
Incrociando la via del paddock, si percorre la via dei box, che corre parallela alla pitlane. A differenza del paddock, questa area è accessibile al pubblico ed è dedicata interamente ai tifosi.
In questa via troviamo lo store ufficiale dell'autodromo. Oltre al merchandising ufficiale della Formula 1 e dei team, è possibile trovare numerosi oggetti da collezione unici. Non mancano anche gli equipaggiamenti per i piloti amatoriali.
Di fronte allo store c'è una scultura dedicata a Juan Manuel Fangio, l'eroe argentino che a Monza trionfò per ben tre volte. Il miglior souvenir per una visita in autodromo è una foto a bordo della sua Mercedes.
Sulla destra del cancello invece sorgono i vecchi box, che scopriremo più avanti, mentre tornando sul lato destro troviamo un piazzale dedicato agli eventi. La grande struttura coperta nacque come museo della velocità, con una piccola collezione di auto protagoniste su questo circuito. La gestione fu difficile e, dopo la sua chiusura, oggi accoglie un piccolo punto di ristoro per i visitatori.

Concluso il giro di pista ci spostiamo alle spalle della palazzina dei box, dove troviamo due grandi piazzali. Quest'area è il paddock. Il paddock è più di un area di parcheggio. Durante il weekend di gara diventa un vero e proprio villaggio. Ogni squadra affitta una o più caselle. Si va da un semplice furgoncino con rimorchio per le squadre amatoriali, fino ai camion superaccessoriati della Formula 1.
I camion entrano nel Parco di Monza dall'ingresso di Santa Maria delle Selve, accedono all'autodromo dall'ingresso principale e prendono posto nel paddock. Quelli dedicati alla parte tecnica vengono suddivisi: in uno si trova il magazzino, mentre nell'altro l'officina mobile.
No, non è vuoto, guardate bene. Quel minuscolo puntino nero è il cervello di quello che fa di tutto per saltare la fila in fase d'imbarco, dimenticando che salendo per primo sull'autobus sarà l'ultimo a imbarcarsi.
Pensate che l'anno scorso sto stronzetto ha dato spettacolo il giorno dopo che sono partita, sarebbe stato bello vederlo in attività, perché dalla mia amica si è attorno i mille metri di quota, quindi con un buon teleobiettivo si vede da dio.
Una piccola nota sull'ultimo post: ho fatto un errore. La curvetta era una curva simile alla parabolica PRIMA dell'odierna Parabolica, mentre le curve in porfido furono realizzate successivamente, oltre la posizione attuale dell'odierna parabolica.
Dopo la Variante Ascari si entra nel rettilineo opposto ai box, si entra con una frenata molto forte, che porta le velocità dai 330 ai 180 chilometri orari. La curva è molto lunga e a raggio crescente, motivo per cui bisogna trovare il giusto equilibrio in accelerazione: troppo lenti si ha meno velocità sul rettifilo di partenza, ma troppo veloci si perde la macchina, finendo nella lunga via di fuga.
Nell’anno di costruzione dell’impianto, i due rettilinei erano collegati da una curva senza nome, situata più avanti. Non c’è traccia di un nome preciso, si parla solo di Curvetta. Nel 1927 si comincia a denominarle Curvette. In realtà, si trattava di due tornanti caratterizzati da un raggio di 60 metri e da un’ampiezza di 90°, uniti da un brevissimo rettifilo. Vista la particolarità dalla pavimentazione, formata da tanti cubetti di porfido, divenne famosa per essere la Curva del Porfido. Ricostruita nel 1955, quando il tracciato tornò alla sua impostazione originaria, fu chiamata Curva Parabolica per il disegno e la traiettoria che descriveva.
C'è un errore troppo comune, ovvero quello di confondere Parabolica e Sopraelevata. La Sopraelevata che si trova all'esterno della Parabolica si chiama Curva Sud, e nulla ha a che fare con la Parabolica... più avanti nel nostro viaggio vedremo anche lei. Dal 2021 la Parabolica è intitolata a Michele Alboreto, pilota milanese scomparso vent'anni prima in un tragico incidente durante un test.
Il 14 agosto 1988 si spense nella sua casa Enzo Ferrari, una leggenda che tutti conoscono, anche chi non ha mai visto un Gran Premio.
Le due Ferrari di Gerard Berger e Michele Alboreto ebbero così la strada spianata verso il traguardo.