Stavo leggendo la storia della maglia Kappa Kombat, una invenzione italiana che nel 2000 cambiò le regole del calcio.

Nel 1999 la Nazionale italiana di calcio torna a indossare maglie prodotte in Italia, dopo una periodo con Nike dal 1985 al 1998. A vestire gli azzurri è Kappa.
L'azienda di abbigliamento sportivo italiana ha molti giovani creativi al suo interno, tra cui un ventenne di nome Emanuele Ostini.
Negli anni '80 i materiali tecnici sintetici hanno preso il posto delle storiche maglie in cotone. Maglie larghe con poca elasticità, che permettono movimenti agevoli, ma molte difficoltà nelle marcature.
È questo il punto focale in cui lavora Ostini. Sviluppa infatti una maglietta in fibre sintetiche elastiche, aderente al corpo, ma incredibilmente elastica. Si sceglie un design pulito, rispettoso della storia di questa rappresentativa, tanto che il logo viene messo sulle maniche, lasciando sul petto soltanto il tricolore.
È una maglia che non piace a tutti, Francesco Totti e Alessandro Del Piero mostrarono molte perplessità, ma quella è e bisogna accettarla. La nuova divisa azzurra debutta all'Europeo del 2000.
L'Italia sfiora il successo, rimanendo imbattuta fino alla finale, con la coppa che sfuma nei minuti finali contro la Francia. Manca la coppa, ma Kappa ha vinto in assoluto quel torneo, facendo ricredere i più scettici. L'elasticità di questa maglia infatti gioca a favore dei giocatori marcatori, mettendo in evidenza le trattenute agli occhi degli arbitri.

È curioso che tra i più scettici ci fosse Totti, perché nel 2000 Kappa era anche sponsor tecnico della Roma. Quella maglia debutto anche nel campionato italiano di Serie A, all'epoca tra i migliori campionati calcistici europei, forse il migliore in assoluto.

Dopo un 6° posto la stagione precedente, i giallorossi strappano lo scudetto alla Lazio. Totti quell'anno è immarcabile, trascina la squadra a suon di gol. Con le buone non si riesce a fermarlo e se qualcuno usa le maniere forti, la Kappa Kombat fa il resto.