Avatar Protagora badge Minigioco
A qualcuno va una partita veloce prima che mi butti nelle chat random
Scacchi
blitz
Protagora 0
icecube 1
Tempo scaduto per il bianco
10 giu 2026 alle 22:11
Seconda volta in una giornata che l'orario matcha con la percentuale di carica del cellulare

Cosa cerchi di dirmi universo
2
10 giu 2026 alle 21:31 (modificato)
Avatar Protagora badge Riflessione

Hint programmato

10 giugno 2026, 19:18
"La dualità è solo apparente. In realtà sono la stessa cosa, elementi dello stesso principio".
Per un istante rimane su queste parole, e ricorda la sofferenza patita in passato. Dopo il colloquio con l'anziano maestro e l'incontro con lo spirito della foresta, il monaco ha operato per restituire alla comunità l'armonia perduta. È sceso spesso giù al villaggio a dare un aiuto e a parlare agli abitanti. Infine ha aperto una scuola nel santuario, per istruire i figli dei villaggi vicini. Mentre gli anziani continuano a giudicare severamente l'opera del monaco, il consolidamento dei legami con le comunità vicine ha trasformato la valle in uno scrigno di armonia e il villaggio in una perla priva di impurità.

Mi raccontò questa storia un uomo di una cittadina del Giappone meridionale che sosteneva essere un lontano discendente del protagonista. La chiarezza dei dettagli andrebbe attribuita a un diario steso dal presunto antenato al termine della sua vita. Anche se di questo documento non ho trovato traccia e l'uomo mi è parso assai vago circa l'esatta ubicazione del manoscritto. Ad ogni modo a suo dire il monaco ha riscattato l'onore del villaggio molti inverni orsono. Forse fiutando il mio scetticismo ha insistito per indicarmi la strada che porta al santuario, dov'è sepolto il monaco. Perplesso e allo stesso tempo affascinato dal racconto ho iniziato il viaggio.
Tempo dopo ho raggiunto la valle. Nel punto più basso, al centro, dal piccolo villaggio si levavano i fumi delle botteghe mentre nei dintorni i contadini aravano i campi. Poco sopra un santuario dominava il paesaggio con i suoi tetti rossi. Visto dalle vie cittadine, l'edificio più grande del tempio assumeva le tinte aranciate del tramonto fino a confondersi perfettamente con esso.
Mi sono diretto subito al tempio, in cerca della tomba del monaco. Sotto un grande albero di cedro, una lapide menziona un maestro illuminato e beato. Di fianco, a destra, un'altra lapide ricorda un monaco che visse l'incendio del villaggio. Quest'ultimo presumibilmente fu l'anziano che riscattò la vita del maestro da giovane, come mi è stato raccontato. Sono rimasto ancora per un po' davanti alle due lastre ingrigite dal tempo, a riflettere sul significato (qualora ce ne fosse uno) da attribuire a questa storia. Il monaco è stato reso beato dal doppio incontro con sé stesso, o meglio con la sua storia, e con i demoni, custodi del mondo esterno. E allora mi sono chiesto se l'illuminazione non fosse proprio la ricomposizione della distanza che separa l'uomo dal mondo. Di questo avrei preferito discutere con i monaci del santuario ma lì non sembravano ricordare granché del nobile maestro vissuto in quel luogo tempo prima. Avevo finalmente chiarito, dopo un lungo viaggio, la fondatezza del racconto e ora tornavo a dubitarne. I dipinti che il maestro teneva di fianco a sé durante le lezioni è da parecchio che non sono più al tempio. Inoltre l'appellativo di "figli dell'incendio", così spesso rimarcato dall'uomo nel suo racconto, non lo ricordava più nessuno. Tuttavia la valle, il villaggio e il tempio erano ancora lì. E poggiavano su due lapidi quasi anonime.
Corro ad accendere un bastone d'incenso alla statua del Buddha conservata nell'atrio, prima di rimettermi in cammino.
7
10 giu 2026 alle 20:00
Avatar Protagora badge Riflessione

Hint programmato

10 giugno 2026, 19:14
All'alba il sole conquista l'orizzonte. A quell'ora la luce attraversa i rami degli alberi e la terrazza del tempio brilla come un antico dipinto.
Il legno dell'atrio scricchiola sotto il passo lieve ma deciso del monaco, che procede composto fino alle porte del santuario. Accanto alla sua tunica dondola un mazzo di chiavi, accompagnato da un tintinnio metallico.
È in piedi già da qualche ora, come ogni altro membro del santuario, per assolvere i compiti imposti dalla regola. In più tra non molto avranno inizio le funzioni liturgiche, e il tempio dev'essere pronto. Così il monaco prende il mazzo di chiavi dalla cinta e spalanca le porte della sala una ad una. La luce inonda lo spazio che fino a poco prima era immerso nella penombra. Il sole si posa proprio dinnanzi alla gigantesca statua del Buddha che domina il centro dell'atrio.
Il monaco avanza verso la terrazza, tenendo alle spalle il bagliore accecante della statua. Lì alcuni compagni stanno spazzando via le foglie dal pavimento sotto i raggi del sole mattutino. Il fruscio delle scope scuote il terreno come vento che agita le foglie. Questo suono ricorda i primi anni del suo apprendistato al tempio, quando gli venivano affidati i compiti più gravosi. Ora che ha accumulato molta esperienza, mentre le rughe cominciano a segnare il suo viso, torna a occuparsi di rado delle mansioni riservate ai discepoli più giovani. Ogni tanto, al mattino, prende in mano una scopa e spazza delicatamente i sentieri di pietra. Una volta di queste un altro monaco chiese perché mai ancora occupasse il tempo con i compiti faticosi e poco edificanti riservati ai novizi. La risposta non si fece attendere. Portato a termine il compito, poggiò la scopa a un albero, fissò a lungo il pavimento appena lucidato e disse:
"Passare la scopa significa meditare sulla morte. Osserva. La scopa allontana con delicatezza le foglie secche svelando il luccichio nascosto della pietra; e la morte libera temporaneamente dalla prigione della carne mostrando che l'unica realtà immutabile è il mutamento. In più, non spazzando a sufficienza, le foglie oscurano la pietra come la sofferenza impedisce di riconoscere e accettare il cambiamento. Spazzare e meditare sono pratiche quotidiane che fortificano la consapevolezza. Pensiamo che i più giovani non capiscano questi insegnamenti eppure continuiamo ad assegnare loro certi compiti. Vorrei vedere più discepoli in grado di tenere lucidi sia il tempio che lo spirito."
Da allora non gli è stato chiesto più nulla a riguardo. Ben presto si sono tutti convinti che dietro le azioni del monaco, anche quelle più semplici e quotidiane, risiede una devozione cieca, quasi superstiziosa, nei precetti buddisti. Un atteggiamento che molto spesso i suoi stessi compagni faticano a comprendere fino in fondo. Non dev'essere difficile da credere.
Una notte, durante un violento temporale, era stato sorpreso a meditare ai piedi della pagoda e ci era voluto non poco per riuscire a richiamarlo dentro al caldo. Appena rientrato aveva provato a giustificarsi davanti ai monaci più anziani, sostenendo di essere stato spinto fin lì dalla voce della pioggia. La febbre, che lo colse le settimane seguenti, avrebbe dovuto convincerlo dei rischi di assecondare gli spiriti. Ma così non fu.
Il monaco attraversa il sentiero di pietra che fiancheggia la pagoda scarlatta. Nel frattempo i primi devoti raggiungono il tempio. I pellegrini, dall'aria stanca dopo il lungo viaggio, vengono accolti e accompagnati agli alloggi. Gli abitanti del posto, muovendosi con destrezza tra gli edifici del complesso, riconoscono un altare o la lapide di una persona cara. Qualcuno ha la fortuna di poter chiedere consiglio a una tunica familiare. Al monaco questo clima di baccano risulta abbastanza indifferente. Come ogni mattina gestisce l'orto assieme ad alcuni compagni. In particolare egli cura le piante di tè, un impegno preso da quando è arrivato al santuario. Tra tutti i compiti che gli vengono assegnati, portati a termine con la solita costanza, coltivare è senz'altro il più adatto al proprio spirito profondo e meticoloso. Al tempio sanno bene che il tè proveniente da quel campo ha un aroma diverso dagli altri. E gira voce, giù al villaggio, che in passato questo monaco vivesse con gli spiriti della terra e una notte sia spuntato dal sottosuolo come un germoglio. Di tanto in tanto, prima di andar via, si ferma per un po' a osservare le gracili foglie di giada, forse per domandare loro qualcosa sulle sue origini.
Il santuario è circondato ai lati dalla vegetazione. Di fronte si staglia l'immensa vallata che custodisce al centro un villaggio non molto grande ma piuttosto vivace. La perla della valle, come lo chiamano deliziosamente i pellegrini, è cresciuto parecchio negli ultimi anni, grazie ai commerci e alla disponibilità di terra da sfruttare. Il santuario ha visto di conseguenza aumentare sia il numero dei devoti sia la quantità di donazioni, espresse dai facoltosi uomini del posto. Prima di allora il villaggio e il tempio formavano una piccola comunità che viveva dei prodotti della valle. I monaci più anziani raccontano con una certa nostalgia quei tempi lontani, quando regnava la tranquillità e la frugalità avvicinava i giovani allo studio invece di allontanarli. Infine concludono il discorso con una frase che ormai conoscono tutti, e tutti ripetono, quasi sempre abbassando la voce e distogliendo lo sguardo:
"è cambiato tutto quando sono nati i figli dell'incendio."
5
10 giu 2026 alle 20:00 (modificato)
Avatar Protagora badge Riflessione

Hint programmato

10 giugno 2026, 19:18
Anche il monaco ha imparato questa frase, e scoperto nel corso della vita tanti significati diversi dietro quelle parole. Da bambino, durante i primi anni al tempio, l'espressione imbarazzata degli adulti indicava che non bisognava fare troppe domande. Con l'arrivo della gioventù, i maestri del santuario colmarono la vergogna con la delusione, aggiungendo ai rimproveri un veleno letale per la mente scapestrata del giovane apprendista. Il senso di colpevolezza per la propria sorte, malcelato nelle parole degli anziani, spinse il giovane fra le braccia della vita mondana. Finché una sera, dopo il tramonto, il monaco più saggio lo convocò presso di sé con l'intenzione di riportare il ragazzo sul sentiero della devozione. Credeva che l'irrequieto apprendista, inchiodato dalla sofferenza e dal dubbio, avrebbe trovato nel racconto del passato un significato per il presente. O così ama pensare oggi il monaco sopravvissuto, pregando davanti alla tomba del proprio affrancatore.
"Prima del tuo arrivo al tempio, quando la perla della valle era solo un piccolo villaggio circondato dalle abitazioni dei tagliatori di bambù, il signore del luogo morì. Al suo posto venne il figlio, avido e stolto, che subito radunò un esercito e distrusse i villaggi vicini. Il desiderio di gloria provocò immenso dolore alla nostra comunità. Con l'inizio della guerra il nuovo signore impose pesanti tributi e raddoppiò la quantità di legna che ogni abitante avrebbe dovuto mettere a disposizione dei soldati. Il tetto del santuario fu spogliato della copertura in bronzo, fusa in lingotti da rivendere per pagare i mercenari. Con l'arrivo dell'inverno, il pessimo raccolto e le tasse sempre più inique avevano gettato la popolazione nella miseria. Incapaci di prestare ancora fede a quel patto, gli uomini potenti del villaggio guidarono le armi contro la crudeltà e i soprusi. Il santuario allora chiuse le porte. La guarnigione fu cacciata dalla valle e qualche giorno dopo il signore alla testa dell'esercito bruciò il villaggio. Tanti morirono quella notte tra le grida strazianti delle madri e dei bambini. I piccoli rimasti senza una famiglia furono soprannominati "figli dell'incendio" e accolti al tempio. Tu sei uno di loro. Un giovane monaco ti trovò in un bosco vicino, incendiato dai soldati, e ti portò qui. Poco dopo il giovane signore fu ucciso e al suo posto nominata una nuova famiglia a protezione della valle. La perla della valle fu ricostruita anche grazie all'aiuto degli stranieri che vennero da fuori a ripopolarla. Nei vostri occhi è incisa tutta la sofferenza patita dal villaggio. Siete una condanna che ci tormenta da quella notte. Che cosa abbiamo fatto?!"
Il discepolo lo guardò per qualche istante con gli occhi sbarrati; e poco importa se il nuovo signore entrò in guerra per vendicare l'assassinio del padre o se la ribellione fu guidata dalle famiglie legate alla fazione nemica.
Il giovane passò la notte intera taverna, e non tornò al tempio per i giorni successivi. Quando si svegliò, con la mente ancora annebbiata da rimorso e sake, capì di aver vagato nella foresta fino a smarrire la via per poi crollare sotto il peso dell'ubriachezza. Pare che allora la voce soave di un demone, mai udita prima, l'abbia guidato fino all'uscita. Egli attraversò il bosco, e con sorpresa scoprì che la foresta terminava sul lato posteriore del tempio. Stanco per la lunga camminata dormì in un campo di tè finché alcuni monaci lo trovarono e lo riportarono al santuario. Da allora cominciò a dedicarsi alla coltivazione del tè, una pianta da poco arrivata sull'isola e presto divenuta indispensabile. Dopo quell'incontro, gli spiriti intervennero in altre occasioni nella vita del giovane che intanto aveva abbandonato la mondanità per tornare allo studio e alla meditazione. Il monaco aveva imboccato il sentiero della beatitudine: si era perso e si era ritrovato.
I raggi del sole pomeridiano inondano la sala gremita filtrando dalle finestre semichiuse. Davanti al portone d'ingresso, di spalle, gli allievi disposti in file ordinate annotano con cura le parole del maestro con il capo chino sulla pergamena. In fondo alla sala, seduto su un piccolo sgabello, il monaco detta i fondamenti della dottrina ai discepoli. Sta insegnando il concetto di vacuità, l'interconnessione tra le cose. Alla sua destra l'immagine celestiale del buddha incontra il demone feroce alla sua sinistra. Poi aggiunge indicando i dipinti:
1
10 giu 2026 alle 20:00
we think
1
10 giu 2026 alle 19:28
Io vorrei anche farvi leggere l'ultima cosa che ho scritto (modestamente credo la migliore che abbia mai fatto) ma potrei far implodere Hint provandoci...in più da quando ci sono le chat random stupendo
7
10 giu 2026 alle 19:00
Buonasega
27
10 giu 2026 alle 18:57
IVAN ZAZZARRONI: OTTO

Ho appena ricordato questa perla di quando da bambino sentivo ballando con le stelle senza capire che fosse
E fa ancora ridere niente da fare
9 giu 2026 alle 22:48
14
9 giu 2026 alle 21:34
Un cibo senza il quale non potreste vivere

Per me le mandorle, le mangio ogni giorno
17
9 giu 2026 alle 20:58
Vabbè è stato bello, vado a nutrirmi 🔥
3
9 giu 2026 alle 19:35
Talmente tante malattie che sopra sono comparsi i virali
9 giu 2026 alle 19:31
Pure ictuscube ci stava secondo me anche se non è proprio una malattia
14
9 giu 2026 alle 19:16
Un sito di malati...beh
7
9 giu 2026 alle 19:13
Abbiamo tutti un po' di ice qua sopra
9 giu 2026 alle 18:58
I filosofi non dimenticano
9 giu 2026 alle 18:42
9 giu 2026 alle 18:39
La prossima volta che sento quella pubblicità di merda con Mourinho che fa "respect" o quel che cazzo è faccio come Luigi Mangione ☺️

9 giu 2026 alle 18:24
Ho appena visto un post su ig dove veniva detto che la meloni da giovane era hotOra che ci penso la vista non è un senso indispensabile
6
9 giu 2026 alle 18:13
Hint @ 2026