L'onda nera

Martedì 23 febbraio 2010, mentre tutti dormivano, a Villasanta, un piccolo comune a nord di Monza, qualcosa si muoveva nell'ombra.

Qui sorgeva la Lombardia Petroli, un'enorme raffineria petrolifera che non se la passava bene. Se ne stava occupando un giudice fallimentare, ma il sito continuava a funzionare come area di stoccaggio. Dei privati giocavano a nascondino con l'oro nero. Nessuna indagine, come al solito fu Striscia la Notizia, dopo, a scoprire un via vai sospetto di camion-cisterne. L'ennesima denuncia ad Antonio Ricci per diffamazione, che però fu assolto, perché di diffamante non c'era un bel niente.

Nel 1976, a pochi chilometri di distanza, ci fu il Disastro di Seveso, stampato ancora nella memoria di molti anziani, ma totalmente dimenticato dai più giovani. Fu da quel disastro che nacque la Direttiva Seveso, una normativa europea che applica regole severissime sul trattamento dei materiali nocivi per la salute dell'uomo.
Con le cisterne piene di petrolio, e un azienda in rovina, la Lombardia Petroli sarebbe rientrata nelle procedure di emergenza legate alla Direttiva Seveso.
Così, alle alle 3:30, mentre tutti dormivano, qualcuno si infilò nel deposito petrolifero di Villasanta. Diluviava, il custode era dunque al riparo nella sua guardiola. Il rumore dell'acqua probabilmente coprì i passi di quei figuri.
Non si saprà mai chi sia stato, ma si sa bene cosa successe. La valvola di sicurezza di una delle cisterne fu spalancata. Il petrolio si versò lungo tutta l'area, fino a raggiungere gli scarichi fognari.

Che strano, a Roma, il 2 febbraio precedente era stato depenalizzato il reato di scarico industriale nelle acque.
Il depuratore di Monza-San Rocco fu invaso dalla marea nera.
L'allarme fu lanciato verso le 5 del mattino. Un funzionario del depuratore notò un malfunzionamento nei macchinari. Quella notte furono sversati 2,5 milioni di litri (pari a circa 170 autocisterne). Naturalmente il depuratore di Monza non era progettato per scartare una simile quantità di liquido. La cisterna traboccò di petrolio, che si rovesciò su tutta l'area, fino a finire nel Lambro.

Monza fu soltanto la prima città ad essere colpita. L'onda nera arrivò a Milano e proseguì. A San Zenone al Lambro si provò a sfruttare una diga dell'Enel, ma invano. Il petrolio arrivò nel Po il giorno seguente. Miliardi di danni, e purtroppo, nessun colpevole. Ad essere condannato fu soltanto il povero custode, per quello che fu un disastro avvolto ancora nel mistero.