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Hint programmato

10 giugno 2026, 19:18
"La dualità è solo apparente. In realtà sono la stessa cosa, elementi dello stesso principio".
Per un istante rimane su queste parole, e ricorda la sofferenza patita in passato. Dopo il colloquio con l'anziano maestro e l'incontro con lo spirito della foresta, il monaco ha operato per restituire alla comunità l'armonia perduta. È sceso spesso giù al villaggio a dare un aiuto e a parlare agli abitanti. Infine ha aperto una scuola nel santuario, per istruire i figli dei villaggi vicini. Mentre gli anziani continuano a giudicare severamente l'opera del monaco, il consolidamento dei legami con le comunità vicine ha trasformato la valle in uno scrigno di armonia e il villaggio in una perla priva di impurità.

Mi raccontò questa storia un uomo di una cittadina del Giappone meridionale che sosteneva essere un lontano discendente del protagonista. La chiarezza dei dettagli andrebbe attribuita a un diario steso dal presunto antenato al termine della sua vita. Anche se di questo documento non ho trovato traccia e l'uomo mi è parso assai vago circa l'esatta ubicazione del manoscritto. Ad ogni modo a suo dire il monaco ha riscattato l'onore del villaggio molti inverni orsono. Forse fiutando il mio scetticismo ha insistito per indicarmi la strada che porta al santuario, dov'è sepolto il monaco. Perplesso e allo stesso tempo affascinato dal racconto ho iniziato il viaggio.
Tempo dopo ho raggiunto la valle. Nel punto più basso, al centro, dal piccolo villaggio si levavano i fumi delle botteghe mentre nei dintorni i contadini aravano i campi. Poco sopra un santuario dominava il paesaggio con i suoi tetti rossi. Visto dalle vie cittadine, l'edificio più grande del tempio assumeva le tinte aranciate del tramonto fino a confondersi perfettamente con esso.
Mi sono diretto subito al tempio, in cerca della tomba del monaco. Sotto un grande albero di cedro, una lapide menziona un maestro illuminato e beato. Di fianco, a destra, un'altra lapide ricorda un monaco che visse l'incendio del villaggio. Quest'ultimo presumibilmente fu l'anziano che riscattò la vita del maestro da giovane, come mi è stato raccontato. Sono rimasto ancora per un po' davanti alle due lastre ingrigite dal tempo, a riflettere sul significato (qualora ce ne fosse uno) da attribuire a questa storia. Il monaco è stato reso beato dal doppio incontro con sé stesso, o meglio con la sua storia, e con i demoni, custodi del mondo esterno. E allora mi sono chiesto se l'illuminazione non fosse proprio la ricomposizione della distanza che separa l'uomo dal mondo. Di questo avrei preferito discutere con i monaci del santuario ma lì non sembravano ricordare granché del nobile maestro vissuto in quel luogo tempo prima. Avevo finalmente chiarito, dopo un lungo viaggio, la fondatezza del racconto e ora tornavo a dubitarne. I dipinti che il maestro teneva di fianco a sé durante le lezioni è da parecchio che non sono più al tempio. Inoltre l'appellativo di "figli dell'incendio", così spesso rimarcato dall'uomo nel suo racconto, non lo ricordava più nessuno. Tuttavia la valle, il villaggio e il tempio erano ancora lì. E poggiavano su due lapidi quasi anonime.
Corro ad accendere un bastone d'incenso alla statua del Buddha conservata nell'atrio, prima di rimettermi in cammino.
7
10 giu 2026 alle 20:00

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