Anche il monaco ha imparato questa frase, e scoperto nel corso della vita tanti significati diversi dietro quelle parole. Da bambino, durante i primi anni al tempio, l'espressione imbarazzata degli adulti indicava che non bisognava fare troppe domande. Con l'arrivo della gioventù, i maestri del santuario colmarono la vergogna con la delusione, aggiungendo ai rimproveri un veleno letale per la mente scapestrata del giovane apprendista. Il senso di colpevolezza per la propria sorte, malcelato nelle parole degli anziani, spinse il giovane fra le braccia della vita mondana. Finché una sera, dopo il tramonto, il monaco più saggio lo convocò presso di sé con l'intenzione di riportare il ragazzo sul sentiero della devozione. Credeva che l'irrequieto apprendista, inchiodato dalla sofferenza e dal dubbio, avrebbe trovato nel racconto del passato un significato per il presente. O così ama pensare oggi il monaco sopravvissuto, pregando davanti alla tomba del proprio affrancatore.
"Prima del tuo arrivo al tempio, quando la perla della valle era solo un piccolo villaggio circondato dalle abitazioni dei tagliatori di bambù, il signore del luogo morì. Al suo posto venne il figlio, avido e stolto, che subito radunò un esercito e distrusse i villaggi vicini. Il desiderio di gloria provocò immenso dolore alla nostra comunità. Con l'inizio della guerra il nuovo signore impose pesanti tributi e raddoppiò la quantità di legna che ogni abitante avrebbe dovuto mettere a disposizione dei soldati. Il tetto del santuario fu spogliato della copertura in bronzo, fusa in lingotti da rivendere per pagare i mercenari. Con l'arrivo dell'inverno, il pessimo raccolto e le tasse sempre più inique avevano gettato la popolazione nella miseria. Incapaci di prestare ancora fede a quel patto, gli uomini potenti del villaggio guidarono le armi contro la crudeltà e i soprusi. Il santuario allora chiuse le porte. La guarnigione fu cacciata dalla valle e qualche giorno dopo il signore alla testa dell'esercito bruciò il villaggio. Tanti morirono quella notte tra le grida strazianti delle madri e dei bambini. I piccoli rimasti senza una famiglia furono soprannominati "figli dell'incendio" e accolti al tempio. Tu sei uno di loro. Un giovane monaco ti trovò in un bosco vicino, incendiato dai soldati, e ti portò qui. Poco dopo il giovane signore fu ucciso e al suo posto nominata una nuova famiglia a protezione della valle. La perla della valle fu ricostruita anche grazie all'aiuto degli stranieri che vennero da fuori a ripopolarla. Nei vostri occhi è incisa tutta la sofferenza patita dal villaggio. Siete una condanna che ci tormenta da quella notte. Che cosa abbiamo fatto?!"
Il discepolo lo guardò per qualche istante con gli occhi sbarrati; e poco importa se il nuovo signore entrò in guerra per vendicare l'assassinio del padre o se la ribellione fu guidata dalle famiglie legate alla fazione nemica.
Il giovane passò la notte intera taverna, e non tornò al tempio per i giorni successivi. Quando si svegliò, con la mente ancora annebbiata da rimorso e sake, capì di aver vagato nella foresta fino a smarrire la via per poi crollare sotto il peso dell'ubriachezza. Pare che allora la voce soave di un demone, mai udita prima, l'abbia guidato fino all'uscita. Egli attraversò il bosco, e con sorpresa scoprì che la foresta terminava sul lato posteriore del tempio. Stanco per la lunga camminata dormì in un campo di tè finché alcuni monaci lo trovarono e lo riportarono al santuario. Da allora cominciò a dedicarsi alla coltivazione del tè, una pianta da poco arrivata sull'isola e presto divenuta indispensabile. Dopo quell'incontro, gli spiriti intervennero in altre occasioni nella vita del giovane che intanto aveva abbandonato la mondanità per tornare allo studio e alla meditazione. Il monaco aveva imboccato il sentiero della beatitudine: si era perso e si era ritrovato.
I raggi del sole pomeridiano inondano la sala gremita filtrando dalle finestre semichiuse. Davanti al portone d'ingresso, di spalle, gli allievi disposti in file ordinate annotano con cura le parole del maestro con il capo chino sulla pergamena. In fondo alla sala, seduto su un piccolo sgabello, il monaco detta i fondamenti della dottrina ai discepoli. Sta insegnando il concetto di vacuità, l'interconnessione tra le cose. Alla sua destra l'immagine celestiale del buddha incontra il demone feroce alla sua sinistra. Poi aggiunge indicando i dipinti:
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