Di Giorgio Armani non bisogna soltanto ricordare la sua rivoluzione nel mondo della moda, perché Re Giorgio non era soltanto questo. Era un vero milanese, a Milano ha creato il suo impero, e da Milano ha dettato legge in tema di moda, in tutto il mondo.
Non bisogna però dimenticare che nel 2008 ha preso un Olimpia Milano in rovina. La squadra di basket meneghina è la più vincente della storia italiana. Una scommessa per tutti... l'Olimpia chiude la stagione precedente al 6°posto in Serie A.
L'anno scorso sono stata all'Armani Silos, quel Armani Silos che sarà teatro dell'ultimo saluto a Re Giorgio dalla sua Milano. Feci un post su insegreto dove raccontavo l'evoluzione storica della casa di moda milanese. Lì dentro c'è la storia del gruppo Armani, ma non è un Museo, non c'è scritto da nessuna parte, ed è giusto così infondo. L'idea di museo da qualcosa di statico, ormai impresso nella storia, ma le creazioni di Armani erano soprattutto ispirazione per realizzazioni future.
Oggi ci ha lasciato un artista, un uomo di sport, ma soprattutto un grande italiano.
Nuova bio, sono sicura che
Pluto compie 95 anni. Il primo prototipo infatti nacque 95 anni fa, per il corto animato Fuga di Topolino, dove una anonimo limiere insegue Topolino galeotto. Poi, il debutto nel primo cartone ufficiale: Il picnic di Topolino, il 23 ottobre 1930. Rover, così si chiama nella sua prima apparizione, fa poi da compagno di Topolino e Minnie in innumerevoli episodi.
Land a Paw, Porgimi la Zampa nell'edizione originale del 1941, è sicuramente uno dei corti animati di maggior successo, aventi come protagonista Pluto.
In questa storia Pluto fa i conti con la sua coscienza, in continua lotta tra bene e male (rappresentati da un Pluto angioletto e un Pluto diavoletto). In una giornata di neve, Pluto salva un gattino, buttato nel fiume all'interno di un sacco.
Il piccolo felino segue il protagonista a casa, e Topolino sceglie di tenerlo a sé. Questo però fa ingelosire Pluto, che spinto dal suo lato cattivo della coscienza cerca di mettere nei guai il micio, ma alla fine non fa altro che finire in punizione.
È il 6 febbraio 1977, una giornata normalissima. Alle prime luci dell'alba un ragazzo di 27 anni saluta sua moglie ed esce di casa, per andare al lavoro. Renato fa di mestiere il poliziotto, nella sezione di Bergamo della Polizia Stradale.
Dopo il successo de' La Carica dei 101, Walt Disney mise la sua squadra di animazione a lavoro su La spada nella roccia, un libro di T. H. White, di cui Disney aveva i diritti di produzione cinematografica, però faticò a metterlo in produzione, rimanendo accantonato per più di vent'anni.
Il giovane Artù, soprannominato Semola, sogna di diventare uno scudiero. Un incontro inaspettato (almeno da lui) con Mago Merlino, lo instrada verso il suo vero destino. Per fare ciò, Semola deve affrontare diverse sfide, e non pochi guai.
In questo film il mio personaggio preferito è Anacleto, il gufo di Martino, ehm, no... Merlino. Anacleto è l'elemento comico del film, di carattere scontroso ma di buon animo, oltre ad essere saggio.
Sul miglior brano c'è l'imbarazzo della scelta. Menzione d'onore va al villain del film... la mitica, splendida, "Maga Magò". Alla fine però ho scelto Mago Merlino, noto anche come Higitus Figitus. La colonna sonora dei fratelli Sherman fu candidata agli Oscar, oltre a siglare una lunga collaborazione, che li porterà a curare le musiche di diversi capolavori Disney, come ad esempio Mary Poppins.
Abbiamo il tipo che scarabocchia la Gioconda. Chi ha scelto questa opzione eleva la cultura a valore assoluto, più importante della vita di un singolo, o di un bene economico come un portafoglio. Però... potrebbe anche essere che era un falso.
Il viaggio nell'Autodromo Nazionale di Monza si conclude qua, dove eravamo partiti.
Mi chiedo cosa abbia provato ogni pilota che ha vinto su questa pista. L'emozione di salire su quel podio, con sotto una marea umana. Il tuo nome nell'olimpo dei motori, per sempre inciso nella storia.
Mi chiedo cosa abbia provato chi ha pianto la scomparsa del proprio eroe. Mi viene in mente quella Milano del 30 maggio 1955, il silenzio al passaggio del feretro di Alberto Ascari verso il Cimitero Monumentale. Mi viene in mente anche chi purtroppo non ha un nome pesante come quello di un pilota, ma ha perso la vita seguendo la propria passione: i tanti spettatori uccisi in incidenti.
Mi chiedo cosa abbia provato Enzo Ferrari nelle vittorie italiane. Un grande (pur nella sua semplicità) uomo, capace di trasformare il suo sogno in realtà. Mi viene in mente però il prezzo pagato per il successo. Tanti suoi piloti morirono in pista, e sono certa che, nonostante nei suoi occhi di ghiaccio non comparisse alcuna emozione, dentro di lui la loro scomparsa dava un dolore incredibile.
So bene invece cosa ho provato io, nel mio primo Gran Premio d'Italia. Avevo 7 anni e mio papà mi portò a vedere quei piloti che comparivano sempre in TV la domenica. Sotto la pioggia, io con una mantellina rosa e mio papà con un giaccone nero. Nessuna previsione fu azzeccata, a vincere fu un ragazzino, un certo Sebastian Vettel. Chi se lo sarebbe aspettato?
Mi ricordo anche i giorni del silenzio, quando Monza diventò deserta. Tutti erano chiusi in casa per contenere una pandemia, per la prima volta il Gran Premio d'Italia si disputò a porte chiuse. Nelle ore del Gran Premio c'era soltanto un suono in lontananza, l'eco dei motori che ruggivano dentro al parco. Mi ricordo però anche l'anno seguente. Monza fu la prima città italiana a riaprire a un grande evento. Il rilancio che lo sport insegna nella sconfitta, fu un rilancio di un Paese intero.
Ruspe, gru e camion stanno ultimando i lavori.