Ma io sono davvero felice? È una domanda molto importante che però è spesso trascurata.
Ci sono diversi stati di felicità, non sono uguali per tutti. Se a te ad esempio basta un bacio con l'uomo o la donna dei tuoi sogni, magari ad un'altra persona questo non basta.
Uno dei miei più grandi sogni è quello di accarezzare un elefante. Io adoro gli elefanti, sono animali molto intelligenti, ma soprattutto empatici. Sono capaci di ricordare i volti umani, distinguendo quelli pericolosi per loro, e quelli buoni.
Questa è una delle mille cose che mi renderebbe felicissima, e magari per qualcuno e una sciocchezza. Ma la felicità è un'emozione che nasce dalle passioni. E le passioni sono figlie delle nostre esperienze.
Per essere felici bisogna cercare le proprie passioni.
Per cercare le proprie passioni bisogna saper guardare dentro e nell'ambiente che ci circonda, non bisogna mai stare fermi e bisogna esplorare questo mondo il più possibile.
Per esplorare ed esplorarci serve tempo, a volte servono anche soldi. Non tutti i nostri sogni saranno raggiungibili, ed è proprio per questo che non bisogna mai fermarsi. Servono più strade, più orizzonti.
Qualche volta leggo, sia qui che su insegreto, frasi del tipo "la mia vita è inutile", oppure "vorrei avere una ragazza ma nessuna mi guarda".
Non c'è cosa peggiore, soprattutto quando si è giovani, che piangersi addosso. Se consideri la tua vita inutile dacci dentro, cerca di cambiarla partendo dalle piccole cose. Un ciao apre mille porte, le lacrime le chiudono.
E poi... stare con qualcuno è un mezzo per essere felici, ma è un punto di partenza, non di arrivo. Se ne fate una priorità di vita, sarà un fallimento, perché vi perdete il resto. E una volta che vi trovate davanti alla ragazza o al ragazzo che vi piace che raccontate? Esperienze è la parola chiave, per essere felici e per amare, per conoscere e conoscersi. Non fermatevi mai.
Ci sono diversi stati di felicità, non sono uguali per tutti. Se a te ad esempio basta un bacio con l'uomo o la donna dei tuoi sogni, magari ad un'altra persona questo non basta.Uno dei miei più grandi sogni è quello di accarezzare un elefante. Io adoro gli elefanti, sono animali molto intelligenti, ma soprattutto empatici. Sono capaci di ricordare i volti umani, distinguendo quelli pericolosi per loro, e quelli buoni.
Questa è una delle mille cose che mi renderebbe felicissima, e magari per qualcuno e una sciocchezza. Ma la felicità è un'emozione che nasce dalle passioni. E le passioni sono figlie delle nostre esperienze.
Per essere felici bisogna cercare le proprie passioni.
Per cercare le proprie passioni bisogna saper guardare dentro e nell'ambiente che ci circonda, non bisogna mai stare fermi e bisogna esplorare questo mondo il più possibile.
Per esplorare ed esplorarci serve tempo, a volte servono anche soldi. Non tutti i nostri sogni saranno raggiungibili, ed è proprio per questo che non bisogna mai fermarsi. Servono più strade, più orizzonti.
Qualche volta leggo, sia qui che su insegreto, frasi del tipo "la mia vita è inutile", oppure "vorrei avere una ragazza ma nessuna mi guarda".
Non c'è cosa peggiore, soprattutto quando si è giovani, che piangersi addosso. Se consideri la tua vita inutile dacci dentro, cerca di cambiarla partendo dalle piccole cose. Un ciao apre mille porte, le lacrime le chiudono.
E poi... stare con qualcuno è un mezzo per essere felici, ma è un punto di partenza, non di arrivo. Se ne fate una priorità di vita, sarà un fallimento, perché vi perdete il resto. E una volta che vi trovate davanti alla ragazza o al ragazzo che vi piace che raccontate? Esperienze è la parola chiave, per essere felici e per amare, per conoscere e conoscersi. Non fermatevi mai.
Oggi pomeriggio sono stata al Westfield Mall of Scandinavia, un gigantesco centro commerciale a Stoccolma.
Pensate che anche qua c'è Calzedonia e Intimissimi 😃. Poi anche H&M, Bershka e Pull & Bear. Tantissimi negozi carini anche per make up e cura personale. E ovviamente può mancare l'Ikea in un centro commerciale in Svezia? Ovviamente no.
H&M, oltre ad avere la sezione Home ha anche la sezione Beauty, non so se c'è anche in Italia, non l'ho mai vista. In ogni caso mi sono presa un blush molto carino, rosso intenso.
La mattinata invece è stata tutta dedicata ai musei. Figata assurda quello dedicato agli Abba, ci sono praticamente tutti i costumi, e un sacco di cose legate al gruppo svedese più famoso al mondo.
Domani sarò al Museo Vasa, quindi sicuramente vi racconterò la tragica storia di questa nave. Il recupero di questo storico galeone da guerra, affondato nel viaggio inaugurale del 1628, fu un impresa titanica, tanto che se ne parlò pure in Italia.
Pensate che anche qua c'è Calzedonia e Intimissimi 😃. Poi anche H&M, Bershka e Pull & Bear. Tantissimi negozi carini anche per make up e cura personale. E ovviamente può mancare l'Ikea in un centro commerciale in Svezia? Ovviamente no.
H&M, oltre ad avere la sezione Home ha anche la sezione Beauty, non so se c'è anche in Italia, non l'ho mai vista. In ogni caso mi sono presa un blush molto carino, rosso intenso.
La mattinata invece è stata tutta dedicata ai musei. Figata assurda quello dedicato agli Abba, ci sono praticamente tutti i costumi, e un sacco di cose legate al gruppo svedese più famoso al mondo.
Domani sarò al Museo Vasa, quindi sicuramente vi racconterò la tragica storia di questa nave. Il recupero di questo storico galeone da guerra, affondato nel viaggio inaugurale del 1628, fu un impresa titanica, tanto che se ne parlò pure in Italia.
2 cose:
1° mi piace un casino beccare le location dei film. Un attività che diventa molto semplice per i film ambientati a Milano.
Qui ad esempio c'è una scena ambientata sull'alzaia Naviglio Pavese, del film Chiedimi se Sono Felice.
2° a proposito di questo posto.
Inanzitutto che cos'è l'alzaia? L'alzaia è una stradicciola che costeggia tutti i navigli di Milano e serviva a trainare controcorrente le imbarcazioni. Una volta lo facevano gli animali, poi negli ultimi anni di attività ci pensavano i trattori.
Quasi tutti i palazzi del Centro Storico di Milano furono costruiti con i materiali provenienti via nave. Il Naviglio Pavese in particolare, partiva dalla Darsena di Milano e giungeva a Pavia, per poi immettersi nel Ticino e infine, attraverso il fiume Po, nel mare.
Io qualche anno fa l'ho percorsa tutta. Dalla Darsena di Milano a Pavia. Ci vogliono circa 1 ora e mezza/due ore a seconda del ritmo. E se non avete voglia di rifarlvela a salire, c'è sempre il treno che vi riporta su a Milano.
È molto bella da fare soprattutto perché c'è un mix unico tra natura e aree urbanizzate uniche. Molto affascinante soprattutto il tratto intermedio, con un tratto esclusivamente ciclabile immerso nelle campagne.
Se volete è una bella sfida fare il solo tratto milanese a piedi, anche in questo caso si può risalire comodamente dal capolinea della linea metropolitana M2, in Piazza Abbiategrasso. Lì in zona c'è anche una cascina bellissima. Puoi dare da mangiare alle mucche e comprarti yogurt bio.
1° mi piace un casino beccare le location dei film. Un attività che diventa molto semplice per i film ambientati a Milano.
Qui ad esempio c'è una scena ambientata sull'alzaia Naviglio Pavese, del film Chiedimi se Sono Felice.
2° a proposito di questo posto.Inanzitutto che cos'è l'alzaia? L'alzaia è una stradicciola che costeggia tutti i navigli di Milano e serviva a trainare controcorrente le imbarcazioni. Una volta lo facevano gli animali, poi negli ultimi anni di attività ci pensavano i trattori.
Quasi tutti i palazzi del Centro Storico di Milano furono costruiti con i materiali provenienti via nave. Il Naviglio Pavese in particolare, partiva dalla Darsena di Milano e giungeva a Pavia, per poi immettersi nel Ticino e infine, attraverso il fiume Po, nel mare.
Io qualche anno fa l'ho percorsa tutta. Dalla Darsena di Milano a Pavia. Ci vogliono circa 1 ora e mezza/due ore a seconda del ritmo. E se non avete voglia di rifarlvela a salire, c'è sempre il treno che vi riporta su a Milano.
È molto bella da fare soprattutto perché c'è un mix unico tra natura e aree urbanizzate uniche. Molto affascinante soprattutto il tratto intermedio, con un tratto esclusivamente ciclabile immerso nelle campagne.
Se volete è una bella sfida fare il solo tratto milanese a piedi, anche in questo caso si può risalire comodamente dal capolinea della linea metropolitana M2, in Piazza Abbiategrasso. Lì in zona c'è anche una cascina bellissima. Puoi dare da mangiare alle mucche e comprarti yogurt bio.
Il Tempio della Velocità: capitolo 6 - Lesmo 1
Prosegue il viaggio nell'Autodromo Nazionale di Monza. Dopo la Variante della Roggia si affianca il perimetro settentrionale del Parco, addentrandoci nel Bosco Bello. Ed è a 200 metri dalla Seconda Variante che incontriamo la Curva di Lesmo 1. Una curva a destra con 75 metri di raggio, che si percorre a circa 180 km/h.
Esattamente come per la curva Biassono, la Curva di Lesmo 1 è rimasta quasi del tutto immutata dalla nascita del circuito. In origine era la Curva delle Querce. Poi, dalle cronache del ’27, si apprende che cambiò nome in Curvetta di Lesmo, vista la breve lunghezza e l’ubicazione vicino al paese.
Prosegue il viaggio nell'Autodromo Nazionale di Monza. Dopo la Variante della Roggia si affianca il perimetro settentrionale del Parco, addentrandoci nel Bosco Bello. Ed è a 200 metri dalla Seconda Variante che incontriamo la Curva di Lesmo 1. Una curva a destra con 75 metri di raggio, che si percorre a circa 180 km/h.
Esattamente come per la curva Biassono, la Curva di Lesmo 1 è rimasta quasi del tutto immutata dalla nascita del circuito. In origine era la Curva delle Querce. Poi, dalle cronache del ’27, si apprende che cambiò nome in Curvetta di Lesmo, vista la breve lunghezza e l’ubicazione vicino al paese.Stoccolma è molto bella, non c'è nemmeno un auto in giro e la cosa che veramente mi ha colpita di più è l'ordine che c'è nelle aree pubbliche, cemento e aree verdi si legano a vicenda.
Però l'albergo fa veramente ridere. Giuro, non ho mai visto un albergo così incasinato. Allora, la stanza è bellina e spaziosa, con due letti e un mini frigo. Però la parte strana viene di fianco. C'è tipo un corridoio con un altro letto. E fa ridere, perché la doccia non è in bagno, ma a fianco al letto. Poi c'è un forno nella nostra stanza, ovviamente in disuso, ma che cosa c'entra? Boh. Manca il bidet, ovviamente, e c'è un lavandino veramente gigante.
Il tempo è davvero piacevole, ma di sera serve una giacchetta.
Domani abbiamo un folto programma, c'è da visitare il Kastellet, ovvero lo storico fortino militare della città, poi il museo della polizia, affiancato da quello della tecnologia. Poi c'è il museo dedicato agli Abba e il Museo nordico. Infine nel pomeriggio andiamo al Westfield Mall of Scandinavia, è un centro commerciale veramente gigantesco, con oltre 200 negozi.
Però l'albergo fa veramente ridere. Giuro, non ho mai visto un albergo così incasinato. Allora, la stanza è bellina e spaziosa, con due letti e un mini frigo. Però la parte strana viene di fianco. C'è tipo un corridoio con un altro letto. E fa ridere, perché la doccia non è in bagno, ma a fianco al letto. Poi c'è un forno nella nostra stanza, ovviamente in disuso, ma che cosa c'entra? Boh. Manca il bidet, ovviamente, e c'è un lavandino veramente gigante.
Il tempo è davvero piacevole, ma di sera serve una giacchetta.
Domani abbiamo un folto programma, c'è da visitare il Kastellet, ovvero lo storico fortino militare della città, poi il museo della polizia, affiancato da quello della tecnologia. Poi c'è il museo dedicato agli Abba e il Museo nordico. Infine nel pomeriggio andiamo al Westfield Mall of Scandinavia, è un centro commerciale veramente gigantesco, con oltre 200 negozi.
Il Tempio della Velocità: capitolo 5 - La Variante della Roggia
Il viaggio nell'Autodromo Nazionale di Monza continua lungo il tracciato. Dalla Prima Variante si percorre oltre 1 km con l’acceleratore a fondo, attraverso la Curva Biassono si arriva a un breve rettilineo a circa 335 km/h. E qui troviamo la Seconda Variante, o Variante della Roggia. Con una lunghissima frenata, si decelera a 110-120 km/h per affrontare una “esse” sinistra-destra molto stretta. Come per la Prima Variante è molto importante l'uscita. Una buona accelerazione consente di affrontare le due curve di Lesmo avvicinati agli avversari, per poi sferrare l'attacco nel rettilineo successivo.
Il tracciato in questa sezione si addentra nel Bosco Bello. La presenza di querce e faggi a bordo pista può costituire una ulteriore insidia con pista umida.
Anche la Seconda Variante nasce nel 1976, per abbassare le velocità medie in ingresso delle due Lesmo. Nel tracciato originale c'era una leggera curva a sinistra, la Curva della Roggia, nome dovuto al piccolo corso d'acqua che in passato lambiva questa porzione di circuito.
Nel 2000 la chichane è stata leggermente modificata, e in seguito la ghiaia all'interno è stata sostituita da una via di fuga asfaltata.
Il viaggio nell'Autodromo Nazionale di Monza continua lungo il tracciato. Dalla Prima Variante si percorre oltre 1 km con l’acceleratore a fondo, attraverso la Curva Biassono si arriva a un breve rettilineo a circa 335 km/h. E qui troviamo la Seconda Variante, o Variante della Roggia. Con una lunghissima frenata, si decelera a 110-120 km/h per affrontare una “esse” sinistra-destra molto stretta. Come per la Prima Variante è molto importante l'uscita. Una buona accelerazione consente di affrontare le due curve di Lesmo avvicinati agli avversari, per poi sferrare l'attacco nel rettilineo successivo.Il tracciato in questa sezione si addentra nel Bosco Bello. La presenza di querce e faggi a bordo pista può costituire una ulteriore insidia con pista umida.
Anche la Seconda Variante nasce nel 1976, per abbassare le velocità medie in ingresso delle due Lesmo. Nel tracciato originale c'era una leggera curva a sinistra, la Curva della Roggia, nome dovuto al piccolo corso d'acqua che in passato lambiva questa porzione di circuito.
Nel 2000 la chichane è stata leggermente modificata, e in seguito la ghiaia all'interno è stata sostituita da una via di fuga asfaltata.16 agosto 1969
Quella che state vedendo è la spianta di Woodstock il giorno dopo il leggendario concerto. Sotto i cartelli inneggianti la pace e l'amore si navigava in una distesa di fango e rifiuti. Almeno, magra consolazione, diversi partecipanti rimasero per raccogliere la pattumiera lasciata nei giorni precedenti.
4 agosto 2025
Quella che state vedendo invece è l'area di Tor Vergata, a Roma, il giorno dopo il Giubileo dei Giovani. Sotto i cartelli inneggianti la pace e l'amore si navigava in una distesa di rifiuti. Nessuna consolazione stavolta, perché a ripulire l'area non c'era nessun partecipante, ma soltanto gli operatori di Ama.
Mi vergogno per loro, ma non basta indignarsi. Nei giorni del Gran Premio d'Italia, il Parco di Monza viene sommerso da più di trecentomila spettatori in tre giorni. La delicatezza del parco recintato più grande d'Europa, ha richiesto una vera e propria specializzazione nella gestione dei rifiuti in eventi con molto pubblico. Se una bottiglietta d'acqua durante il Gran Premio vi viene a costare € 4,50 è perché a noi questa inciviltà costa circa 1 milione e mezzo all'anno. Oltretutto i punti di distribuzione gratuiti permettono di riutilizzarla quella bottiglietta. Buttare la vostra spazzatura in giro è una mancanza di rispetto verso chi vi accoglie, ma soprattutto verso le numerose specie di animali che vivono nel parco tutto l'anno.
Tornando a Roma, parlare di futuro e di speranza è una buona cosa, ma sono parole vuote se non siete capaci di conservare la vostra spazzatura fino a quando non trovate un cestino. E questo succede ad ogni raduno, ad ogni concerto, ad ogni evento sportivo e a qualsiasi evento che riunisce molta gente.
Quella che state vedendo è la spianta di Woodstock il giorno dopo il leggendario concerto. Sotto i cartelli inneggianti la pace e l'amore si navigava in una distesa di fango e rifiuti. Almeno, magra consolazione, diversi partecipanti rimasero per raccogliere la pattumiera lasciata nei giorni precedenti.4 agosto 2025
Quella che state vedendo invece è l'area di Tor Vergata, a Roma, il giorno dopo il Giubileo dei Giovani. Sotto i cartelli inneggianti la pace e l'amore si navigava in una distesa di rifiuti. Nessuna consolazione stavolta, perché a ripulire l'area non c'era nessun partecipante, ma soltanto gli operatori di Ama.Mi vergogno per loro, ma non basta indignarsi. Nei giorni del Gran Premio d'Italia, il Parco di Monza viene sommerso da più di trecentomila spettatori in tre giorni. La delicatezza del parco recintato più grande d'Europa, ha richiesto una vera e propria specializzazione nella gestione dei rifiuti in eventi con molto pubblico. Se una bottiglietta d'acqua durante il Gran Premio vi viene a costare € 4,50 è perché a noi questa inciviltà costa circa 1 milione e mezzo all'anno. Oltretutto i punti di distribuzione gratuiti permettono di riutilizzarla quella bottiglietta. Buttare la vostra spazzatura in giro è una mancanza di rispetto verso chi vi accoglie, ma soprattutto verso le numerose specie di animali che vivono nel parco tutto l'anno.
Tornando a Roma, parlare di futuro e di speranza è una buona cosa, ma sono parole vuote se non siete capaci di conservare la vostra spazzatura fino a quando non trovate un cestino. E questo succede ad ogni raduno, ad ogni concerto, ad ogni evento sportivo e a qualsiasi evento che riunisce molta gente.
Vi spiego brevemente la mia idea di scuola, è molto controversa ma efficace.
- riorganizzazione dei gradi di istruzione. Si elimina la scuola media, introducendo un sistema a due livelli, 5 anni di formazione base e 5 anni di formazione avanzata.
- orario di studio esteso a 8 ore, con pausa pranzo. 5 ore dedicate alle lezioni, 2 ad attività didattiche interattive e 1 ora dedicata al ripasso.
- eliminazione totale dei compiti a casa. Valorizzazione dello sport, con la possibilità di accorpare le attività sportive private dei giovani nel calendario scolastico.
- educazione all'apprendimento, una nuova materia preparatoria, che darebbe gli strumenti necessari agli studenti per trovare il miglior approccio allo studio.
- promozione e valorizzazione dell'individuo nella collettività, attraverso la presenza di uno psicologo in ciascun istituto scolastico, a cui tutti gli studenti possono rivolgersi gratuitamente. Tolleranza zero verso il bullismo, con obbligo di formazione pedagogica agli insegnanti, per fronteggiare questo fenomeno.
- utilizzo dei dispositivi elettronici vietato, eccezion fatta nella nuova educazione informatica, che si accentra sul giusto utilizzo di social e web.
- obbligo di divisa scolastica scelta dalla classe stessa
- Nuova educazione al lavoro. La materia fondante del nostro paese viene toccata pochissimo a scuola. Partendo dal "cosa vorresti fare da grande?", bisogna esplorare tutti i campi, dando un quadro completo ai giovani, per permettere un vero orientamento alle specializzazioni. In questa materia largo spazio alla cultura della sicurezza. Bisogna inoltre far conoscere i diritti e i doveri di un lavoratore e di una lavoratrice.
- nuova educazione alla civiltà e alla cittadinanza, completa di educazione all'affettività. Per avere la sufficienza inoltre è essenziale conoscere i simboli patri e il loro valore. Questa materia permette inoltre agli studenti di origine straniera di ottenere la cittadinanza, conclusi i 5 anni di formazione base.
Al liceo avrò un prof che era veramente un passo avanti a tutti. Mi ricordo benissimo cosa ci disse il primo giorno: "a me non frega niente di fare la media dei vostri voti, il registro di classe è una sciocchezza assurda, io sono un insegnante e a me interessa che voi alla fine abbiate le competenze adeguate per andare avanti, a scuola e nella vita"
Praticamente lui non faceva la media matematica dei voti in registro, aveva una griglia dove suddivideva i voti per argomento. Questo significava che un 2 si poteva recuperare tranquillamente come un 5. Ma significava anche che una sufficienza poteva diventare una insufficienza.
Durante le interrogazioni faceva domande anche su argomenti precedenti, valutando il livello complessivo di preparazione.
Alla fine la media era fatta sul VERO livello di apprendimento degli studenti. Capito Valditara? È così che si disciplinano gli studenti. Perché è così che dai a chi sbaglia una possibilità di riscatto, è così che dai motivazione agli studenti e fai capire che il fallimento deve e può essere riscattato.
Praticamente lui non faceva la media matematica dei voti in registro, aveva una griglia dove suddivideva i voti per argomento. Questo significava che un 2 si poteva recuperare tranquillamente come un 5. Ma significava anche che una sufficienza poteva diventare una insufficienza.
Durante le interrogazioni faceva domande anche su argomenti precedenti, valutando il livello complessivo di preparazione.
Alla fine la media era fatta sul VERO livello di apprendimento degli studenti. Capito Valditara? È così che si disciplinano gli studenti. Perché è così che dai a chi sbaglia una possibilità di riscatto, è così che dai motivazione agli studenti e fai capire che il fallimento deve e può essere riscattato.
Un'altra figata raccolta in quel raccoglitore è quella delle etichette, una storia tutta
americana che pochi sanno:
Le prime etichette moderne nascono a fine '800. Si tratta del union label, un pezzo di tessuto inserito durante la fabbricazione del vestito dai principali sindacati dei lavoratori del settore. L'industria tessile era soprattutto popolata da donne, e una delle etichette più diffuse era quella della Ladies Garment Workers’ Union. Ma a che servivano? A responsabilizzare la clientela verso i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.
L'attività sindacale infatti era spesso accusata di danneggiare le vendite. Così l'introduzione del Union label fu accompagnata da numerose campagne di autopromozione.
Poi arriva il 1951: la promulgazione del Fur Products Labeling Act introduce le prime indicazioni sul materiale dei capi, divenuto obbligatorio con il Textile Fiber Products Identification Act nel 1960.
Dieci anni dopo arrivano le prime indicazioni su come lavare i prodotti. La Care Labeling Rule, istituita dalla Federal Trade Commission, impose che all’interno di magliette e pantaloni fossero contenute istruzioni di lavaggio. Questa legge, con qualche modifica nel corso degli anni è ancora oggi in vigore.
A tal proposito, io detesto chi taglia le etichette dai capi, per me è come strappare via un bottone, è parte del capo e sta lì per una ragione. Certo, alcune sono grandi quanto un dizionario e possono dare fastidio, ma almeno le indicazioni di lavaggio lasciatele...
americana che pochi sanno:
Le prime etichette moderne nascono a fine '800. Si tratta del union label, un pezzo di tessuto inserito durante la fabbricazione del vestito dai principali sindacati dei lavoratori del settore. L'industria tessile era soprattutto popolata da donne, e una delle etichette più diffuse era quella della Ladies Garment Workers’ Union. Ma a che servivano? A responsabilizzare la clientela verso i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.
L'attività sindacale infatti era spesso accusata di danneggiare le vendite. Così l'introduzione del Union label fu accompagnata da numerose campagne di autopromozione.
Poi arriva il 1951: la promulgazione del Fur Products Labeling Act introduce le prime indicazioni sul materiale dei capi, divenuto obbligatorio con il Textile Fiber Products Identification Act nel 1960.
Dieci anni dopo arrivano le prime indicazioni su come lavare i prodotti. La Care Labeling Rule, istituita dalla Federal Trade Commission, impose che all’interno di magliette e pantaloni fossero contenute istruzioni di lavaggio. Questa legge, con qualche modifica nel corso degli anni è ancora oggi in vigore.
A tal proposito, io detesto chi taglia le etichette dai capi, per me è come strappare via un bottone, è parte del capo e sta lì per una ragione. Certo, alcune sono grandi quanto un dizionario e possono dare fastidio, ma almeno le indicazioni di lavaggio lasciatele...
Qualche anno fa feci un mega raccoglitore sul mondo dell'abbigliamento, contenente campioni di tessuti, storie degli indumenti e dei brand, e poi trucchi, accessori, e un sacco di storie legate al mondo della moda.
La primissima pagina racconta di come sono nati i vestiti. O meglio, prima di arrivare alle prime pellicce, il punto di partenza è un'analisi scientifica della nostra pelle e sul perché l'uomo non ha la pelliccia, perché tutto nasce da lì. Ma 2000 caratteri non bastano, quindi semplifico al massimo:
Scordatevi la leggendaria foglia di fico e appoggiamoci alle teorie scientifiche valide.
La teoria più valida è la teoria della glaciazione. L'uomo iniziò a coprirsi soltanto con le prime glaciazioni e coprendosi ha perso la pelliccia. Non è escluso che qualcosa nacque già prima, probabilmente per difendersi dai venti.
La teoria più interessante è però quella del pidocchio. Il pidocchio inizia a specializzarsi per nutrirsi di cellule umane. L'uomo si difende perdendo il pelo, e perdendo il pelo inizia a coprirsi. Questa teoria è molto valida perché si basa sullo studio dell'evoluzione genetica del pidocchio del corpo, che attacca le uova alle fibre dei vestiti, e la sua divergenza con il pidocchio del capo, fa ipotizzare l'utilizzo regolare di capi di abbigliamento tra gli 83 000 anni e i 170 000 anni fa.
Un'altra cosa interessante riguarda lo sviluppo del pudore. Perché l'uomo ha imbarazzo a mostrarsi nudo? Questo fatto probabilmente è dato dallo sviluppo sociale e culturale che l'abbigliamento ebbe nei secoli. Una toga ad esempio rappresentava un rango elevato nell'antica Roma.
Spogliarsi di quel simbolo significava perdere il proprio status sociale, tanto che in caso di condanna i vestiti simbolo venivano strappati. La nudità divenne dunque qualcosa di umiliante e degradante se mostrata in pubblico. L'intimo diventa qualcosa di delicato, da proteggere.
Anche se l'abito non fa il monaco, i vestiti che indossiamo dicono molto di chi siamo.
La primissima pagina racconta di come sono nati i vestiti. O meglio, prima di arrivare alle prime pellicce, il punto di partenza è un'analisi scientifica della nostra pelle e sul perché l'uomo non ha la pelliccia, perché tutto nasce da lì. Ma 2000 caratteri non bastano, quindi semplifico al massimo:
Scordatevi la leggendaria foglia di fico e appoggiamoci alle teorie scientifiche valide.
La teoria più valida è la teoria della glaciazione. L'uomo iniziò a coprirsi soltanto con le prime glaciazioni e coprendosi ha perso la pelliccia. Non è escluso che qualcosa nacque già prima, probabilmente per difendersi dai venti.
La teoria più interessante è però quella del pidocchio. Il pidocchio inizia a specializzarsi per nutrirsi di cellule umane. L'uomo si difende perdendo il pelo, e perdendo il pelo inizia a coprirsi. Questa teoria è molto valida perché si basa sullo studio dell'evoluzione genetica del pidocchio del corpo, che attacca le uova alle fibre dei vestiti, e la sua divergenza con il pidocchio del capo, fa ipotizzare l'utilizzo regolare di capi di abbigliamento tra gli 83 000 anni e i 170 000 anni fa.
Un'altra cosa interessante riguarda lo sviluppo del pudore. Perché l'uomo ha imbarazzo a mostrarsi nudo? Questo fatto probabilmente è dato dallo sviluppo sociale e culturale che l'abbigliamento ebbe nei secoli. Una toga ad esempio rappresentava un rango elevato nell'antica Roma.
Spogliarsi di quel simbolo significava perdere il proprio status sociale, tanto che in caso di condanna i vestiti simbolo venivano strappati. La nudità divenne dunque qualcosa di umiliante e degradante se mostrata in pubblico. L'intimo diventa qualcosa di delicato, da proteggere.
Anche se l'abito non fa il monaco, i vestiti che indossiamo dicono molto di chi siamo.
Se fossimo negli anni 90 basterebbe scrivere 44 444 66 8. Ma per scrivere un messaggio quanto ci voleva?
Il Tempio della Velocità: capitolo 4 - La Curva Biassono
Il viaggio nell'Autodromo Nazionale di Monza prosegue con il giro di pista. Ieri abbiamo parlato della Prima Variante. Il tracciato prosegue con la Curva Biassono. Si tratta di un lungo curvone veloce a destra, con un raggio di circa 300 metri. L'accelerazione all'uscita della Prima Variante è molto importante per entrare bene in questa curva, ma non ha particolari difficoltà, l'importante è mantenere una traiettoria più interna possibile, per ridurre la percorrenza e ottimizzare i tempi sul giro. Con una buona dose di coraggio si può affrontare anche in piena velocità.
La Curva Biassono è rimasta quasi del tutto immutata dalla nascita dell'autodromo. Fino al 1972 si chiamava Curva Grande ed era la prima curva affrontata dai piloti dopo il rettilineo. Con le modifiche apportate al rettilineo principale si decise di cambiare nome. Biassono è la piccola cittadina monzese che affianca il parco della Villa Reale, a pochi metri di distanza da questa curva.
Il viaggio nell'Autodromo Nazionale di Monza prosegue con il giro di pista. Ieri abbiamo parlato della Prima Variante. Il tracciato prosegue con la Curva Biassono. Si tratta di un lungo curvone veloce a destra, con un raggio di circa 300 metri. L'accelerazione all'uscita della Prima Variante è molto importante per entrare bene in questa curva, ma non ha particolari difficoltà, l'importante è mantenere una traiettoria più interna possibile, per ridurre la percorrenza e ottimizzare i tempi sul giro. Con una buona dose di coraggio si può affrontare anche in piena velocità.
La Curva Biassono è rimasta quasi del tutto immutata dalla nascita dell'autodromo. Fino al 1972 si chiamava Curva Grande ed era la prima curva affrontata dai piloti dopo il rettilineo. Con le modifiche apportate al rettilineo principale si decise di cambiare nome. Biassono è la piccola cittadina monzese che affianca il parco della Villa Reale, a pochi metri di distanza da questa curva.Stavo leggendo la brutta vicenda della ragazza morta ad una festa.
Avete presente il detto "Amici amici, e poi ti rubano la bici"? In questo caso è un detto perfetto... non mi spaventa più di tanto la tragedia in sé, ma il tradimento e la viltà di chi in quella serata era vicino a Simona.
L'essere umano è stupido per sua natura, è inutile girarci attorno, non spicchiamo per intelligenza. A 24 anni vi posso dire che a feste del genere ho partecipato un casino di volte ed è impossibile che nessuno si sia accorto di nulla.
Fiumi di alcol e gente che tira fuori il peggio di se, ma c'è una grande differenza: nella mia compagnia c'è sempre almeno una persona a turno che si prende la responsabilità di rimanere lucido, la responsabilità di aiutare chi è in difficoltà e di riportare sani e salvi quelli che hanno esagerato.
E si sa che a feste del genere, noi donne siamo più esposte a pericoli, anche quando si è in mezzo a persone fidate.
La verità salterà fuori, nonostante la viltà di chi ha abbandonato Simona. La scena del crimine ripulita, i suoi vestiti spariti nel nulla, la totale assenza di bottiglie di alcolici (come se fosse credibile che ad una festa di laurea si beva solo acqua naturale), mi fanno inevitabilmente pensare che uno o più ha fatto qualcosa di grave.
E nessuno ha visto niente? Non c'è peggior tradimento che nascondere la verità. Non c'è peggior peccato che negare quella verità a dei genitori che hanno perso una figlia poco più che ventenne. Io spero veramente che sia rimasta un po' di umanità in queste bestie e che qualcuno vada volontariamente a denunciare, raccontando cos'è successo davvero a Simona.
Avete presente il detto "Amici amici, e poi ti rubano la bici"? In questo caso è un detto perfetto... non mi spaventa più di tanto la tragedia in sé, ma il tradimento e la viltà di chi in quella serata era vicino a Simona.
L'essere umano è stupido per sua natura, è inutile girarci attorno, non spicchiamo per intelligenza. A 24 anni vi posso dire che a feste del genere ho partecipato un casino di volte ed è impossibile che nessuno si sia accorto di nulla.
Fiumi di alcol e gente che tira fuori il peggio di se, ma c'è una grande differenza: nella mia compagnia c'è sempre almeno una persona a turno che si prende la responsabilità di rimanere lucido, la responsabilità di aiutare chi è in difficoltà e di riportare sani e salvi quelli che hanno esagerato.
E si sa che a feste del genere, noi donne siamo più esposte a pericoli, anche quando si è in mezzo a persone fidate.
La verità salterà fuori, nonostante la viltà di chi ha abbandonato Simona. La scena del crimine ripulita, i suoi vestiti spariti nel nulla, la totale assenza di bottiglie di alcolici (come se fosse credibile che ad una festa di laurea si beva solo acqua naturale), mi fanno inevitabilmente pensare che uno o più ha fatto qualcosa di grave.
E nessuno ha visto niente? Non c'è peggior tradimento che nascondere la verità. Non c'è peggior peccato che negare quella verità a dei genitori che hanno perso una figlia poco più che ventenne. Io spero veramente che sia rimasta un po' di umanità in queste bestie e che qualcuno vada volontariamente a denunciare, raccontando cos'è successo davvero a Simona.
Il Tempio della Velocità: capitolo 3 - La Prima Variante
Dopo aver scoperto i segreti del rettilineo principale, scopriamo la prima curva dell'Autodromo Nazionale di Monza. Dal rettilineo dei box si arriva lanciati a oltre 370 km/h. Con una lunga e impegnativa frenata si decelera a 70-80 km/h. È importantissimo avere una linea di traiettoria pulita, perché dopo la curva a destra bisogna riaprire l'acceleratore nel raccordo a sinistra e non si frenerà più prima della Variante della Roggia. La sua posizione la rende un punto favorevole per i sorpassi, ma non bisogna esagerare, soprattutto dopo la partenza, perché è anche molto facile entrare in collisione con gli avversari e buttare via la gara. Un'ampia via di fuga dritta salva i piloti da un errore in staccata, ma punisce i piloti facendo perdere tempo.
In origine il rettilineo dei box portava direttamente alla Curva Grande. Le velocità però erano troppo elevate, e si decise dunque di rallentare le vetture all'altezza della variante Junior, attraverso una piccola chichane. Nella foto qui sopra potete vedere la prima versione del 1972, anno del suo debutto.
Nel 1976 la chichane venne spostata alla posizione attuale, in modo da abbassare ulteriormente le velocità. La nuova Variante, soprannominata Variante Goodyear, era formata da una successione di due curve a sinistra e due a destra.
Nel 2000 la Prima Variante assume la forma odierna, una curva secca verso destra che spezza il rettilineo, seguita subito da un raccordo a sinistra. Per migliorare la sicurezza delle moto, in particolare per la Superbike, dieci anni dopo fu introdotta una via di fuga al raccordo, poi rimossa con i lavori di ammodernamento del 2024.
Dopo aver scoperto i segreti del rettilineo principale, scopriamo la prima curva dell'Autodromo Nazionale di Monza. Dal rettilineo dei box si arriva lanciati a oltre 370 km/h. Con una lunga e impegnativa frenata si decelera a 70-80 km/h. È importantissimo avere una linea di traiettoria pulita, perché dopo la curva a destra bisogna riaprire l'acceleratore nel raccordo a sinistra e non si frenerà più prima della Variante della Roggia. La sua posizione la rende un punto favorevole per i sorpassi, ma non bisogna esagerare, soprattutto dopo la partenza, perché è anche molto facile entrare in collisione con gli avversari e buttare via la gara. Un'ampia via di fuga dritta salva i piloti da un errore in staccata, ma punisce i piloti facendo perdere tempo.
In origine il rettilineo dei box portava direttamente alla Curva Grande. Le velocità però erano troppo elevate, e si decise dunque di rallentare le vetture all'altezza della variante Junior, attraverso una piccola chichane. Nella foto qui sopra potete vedere la prima versione del 1972, anno del suo debutto.
Nel 1976 la chichane venne spostata alla posizione attuale, in modo da abbassare ulteriormente le velocità. La nuova Variante, soprannominata Variante Goodyear, era formata da una successione di due curve a sinistra e due a destra.
Nel 2000 la Prima Variante assume la forma odierna, una curva secca verso destra che spezza il rettilineo, seguita subito da un raccordo a sinistra. Per migliorare la sicurezza delle moto, in particolare per la Superbike, dieci anni dopo fu introdotta una via di fuga al raccordo, poi rimossa con i lavori di ammodernamento del 2024.Lo sapevate? Esiste un'Alfa Romeo che ha 0 cavalli, non ha ruote, e non ha nemmeno un volante.
Si tratta di una cucina completa, mai entrata in produzione, ma realizzata nel secondo dopoguerra. Per la Casa automobilistica milanese c'era il dubbio se continuare a costruire veicoli o esplorare nuovi settori, sull'onda del boom economico.
Era un elettrodomestico davvero all'avanguardia, completamente a corrente elettrica, era attrezzato di piastre al posto dei classici fornelli (ed è stata una delle prime con questa tecnologia), un forno a induzione e uno scaldavivande, in più si aggiungevano due pratici cassetti per gli utensili da cucina.
Si tratta di una cucina completa, mai entrata in produzione, ma realizzata nel secondo dopoguerra. Per la Casa automobilistica milanese c'era il dubbio se continuare a costruire veicoli o esplorare nuovi settori, sull'onda del boom economico.
Era un elettrodomestico davvero all'avanguardia, completamente a corrente elettrica, era attrezzato di piastre al posto dei classici fornelli (ed è stata una delle prime con questa tecnologia), un forno a induzione e uno scaldavivande, in più si aggiungevano due pratici cassetti per gli utensili da cucina.
Ricordati di annaffiare il televisore.
Comunque, discorso serio:
Ci sono cose che vorrei raccontare... ma mi vergogno troppo.
A volte sono timida anche su post banali.
Se a volte sembro fredda, non è perché non voglio parlare con voi, ma perché sono un po' in difficoltà. È difficile.
Comunque, discorso serio:Ci sono cose che vorrei raccontare... ma mi vergogno troppo.
A volte sono timida anche su post banali.
Se a volte sembro fredda, non è perché non voglio parlare con voi, ma perché sono un po' in difficoltà. È difficile.
Uffa, i video più interessanti non si possono mettere qui, maledetto YouTube. Vabbè, fa niente. Skibidi Boppi 🤸🏻♀️
È divertente, sembra il gioco dell'oca.

1980-2025: 45 anni fa la Strage di Bologna, uno degli attentati più crudeli e spaventosi della storia d'Italia.
A raccontare la Strage di Bologna ci sono i libri di storia, non spetta a me dunque addentrarmi nelle mille ombre che lo Stato ha creato dietro la cosiddetta strategia della tensione.
Vorrei ricordare il dopo, quegli istanti dopo che quell' orologio si fermò:
In mezzo alle macerie e al sangue della stazione di Bologna ci poteva essere chiunque.
In mezzo alle macerie e al sangue della stazione di Bologna c'era chiunque in effetti. Persone normalissime, in partenza per le vacanze.
Conosciamo i nomi delle vittime, sono impresse in quel muro di cemento armato, rimasto lì in memoria, sventrato da quel ordigno. Meno conosciuti sono gli eroi che salvarono centinaia di vite.
Quei Vigili del Fuoco, fermi ad aspettare ordini, furono rimpiazzati da persone che lasciarono le proprie valigie e si sporcarono le mani, scavando a mano fra le macerie.
Non c'erano abbastanza ambulanze, e i mezzi pubblici furono trasformati in postazioni di primo soccorso.
Non c'erano i medici, ma loro mollarono tutto, tornarono a Bologna, per riprendere immediatamente servizio. E alle operazioni di soccorso parteciparono tantissime persone da fuori città.
Poi c'era un Presidente della Repubblica buono, non un uomo ma un gigante. Sandro Pertini lasciò tutto per recarsi immediatamente a Bologna, per mostrare vicinanza ai familiari delle vittime, per stare vicino ai feriti. Dal suo volto lacrime vere, di un uomo che vedeva di nuovo la guerra, quella guerra che lui aveva vissuto da Partigiano.
Bologna non si piegò, neanche il giorno dei funerali. La reazione di orgoglio che Bologna e l'Italia intera ebbe, probabilmente terrorizzò i terroristi. La Strage di Bologna segnò la fine della Stagione delle Bombe, gli Anni di Piombo si conclusero con mille ombre, ma con una grande certezza: Bologna e l'Italia intera non si piegano.
A raccontare la Strage di Bologna ci sono i libri di storia, non spetta a me dunque addentrarmi nelle mille ombre che lo Stato ha creato dietro la cosiddetta strategia della tensione.Vorrei ricordare il dopo, quegli istanti dopo che quell' orologio si fermò:
In mezzo alle macerie e al sangue della stazione di Bologna ci poteva essere chiunque.
In mezzo alle macerie e al sangue della stazione di Bologna c'era chiunque in effetti. Persone normalissime, in partenza per le vacanze.
Conosciamo i nomi delle vittime, sono impresse in quel muro di cemento armato, rimasto lì in memoria, sventrato da quel ordigno. Meno conosciuti sono gli eroi che salvarono centinaia di vite.
Quei Vigili del Fuoco, fermi ad aspettare ordini, furono rimpiazzati da persone che lasciarono le proprie valigie e si sporcarono le mani, scavando a mano fra le macerie.
Non c'erano abbastanza ambulanze, e i mezzi pubblici furono trasformati in postazioni di primo soccorso.
Non c'erano i medici, ma loro mollarono tutto, tornarono a Bologna, per riprendere immediatamente servizio. E alle operazioni di soccorso parteciparono tantissime persone da fuori città.
Poi c'era un Presidente della Repubblica buono, non un uomo ma un gigante. Sandro Pertini lasciò tutto per recarsi immediatamente a Bologna, per mostrare vicinanza ai familiari delle vittime, per stare vicino ai feriti. Dal suo volto lacrime vere, di un uomo che vedeva di nuovo la guerra, quella guerra che lui aveva vissuto da Partigiano.
Bologna non si piegò, neanche il giorno dei funerali. La reazione di orgoglio che Bologna e l'Italia intera ebbe, probabilmente terrorizzò i terroristi. La Strage di Bologna segnò la fine della Stagione delle Bombe, gli Anni di Piombo si conclusero con mille ombre, ma con una grande certezza: Bologna e l'Italia intera non si piegano.