Questo è uno dei tanti lavori Disney assenti su Disney+, ed è un vero peccato perché è davvero un capolavoro. Comprensibile però, visto che fa parte di quei pochi lavori dello studio di animazione americano a tema propagandistico. 
Il cortometraggio è ispirato al omonimo libro di Gregor Ziemer, e ha come tema centrale l'orribile lavaggio del cervello che subirono i bambini tedeschi nelle scuole, durante la dittatura nazista. La gioventù hitleriana in questo cortometraggio è raffigurata e raccontata in maniera caricaturale, per molti tratti in maniera disturbante.
Eppure le animazioni sono ben curate e dettagliate per l'epoca di produzione. Questo equilibrio porta a provare pietà per il piccolo Hans, protagonista del film, e un profondo odio per il regime nazista... che è l'esatto obbiettivo di un film propagandistico.
L'Autodromo Nazionale di Monza, come già detto, si trova nel Parco della Villa Reale di Monza, il parco urbano recintato più grande d'Europa. Una posizione molto delicata, poiché in questa area la natura deve avere il suo spazio.
Osservando il progetto originale del Parco si può notare l'impatto ambientale che oggi ha l'autodromo. Dal 1922 ad oggi gli standard di sicurezza dei circuiti, sempre più esigenti, hanno comportato una sempre più progressiva cementificazione.

La Formula 1 cambiò volto, all'improvviso i rischi del correre non erano più solo scaricati sui piloti. La ricerca per la sicurezza doveva coinvolgere tutti: piloti, scuderie, organizzatori e pubbliche autorità. Probabilmente fu la televisione a rendere tutti più consapevoli, la gente non voleva vedere i propri eroi morire nel salotto di casa: si poteva e si doveva fare di più per la sicurezza. Tragedie come questa si verificarono anche più avanti, ma ogni incidente veniva correttamente analizzato, per poter migliorare la sicurezza di questo sport.
Quel maledetto 1° maggio 1994, che ci portò via uno dei migliori piloti di tutti i tempi, fu l'anno zero. La morte di Ayrton Senna a Imola spinse la FIA a trasformare quella ricerca di sicurezza in una scienza esatta: tutto deve rispettare i più alti standard di sicurezza, dalle barriere di protezione alle protezioni di una vettura, tutto viene analizzato scientificamente. E questa ricerca maniacale si trasferì anche nelle auto stradali. Nel 1996 nacque l'Euro NCAP: 11 laboratori del vecchio continente analizzano ogni singolo modello messo in commercio, valutando il livello di sicurezza di ciascuno con standard sempre più esigenti.
“Non correre, ti fai male!” Quante volte avete sentito questa frase da piccoli? eppure quel desiderio di andare sempre oltre il limite è intrinsecamente legato dentro ciascuno e ciascuna di noi. Dal toccare il cielo, all'esplorare nuovi mondi, dal saltare il più in alto possibile al superare ogni record di velocità. L'uomo ha bisogno di sfide, ma deve porsi dei limiti, stando sempre sopra quella linea sottile, se si sta sotto si avrà un risultato mediocre, se si va oltre le conseguenze possono essere gravi. E un vostro rischio superare quel limite, ma è un salto nel vuoto: a volte andando oltre si scopre che quel limite può essere superato ancora un po', ma l'ignoto può anche spazzare via tutto.
Molte nonnine hanno in casa una Singer, mia nonna invece ha una Necchi, la BU Nova del 1949.
Tra l'altro quelle d'epoca sono stupende, perché avevano il banchetto in legno. C'erano quelle con il mobiletto e quelle col piedistallo in ghisa.
Io invece ho la Mirella, piccola, compatta ed efficente, con comodo case per stivarla, o portarla con sé. La Necchi Mirella è un icona del design industriale italiano, disegnata da Marcello Nizzoli nel 1956. Vinse il Compasso d'Oro l'anno seguente, e finì addirittura al MoMa di New York. La mia è datata 1957... Ha ben 68 anni e funziona ancora.
Un'altra molto affascinante è la serie Millepunti. Fu una delle prime ad avere il crochet oscillante e la retromarcia.
Il viaggio nell'Autodromo Nazionale di Monza prosegue con un posto immerso tra passato e presente. Le vecchie officine sorgono su un piazzale infondo ai box, interne all’area del paddock. I due fabbricati, disposti ai lati del piazzale, risalgono al 1922. Le vecchie officine assumevano la stessa funzione degli odierni box, tuttavia il loro utilizzo era un privilegio. I costruttori in corsa partecipavano soprattutto per la propria nazione e le auto avevano un colore di rappresentanza della propria nazione: rosso per l’Italia, verde per l’Inghilterra, blu per la Francia e bianco per la Germania, fino a quando le Mercedes furono alleggerite della vernice, diventando le Frecce d’argento.
I box in origine erano ad uso esclusivo delle squadre di casa. A Monza dunque erano le case italiane a usufruire delle officine, dunque trovavano posto FIAT, Alfa Romeo, Maserati e le relative scuderie private.
Per le squadre ospiti invece le vetture venivano seguite da una officina mobile.
Con la nascita della palazzina dei box, queste officine furono chiuse, e trasformate in uffici. Al fianco delle vecchie officine sorge tutt’oggi un distributore di benzina. Nei primi anni di storia dell’autodromo, questo era un elemento fondamentale, poiché il carburante era soprattutto utilizzato dalle auto da corsa. Con lo sviluppo delle vetture perse importanza. L'efficienza dei motori portò in pista anche lo sviluppo di carburanti ad alta efficienza e ogni squadra si organizzò con i propri. Resta però utilizzato dai mezzi di servizio dell'autodromo.