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Questo weekend inizia il campionato italiano di calcio, quello maschile e quello femminile. In realtà quello femminile non è altro che l'ennesimo tentativo a vuoto di mescolare le carte: la Women's Cup, alla sua prima edizione, un trofeo valido semplicemente per fare il solito spettacolino nei pre-partita delle squadre maschili, per dire "ehi, noi siamo inclusivi!"

E alla fine le calciatrici, le stesse che hanno portato con orgoglio il tricolore in semifinale all'europeo, se ne tornano nei campetti di provincia.

L'arretratezza delle infrastrutture sportive in Italia si fa sentire anche per noi donne, almeno su questo le pari opportunità ci sono. Ma guai a parlare di patriarcato, la logica è quella economica: cruda, spietata e assolutamente neutrale. Una "coppetta a gironi", che anticipa un campionato camaleontico, che cambia format praticamente ogni anno, è difficile da rendere appetibile allo spettatore medio.

Alle spalle di queste bravissime calciatrici c'è una macchina che non funziona. Il tifo per una squadra di calcio è soprattutto spinta da un orgoglio di appartenenza. Come si fa a imprimere questo concetto nel calcio femminile? La Juventus di Torino gioca a Biella, il Milan di Milano gioca a Fiorenzuola d'Arda, la Fiorentina a Bagno a Ripoli. Il successo che ha il calcio femminile in spagna parte soprattutto da una grande cultura sportiva, che spinge le famiglie ogni settimana nello stadio della propria città.

Alle località improponibili, si aggiunge la pessima idea di mettere le partite in orario serale. Prendiamo il Milan femminile, che seguo dal 2018, anno in cui è nato...

Sabato vado a vedermi Milan-Cremonese a San Siro, vi sembra compatibile poi il mettersi su un treno per Piacenza il giorno dopo, per andare a vedere una partita alle 20:30? A fare centro è stato soltanto l'Inter, che ha portato la sua squadra femminile nel cuore di Milano, all'Arena Civica. Una cornice storica mozzafiato, di fianco a Parco Sempione, un luogo altamente frequentato da grandi e piccini, che possono entrare anche per sola curiosità, e se lo spettacolo è piaciuto, ci torneranno certamente. È così che l'Inter è riuscito a portare tantissima gente sulle tribune dell'arena napoleonica.

Allineare il più possibile il calendario del campionato femminile a quello maschile è fondamentale. L'anno scorso, per pura casualità, il derby di Milano è coinciso nello stesso giorno. E la maggior parte dei tifosi che erano all'Arena Civica il pomeriggio, hanno poi preso la metropolitana in direzione San Siro. Perché i colori sono gli stessi, i tifosi sono gli stessi, e anche la passione per questo sport è la stessa. Si tratta semplicemente di opportunità, non di patriarcato, non di parità di genere.

È illogico che sia un tifoso a cercare una squadra, devono essere le squadre a cercare i tifosi. È molto diverso. Il tifo nasce da una passione, e se non scatta la scintilla non c'è niente da fare. Certamente la scintilla non scatterà mai con questa mentalità provinciale.
22 ago 2025 alle 7:50