Il Tempio della Velocità - capitolo 22: Fuoco
Nelle corse il fuoco è l'elemento più difficile da domare in caso di incidenti, e richiede un intervento immediato e professionale. Per questo servono degli specialisti. Tuttavia, nel 1970, i Vigili del Fuoco subirono un notevole ridimensionamento, che portò all'abbandono del servizio obbligatorio in autodromi, stadi e cinema.
A tutela dei piloti nacque una squadra corse del tutto singolare, fatta di volontari, donne e uomini tra i 18 e i 65 anni. Non angeli, ma leoni. La Squadra Corse CEA è una presenza ormai storica in autodromo a Monza. I volontari affiancano i commissari di percorso e svolgono un importante ruolo nella messa in sicurezza del tracciato brianzolo.
Era il 10 settembre 1978, al via del Gran Premio d'Italia diverse vetture entrarono in collisione. La Lotus di Ronnie Peterson, piena di carburante, fece scaturire una spaventosa palla di fuoco, che avvolse il pilota svedese. A bordo pista c'era proprio la Squadra Corse CEA, che si gettò immediatamente verso l'incendio, neutralizzando le fiamme. Peterson fu gravemente ferito, ma estratto vivo dalla vettura da James Hunt. Il sistema dei soccorsi fu veramente caotico, con i Carabinieri che bloccarono il medico ufficiale della Formula 1 e l'ambulanza che arrivò sul posto soltanto 18 minuti dopo. Ronnie Peterson morì all'ospedale Niguarda di Milano, il mattino seguente. Fu il primo processo mediatico alla Formula 1. Da quel giorno, in tutte le competizioni motoristiche, una vettura medica segue i piloti in coda nel giro iniziale, la fase più critica di una gara. Tutto sbagliato? No, perché fu evidenziato il comportamento esemplare dei volontari CEA, capaci di spegnere in tempo record un incendio mai visto prima di allora.
Una piccola azienda bolognese, fondata nel 1967 per produrre dispositivi antincendio, divenne una vera e propria istituzione nel mondo del motorsport. Anno dopo anno il loro intervento venne esteso nelle più importanti manifestazioni motoristiche, motomondiale compreso, ma Monza rimane un luogo speciale. Nell'autodromo c'è un distaccamento che copre il servizio anche nelle corse di minor rilievo. E nonostante oggi, che l'Autodromo Nazionale di Monza ha il suo Servizio Antincendio, la CEA rimane punto di riferimento nella formazione del personale e nella fornitura di dispositivi antincendio.
Doveroso inoltre ricordare un'altro 10 settembre, quello del 2000. Perché ricordando il contributo dei leoni su questa pista, inevitabilmente il mio pensiero va a Paolo Gislimberti, che perse la vita a seguito di un incidente durante il GP d'Italia. Quando muore un pilota si dedicano pagine e pagine di articoli, ma dietro le quinte ci sono ragazzi e ragazze senza un nome, spinti dalla stessa passione. Vale la pena rischiare la propria vita per una passione? Ne parleremo più avanti.
Nelle corse il fuoco è l'elemento più difficile da domare in caso di incidenti, e richiede un intervento immediato e professionale. Per questo servono degli specialisti. Tuttavia, nel 1970, i Vigili del Fuoco subirono un notevole ridimensionamento, che portò all'abbandono del servizio obbligatorio in autodromi, stadi e cinema.A tutela dei piloti nacque una squadra corse del tutto singolare, fatta di volontari, donne e uomini tra i 18 e i 65 anni. Non angeli, ma leoni. La Squadra Corse CEA è una presenza ormai storica in autodromo a Monza. I volontari affiancano i commissari di percorso e svolgono un importante ruolo nella messa in sicurezza del tracciato brianzolo.
Era il 10 settembre 1978, al via del Gran Premio d'Italia diverse vetture entrarono in collisione. La Lotus di Ronnie Peterson, piena di carburante, fece scaturire una spaventosa palla di fuoco, che avvolse il pilota svedese. A bordo pista c'era proprio la Squadra Corse CEA, che si gettò immediatamente verso l'incendio, neutralizzando le fiamme. Peterson fu gravemente ferito, ma estratto vivo dalla vettura da James Hunt. Il sistema dei soccorsi fu veramente caotico, con i Carabinieri che bloccarono il medico ufficiale della Formula 1 e l'ambulanza che arrivò sul posto soltanto 18 minuti dopo. Ronnie Peterson morì all'ospedale Niguarda di Milano, il mattino seguente. Fu il primo processo mediatico alla Formula 1. Da quel giorno, in tutte le competizioni motoristiche, una vettura medica segue i piloti in coda nel giro iniziale, la fase più critica di una gara. Tutto sbagliato? No, perché fu evidenziato il comportamento esemplare dei volontari CEA, capaci di spegnere in tempo record un incendio mai visto prima di allora.
Una piccola azienda bolognese, fondata nel 1967 per produrre dispositivi antincendio, divenne una vera e propria istituzione nel mondo del motorsport. Anno dopo anno il loro intervento venne esteso nelle più importanti manifestazioni motoristiche, motomondiale compreso, ma Monza rimane un luogo speciale. Nell'autodromo c'è un distaccamento che copre il servizio anche nelle corse di minor rilievo. E nonostante oggi, che l'Autodromo Nazionale di Monza ha il suo Servizio Antincendio, la CEA rimane punto di riferimento nella formazione del personale e nella fornitura di dispositivi antincendio.
Doveroso inoltre ricordare un'altro 10 settembre, quello del 2000. Perché ricordando il contributo dei leoni su questa pista, inevitabilmente il mio pensiero va a Paolo Gislimberti, che perse la vita a seguito di un incidente durante il GP d'Italia. Quando muore un pilota si dedicano pagine e pagine di articoli, ma dietro le quinte ci sono ragazzi e ragazze senza un nome, spinti dalla stessa passione. Vale la pena rischiare la propria vita per una passione? Ne parleremo più avanti.Mi sono guardata su Netflix la docuserie sul delitto Gambirasio.
È tutto così vergognosamente incasinato:
Io non capisco ad esempio perché non si è valutato il possibile legame con la giovane donna indiana, Sarbjit Kaur, che fu trovata morta a pochi chilometri da dove fu trovata Yara. Secondo gli inquirenti fu suicidio. Ma è strano che una che si toglie la vita si slacci prima il reggiseno.
Non varrebbe la pena rivalutare almeno questo?
Sulla questione del DNA è ancora tutto più incasinato. A parte che penso che sia vergognoso che i reperti siano rimbalazati qua e là in laboratori sparsi... servirebbe un centro nazionale di medicina forense, dove tutto viene raccolto, catalogato, e soprattutto ISOLATO... maledizione, siamo un paese che riesce a mettere in dubbio persino le evidenze scientifiche!
Le prove dovrebbero essere accessibili ad accusa e difesa, ben oltre il terzo grado di giudizio. Non entro nello specifico del caso, sarebbe irrispettoso, mi spaventa però che una indagine in Italia venga svolta con così tanta superficialità.
La medicina forense è una scienza al servizio della giustizia. Si può fare di più e si deve fare di più... migliorando le banche dati, migliorando i processi di analisi biologica, e soprattutto la modalità di raccolta, di conservazione e di analisi dei reperti.
La vera giustizia non si otterrà decidendo sommariamente se Bossetti è colpevole o innocente, non si può basandosi sui cosiddetti processi mediatici.
La vera giustizia si otterrà facendo si che una pagliacciata del genere non si verificherà mai più. Togliamo l'orrido spettacolo mediatico, i testimoni che ritrattavano, i genitori non genitori e i fratelli non fratelli... Alla base abbiamo una famiglia che ha perso una figlia, e va rispettato quel dolore. Alla base c'è che hanno cercato per giorni ovunque una ragazza scomparsa, dai Carabinieri, alla Protezione Civile... e alla fine è stata trovata in maniera totalmente fortunosa a pochi chilometri dal luogo in cui è stata vista l'ultima volta, da un aeromodellista.
È tutto così vergognosamente incasinato:
Io non capisco ad esempio perché non si è valutato il possibile legame con la giovane donna indiana, Sarbjit Kaur, che fu trovata morta a pochi chilometri da dove fu trovata Yara. Secondo gli inquirenti fu suicidio. Ma è strano che una che si toglie la vita si slacci prima il reggiseno.
Non varrebbe la pena rivalutare almeno questo?
Sulla questione del DNA è ancora tutto più incasinato. A parte che penso che sia vergognoso che i reperti siano rimbalazati qua e là in laboratori sparsi... servirebbe un centro nazionale di medicina forense, dove tutto viene raccolto, catalogato, e soprattutto ISOLATO... maledizione, siamo un paese che riesce a mettere in dubbio persino le evidenze scientifiche!
Le prove dovrebbero essere accessibili ad accusa e difesa, ben oltre il terzo grado di giudizio. Non entro nello specifico del caso, sarebbe irrispettoso, mi spaventa però che una indagine in Italia venga svolta con così tanta superficialità.
La medicina forense è una scienza al servizio della giustizia. Si può fare di più e si deve fare di più... migliorando le banche dati, migliorando i processi di analisi biologica, e soprattutto la modalità di raccolta, di conservazione e di analisi dei reperti.
La vera giustizia non si otterrà decidendo sommariamente se Bossetti è colpevole o innocente, non si può basandosi sui cosiddetti processi mediatici.
La vera giustizia si otterrà facendo si che una pagliacciata del genere non si verificherà mai più. Togliamo l'orrido spettacolo mediatico, i testimoni che ritrattavano, i genitori non genitori e i fratelli non fratelli... Alla base abbiamo una famiglia che ha perso una figlia, e va rispettato quel dolore. Alla base c'è che hanno cercato per giorni ovunque una ragazza scomparsa, dai Carabinieri, alla Protezione Civile... e alla fine è stata trovata in maniera totalmente fortunosa a pochi chilometri dal luogo in cui è stata vista l'ultima volta, da un aeromodellista.
Vorrei fare una serie di post sull'Italia su Hint inglese e spagnolo.
Sicuramente farei meglio di così 👇🏻
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Questo weekend inizia il campionato italiano di calcio, quello maschile e quello femminile. In realtà quello femminile non è altro che l'ennesimo tentativo a vuoto di mescolare le carte: la Women's Cup, alla sua prima edizione, un trofeo valido semplicemente per fare il solito spettacolino nei pre-partita delle squadre maschili, per dire "ehi, noi siamo inclusivi!"
E alla fine le calciatrici, le stesse che hanno portato con orgoglio il tricolore in semifinale all'europeo, se ne tornano nei campetti di provincia.
L'arretratezza delle infrastrutture sportive in Italia si fa sentire anche per noi donne, almeno su questo le pari opportunità ci sono. Ma guai a parlare di patriarcato, la logica è quella economica: cruda, spietata e assolutamente neutrale. Una "coppetta a gironi", che anticipa un campionato camaleontico, che cambia format praticamente ogni anno, è difficile da rendere appetibile allo spettatore medio.
Alle spalle di queste bravissime calciatrici c'è una macchina che non funziona. Il tifo per una squadra di calcio è soprattutto spinta da un orgoglio di appartenenza. Come si fa a imprimere questo concetto nel calcio femminile? La Juventus di Torino gioca a Biella, il Milan di Milano gioca a Fiorenzuola d'Arda, la Fiorentina a Bagno a Ripoli. Il successo che ha il calcio femminile in spagna parte soprattutto da una grande cultura sportiva, che spinge le famiglie ogni settimana nello stadio della propria città.
Alle località improponibili, si aggiunge la pessima idea di mettere le partite in orario serale. Prendiamo il Milan femminile, che seguo dal 2018, anno in cui è nato...
Sabato vado a vedermi Milan-Cremonese a San Siro, vi sembra compatibile poi il mettersi su un treno per Piacenza il giorno dopo, per andare a vedere una partita alle 20:30? A fare centro è stato soltanto l'Inter, che ha portato la sua squadra femminile nel cuore di Milano, all'Arena Civica. Una cornice storica mozzafiato, di fianco a Parco Sempione, un luogo altamente frequentato da grandi e piccini, che possono entrare anche per sola curiosità, e se lo spettacolo è piaciuto, ci torneranno certamente. È così che l'Inter è riuscito a portare tantissima gente sulle tribune dell'arena napoleonica.
Allineare il più possibile il calendario del campionato femminile a quello maschile è fondamentale. L'anno scorso, per pura casualità, il derby di Milano è coinciso nello stesso giorno. E la maggior parte dei tifosi che erano all'Arena Civica il pomeriggio, hanno poi preso la metropolitana in direzione San Siro. Perché i colori sono gli stessi, i tifosi sono gli stessi, e anche la passione per questo sport è la stessa. Si tratta semplicemente di opportunità, non di patriarcato, non di parità di genere.
È illogico che sia un tifoso a cercare una squadra, devono essere le squadre a cercare i tifosi. È molto diverso. Il tifo nasce da una passione, e se non scatta la scintilla non c'è niente da fare. Certamente la scintilla non scatterà mai con questa mentalità provinciale.
E alla fine le calciatrici, le stesse che hanno portato con orgoglio il tricolore in semifinale all'europeo, se ne tornano nei campetti di provincia.
L'arretratezza delle infrastrutture sportive in Italia si fa sentire anche per noi donne, almeno su questo le pari opportunità ci sono. Ma guai a parlare di patriarcato, la logica è quella economica: cruda, spietata e assolutamente neutrale. Una "coppetta a gironi", che anticipa un campionato camaleontico, che cambia format praticamente ogni anno, è difficile da rendere appetibile allo spettatore medio.
Alle spalle di queste bravissime calciatrici c'è una macchina che non funziona. Il tifo per una squadra di calcio è soprattutto spinta da un orgoglio di appartenenza. Come si fa a imprimere questo concetto nel calcio femminile? La Juventus di Torino gioca a Biella, il Milan di Milano gioca a Fiorenzuola d'Arda, la Fiorentina a Bagno a Ripoli. Il successo che ha il calcio femminile in spagna parte soprattutto da una grande cultura sportiva, che spinge le famiglie ogni settimana nello stadio della propria città.
Alle località improponibili, si aggiunge la pessima idea di mettere le partite in orario serale. Prendiamo il Milan femminile, che seguo dal 2018, anno in cui è nato...
Sabato vado a vedermi Milan-Cremonese a San Siro, vi sembra compatibile poi il mettersi su un treno per Piacenza il giorno dopo, per andare a vedere una partita alle 20:30? A fare centro è stato soltanto l'Inter, che ha portato la sua squadra femminile nel cuore di Milano, all'Arena Civica. Una cornice storica mozzafiato, di fianco a Parco Sempione, un luogo altamente frequentato da grandi e piccini, che possono entrare anche per sola curiosità, e se lo spettacolo è piaciuto, ci torneranno certamente. È così che l'Inter è riuscito a portare tantissima gente sulle tribune dell'arena napoleonica.
Allineare il più possibile il calendario del campionato femminile a quello maschile è fondamentale. L'anno scorso, per pura casualità, il derby di Milano è coinciso nello stesso giorno. E la maggior parte dei tifosi che erano all'Arena Civica il pomeriggio, hanno poi preso la metropolitana in direzione San Siro. Perché i colori sono gli stessi, i tifosi sono gli stessi, e anche la passione per questo sport è la stessa. Si tratta semplicemente di opportunità, non di patriarcato, non di parità di genere.
È illogico che sia un tifoso a cercare una squadra, devono essere le squadre a cercare i tifosi. È molto diverso. Il tifo nasce da una passione, e se non scatta la scintilla non c'è niente da fare. Certamente la scintilla non scatterà mai con questa mentalità provinciale.
La gente non sa separare il contenuto dall'artista.
Marcello Piacentini, Maradona, Flavio Briatore... potrei stare tutta notte a farvi un elenco di personaggi che hanno scritto la storia, ma che sono dei grandissimi pezzi di merda, se non peggio.
Eppure, senza quel loro tassello nella storia, la nostra vita sarebbe totalmente differente.
Uno dei personaggi che più odio è Edison ad esempio, elettrificò una elefantessa per dimostrare i pericoli della corrente alternata... meglio usare la continua prodotta da lui. Ma vi immaginate il nostro mondo senza la lampadina?
- mi dispiace che la Rowling abbia le sue posizioni, ma Harry Potter resta un capolavoro letterario
- Depardieu è un ubriacone che ha molestato una ragazza, ma i suoi personaggi nei film sono veramente belli
- Hitler (si anche lui) faceva quadri apprezzabili, non me ne frega niente di quello che disse l'accademia delle belle arti
- Freud era un cocainomane, ma rimane un pilastro della psicologia
Marcello Piacentini, Maradona, Flavio Briatore... potrei stare tutta notte a farvi un elenco di personaggi che hanno scritto la storia, ma che sono dei grandissimi pezzi di merda, se non peggio.
Eppure, senza quel loro tassello nella storia, la nostra vita sarebbe totalmente differente.
Uno dei personaggi che più odio è Edison ad esempio, elettrificò una elefantessa per dimostrare i pericoli della corrente alternata... meglio usare la continua prodotta da lui. Ma vi immaginate il nostro mondo senza la lampadina?
Stamattina pensavo... è un periodo un po' vuoto, e quindi la mente si tuffa nei ricordi. A., il mio ex con il quale ho convissuto...
Nonostante il male che mi ha fatto, ho anche tanti bei ricordi. Con lui sono stata a Roma ad esempio. Mi trattava veramente come una principessa. L'ultimo anno con lui però è cambiato tutto. Sempre meno tempo con le amiche, guai a stare con un amico da sola.
M., il mio attuale fidanzato... con lui è tutto diverso, praticamente siamo Wendy e Peter Pan, cerchiamo noi stessi, cercando di non crescere mai. È però più complicato lo stare insieme. Diciamo che serve tempo prima di andare a convivere. Più che altro questa ricerca eterna della nostra infanzia, ci porta un po' di distacco, non so come dire... però lo amo, è veramente un emozione indescrivibile stare con lui.
Nonostante il male che mi ha fatto, ho anche tanti bei ricordi. Con lui sono stata a Roma ad esempio. Mi trattava veramente come una principessa. L'ultimo anno con lui però è cambiato tutto. Sempre meno tempo con le amiche, guai a stare con un amico da sola.
M., il mio attuale fidanzato... con lui è tutto diverso, praticamente siamo Wendy e Peter Pan, cerchiamo noi stessi, cercando di non crescere mai. È però più complicato lo stare insieme. Diciamo che serve tempo prima di andare a convivere. Più che altro questa ricerca eterna della nostra infanzia, ci porta un po' di distacco, non so come dire... però lo amo, è veramente un emozione indescrivibile stare con lui.
Il Tempio della Velocità - capitolo 21: Asfalto
Nel capitolo sulla direzione gara abbiamo accennato la figura del commissario di percorso, o marshal. Sono gli angeli custodi dei piloti, e in questo capitolo scopriremo il loro lavoro. Monza conta circa 270 marshal, impiegati a tempo fisso lungo il circuito. Ognuno ha la sua mansione, che scopriremo tra un attimo. La giornata di un commissario di percorso inizia con l'arrivo in autodromo, dove si raggiunge il direttore di gara, o un suo delegato, che da le indicazioni per turno, postazione di lavoro e orari. Ricevute le informazioni, il commissario di percorso firma il documento di presenza, equivalente al timbrare il cartellino in azienda.
Se prevista una riunione iniziale ci si reca coi colleghi e le colleghe in sala briefing, situata al primo piano della palazzina dei box. Qui il direttore di gara dà le sue disposizioni per la giornata, con particolare attenzione ad eventuali criticità. Concluso il briefing con il direttore di gara, si va alla postazione assegnata (CC.PP.). Qui si trovano gli attrezzi del mestiere, tra cui i set di bandiere di segnalazione, i secchi di filler (una polvere ad alta capacità assorbente per l'olio), estintori, documenti, scope e altri attrezzi per la messa in sicurezza del tracciato.
Una CC.PP. è composta tipicamente da:
Le gerarchie sono molto importanti per il corretto svolgimento di una gara: i commissari di pista rispondono al capo postazione, che a sua volta rappresenta gli occhi e le orecchie del direttore di gara. Ogni cosa che accade, deve essere segnata a rapporto, che viene ritirato al termine della sessione dal direttore di gara. Molto importante anche la comunicazione radio, che permette il collegamento con altre postazioni e con la direzione gara.
Nel capitolo sulla direzione gara abbiamo accennato la figura del commissario di percorso, o marshal. Sono gli angeli custodi dei piloti, e in questo capitolo scopriremo il loro lavoro. Monza conta circa 270 marshal, impiegati a tempo fisso lungo il circuito. Ognuno ha la sua mansione, che scopriremo tra un attimo. La giornata di un commissario di percorso inizia con l'arrivo in autodromo, dove si raggiunge il direttore di gara, o un suo delegato, che da le indicazioni per turno, postazione di lavoro e orari. Ricevute le informazioni, il commissario di percorso firma il documento di presenza, equivalente al timbrare il cartellino in azienda.Se prevista una riunione iniziale ci si reca coi colleghi e le colleghe in sala briefing, situata al primo piano della palazzina dei box. Qui il direttore di gara dà le sue disposizioni per la giornata, con particolare attenzione ad eventuali criticità. Concluso il briefing con il direttore di gara, si va alla postazione assegnata (CC.PP.). Qui si trovano gli attrezzi del mestiere, tra cui i set di bandiere di segnalazione, i secchi di filler (una polvere ad alta capacità assorbente per l'olio), estintori, documenti, scope e altri attrezzi per la messa in sicurezza del tracciato.
Una CC.PP. è composta tipicamente da:- un capo postazione, che ha la responsabilità della postazione e del corretto lavoro dei commissari di percorso
- 3 commissari addetti alle bandiere di segnalazione
- un ufficiale di gara, che svolge il ruolo di vice capo posto
- commissari di percorso qualificati, che svolgono ogni tipo di intervento in pista, dalla più semplice pulizia della pista alla rimozione di vetture e detriti
- può esserci anche un commissario di percorso di prima nomina, affiancato da un commissario di percorso qualificato per acquisire esperienza
Le gerarchie sono molto importanti per il corretto svolgimento di una gara: i commissari di pista rispondono al capo postazione, che a sua volta rappresenta gli occhi e le orecchie del direttore di gara. Ogni cosa che accade, deve essere segnata a rapporto, che viene ritirato al termine della sessione dal direttore di gara. Molto importante anche la comunicazione radio, che permette il collegamento con altre postazioni e con la direzione gara.
Oh. Porca. Vacca. 😦
Ma io non lo sapevo che la storia di Balto è una storia vera!
Praticamente nel 1925 completò un impresa spaventosa, portando il siero per curare la difterite fino a Nome, in Alaska. 150 cani furono impiegati per una staffetta lunga 1085 km. In realtà Balto fu protagonista assoluto solo perché completò la missione. Però fu Togo a compiere la vera impresa, fu quello che coprì più distanza, e affrontò certamente le parti più difficili, in mezzo a tempeste di neve a meno 40°.
Comunque, tanto di cappello!
E dopo gli onori e il successo di questa impresa, sapete che fine fece Balto? Finì in un circo! Ma quanto fa schifo il genere umano?!
Ma io non lo sapevo che la storia di Balto è una storia vera!Praticamente nel 1925 completò un impresa spaventosa, portando il siero per curare la difterite fino a Nome, in Alaska. 150 cani furono impiegati per una staffetta lunga 1085 km. In realtà Balto fu protagonista assoluto solo perché completò la missione. Però fu Togo a compiere la vera impresa, fu quello che coprì più distanza, e affrontò certamente le parti più difficili, in mezzo a tempeste di neve a meno 40°.
Comunque, tanto di cappello!
E dopo gli onori e il successo di questa impresa, sapete che fine fece Balto? Finì in un circo! Ma quanto fa schifo il genere umano?!
Wow raga, sto scoprendo un sacco di cose molto belle con la ricerca post. Io purtroppo sto qui poco e mi perdo molto...
Oggi un po' tutto sott'acqua. 🌊 E siamo la terza città più inquinata d'Italia! Evviva! Se volete vi regalo i miei polmoni, tra qualche anno non mi serviranno più.
Esteban ama soltanto me.

A me faceva paura, hanno fatto bene a buttare giù tutto. Qui sotto l'ultima foto.
Anche se... un bel parchetto non sarebbe stato male.
Anche se... un bel parchetto non sarebbe stato male.Io, non fumatrice, faccio il ragionamento del fumatore su altre cose ben più pericolose.
Partendo dal concetto elementare di una democrazia, per cui la legge non vieta di compiere un azione, ma punisce la conseguenza di tale azione. La legge non ti dice che non devi uccidere, dice che se uccidi verrai recluso tra i 21 e i 24 anni.
Questo fondamento però è spesso frainteso e spinge ad accettare in maniera scientifica, o peggio, religiosa, l'intero ordinamento giuridico.
I reati di pensiero ad esempio, sono la cosa più antidemocratica. Le leggi che limitano la conoscenza, l'eccessiva restrizione sulla privacy.
Con questo non sto dicendo che dobbiamo delinquere perché la legge non serve a niente, ma che la legge va vista per quello che è... È figlia delle convenzioni sociali, ci protegge, certo, ma tale rimane. La legge non è una religione, tantomeno una scienza esatta.
Partendo dal concetto elementare di una democrazia, per cui la legge non vieta di compiere un azione, ma punisce la conseguenza di tale azione. La legge non ti dice che non devi uccidere, dice che se uccidi verrai recluso tra i 21 e i 24 anni.
Questo fondamento però è spesso frainteso e spinge ad accettare in maniera scientifica, o peggio, religiosa, l'intero ordinamento giuridico.
I reati di pensiero ad esempio, sono la cosa più antidemocratica. Le leggi che limitano la conoscenza, l'eccessiva restrizione sulla privacy.
Con questo non sto dicendo che dobbiamo delinquere perché la legge non serve a niente, ma che la legge va vista per quello che è... È figlia delle convenzioni sociali, ci protegge, certo, ma tale rimane. La legge non è una religione, tantomeno una scienza esatta.
Naturalmente ero ironica, ognuna può fare ciò che vuole con il proprio corpo (e con i propri polmoni), non me ne frega niente.
Droga legalizzata, bleah 🤢
No, ma è vergognoso. È più veloce Maya di quel server.
Ah no è vero, diluvia
Vabbè, me ne torno sulla mia terrazza 😎
Il Tempio della Velocità - capitolo 20: Il Centro Medico
Il Centro Medico dell'Autodromo Nazionale di Monza è uno dei luoghi più importanti in assoluto. La struttura nacque alla fine degli anni'70, per fronteggiare anche sul piano medico la lunga lotta per la sicurezza di automobilismo e motociclismo. Potenziato nel 1989, oggi il Centro Medico è composto da un'area coordinamento, 4 sale mediche per infortuni lievi e 2 sale di rianimazione. A popolare questa struttura ci sono 2 equipe complete di medici rianimatori, ortopedici e infermieri specialisti. All'esterno è presente l'eliporto riservato all'eliambulanza, la cui presenza è obbligatoria in competizioni come il Gran Premio d'Italia. A questa si aggiunge un elicottero dell'Aeronautica Militare durante gli eventi più importanti.
Nel 2020 il centro medico è stato sfruttato per fronteggiare la pandemia di Covid-19, e visto il successo organizzativo, l'Autodromo Nazionale di Monza ha siglato un accordo con AREU per la gestione medica dell'impianto sportivo. L'AREU, Agenzia regionale emergenza urgenza, gestisce principalmente la fitta rete di soccorso sanitario sul territorio lombardo, raggruppando le principali associazioni di soccorso come Croce Rossa Italiana.
Ed è proprio Croce Rossa Italiana a gestire in pista e sulle tribune eventuali emergenze. Molto importante anche lo storico collegamento con gli ospedali San Gerardo di Monza, San Raffaele di Milano e soprattutto l'Ospedale Niguarda di Milano, storico punto di riferimento per l'Autodromo Nazionale di Monza, tra i più avanzati ospedali al mondo nella traumatologia.
A seconda dell'evento vengono messe in campo diverse attrezzature, e naturalmente durante il Gran Premio d'Italia si offre la più completa assistenza, con oltre 200 volontari di soccorso impegnati e diverse equipe mediche:
Il Centro Medico dell'Autodromo Nazionale di Monza è uno dei luoghi più importanti in assoluto. La struttura nacque alla fine degli anni'70, per fronteggiare anche sul piano medico la lunga lotta per la sicurezza di automobilismo e motociclismo. Potenziato nel 1989, oggi il Centro Medico è composto da un'area coordinamento, 4 sale mediche per infortuni lievi e 2 sale di rianimazione. A popolare questa struttura ci sono 2 equipe complete di medici rianimatori, ortopedici e infermieri specialisti. All'esterno è presente l'eliporto riservato all'eliambulanza, la cui presenza è obbligatoria in competizioni come il Gran Premio d'Italia. A questa si aggiunge un elicottero dell'Aeronautica Militare durante gli eventi più importanti.
Nel 2020 il centro medico è stato sfruttato per fronteggiare la pandemia di Covid-19, e visto il successo organizzativo, l'Autodromo Nazionale di Monza ha siglato un accordo con AREU per la gestione medica dell'impianto sportivo. L'AREU, Agenzia regionale emergenza urgenza, gestisce principalmente la fitta rete di soccorso sanitario sul territorio lombardo, raggruppando le principali associazioni di soccorso come Croce Rossa Italiana.
Ed è proprio Croce Rossa Italiana a gestire in pista e sulle tribune eventuali emergenze. Molto importante anche lo storico collegamento con gli ospedali San Gerardo di Monza, San Raffaele di Milano e soprattutto l'Ospedale Niguarda di Milano, storico punto di riferimento per l'Autodromo Nazionale di Monza, tra i più avanzati ospedali al mondo nella traumatologia.A seconda dell'evento vengono messe in campo diverse attrezzature, e naturalmente durante il Gran Premio d'Italia si offre la più completa assistenza, con oltre 200 volontari di soccorso impegnati e diverse equipe mediche:
- 2 ambulanze in supporto al centro medico
- 4 vetture veloci, contraddistinte dalla scritta “DOCTOR”, con a bordo un’equipe di rianimazione composta da 1 medico rianimatore e 1 infermiere professionale
- 3 equipe di estrazione con 1 medico rianimatore, 1 infermiere professionale e 4 volontari della Croce Rossa
- 3 centri mobili di rianimazione, con 1 medico rianimatore e 1 infermiere, supportati da 3 volontari della Croce Rossa
- 21 ambulanze, di cui 2 fuoristrada, distribuite in diversi settori dell’autodromo, a disposizione del pubblico
- 7 presidi fissi per l’assistenza sanitaria, composti da 1 medico e 2 infermieri professionali
- 2 squadre di volontari appiedate e 2 ambulanze esterne all'impianto
- Il tutto è coordinato da uno staff direttivo composto da 10 operatori, tra addetti al Coordinamento, responsabili del servizio, il delegato in direzione corsa e gli operatori radio.
L'onda nera
Martedì 23 febbraio 2010, mentre tutti dormivano, a Villasanta, un piccolo comune a nord di Monza, qualcosa si muoveva nell'ombra.
Qui sorgeva la Lombardia Petroli, un'enorme raffineria petrolifera che non se la passava bene. Se ne stava occupando un giudice fallimentare, ma il sito continuava a funzionare come area di stoccaggio. Dei privati giocavano a nascondino con l'oro nero. Nessuna indagine, come al solito fu Striscia la Notizia, dopo, a scoprire un via vai sospetto di camion-cisterne. L'ennesima denuncia ad Antonio Ricci per diffamazione, che però fu assolto, perché di diffamante non c'era un bel niente.
Nel 1976, a pochi chilometri di distanza, ci fu il Disastro di Seveso, stampato ancora nella memoria di molti anziani, ma totalmente dimenticato dai più giovani. Fu da quel disastro che nacque la Direttiva Seveso, una normativa europea che applica regole severissime sul trattamento dei materiali nocivi per la salute dell'uomo.
Con le cisterne piene di petrolio, e un azienda in rovina, la Lombardia Petroli sarebbe rientrata nelle procedure di emergenza legate alla Direttiva Seveso.
Così, alle alle 3:30, mentre tutti dormivano, qualcuno si infilò nel deposito petrolifero di Villasanta. Diluviava, il custode era dunque al riparo nella sua guardiola. Il rumore dell'acqua probabilmente coprì i passi di quei figuri.
Non si saprà mai chi sia stato, ma si sa bene cosa successe. La valvola di sicurezza di una delle cisterne fu spalancata. Il petrolio si versò lungo tutta l'area, fino a raggiungere gli scarichi fognari.
Che strano, a Roma, il 2 febbraio precedente era stato depenalizzato il reato di scarico industriale nelle acque.
Il depuratore di Monza-San Rocco fu invaso dalla marea nera.
L'allarme fu lanciato verso le 5 del mattino. Un funzionario del depuratore notò un malfunzionamento nei macchinari. Quella notte furono sversati 2,5 milioni di litri (pari a circa 170 autocisterne). Naturalmente il depuratore di Monza non era progettato per scartare una simile quantità di liquido. La cisterna traboccò di petrolio, che si rovesciò su tutta l'area, fino a finire nel Lambro.
Monza fu soltanto la prima città ad essere colpita. L'onda nera arrivò a Milano e proseguì. A San Zenone al Lambro si provò a sfruttare una diga dell'Enel, ma invano. Il petrolio arrivò nel Po il giorno seguente. Miliardi di danni, e purtroppo, nessun colpevole. Ad essere condannato fu soltanto il povero custode, per quello che fu un disastro avvolto ancora nel mistero.
Martedì 23 febbraio 2010, mentre tutti dormivano, a Villasanta, un piccolo comune a nord di Monza, qualcosa si muoveva nell'ombra.
Qui sorgeva la Lombardia Petroli, un'enorme raffineria petrolifera che non se la passava bene. Se ne stava occupando un giudice fallimentare, ma il sito continuava a funzionare come area di stoccaggio. Dei privati giocavano a nascondino con l'oro nero. Nessuna indagine, come al solito fu Striscia la Notizia, dopo, a scoprire un via vai sospetto di camion-cisterne. L'ennesima denuncia ad Antonio Ricci per diffamazione, che però fu assolto, perché di diffamante non c'era un bel niente.
Nel 1976, a pochi chilometri di distanza, ci fu il Disastro di Seveso, stampato ancora nella memoria di molti anziani, ma totalmente dimenticato dai più giovani. Fu da quel disastro che nacque la Direttiva Seveso, una normativa europea che applica regole severissime sul trattamento dei materiali nocivi per la salute dell'uomo.Con le cisterne piene di petrolio, e un azienda in rovina, la Lombardia Petroli sarebbe rientrata nelle procedure di emergenza legate alla Direttiva Seveso.
Così, alle alle 3:30, mentre tutti dormivano, qualcuno si infilò nel deposito petrolifero di Villasanta. Diluviava, il custode era dunque al riparo nella sua guardiola. Il rumore dell'acqua probabilmente coprì i passi di quei figuri.
Non si saprà mai chi sia stato, ma si sa bene cosa successe. La valvola di sicurezza di una delle cisterne fu spalancata. Il petrolio si versò lungo tutta l'area, fino a raggiungere gli scarichi fognari.
Che strano, a Roma, il 2 febbraio precedente era stato depenalizzato il reato di scarico industriale nelle acque.Il depuratore di Monza-San Rocco fu invaso dalla marea nera.
L'allarme fu lanciato verso le 5 del mattino. Un funzionario del depuratore notò un malfunzionamento nei macchinari. Quella notte furono sversati 2,5 milioni di litri (pari a circa 170 autocisterne). Naturalmente il depuratore di Monza non era progettato per scartare una simile quantità di liquido. La cisterna traboccò di petrolio, che si rovesciò su tutta l'area, fino a finire nel Lambro.
Monza fu soltanto la prima città ad essere colpita. L'onda nera arrivò a Milano e proseguì. A San Zenone al Lambro si provò a sfruttare una diga dell'Enel, ma invano. Il petrolio arrivò nel Po il giorno seguente. Miliardi di danni, e purtroppo, nessun colpevole. Ad essere condannato fu soltanto il povero custode, per quello che fu un disastro avvolto ancora nel mistero.