregor Ziemer, e ha come tema centrale l'orribile lavaggio del cervello che subirono i bambini tedeschi nelle scuole, durante la dittatura nazista. La gioventù hitleriana in questo cortometraggio è raffigurata e raccontata in maniera caricaturale, per molti tratti in maniera disturbante.
Eppure le animazioni sono ben curate e dettagliate per l'epoca di produzione. Questo equilibrio porta a provare pietà per il piccolo Hans, protagonista del film, e un profondo odio per il regime nazista... che è l'esatto obbiettivo di un film propagandistico.Nonostante ciò, alla base c'è un solido insegnamento, ovvero l'importanza dell'autodeterminazione di ciascun individuo. Le scelte... sono la forma più forte di libertà. Ci permettono di costruirci e di costruire, di provare emozioni, positive e negative. In una dittatura non c'è scelta, mai. La bellezza della democrazia, pur fragile nel suo sistema, sta nel fatto che responsabilizza ognuna e ognuno di noi. E sono le scelte appunto, a determinare chi siamo. L'orgoglio di essere se stessi, con pregi e difetti, soprattutto difetti, quelli non ammessi e non tollerati dai deboli, da quelli che vogliono dominare il mondo con odio e violenza.
Il Tempio della Velocità - capitolo 26: Parco e autodromo, un equilibrio delicato.
L'Autodromo Nazionale di Monza, come già detto, si trova nel Parco della Villa Reale di Monza, il parco urbano recintato più grande d'Europa. Una posizione molto delicata, poiché in questa area la natura deve avere il suo spazio.
I vincoli ambientali hanno spesso reso difficile l'evoluzione dell'impianto sportivo, limitandone eventuali espansioni. Va precisato però che la Società Incremento Automobilismo e Sport, ovvero la società che gestisce l'impianto sportivo, è un ente privato, mentre il parco è un patrimonio di tutti i cittadini italiani, amministrato da un consorzio composto dal Ministero della Cultura, Regione Lombardia, Comune di Milano e Comune di Monza. E naturalmente gli enti statali devono garantire prima di tutto la conservazione di questo polmone verde, prima ancora di ogni interesse economico.
Dei 732 ettari del Parco, 135 sono in concessione alla SIAS. Stiamo parlando di un'area molto grande. La SIAS ha infatti in gestione un'area di 430.000 metri quadri edificata, a cui si aggiungono boschi e prati nelle aree lungo il tracciato. È un equilibrio delicato: il terreno è dato in concessione alla SIAS, che deve non solo curare le manifestazioni sportive, ma anche la manutenzione del verde nella sua area di competenza.
Osservando il progetto originale del Parco si può notare l'impatto ambientale che oggi ha l'autodromo. Dal 1922 ad oggi gli standard di sicurezza dei circuiti, sempre più esigenti, hanno comportato una sempre più progressiva cementificazione.
Deroga dopo deroga, il Bosco Bello, che occupa tutta la porzione settentrionale del parco, si è assottigliato. Soltanto negli ultimi anni il settore automobilistico è stato messo di fronte alle proprie responsabilità su inquinamento e impatto ambientale, e la Formula 1 ha una grande responsabilità, veicolando il progresso tecnico del settore. Motori più piccoli, sistemi di recupero dell'energia termica e cinetica, biocarburanti, pneumatici ultra performanti... e tanto altro ancora. Monza non deve essere da meno. Il circuito brianzolo deve sfruttare al meglio il lungo patrimonio naturale presente, ogni centimetro disponibile da dedicare alla natura.
Ribadendo il concetto dell'equilibrio tra uomo e natura, è benvenuto ogni intervento che possa migliorare la sicurezza dei piloti, ma diventa inaccettabile se il rinnovo in calendario del Gran Premio d'Italia viene vincolato dalla presenza di hospitality, lounge bar, skybox di lusso e tribune con poltrone riscaldate. Tutto questo non ha nulla a che fare con la lunga tradizione del motorsport ed è in totale antitesi con la cultura green che, a fatica, sta entrando nel settore automobilistico.
L'Autodromo Nazionale di Monza, come già detto, si trova nel Parco della Villa Reale di Monza, il parco urbano recintato più grande d'Europa. Una posizione molto delicata, poiché in questa area la natura deve avere il suo spazio.I vincoli ambientali hanno spesso reso difficile l'evoluzione dell'impianto sportivo, limitandone eventuali espansioni. Va precisato però che la Società Incremento Automobilismo e Sport, ovvero la società che gestisce l'impianto sportivo, è un ente privato, mentre il parco è un patrimonio di tutti i cittadini italiani, amministrato da un consorzio composto dal Ministero della Cultura, Regione Lombardia, Comune di Milano e Comune di Monza. E naturalmente gli enti statali devono garantire prima di tutto la conservazione di questo polmone verde, prima ancora di ogni interesse economico.
Dei 732 ettari del Parco, 135 sono in concessione alla SIAS. Stiamo parlando di un'area molto grande. La SIAS ha infatti in gestione un'area di 430.000 metri quadri edificata, a cui si aggiungono boschi e prati nelle aree lungo il tracciato. È un equilibrio delicato: il terreno è dato in concessione alla SIAS, che deve non solo curare le manifestazioni sportive, ma anche la manutenzione del verde nella sua area di competenza.
Osservando il progetto originale del Parco si può notare l'impatto ambientale che oggi ha l'autodromo. Dal 1922 ad oggi gli standard di sicurezza dei circuiti, sempre più esigenti, hanno comportato una sempre più progressiva cementificazione.Deroga dopo deroga, il Bosco Bello, che occupa tutta la porzione settentrionale del parco, si è assottigliato. Soltanto negli ultimi anni il settore automobilistico è stato messo di fronte alle proprie responsabilità su inquinamento e impatto ambientale, e la Formula 1 ha una grande responsabilità, veicolando il progresso tecnico del settore. Motori più piccoli, sistemi di recupero dell'energia termica e cinetica, biocarburanti, pneumatici ultra performanti... e tanto altro ancora. Monza non deve essere da meno. Il circuito brianzolo deve sfruttare al meglio il lungo patrimonio naturale presente, ogni centimetro disponibile da dedicare alla natura.
Ribadendo il concetto dell'equilibrio tra uomo e natura, è benvenuto ogni intervento che possa migliorare la sicurezza dei piloti, ma diventa inaccettabile se il rinnovo in calendario del Gran Premio d'Italia viene vincolato dalla presenza di hospitality, lounge bar, skybox di lusso e tribune con poltrone riscaldate. Tutto questo non ha nulla a che fare con la lunga tradizione del motorsport ed è in totale antitesi con la cultura green che, a fatica, sta entrando nel settore automobilistico.

Sembra che le cose succedano ciclicamente. A 'sto punto se le cose devono succedere è anche inutile parlare.
Due anni fa scrissi un post... diceva qualcosa tipo: "il problema non è lo strumento, ma come lo si utilizza"
Io apprezzo qualcosa in ognuna e ognuno di voi, e questo è qualcosa di enorme, perché siamo ragazze e ragazzi che probabilmente non si vedranno mai nella vita reale. Ma allo stesso tempo potrei essere già tra le vostre conoscenze, chissà... Questa è una cosa bellissima dell'anonimato.
Lo scrivo in stampatello, così rende bene l'idea:
FANCULO A CHI CERCA DI DISTRUGGERE TUTTO CIÒ
Chi semina vento, raccoglie tempesta. Ma sbaglia chi pensa che qua c'è un branco di disadattati, c'è del buono in ciascuno di noi.
Insegreto, almeno fino a due anni fa (poi è diventato un bug unico fatto sito), era un posto meraviglioso. Che senso ha postare ad esempio robe sull'architettura? in mezzo alla gente che ha fantasie erotiche sulle sorelle, gente che sogna di indossare pannolini e gente con mille fetish vari?
Un grande uomo cantava "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori"
È proprio in quel marasma di contenuti a sfondo sessuale che c'è bisogno di trovare quel buono. È proprio in quel marasma che emerge veramente tutte quelle belle cose che ancora oggi mi fanno stare su Hint.
Pali scrive post lunghi, Pali non è chi dice di essere... Fanculo!
Io in questi anni ho sempre, SEMPRE trovato qualcuno con cui confrontarmi, aprirmi, emozionarmi... INSIEME
Pali in realtà non esiste... capite che intendo? Dietro lo schermo c'è Paola, una persona con mille emozioni. Non passo tanto tempo qua con voi, ma io sono contenta di tutto questo.
È per questo che non blocco nessuno, è per questo che io, nonostante il fatto che ho fatto anche tante stronzate, sono quasi sempre rimasta con questo nome.
Perché stare qua è un effetto collaterale della mia vita... ma non significa che sia nocivo, anzi. Ho imparato tanto da voi, e spero che, nel mio piccolo, ho lasciato anche io qualcosa a voi.
Ma questo è un discorso già fatto, quindi la ruota torna a girare, ne riparleremo tra altri due anni?
Due anni fa scrissi un post... diceva qualcosa tipo: "il problema non è lo strumento, ma come lo si utilizza"
Io apprezzo qualcosa in ognuna e ognuno di voi, e questo è qualcosa di enorme, perché siamo ragazze e ragazzi che probabilmente non si vedranno mai nella vita reale. Ma allo stesso tempo potrei essere già tra le vostre conoscenze, chissà... Questa è una cosa bellissima dell'anonimato.
Lo scrivo in stampatello, così rende bene l'idea:
FANCULO A CHI CERCA DI DISTRUGGERE TUTTO CIÒ
Chi semina vento, raccoglie tempesta. Ma sbaglia chi pensa che qua c'è un branco di disadattati, c'è del buono in ciascuno di noi.
Insegreto, almeno fino a due anni fa (poi è diventato un bug unico fatto sito), era un posto meraviglioso. Che senso ha postare ad esempio robe sull'architettura? in mezzo alla gente che ha fantasie erotiche sulle sorelle, gente che sogna di indossare pannolini e gente con mille fetish vari?
Un grande uomo cantava "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori"
È proprio in quel marasma di contenuti a sfondo sessuale che c'è bisogno di trovare quel buono. È proprio in quel marasma che emerge veramente tutte quelle belle cose che ancora oggi mi fanno stare su Hint.
Pali scrive post lunghi, Pali non è chi dice di essere... Fanculo!
Io in questi anni ho sempre, SEMPRE trovato qualcuno con cui confrontarmi, aprirmi, emozionarmi... INSIEME
Pali in realtà non esiste... capite che intendo? Dietro lo schermo c'è Paola, una persona con mille emozioni. Non passo tanto tempo qua con voi, ma io sono contenta di tutto questo.
È per questo che non blocco nessuno, è per questo che io, nonostante il fatto che ho fatto anche tante stronzate, sono quasi sempre rimasta con questo nome.
Perché stare qua è un effetto collaterale della mia vita... ma non significa che sia nocivo, anzi. Ho imparato tanto da voi, e spero che, nel mio piccolo, ho lasciato anche io qualcosa a voi.
Ma questo è un discorso già fatto, quindi la ruota torna a girare, ne riparleremo tra altri due anni?
Volevo fare una piccola polemica, ma non ne ho voglia. Anche perché sono piuttosto felice. È un periodo un po' così, di standby, in attesa di iniziare il quarto anno di università. E in questo vuoto riesco a fare riaffiorare tanti bei ricordi della mia infanzia, che si erano nascosti.
Parlando con il mio ragazzo, oggi pomeriggio, sono usciti fuori tanti ricordi, soprattutto sui giocattoli.
Mi sono ricordata ad esempio di Barbie e Tanner. Il cagnolino faceva la . Tra l'altro mia mamma aveva paurissima di quel gioco, perché aveva delle calamite che si potevano staccare. Sta storia ormai è famosissima, ma la Mattel dovette ritirarla dal mercato.
Io, ovviamente, con gli occhioni dolci, feci un patto con mia mamma. Me la sarei tenuta se non avessi messo in bocca le calamite. E io ho sempre mantenuto le mie promesse 😇
PERÒ... sono una grandissima cogliona... la buttai anni dopo, quando oggi è una delle Barbie più rare e supervalutate.
Certo, non è peggiore della Barbie Oreo (Ma che cavolo di idea gli è passata per la mente! 🤦🏻♀️)
Parlando con il mio ragazzo, oggi pomeriggio, sono usciti fuori tanti ricordi, soprattutto sui giocattoli.
Mi sono ricordata ad esempio di Barbie e Tanner. Il cagnolino faceva la . Tra l'altro mia mamma aveva paurissima di quel gioco, perché aveva delle calamite che si potevano staccare. Sta storia ormai è famosissima, ma la Mattel dovette ritirarla dal mercato.
Io, ovviamente, con gli occhioni dolci, feci un patto con mia mamma. Me la sarei tenuta se non avessi messo in bocca le calamite. E io ho sempre mantenuto le mie promesse 😇
PERÒ... sono una grandissima cogliona... la buttai anni dopo, quando oggi è una delle Barbie più rare e supervalutate.
Certo, non è peggiore della Barbie Oreo (Ma che cavolo di idea gli è passata per la mente! 🤦🏻♀️)
Bla, bla, bla
Bla, bla, bla
Bla, bla, bla
Bla, bla, bla
Bla, bla, bla
Bla, bla, bla
Bla, bla, bla
Bla, bla, bla
Bla, bla, bla
Bla, bla, bla
Bla, bla, bla
Bla, bla, bla
Bla, bla, bla
Puzza di lavoro sottopagato lontano un miglio, ed effettivamente è così.

Il Tempio della Velocità - capitolo 25 (parte 2): Oltre il limite
Vi devo avvertire che questo capitolo ha contenuti molto forti, che possono urtare la vostra sensibilità. Se non avete letto la prima parte, partite da quella.
La Formula 1 cambiò volto, all'improvviso i rischi del correre non erano più solo scaricati sui piloti. La ricerca per la sicurezza doveva coinvolgere tutti: piloti, scuderie, organizzatori e pubbliche autorità. Probabilmente fu la televisione a rendere tutti più consapevoli, la gente non voleva vedere i propri eroi morire nel salotto di casa: si poteva e si doveva fare di più per la sicurezza. Tragedie come questa si verificarono anche più avanti, ma ogni incidente veniva correttamente analizzato, per poter migliorare la sicurezza di questo sport.
Quel maledetto 1° maggio 1994, che ci portò via uno dei migliori piloti di tutti i tempi, fu l'anno zero. La morte di Ayrton Senna a Imola spinse la FIA a trasformare quella ricerca di sicurezza in una scienza esatta: tutto deve rispettare i più alti standard di sicurezza, dalle barriere di protezione alle protezioni di una vettura, tutto viene analizzato scientificamente. E questa ricerca maniacale si trasferì anche nelle auto stradali. Nel 1996 nacque l'Euro NCAP: 11 laboratori del vecchio continente analizzano ogni singolo modello messo in commercio, valutando il livello di sicurezza di ciascuno con standard sempre più esigenti.
"A chi nel sacrificio supremo donò più fulgide ali alla Vittoria" questa frase è scritta nella lapide commemorativa dell'Autodromo Nazionale di Monza. Monza ha versato un tributo di sangue enorme dal 1922 ad oggi: Da Ascari a Peterson, ma anche persone che quelle vetture sognavano di guidarle.
In memoria di...
Affinché il loro ricordo rimanga acceso per sempre, per dare la massima priorità alla sicurezza, in pista, ma soprattutto nelle strade di tutti i giorni.
Vi devo avvertire che questo capitolo ha contenuti molto forti, che possono urtare la vostra sensibilità. Se non avete letto la prima parte, partite da quella.
La Formula 1 cambiò volto, all'improvviso i rischi del correre non erano più solo scaricati sui piloti. La ricerca per la sicurezza doveva coinvolgere tutti: piloti, scuderie, organizzatori e pubbliche autorità. Probabilmente fu la televisione a rendere tutti più consapevoli, la gente non voleva vedere i propri eroi morire nel salotto di casa: si poteva e si doveva fare di più per la sicurezza. Tragedie come questa si verificarono anche più avanti, ma ogni incidente veniva correttamente analizzato, per poter migliorare la sicurezza di questo sport.
Quel maledetto 1° maggio 1994, che ci portò via uno dei migliori piloti di tutti i tempi, fu l'anno zero. La morte di Ayrton Senna a Imola spinse la FIA a trasformare quella ricerca di sicurezza in una scienza esatta: tutto deve rispettare i più alti standard di sicurezza, dalle barriere di protezione alle protezioni di una vettura, tutto viene analizzato scientificamente. E questa ricerca maniacale si trasferì anche nelle auto stradali. Nel 1996 nacque l'Euro NCAP: 11 laboratori del vecchio continente analizzano ogni singolo modello messo in commercio, valutando il livello di sicurezza di ciascuno con standard sempre più esigenti."A chi nel sacrificio supremo donò più fulgide ali alla Vittoria" questa frase è scritta nella lapide commemorativa dell'Autodromo Nazionale di Monza. Monza ha versato un tributo di sangue enorme dal 1922 ad oggi: Da Ascari a Peterson, ma anche persone che quelle vetture sognavano di guidarle.
In memoria di...
- Paolo Perazzone, da Biella, 26 anni;
- Laura Zorzi, da Biella, 21 anni;
- Mario Brambilla, da Milano, 49 anni;
- Roberto Brambilla, da Milano, 6 anni
- Luigi Fassi, da Milano, 47 anni;
- Albino Albertini, da Bolzano, 26 anni;
- Luigi Motta, da Verderio Superiore (Como), 29 anni;
- Giuseppina Lenti, da Bassignana (Alessandria), 45 anni;
- Franz Waldvogel, da Locarno, 45 anni
- Augusto Valleise, da Arnad (Aosta), 25 anni;
- Franca Duguet, da Issogne (Aosta), 18 anni;
- Glaudina Polonioli, da Issogne (Aosta), 29 anni;
- Luigi Freschi, da Bassignana (Alessandria), 62 anni;
- Rinaldo Girod, da Arnad (Aosta), 19 anni;
- Renato Janin, da Arnad (Aosta), 35 anni;
- Wolfgang von Trips, da Colonia, 33 anni
Affinché il loro ricordo rimanga acceso per sempre, per dare la massima priorità alla sicurezza, in pista, ma soprattutto nelle strade di tutti i giorni.
Il Tempio della Velocità - capitolo 25 (parte 1): Oltre il limite
Vi devo avvertire che questo capitolo ha contenuti molto forti, che possono urtare la vostra sensibilità.
Il 10 settembre 1961 va in scena il Gran Premio d’Italia, la lotta per il titolo è ormai riservata alle Ferrari, con Phil Hill e Wolfgang von Trips che si giocano il titolo iridato. Il pubblico accorse da tutta Italia con grande passione e curiosità. All’epoca ci si poteva portare fino alle recinzioni di sicurezza, spesso deformi perché la gente ci si appoggiava. Doveva dunque essere una giornata di festa, indipendentemente da quale pilota Ferrari avrebbe vinto il titolo. Von Trips era il favorito, bastava un terzo posto.
“Non correre, ti fai male!” Quante volte avete sentito questa frase da piccoli? eppure quel desiderio di andare sempre oltre il limite è intrinsecamente legato dentro ciascuno e ciascuna di noi. Dal toccare il cielo, all'esplorare nuovi mondi, dal saltare il più in alto possibile al superare ogni record di velocità. L'uomo ha bisogno di sfide, ma deve porsi dei limiti, stando sempre sopra quella linea sottile, se si sta sotto si avrà un risultato mediocre, se si va oltre le conseguenze possono essere gravi. E un vostro rischio superare quel limite, ma è un salto nel vuoto: a volte andando oltre si scopre che quel limite può essere superato ancora un po', ma l'ignoto può anche spazzare via tutto.
È il secondo giro, Von Trips tentò di superare la Lotus di Jim Clark alla Parabolica. Sulla collinetta c’erano tantissimi spettatori a guardare. Qualcuno gridò: "attenti!" Ma non ci fu il tempo di fare niente. La Ferrari di Von Trips si agganciò alla Lotus di Clark, finendo sulla collinetta, che diventò un trampolino per quel bolide rosso. Uno spettatore aveva la videocamera, e nel suo rullino venne impresso ciò che successe: a Ferrari di Von Trips lanciata in aria, diretta proprio contro di lui. Il filmato si ferma, ciò che successe dopo fu che la macchina di Von Trips si schiantò contro la recinzione, che spinse di nuovo la vettura in pista. Il pilota fu sbalzato fuori e morì sul colpo.
La recinzione aveva tenuto, ma le ruote della Ferrari avevano superato quella protezione, falciando un centinaio di spettatori. Le immagini su quella collinetta dopo quel incidente furono drammatiche e fecero il giro del mondo. Armanda Duguet, col suo vestito bianco e quel volto sotto shock, disperata, in cerca del marito, divenne il simbolo di una crociata contro le corse automobilistiche. Un dramma che fece riempire il Duomo di Monza di 50.000 persone, arrivati a omaggiare quegli innocenti. I morti furono 15, Jim Clark fu accusato di omicidio colposo dalla Procura di Monza, perfino il papa si scagliò contro i Gran Premi, paragonandoli agli spettacoli del Colosseo.
Vi devo avvertire che questo capitolo ha contenuti molto forti, che possono urtare la vostra sensibilità.
Il 10 settembre 1961 va in scena il Gran Premio d’Italia, la lotta per il titolo è ormai riservata alle Ferrari, con Phil Hill e Wolfgang von Trips che si giocano il titolo iridato. Il pubblico accorse da tutta Italia con grande passione e curiosità. All’epoca ci si poteva portare fino alle recinzioni di sicurezza, spesso deformi perché la gente ci si appoggiava. Doveva dunque essere una giornata di festa, indipendentemente da quale pilota Ferrari avrebbe vinto il titolo. Von Trips era il favorito, bastava un terzo posto.
“Non correre, ti fai male!” Quante volte avete sentito questa frase da piccoli? eppure quel desiderio di andare sempre oltre il limite è intrinsecamente legato dentro ciascuno e ciascuna di noi. Dal toccare il cielo, all'esplorare nuovi mondi, dal saltare il più in alto possibile al superare ogni record di velocità. L'uomo ha bisogno di sfide, ma deve porsi dei limiti, stando sempre sopra quella linea sottile, se si sta sotto si avrà un risultato mediocre, se si va oltre le conseguenze possono essere gravi. E un vostro rischio superare quel limite, ma è un salto nel vuoto: a volte andando oltre si scopre che quel limite può essere superato ancora un po', ma l'ignoto può anche spazzare via tutto.È il secondo giro, Von Trips tentò di superare la Lotus di Jim Clark alla Parabolica. Sulla collinetta c’erano tantissimi spettatori a guardare. Qualcuno gridò: "attenti!" Ma non ci fu il tempo di fare niente. La Ferrari di Von Trips si agganciò alla Lotus di Clark, finendo sulla collinetta, che diventò un trampolino per quel bolide rosso. Uno spettatore aveva la videocamera, e nel suo rullino venne impresso ciò che successe: a Ferrari di Von Trips lanciata in aria, diretta proprio contro di lui. Il filmato si ferma, ciò che successe dopo fu che la macchina di Von Trips si schiantò contro la recinzione, che spinse di nuovo la vettura in pista. Il pilota fu sbalzato fuori e morì sul colpo.
La recinzione aveva tenuto, ma le ruote della Ferrari avevano superato quella protezione, falciando un centinaio di spettatori. Le immagini su quella collinetta dopo quel incidente furono drammatiche e fecero il giro del mondo. Armanda Duguet, col suo vestito bianco e quel volto sotto shock, disperata, in cerca del marito, divenne il simbolo di una crociata contro le corse automobilistiche. Un dramma che fece riempire il Duomo di Monza di 50.000 persone, arrivati a omaggiare quegli innocenti. I morti furono 15, Jim Clark fu accusato di omicidio colposo dalla Procura di Monza, perfino il papa si scagliò contro i Gran Premi, paragonandoli agli spettacoli del Colosseo.
Molte nonnine hanno in casa una Singer, mia nonna invece ha una Necchi, la BU Nova del 1949.
Tra l'altro quelle d'epoca sono stupende, perché avevano il banchetto in legno. C'erano quelle con il mobiletto e quelle col piedistallo in ghisa.
Io invece ho la Mirella, piccola, compatta ed efficente, con comodo case per stivarla, o portarla con sé. La Necchi Mirella è un icona del design industriale italiano, disegnata da Marcello Nizzoli nel 1956. Vinse il Compasso d'Oro l'anno seguente, e finì addirittura al MoMa di New York. La mia è datata 1957... Ha ben 68 anni e funziona ancora.
Un'altra molto affascinante è la serie Millepunti. Fu una delle prime ad avere il crochet oscillante e la retromarcia.Il capitolo di oggi sull'autodromo di Monza è un po' pesante, per contenuto e per lunghezza. È infatti l'unico che verrà diviso in due parti. Si parla di quel limite, una linea sottile che se viene superata si può diventare eroi, ma si rischia di non fare più ritorno...
Il Tempio della Velocità - capitolo 24: Le vecchie officine
Il viaggio nell'Autodromo Nazionale di Monza prosegue con un posto immerso tra passato e presente. Le vecchie officine sorgono su un piazzale infondo ai box, interne all’area del paddock. I due fabbricati, disposti ai lati del piazzale, risalgono al 1922. Le vecchie officine assumevano la stessa funzione degli odierni box, tuttavia il loro utilizzo era un privilegio. I costruttori in corsa partecipavano soprattutto per la propria nazione e le auto avevano un colore di rappresentanza della propria nazione: rosso per l’Italia, verde per l’Inghilterra, blu per la Francia e bianco per la Germania, fino a quando le Mercedes furono alleggerite della vernice, diventando le Frecce d’argento.
I box in origine erano ad uso esclusivo delle squadre di casa. A Monza dunque erano le case italiane a usufruire delle officine, dunque trovavano posto FIAT, Alfa Romeo, Maserati e le relative scuderie private.
Per le squadre ospiti invece le vetture venivano seguite da una officina mobile.
Con la nascita della palazzina dei box, queste officine furono chiuse, e trasformate in uffici. Al fianco delle vecchie officine sorge tutt’oggi un distributore di benzina. Nei primi anni di storia dell’autodromo, questo era un elemento fondamentale, poiché il carburante era soprattutto utilizzato dalle auto da corsa. Con lo sviluppo delle vetture perse importanza. L'efficienza dei motori portò in pista anche lo sviluppo di carburanti ad alta efficienza e ogni squadra si organizzò con i propri. Resta però utilizzato dai mezzi di servizio dell'autodromo.
Il viaggio nell'Autodromo Nazionale di Monza prosegue con un posto immerso tra passato e presente. Le vecchie officine sorgono su un piazzale infondo ai box, interne all’area del paddock. I due fabbricati, disposti ai lati del piazzale, risalgono al 1922. Le vecchie officine assumevano la stessa funzione degli odierni box, tuttavia il loro utilizzo era un privilegio. I costruttori in corsa partecipavano soprattutto per la propria nazione e le auto avevano un colore di rappresentanza della propria nazione: rosso per l’Italia, verde per l’Inghilterra, blu per la Francia e bianco per la Germania, fino a quando le Mercedes furono alleggerite della vernice, diventando le Frecce d’argento.
I box in origine erano ad uso esclusivo delle squadre di casa. A Monza dunque erano le case italiane a usufruire delle officine, dunque trovavano posto FIAT, Alfa Romeo, Maserati e le relative scuderie private.
Per le squadre ospiti invece le vetture venivano seguite da una officina mobile.
Con la nascita della palazzina dei box, queste officine furono chiuse, e trasformate in uffici. Al fianco delle vecchie officine sorge tutt’oggi un distributore di benzina. Nei primi anni di storia dell’autodromo, questo era un elemento fondamentale, poiché il carburante era soprattutto utilizzato dalle auto da corsa. Con lo sviluppo delle vetture perse importanza. L'efficienza dei motori portò in pista anche lo sviluppo di carburanti ad alta efficienza e ogni squadra si organizzò con i propri. Resta però utilizzato dai mezzi di servizio dell'autodromo.O la Cremonese vincerà lo scudetto quest'anno, oppure abbiamo toppato clamorosamente qualcosa.
Certo è che San Siro senza il supporto del tifo organizzato è una tomba.
Certo è che San Siro senza il supporto del tifo organizzato è una tomba.
Vi faccio vedere un po' cosa stanno combinando per il Gran Premio d'Italia:
Questa è una novità assoluta: l'Ultimate Hospitality è una struttura temporanea che sostituisce i prati della Parabolica. Un po' triste che si sacrifichi l'area "popolari" per accontentare i vip. Comunque, la struttura accoglierà le maestranze e gli ospiti dell'autodromo.
Le tribune sono state decorate con un grande poster identificativo, così anche un cieco riesce a trovare il suo posto. Molto bello il design, mi piace.
Questo invece è il gate sud, su viale Mirabello. Da qui inizierà l'area off limits, si entra solo col biglietto, che verrà esibito sotto le tende scoperte. Nelle tende coperte invece si svolgeranno i controlli di zaino e tasche. Tra le tante cose vietate ci sono powerbank, borracce metalliche, armi, coltelli e oggetti affilati... Vietate le bottiglie di grandi dimensioni, per le bottigliette con tappo attaccato non sarà necessario rimuovere il tappo.
Tende, tende ovunque... queste strutture temporanee accoglieranno i distributori, i merchandising store, e i mini bar. Meglio però portarsi da casa cibo e acqua, i costi sono molto alti.
Non hanno ancora montato la torre di controllo, peccato perché volevo mostrarvela... Il prato della gerascia diventa un eliporto durante il Gran Premio, e l'aeroporto di Milano Linate mette a disposizione dei radaristi per tutto il weekend di gara. Questi sono i cancelli di imbarco.
Questa è una novità assoluta: l'Ultimate Hospitality è una struttura temporanea che sostituisce i prati della Parabolica. Un po' triste che si sacrifichi l'area "popolari" per accontentare i vip. Comunque, la struttura accoglierà le maestranze e gli ospiti dell'autodromo.
Le tribune sono state decorate con un grande poster identificativo, così anche un cieco riesce a trovare il suo posto. Molto bello il design, mi piace.
Questo invece è il gate sud, su viale Mirabello. Da qui inizierà l'area off limits, si entra solo col biglietto, che verrà esibito sotto le tende scoperte. Nelle tende coperte invece si svolgeranno i controlli di zaino e tasche. Tra le tante cose vietate ci sono powerbank, borracce metalliche, armi, coltelli e oggetti affilati... Vietate le bottiglie di grandi dimensioni, per le bottigliette con tappo attaccato non sarà necessario rimuovere il tappo.
Tende, tende ovunque... queste strutture temporanee accoglieranno i distributori, i merchandising store, e i mini bar. Meglio però portarsi da casa cibo e acqua, i costi sono molto alti.
Non hanno ancora montato la torre di controllo, peccato perché volevo mostrarvela... Il prato della gerascia diventa un eliporto durante il Gran Premio, e l'aeroporto di Milano Linate mette a disposizione dei radaristi per tutto il weekend di gara. Questi sono i cancelli di imbarco.