Il Tempio della Velocità - capitolo 20: Il Centro Medico
Il Centro Medico dell'Autodromo Nazionale di Monza è uno dei luoghi più importanti in assoluto. La struttura nacque alla fine degli anni'70, per fronteggiare anche sul piano medico la lunga lotta per la sicurezza di automobilismo e motociclismo. Potenziato nel 1989, oggi il Centro Medico è composto da un'area coordinamento, 4 sale mediche per infortuni lievi e 2 sale di rianimazione. A popolare questa struttura ci sono 2 equipe complete di medici rianimatori, ortopedici e infermieri specialisti. All'esterno è presente l'eliporto riservato all'eliambulanza, la cui presenza è obbligatoria in competizioni come il Gran Premio d'Italia. A questa si aggiunge un elicottero dell'Aeronautica Militare durante gli eventi più importanti.
Nel 2020 il centro medico è stato sfruttato per fronteggiare la pandemia di Covid-19, e visto il successo organizzativo, l'Autodromo Nazionale di Monza ha siglato un accordo con AREU per la gestione medica dell'impianto sportivo. L'AREU, Agenzia regionale emergenza urgenza, gestisce principalmente la fitta rete di soccorso sanitario sul territorio lombardo, raggruppando le principali associazioni di soccorso come Croce Rossa Italiana.
Ed è proprio Croce Rossa Italiana a gestire in pista e sulle tribune eventuali emergenze. Molto importante anche lo storico collegamento con gli ospedali San Gerardo di Monza, San Raffaele di Milano e soprattutto l'Ospedale Niguarda di Milano, storico punto di riferimento per l'Autodromo Nazionale di Monza, tra i più avanzati ospedali al mondo nella traumatologia.
A seconda dell'evento vengono messe in campo diverse attrezzature, e naturalmente durante il Gran Premio d'Italia si offre la più completa assistenza, con oltre 200 volontari di soccorso impegnati e diverse equipe mediche:
Il Centro Medico dell'Autodromo Nazionale di Monza è uno dei luoghi più importanti in assoluto. La struttura nacque alla fine degli anni'70, per fronteggiare anche sul piano medico la lunga lotta per la sicurezza di automobilismo e motociclismo. Potenziato nel 1989, oggi il Centro Medico è composto da un'area coordinamento, 4 sale mediche per infortuni lievi e 2 sale di rianimazione. A popolare questa struttura ci sono 2 equipe complete di medici rianimatori, ortopedici e infermieri specialisti. All'esterno è presente l'eliporto riservato all'eliambulanza, la cui presenza è obbligatoria in competizioni come il Gran Premio d'Italia. A questa si aggiunge un elicottero dell'Aeronautica Militare durante gli eventi più importanti.
Nel 2020 il centro medico è stato sfruttato per fronteggiare la pandemia di Covid-19, e visto il successo organizzativo, l'Autodromo Nazionale di Monza ha siglato un accordo con AREU per la gestione medica dell'impianto sportivo. L'AREU, Agenzia regionale emergenza urgenza, gestisce principalmente la fitta rete di soccorso sanitario sul territorio lombardo, raggruppando le principali associazioni di soccorso come Croce Rossa Italiana.
Ed è proprio Croce Rossa Italiana a gestire in pista e sulle tribune eventuali emergenze. Molto importante anche lo storico collegamento con gli ospedali San Gerardo di Monza, San Raffaele di Milano e soprattutto l'Ospedale Niguarda di Milano, storico punto di riferimento per l'Autodromo Nazionale di Monza, tra i più avanzati ospedali al mondo nella traumatologia.A seconda dell'evento vengono messe in campo diverse attrezzature, e naturalmente durante il Gran Premio d'Italia si offre la più completa assistenza, con oltre 200 volontari di soccorso impegnati e diverse equipe mediche:
- 2 ambulanze in supporto al centro medico
- 4 vetture veloci, contraddistinte dalla scritta “DOCTOR”, con a bordo un’equipe di rianimazione composta da 1 medico rianimatore e 1 infermiere professionale
- 3 equipe di estrazione con 1 medico rianimatore, 1 infermiere professionale e 4 volontari della Croce Rossa
- 3 centri mobili di rianimazione, con 1 medico rianimatore e 1 infermiere, supportati da 3 volontari della Croce Rossa
- 21 ambulanze, di cui 2 fuoristrada, distribuite in diversi settori dell’autodromo, a disposizione del pubblico
- 7 presidi fissi per l’assistenza sanitaria, composti da 1 medico e 2 infermieri professionali
- 2 squadre di volontari appiedate e 2 ambulanze esterne all'impianto
- Il tutto è coordinato da uno staff direttivo composto da 10 operatori, tra addetti al Coordinamento, responsabili del servizio, il delegato in direzione corsa e gli operatori radio.
L'onda nera
Martedì 23 febbraio 2010, mentre tutti dormivano, a Villasanta, un piccolo comune a nord di Monza, qualcosa si muoveva nell'ombra.
Qui sorgeva la Lombardia Petroli, un'enorme raffineria petrolifera che non se la passava bene. Se ne stava occupando un giudice fallimentare, ma il sito continuava a funzionare come area di stoccaggio. Dei privati giocavano a nascondino con l'oro nero. Nessuna indagine, come al solito fu Striscia la Notizia, dopo, a scoprire un via vai sospetto di camion-cisterne. L'ennesima denuncia ad Antonio Ricci per diffamazione, che però fu assolto, perché di diffamante non c'era un bel niente.
Nel 1976, a pochi chilometri di distanza, ci fu il Disastro di Seveso, stampato ancora nella memoria di molti anziani, ma totalmente dimenticato dai più giovani. Fu da quel disastro che nacque la Direttiva Seveso, una normativa europea che applica regole severissime sul trattamento dei materiali nocivi per la salute dell'uomo.
Con le cisterne piene di petrolio, e un azienda in rovina, la Lombardia Petroli sarebbe rientrata nelle procedure di emergenza legate alla Direttiva Seveso.
Così, alle alle 3:30, mentre tutti dormivano, qualcuno si infilò nel deposito petrolifero di Villasanta. Diluviava, il custode era dunque al riparo nella sua guardiola. Il rumore dell'acqua probabilmente coprì i passi di quei figuri.
Non si saprà mai chi sia stato, ma si sa bene cosa successe. La valvola di sicurezza di una delle cisterne fu spalancata. Il petrolio si versò lungo tutta l'area, fino a raggiungere gli scarichi fognari.
Che strano, a Roma, il 2 febbraio precedente era stato depenalizzato il reato di scarico industriale nelle acque.
Il depuratore di Monza-San Rocco fu invaso dalla marea nera.
L'allarme fu lanciato verso le 5 del mattino. Un funzionario del depuratore notò un malfunzionamento nei macchinari. Quella notte furono sversati 2,5 milioni di litri (pari a circa 170 autocisterne). Naturalmente il depuratore di Monza non era progettato per scartare una simile quantità di liquido. La cisterna traboccò di petrolio, che si rovesciò su tutta l'area, fino a finire nel Lambro.
Monza fu soltanto la prima città ad essere colpita. L'onda nera arrivò a Milano e proseguì. A San Zenone al Lambro si provò a sfruttare una diga dell'Enel, ma invano. Il petrolio arrivò nel Po il giorno seguente. Miliardi di danni, e purtroppo, nessun colpevole. Ad essere condannato fu soltanto il povero custode, per quello che fu un disastro avvolto ancora nel mistero.
Martedì 23 febbraio 2010, mentre tutti dormivano, a Villasanta, un piccolo comune a nord di Monza, qualcosa si muoveva nell'ombra.
Qui sorgeva la Lombardia Petroli, un'enorme raffineria petrolifera che non se la passava bene. Se ne stava occupando un giudice fallimentare, ma il sito continuava a funzionare come area di stoccaggio. Dei privati giocavano a nascondino con l'oro nero. Nessuna indagine, come al solito fu Striscia la Notizia, dopo, a scoprire un via vai sospetto di camion-cisterne. L'ennesima denuncia ad Antonio Ricci per diffamazione, che però fu assolto, perché di diffamante non c'era un bel niente.
Nel 1976, a pochi chilometri di distanza, ci fu il Disastro di Seveso, stampato ancora nella memoria di molti anziani, ma totalmente dimenticato dai più giovani. Fu da quel disastro che nacque la Direttiva Seveso, una normativa europea che applica regole severissime sul trattamento dei materiali nocivi per la salute dell'uomo.Con le cisterne piene di petrolio, e un azienda in rovina, la Lombardia Petroli sarebbe rientrata nelle procedure di emergenza legate alla Direttiva Seveso.
Così, alle alle 3:30, mentre tutti dormivano, qualcuno si infilò nel deposito petrolifero di Villasanta. Diluviava, il custode era dunque al riparo nella sua guardiola. Il rumore dell'acqua probabilmente coprì i passi di quei figuri.
Non si saprà mai chi sia stato, ma si sa bene cosa successe. La valvola di sicurezza di una delle cisterne fu spalancata. Il petrolio si versò lungo tutta l'area, fino a raggiungere gli scarichi fognari.
Che strano, a Roma, il 2 febbraio precedente era stato depenalizzato il reato di scarico industriale nelle acque.Il depuratore di Monza-San Rocco fu invaso dalla marea nera.
L'allarme fu lanciato verso le 5 del mattino. Un funzionario del depuratore notò un malfunzionamento nei macchinari. Quella notte furono sversati 2,5 milioni di litri (pari a circa 170 autocisterne). Naturalmente il depuratore di Monza non era progettato per scartare una simile quantità di liquido. La cisterna traboccò di petrolio, che si rovesciò su tutta l'area, fino a finire nel Lambro.
Monza fu soltanto la prima città ad essere colpita. L'onda nera arrivò a Milano e proseguì. A San Zenone al Lambro si provò a sfruttare una diga dell'Enel, ma invano. Il petrolio arrivò nel Po il giorno seguente. Miliardi di danni, e purtroppo, nessun colpevole. Ad essere condannato fu soltanto il povero custode, per quello che fu un disastro avvolto ancora nel mistero.Vi faccio vedere questo screenshot da Maps... questo posto è vicino al Parco di Monza.
Praticamente c'era un cotonificio, uno dei più grandi in Italia. Nel 1875 prese fuoco tutto quanto, e rimase abbandonato per anni. Poi arrivo un azienda chimica, che chiuse diversi anni fa.
Ci sono passata qualche volta, e vi giuro che è terrificante, specialmente perché da quando è abbandonata, si dice che fanno riunioni di occultismo. Hanno trovato delle candele e alcune scritte in una lingua sconosciuta.
L'anno scorso una signora di Biassono scomparve. Alla fine il suo corpo fu trovato nella chiusa del Lambro a Cascina Gobba, alle porte di Milano. Il Lambro, già, lo stesso fiume che passa accanto questo posto. Che coincidenza! E ditemi che non è un posto maledetto...
Praticamente c'era un cotonificio, uno dei più grandi in Italia. Nel 1875 prese fuoco tutto quanto, e rimase abbandonato per anni. Poi arrivo un azienda chimica, che chiuse diversi anni fa.Ci sono passata qualche volta, e vi giuro che è terrificante, specialmente perché da quando è abbandonata, si dice che fanno riunioni di occultismo. Hanno trovato delle candele e alcune scritte in una lingua sconosciuta.
L'anno scorso una signora di Biassono scomparve. Alla fine il suo corpo fu trovato nella chiusa del Lambro a Cascina Gobba, alle porte di Milano. Il Lambro, già, lo stesso fiume che passa accanto questo posto. Che coincidenza! E ditemi che non è un posto maledetto...
Ehi tu, dico a te, lo sapevi che la casa in cui ti trovi in questo momento un tempo era abitata da una bambina? Già, si chiamava Laura... si narra che nella stanza da letto vi fosse un armadio maledetto.
Una sera, i genitori della piccola Laura dovettero uscire per un evento. Messa la piccola a letto, si avviarono. Laura rimase da sola in casa, e dormiva sogni tranquilli, fino a quando...
Dall'armadio inizia a sentirsi un sibilo. Le bambole sulle mensole sembravano osservare la scena. La piccola Laura apre l'armadio e vede in maglione danzare in mezzo. Il magione esce dall'armadio e avvolge la piccola. Laura sente caldo, avvolta da quel maglione. Poi... sempre più caldo, talmente caldo che sembra mancare il respiro. Laura sente il maglione stringere sempre di più...
La casa rimase abbandonata per un decennio. I genitori di Laura, tornati a casa, videro la scena raccapricciante. Chiamarono i soccorsi, ma non era più possibile fare niente.
A volte si sente ancora quel respiro affannoso vero? Magari, in una di queste notti?
Una sera, i genitori della piccola Laura dovettero uscire per un evento. Messa la piccola a letto, si avviarono. Laura rimase da sola in casa, e dormiva sogni tranquilli, fino a quando...
Dall'armadio inizia a sentirsi un sibilo. Le bambole sulle mensole sembravano osservare la scena. La piccola Laura apre l'armadio e vede in maglione danzare in mezzo. Il magione esce dall'armadio e avvolge la piccola. Laura sente caldo, avvolta da quel maglione. Poi... sempre più caldo, talmente caldo che sembra mancare il respiro. Laura sente il maglione stringere sempre di più...
La casa rimase abbandonata per un decennio. I genitori di Laura, tornati a casa, videro la scena raccapricciante. Chiamarono i soccorsi, ma non era più possibile fare niente.
A volte si sente ancora quel respiro affannoso vero? Magari, in una di queste notti?
Lo so, a volte tiro fuori argomenti a casaccio, e a volte sono anche dei bei argomenti. Il problema è che mi perdo in tecnicismi che non fregano niente a nessuno.
Devo migliorare su questo, perché va bene approfondire qualcosa, ma se analizzo sempre tutto a 360° divento soltanto noiosa.
Mi spiace, come ho detto, me ne rendo conto e devo migliorare.
Devo migliorare su questo, perché va bene approfondire qualcosa, ma se analizzo sempre tutto a 360° divento soltanto noiosa.
Mi spiace, come ho detto, me ne rendo conto e devo migliorare.
Siamo un paese prevalentemente montuoso, che però non sa stare in montagna.
È assurdo. La gente parte per le cime come se fosse uguale ad andare al supermercato dietro casa.
Le regole sono semplici:
La montagna parla e bisogna ascoltarla.
È assurdo. La gente parte per le cime come se fosse uguale ad andare al supermercato dietro casa.
Le regole sono semplici:
- Silenzio e ascolto: ci si trova in mezzo alla natura. Il silenzio è una forma di rispetto verso noi stessi e verso gli altri, animali compresi. Eppure c'è gente che sale con la musica a palla nelle cuffie. Prima che accade qualcosa c'è sempre un segnale, ricordatevelo.
- Organizzazione: mai, mai e sottolineo MAI partire senza pianificazione. Importantissimo vedere il percorso, e soprattutto le sue condizioni (meteo compreso). L'attrezzatura deve essere idonea. Le infradito lasciatele a casa.
- Rispetto: ciò che c'è sulla montagna deve stare sulla montagna, ciò che non c'è sulla montagna deve tornare a valle con voi. Questo significa che è meglio fotografare un fiore, piuttosto che strapparlo e portarlo via. Significa anche che la spazzatura del vostro pranzo al sacco deve essere conservata nello zaino.
- Protezione: se pensate di salire con Google Maps, state a casa. Lo smartphone è utile, e ci sono app comodissime per escursione. Ma uno smartphone non basta, meglio avere sempre anche strumenti analogici, come una bussola e una mappa cartacea. È fondamentale un localizzatore GPS, può fare la differenza tra vita e morte, e non è un esagerazione.
La montagna parla e bisogna ascoltarla.
Insegreto... in poche parole.
Sinceramente non capisco perché vi sorprende la perdita di qualità.
La maggioranza delle ragazze e dei ragazzi che ha popolato in passato quel sito, con contenuti alternativi, oggi sta qua su Hint. Significa che rimane ben poca polpa a un frutto marciscente.
Altro problema... è un sito che non ha più prospettiva, l'ha persa quando Nic ha abbandonato il progetto. È importantissimo per una piccola piattaforma, fatta soprattutto di ragazzi e ragazze di ogni età, avere un punto di riferimento, una figura guida la community per i problemi. Se oggi Hint è un porto sicuro per chi scappa da quell'inferno è perché qua c'è Icecube, che si è fatto in quattro per creare questo progetto e dà il massimo per tenerlo in piedi, esattamente come faceva Nic.
Chi guida oggi insegreto si nasconde, non si sa nemmeno quale impronta vuole dare: i gruppi sono un flop totale, l'app è un flop totale, le chat sono un flop totale, i server sono un flop totale.
Volete sapere quanti utenti sono davvero attivi su insegreto oggi? meno di un centinaio!... basta osservare la classifica settimanale: c'è un elenco infinito di profili che sono palesemente secondi account.
La nave affonda, e a quanto pare è alla deriva.
Sinceramente non capisco perché vi sorprende la perdita di qualità.
La maggioranza delle ragazze e dei ragazzi che ha popolato in passato quel sito, con contenuti alternativi, oggi sta qua su Hint. Significa che rimane ben poca polpa a un frutto marciscente.
Altro problema... è un sito che non ha più prospettiva, l'ha persa quando Nic ha abbandonato il progetto. È importantissimo per una piccola piattaforma, fatta soprattutto di ragazzi e ragazze di ogni età, avere un punto di riferimento, una figura guida la community per i problemi. Se oggi Hint è un porto sicuro per chi scappa da quell'inferno è perché qua c'è Icecube, che si è fatto in quattro per creare questo progetto e dà il massimo per tenerlo in piedi, esattamente come faceva Nic.
Chi guida oggi insegreto si nasconde, non si sa nemmeno quale impronta vuole dare: i gruppi sono un flop totale, l'app è un flop totale, le chat sono un flop totale, i server sono un flop totale.
Volete sapere quanti utenti sono davvero attivi su insegreto oggi? meno di un centinaio!... basta osservare la classifica settimanale: c'è un elenco infinito di profili che sono palesemente secondi account.
La nave affonda, e a quanto pare è alla deriva.
Un Albero Di Trenta Piani
Brano di Adriano Celentano del 1972.In questa canzone Adriano Celentano racconta di problemi purtroppo ancora attuali: l'inquinamento e la speculazione edilizia nelle grandi città.
L'albero di Trenta Piani è in realtà il Grattacielo Pirelli di Milano, che al momento della sua costruzione fu il grattacielo più alto d'Europa.
È secondo successo a tema ecologista per il cantante milanese, dopo il racconto della sua via Gluck.
L'album è I Mali del Secolo, un titolo eloquente, che dà una idea chiara di cosa parla.
Brano di Adriano Celentano del 1972.In questa canzone Adriano Celentano racconta di problemi purtroppo ancora attuali: l'inquinamento e la speculazione edilizia nelle grandi città.
L'albero di Trenta Piani è in realtà il Grattacielo Pirelli di Milano, che al momento della sua costruzione fu il grattacielo più alto d'Europa.
È secondo successo a tema ecologista per il cantante milanese, dopo il racconto della sua via Gluck.
L'album è I Mali del Secolo, un titolo eloquente, che dà una idea chiara di cosa parla.Ok, ora puoi parlare
Ciuf ciuf 🚂
Il trenino va...
Ciuf ciuf
Chissà chi oggi investirà...
Il trenino va...
Ciuf ciuf
Chissà chi oggi investirà...
Zitta
Il Tempio della Velocità - capitolo 19: La Sopraelevata Sud.
Prima di raccontare l'evoluzione tecnologica Dell'Autodromo Nazionale di Monza, c'eravamo fermati sulla storica Sopraelevata Nord, quindi completiamo il giro sullo storico Anello Alta Velocità:
Dopo aver percorso la curva sopraelevata nord, i piloti entravano sul lungo Rettifilo levante, opposto a quello dei box. Camminando lungo questo rettilineo si può osservare una porzione di tracciato non asfaltata, che offre un idea di com'era il tracciato quando fu costruito nel 1955. Ai lati sono presenti i guardrail di cui si è parlato nello scorso capitolo.
Procedendo verso sud si arriva al tondo, l'area che nel 1965 incluse nel tracciato una chicane, per rallentare le vetture in ingresso della sopraelevata. Oggi quest'area del tracciato presenta soltanto il fondo in cemento armato e viene utilizzata per corsi di guida sicura, aperta gratuitamente nei weekend senza eventi per poter passeggiare in questo luogo unico al mondo.
Procedendo ancora verso sud si arriva alla Sopraelevata Sud del tracciato ovale. Rispetto alla sopraelevata nord cambia poco nella sua forma, ma molto nella sua struttura. Rispetto alla Curva Nord infatti, sfrutta il terrapieno su cui appoggia la struttura, alta perciò soltanto 3 metri. Rimane uguale l'inclinazione progressiva, che raggiunge il picco massimo in centro curva, con una pendenza dell'80%.
Qui ci si trova sul sovrappasso di viale Mirabello, che costituisce l'ingresso est dell'autodromo, ma anche una porzione del Circuito Florio, che sfruttava una parte di circuito stradale e una parte dell'anello alta velocità. Quest'ultimo si percorreva in senso inverso, uscendo dal percorso intrapreso al raccordo Florio, mostrato nel capitolo precedente.
Seguendo invece la sopraelevata, poco più avanti c'è una salita nel prato interno. Affacciandosi al cancello ci troviamo all'esterno della Parabolica, dove in origine il tracciato proseguiva alle curve in Porfido, di cui rimane soltanto questo pezzetto di rettilineo in ingresso curva.
Il percorso torna progressivamente a sbancare, arrivando all'imbocco del rettifilo dei box, oggi spezzato dalla via di fuga della curva Parabolica.
Prima di raccontare l'evoluzione tecnologica Dell'Autodromo Nazionale di Monza, c'eravamo fermati sulla storica Sopraelevata Nord, quindi completiamo il giro sullo storico Anello Alta Velocità:
Dopo aver percorso la curva sopraelevata nord, i piloti entravano sul lungo Rettifilo levante, opposto a quello dei box. Camminando lungo questo rettilineo si può osservare una porzione di tracciato non asfaltata, che offre un idea di com'era il tracciato quando fu costruito nel 1955. Ai lati sono presenti i guardrail di cui si è parlato nello scorso capitolo.
Procedendo verso sud si arriva al tondo, l'area che nel 1965 incluse nel tracciato una chicane, per rallentare le vetture in ingresso della sopraelevata. Oggi quest'area del tracciato presenta soltanto il fondo in cemento armato e viene utilizzata per corsi di guida sicura, aperta gratuitamente nei weekend senza eventi per poter passeggiare in questo luogo unico al mondo.
Procedendo ancora verso sud si arriva alla Sopraelevata Sud del tracciato ovale. Rispetto alla sopraelevata nord cambia poco nella sua forma, ma molto nella sua struttura. Rispetto alla Curva Nord infatti, sfrutta il terrapieno su cui appoggia la struttura, alta perciò soltanto 3 metri. Rimane uguale l'inclinazione progressiva, che raggiunge il picco massimo in centro curva, con una pendenza dell'80%.Qui ci si trova sul sovrappasso di viale Mirabello, che costituisce l'ingresso est dell'autodromo, ma anche una porzione del Circuito Florio, che sfruttava una parte di circuito stradale e una parte dell'anello alta velocità. Quest'ultimo si percorreva in senso inverso, uscendo dal percorso intrapreso al raccordo Florio, mostrato nel capitolo precedente.
Seguendo invece la sopraelevata, poco più avanti c'è una salita nel prato interno. Affacciandosi al cancello ci troviamo all'esterno della Parabolica, dove in origine il tracciato proseguiva alle curve in Porfido, di cui rimane soltanto questo pezzetto di rettilineo in ingresso curva.
Il percorso torna progressivamente a sbancare, arrivando all'imbocco del rettifilo dei box, oggi spezzato dalla via di fuga della curva Parabolica.
Indovina cHint:
Il personaggio di oggi è un grande amante degli insetti, nel suo piccolo villaggio in Giappone ne catturava tantissimi, per studiarli. Poi, un giorno, qualcosa cambiò. Il suo villaggio si trasformò in una città. Più case costruivano, più i suoi amati insetti sparivano.
Qui ebbe l'intuizione: creare un gioco che desse la possibilità ai bambini di catturare dei mostriciattoli, proprio come lui faceva con gli insetti.
Il 27 febbraio 1996 uscì in Giappone Pocket Monsters, un videogame per Nintendo GameBoy.
Il personaggio di oggi è un grande amante degli insetti, nel suo piccolo villaggio in Giappone ne catturava tantissimi, per studiarli. Poi, un giorno, qualcosa cambiò. Il suo villaggio si trasformò in una città. Più case costruivano, più i suoi amati insetti sparivano.
Qui ebbe l'intuizione: creare un gioco che desse la possibilità ai bambini di catturare dei mostriciattoli, proprio come lui faceva con gli insetti.
Il 27 febbraio 1996 uscì in Giappone Pocket Monsters, un videogame per Nintendo GameBoy.
Michio Suzuki
Satoshi Tajiri
Hideo Kojima
Shigeru Miyamoto
Hello! Sveglia dalle 6:00: yoga, ho portato fuori il cane, sono andata al parco a correre e ora ho appena finito la doccia.
Mi hanno tagliato metà percorso, perché ad agosto chiudono gli accessi nell'area di pertinenza dell'autodromo. In vista del Gran Premio d'Italia è pieno di operai che lavorano come dannati. Ad esempio, stanno montando le tribune provvisorie in Variante Ascari. Pensate che montano anche una piccola torre di controllo lungo Viale Mirabello. Durante il weekend di gara molti vip arrivano in elicottero.
A me piace il Gran Premio, Monza è una città piuttosto sonnacchiosa durante tutto l'anno... e poi c'è quel weekend, il primo weekend di settembre, ogni anno: parcheggi stracolmi, treni stracolmi, in centro storico non si può camminare... ok, detto così è un incubo, ma per tre giorni siamo il centro del mondo in ambito sportivo.
È l'evento sportivo più importante in Italia: 178,8 milioni di euro, molti dei quali vengono scaricati direttamente sul territorio, più di 335 mila spettatori e si contano circa 480 mila persone all'interno del Parco di Monza nel giorno della gara.
Mi hanno tagliato metà percorso, perché ad agosto chiudono gli accessi nell'area di pertinenza dell'autodromo. In vista del Gran Premio d'Italia è pieno di operai che lavorano come dannati. Ad esempio, stanno montando le tribune provvisorie in Variante Ascari. Pensate che montano anche una piccola torre di controllo lungo Viale Mirabello. Durante il weekend di gara molti vip arrivano in elicottero.
A me piace il Gran Premio, Monza è una città piuttosto sonnacchiosa durante tutto l'anno... e poi c'è quel weekend, il primo weekend di settembre, ogni anno: parcheggi stracolmi, treni stracolmi, in centro storico non si può camminare... ok, detto così è un incubo, ma per tre giorni siamo il centro del mondo in ambito sportivo.
È l'evento sportivo più importante in Italia: 178,8 milioni di euro, molti dei quali vengono scaricati direttamente sul territorio, più di 335 mila spettatori e si contano circa 480 mila persone all'interno del Parco di Monza nel giorno della gara.
Avete presente Faraday? È l'inventore del motore elettrico... Un giorno il ministro delle finanze inglese, William Gladstone, si recò in visita al suo laboratorio.
Il ministro vide questa grossa macchina, capace di creare corrente elettrica attraverso un campo magnetico variabile. Sir Gladstone guardò incuriosito quel aggeggio strano e disse: "bello! Ma a che serve esattamente?"
Faraday osservò il macchinario e rispose candidamente: "non lo so". Poi, dopo una breve pausa, aggiunse: "ma sono certo che tra vent'anni ci metterete una tassa sopra".
2 centesimi al kilowattora, + 10% di iva per l'esattezza. Caro Michael, c'avevi visto giusto.
Il ministro vide questa grossa macchina, capace di creare corrente elettrica attraverso un campo magnetico variabile. Sir Gladstone guardò incuriosito quel aggeggio strano e disse: "bello! Ma a che serve esattamente?"
Faraday osservò il macchinario e rispose candidamente: "non lo so". Poi, dopo una breve pausa, aggiunse: "ma sono certo che tra vent'anni ci metterete una tassa sopra".
2 centesimi al kilowattora, + 10% di iva per l'esattezza. Caro Michael, c'avevi visto giusto.
Dolcenera:
Brano di Fabrizio De Andrè del 1996In questo brano il cantautore genovese esplora un aspetto curioso dell'animo umano: la solitudine di un amore non corrisposto. Dolce come l'amore, Nera come la paura dell'ondata di fango che travolse Genova nel 1970. Sono due storie parallele che si incrociano. Da una parte c’è l’acqua che spazza via ogni cosa, dall’altra c’è questo matto innamorato che aspetta una donna. Ed è talmente avventato in questo suo sogno che ne rimuove addirittura l’assenza, perché lei, in effetti, non arriva.
Lui è convinto di farci l’amore, ma lei è con l’acqua alla gola. Lei, la moglie di Anselmo, aspetta invano il suo amante, e qua si esplora il mondo della solitudine fra amanti. De Andrè in questo racconto sforna una delle frasi più belle in assoluto della musica italiana: "L’amore ha l’amore come solo argomento, il tumulto del cielo ha sbagliato momento". Chi ama preoccupandosi del solo amore è capace di concentrarsi talmente su quello che tutto il resto non conta più niente, nemmeno ciò che può portarti via la vita, come un alluvione (un alluvione molto metaforico in questo caso).
Il brano fa parte dell'album Anime Salve, un viaggio tra gli ultimi e tra le più profonde paure dell'animo umano. Molto affascinante la copertina, opera artistica di Isabel Lima, che raffigura una bambina immersa nei pensieri.
In questo album ci sono alcuni dei brani più affascinanti di De Andrè, tra cui Ho Visto Nina Volare, oppure Khorakhané (A forza di essere vento).
Per finire, una curiosità: Dolcenera, la cantante, prende ispirazione del suo nome proprio da questo brano.
Brano di Fabrizio De Andrè del 1996In questo brano il cantautore genovese esplora un aspetto curioso dell'animo umano: la solitudine di un amore non corrisposto. Dolce come l'amore, Nera come la paura dell'ondata di fango che travolse Genova nel 1970. Sono due storie parallele che si incrociano. Da una parte c’è l’acqua che spazza via ogni cosa, dall’altra c’è questo matto innamorato che aspetta una donna. Ed è talmente avventato in questo suo sogno che ne rimuove addirittura l’assenza, perché lei, in effetti, non arriva.
Lui è convinto di farci l’amore, ma lei è con l’acqua alla gola. Lei, la moglie di Anselmo, aspetta invano il suo amante, e qua si esplora il mondo della solitudine fra amanti. De Andrè in questo racconto sforna una delle frasi più belle in assoluto della musica italiana: "L’amore ha l’amore come solo argomento, il tumulto del cielo ha sbagliato momento". Chi ama preoccupandosi del solo amore è capace di concentrarsi talmente su quello che tutto il resto non conta più niente, nemmeno ciò che può portarti via la vita, come un alluvione (un alluvione molto metaforico in questo caso).
Il brano fa parte dell'album Anime Salve, un viaggio tra gli ultimi e tra le più profonde paure dell'animo umano. Molto affascinante la copertina, opera artistica di Isabel Lima, che raffigura una bambina immersa nei pensieri.In questo album ci sono alcuni dei brani più affascinanti di De Andrè, tra cui Ho Visto Nina Volare, oppure Khorakhané (A forza di essere vento).
Per finire, una curiosità: Dolcenera, la cantante, prende ispirazione del suo nome proprio da questo brano.
Il Tempio della Velocità - capitolo 18: Monza, motore di tecnologia
L'innovazione nel motorsport spinge da sempre l'evoluzione del mercato automobilistico. Un processo affascinante che ha portato tecnologie e sistemi di sicurezza sempre più avanzati sulle strade di tutti i giorni. L'Autodromo Nazionale di Monza, in quanto tracciato storico e di grande rilievo nel panorama internazionale, è stato più volte teatro di questa innovazione.
Monza ha seguito passo per passo l'evoluzione tecnica del manto stradale, ospitando le prime sperimentazioni del manto drenante, utilizzato soprattutto nelle nostre strade ad alto scorrimento. La pista, riasfaltata nel 2024, presenta le più avanzate soluzioni tecnologiche, come l'impiego di polimeri termoplastici riciclati e additivi chimici avanzati, capaci di resistere a carichi elevati e a condizioni climatiche sempre più in mutamento a causa del riscaldamento globale. Sfide sempre più complesse a cui Monza ha sempre risposto prontamente.
Un'altra soluzione innovativa sviluppata su questo circuito è il guardrail. Questa soluzione fu copiata dall'anello di Indianapolis e perfezionata sul circuito Alta Velocità di Monza. Il profilo a doppia onda non ha soltanto lo scopo di contenere l'impatto, ma anche di assorbire l'onda d'urto, riducendo sensibilmente i danni da impatto per vetture e piloti.
Negli anni '90 invece nasce il trasponder, e ancora una volta Monza è il banco di prova di questa tecnologia, da cui nasce il Telepass. Tra le sperimentazioni più recenti invece troviamo i nuovi sistemi di illuminazione notturna a led e le prove della guida autonoma, nati dalla collaborazione con il Politecnico di Milano. L'innovazione continua anche grazie agli ingegneri di domani e Monza sarà ancora una volta protagonista.
L'innovazione nel motorsport spinge da sempre l'evoluzione del mercato automobilistico. Un processo affascinante che ha portato tecnologie e sistemi di sicurezza sempre più avanzati sulle strade di tutti i giorni. L'Autodromo Nazionale di Monza, in quanto tracciato storico e di grande rilievo nel panorama internazionale, è stato più volte teatro di questa innovazione.
Monza ha seguito passo per passo l'evoluzione tecnica del manto stradale, ospitando le prime sperimentazioni del manto drenante, utilizzato soprattutto nelle nostre strade ad alto scorrimento. La pista, riasfaltata nel 2024, presenta le più avanzate soluzioni tecnologiche, come l'impiego di polimeri termoplastici riciclati e additivi chimici avanzati, capaci di resistere a carichi elevati e a condizioni climatiche sempre più in mutamento a causa del riscaldamento globale. Sfide sempre più complesse a cui Monza ha sempre risposto prontamente.
Un'altra soluzione innovativa sviluppata su questo circuito è il guardrail. Questa soluzione fu copiata dall'anello di Indianapolis e perfezionata sul circuito Alta Velocità di Monza. Il profilo a doppia onda non ha soltanto lo scopo di contenere l'impatto, ma anche di assorbire l'onda d'urto, riducendo sensibilmente i danni da impatto per vetture e piloti.
Negli anni '90 invece nasce il trasponder, e ancora una volta Monza è il banco di prova di questa tecnologia, da cui nasce il Telepass. Tra le sperimentazioni più recenti invece troviamo i nuovi sistemi di illuminazione notturna a led e le prove della guida autonoma, nati dalla collaborazione con il Politecnico di Milano. L'innovazione continua anche grazie agli ingegneri di domani e Monza sarà ancora una volta protagonista.Guardate che belli questi fiori:

Un mondo dove il talento è ormai inutile, già... 😔
Indovina cHint
Il personaggio di oggi è un farmacista, il più famoso farmacista al mondo.
La sua invenzione oggi è in ogni supermercato. Questo personaggio perfezionò il vino di Coca, unendolo alle bacche di Cola. Poco più tardi l'utilizzo della pianta di Coca fu del tutto bandita e al suo posto fu utilizzato uno sciroppo non alcolico. Era l'8 maggio 1886 e ad Atalanta nacque la Coca-Cola.
Il personaggio di oggi è un farmacista, il più famoso farmacista al mondo.
La sua invenzione oggi è in ogni supermercato. Questo personaggio perfezionò il vino di Coca, unendolo alle bacche di Cola. Poco più tardi l'utilizzo della pianta di Coca fu del tutto bandita e al suo posto fu utilizzato uno sciroppo non alcolico. Era l'8 maggio 1886 e ad Atalanta nacque la Coca-Cola.
Giovanni Zampironi
Caleb Bradham
John Pemberton
Nagai Nagayoshi