qualche giorno fa ho avuto il malato pensiero di ricontattare un' amica che mi sminuiva, per fortuna non l'ho più fatto
pwnsanvo di andarmene ma ne sn troppo dipendente peró lowk di recente sto usando meno hint
Ciao siete delle patate? 🥔🙂
ma non ho capito, ora anche trump si mette a bloccare hormuz?
sta cosa sta un po' degenerando, da un bel po'
sta cosa sta un po' degenerando, da un bel po'
Anonimo
io spero non ritorni nessuno si sta così bene
ho sonno e non ho giocato
non è giusto e ne ho piene le palle che fa giocare pure quelle che non sanno che cazzo di forma abbia la palla, ma io no
non è che se sono rientrata da un paio di settimane da un infortunio non posso giocare, salto quanto loro
non è giusto e ne ho piene le palle che fa giocare pure quelle che non sanno che cazzo di forma abbia la palla, ma io no
non è che se sono rientrata da un paio di settimane da un infortunio non posso giocare, salto quanto loro
dove siete tutti
comunque ho appena finito il film di super mario
Quando è tutto così vuoto mi viene voglia di schizopostare da sola lo ammetto ma cercherò di non farlo
E' tutto deserto wowowwoowow do la buonanotte nel dubbio!!!
Hint programmato
È notte fonda. La luna splende dietro le nuvole come un occhio sempre aperto. Chissà quanti sognatori ha visto passare, quante promesse svanire dietro le nebbie del futuro. Il debole alternarsi dei passi sul selciato rompe il silenzio. Il ragazzo incappucciato cammina a testa bassa, rinchiuso in un bozzolo di tetra solitudine nell'oscurità della notte. Le mani strette nelle tasche della felpa sanciscono il rifiuto di ogni contatto con il buio circostante. Il tintinnio dei lacci illumina un timido sorriso: il giovane è immerso nei ricordi. Torna da una festa, o da un appuntamento, con il cuore in tempesta. Quella sera l'aveva persa.
Due compagni occupavano un modesto appartamento poco distante da casa sua e, per celebrare la riuscita di un esame, davano una festa. La consueta tranquillità della casa era stata sostituita per l'occasione dal brusio degli ospiti. Convenevoli, pettegolezzi e chiacchiere invitavano anche il conversatore più timido a farsi avanti e prendere parte allo spettacolo della notte. Una notte che non si ferma, ma prosegue finché avanzano parole da pronunciare.
Sotto la luce calda che illuminava il piccolo salotto, i suoi occhi sembravano stelle e i suoi capelli sottili filamenti dorati. Non era stato informato della sua presenza, e perché avrebbero dovuto visto che nessuno sapeva il gioco pericoloso iniziato fra loro. Difficile dire chi avesse cominciato, ma ormai avevano raggiunto il capolinea. Non erano ancora scesi dal vagone, e preferivano congelare con il silenzio una situazione che non sapevano bene come risolvere. La sua presenza quella sera era un segno. La candida luna osservava, nascosta dalle nubi, l'ultimo incontro tra i due.
In fondo alla stanza, due ragazze chiacchieravano amabilmente: una poggiando i gomiti sui morbidi braccioli della poltrona si sporgeva in avanti verso l'altra, seduta al margine di un divanetto scuro. Nessuno avrebbe potuto far caso a loro tanto le risate si mescolavano al clima spensierato della casa. Nessuno, eccetto il giovane che aveva appena varcato l'ingresso e che stava giusto per lasciare il cappotto quando, voltandosi, era rimasto incantato dal dondolio ritmico di uno stivale.
Con la gamba sinistra incrociata sulla destra, la ragazza ascoltava i discorsi dell'amica con curiosità e una punta di impazienza. Le stava forse raccontando qualcosa di importante a giudicare dallo stivaletto nero che oscillava nervosamente ora avanti ora indietro. Le pesanti scarpe scure salivano oltre le caviglie e incontravano alle ginocchia un vestito, scuro anch'esso. La parte superiore del corpo era coperta, oltre che dall'abito, da un leggero giubbotto che definiva la forma della spalle, parzialmente nascosta da lucide ciocche dorate. Gli stessi capelli mossi lambivano gli angoli del viso con la dolcezza delle onde che accarezzano la spiaggia sabbiosa. Le morbide guance svelavano due vivaci labbra scarlatte: il punto focale di tutte le sue attenzioni.
All'altro lato della stanza, lo sguardo del ragazzo cercava ossessivamente la bocca di lei, che tante volte gli aveva offerto rifugio e che ora la piega degli eventi lo costringeva a dover lasciare. In quel momento, una spallata rompeva il vortice di rimpianti e riportava il giovane in sé, che aveva fatto appena in tempo a ricambiare le scuse dell'ospite sbadato. La prudenza gli impediva di interrompere la conversazione che la tratteneva da quando era arrivato perciò aveva deciso di cercare qualcosa da bere in cucina. Il proposito che si era dato per quella sera richiedeva lucidità: una birra era tutto ciò che poteva concedersi. Stappata la bottiglia, salutava gli invitati, affrontando i convenevoli usuali con i conoscenti e discutendo a lungo con gli amici più stretti. Continuava a credere che lei non avesse ancora fatto caso al suo arrivo, né tantomeno fosse stata informata della sua presenza. La serata sembrava improntata a questo copione monotono, finché allo stipite della porta aveva scoperto a fissarlo le ciocche bionde lasciate in salotto qualche ora prima. Dalla finestra della cucina la luna faceva capolino tra le nuvole, come un ospite sperato quanto inatteso.
Non aspettava che lui la raggiungesse. Il suo comportamento cominciava a puzzare di abitudine. Così i suoi passi, la sua voce, i suoi movimenti erano tutte parole in un libro riletto più volte, dalle pagine ingiallite alla copertina sbiadita. Lei non sopportava le storie già lette, e sapeva che lui provava lo stesso, anche se per entrambi il terrore era ancora confuso con l'ingenuità. Ascoltava distrattamente le parole dell'amica, mentre guardava con coraggio verso la cucina. Il suono pesante delle scarpe sportive e il giubbotto appeso all'ingresso erano indizi sufficienti.
Due compagni occupavano un modesto appartamento poco distante da casa sua e, per celebrare la riuscita di un esame, davano una festa. La consueta tranquillità della casa era stata sostituita per l'occasione dal brusio degli ospiti. Convenevoli, pettegolezzi e chiacchiere invitavano anche il conversatore più timido a farsi avanti e prendere parte allo spettacolo della notte. Una notte che non si ferma, ma prosegue finché avanzano parole da pronunciare.
Sotto la luce calda che illuminava il piccolo salotto, i suoi occhi sembravano stelle e i suoi capelli sottili filamenti dorati. Non era stato informato della sua presenza, e perché avrebbero dovuto visto che nessuno sapeva il gioco pericoloso iniziato fra loro. Difficile dire chi avesse cominciato, ma ormai avevano raggiunto il capolinea. Non erano ancora scesi dal vagone, e preferivano congelare con il silenzio una situazione che non sapevano bene come risolvere. La sua presenza quella sera era un segno. La candida luna osservava, nascosta dalle nubi, l'ultimo incontro tra i due.
In fondo alla stanza, due ragazze chiacchieravano amabilmente: una poggiando i gomiti sui morbidi braccioli della poltrona si sporgeva in avanti verso l'altra, seduta al margine di un divanetto scuro. Nessuno avrebbe potuto far caso a loro tanto le risate si mescolavano al clima spensierato della casa. Nessuno, eccetto il giovane che aveva appena varcato l'ingresso e che stava giusto per lasciare il cappotto quando, voltandosi, era rimasto incantato dal dondolio ritmico di uno stivale.
Con la gamba sinistra incrociata sulla destra, la ragazza ascoltava i discorsi dell'amica con curiosità e una punta di impazienza. Le stava forse raccontando qualcosa di importante a giudicare dallo stivaletto nero che oscillava nervosamente ora avanti ora indietro. Le pesanti scarpe scure salivano oltre le caviglie e incontravano alle ginocchia un vestito, scuro anch'esso. La parte superiore del corpo era coperta, oltre che dall'abito, da un leggero giubbotto che definiva la forma della spalle, parzialmente nascosta da lucide ciocche dorate. Gli stessi capelli mossi lambivano gli angoli del viso con la dolcezza delle onde che accarezzano la spiaggia sabbiosa. Le morbide guance svelavano due vivaci labbra scarlatte: il punto focale di tutte le sue attenzioni.
All'altro lato della stanza, lo sguardo del ragazzo cercava ossessivamente la bocca di lei, che tante volte gli aveva offerto rifugio e che ora la piega degli eventi lo costringeva a dover lasciare. In quel momento, una spallata rompeva il vortice di rimpianti e riportava il giovane in sé, che aveva fatto appena in tempo a ricambiare le scuse dell'ospite sbadato. La prudenza gli impediva di interrompere la conversazione che la tratteneva da quando era arrivato perciò aveva deciso di cercare qualcosa da bere in cucina. Il proposito che si era dato per quella sera richiedeva lucidità: una birra era tutto ciò che poteva concedersi. Stappata la bottiglia, salutava gli invitati, affrontando i convenevoli usuali con i conoscenti e discutendo a lungo con gli amici più stretti. Continuava a credere che lei non avesse ancora fatto caso al suo arrivo, né tantomeno fosse stata informata della sua presenza. La serata sembrava improntata a questo copione monotono, finché allo stipite della porta aveva scoperto a fissarlo le ciocche bionde lasciate in salotto qualche ora prima. Dalla finestra della cucina la luna faceva capolino tra le nuvole, come un ospite sperato quanto inatteso.
Non aspettava che lui la raggiungesse. Il suo comportamento cominciava a puzzare di abitudine. Così i suoi passi, la sua voce, i suoi movimenti erano tutte parole in un libro riletto più volte, dalle pagine ingiallite alla copertina sbiadita. Lei non sopportava le storie già lette, e sapeva che lui provava lo stesso, anche se per entrambi il terrore era ancora confuso con l'ingenuità. Ascoltava distrattamente le parole dell'amica, mentre guardava con coraggio verso la cucina. Il suono pesante delle scarpe sportive e il giubbotto appeso all'ingresso erano indizi sufficienti.
sono tornato, probabilmente sparirò di nuovo
Ho notato che non sono disforico quanto gli altri ragazzi trans, sono valido comunque? Sono disforico, ma mi sono più arreso che stare male, nel senso... So di essere nato donna e so che geneticamente rimarrò donna d non posso farci nulla, a pensare questo sono valido comunque? Ps 11/5 inizio il Testosterone
Il piano B è fare il pasticciere
PURE LA FRAGOLA A FORMA DI CUORE
Perché dormire quando posso andare su un sito semi vuoto a postare Gesù chad
belloooo è come me pazzerellooooooo
bello
è come me
pazzerello
bello
è come me
pazzerello
bello
è come me
pazzerello
bello
è come me
pazzerello
Oggi ho fatto gli spaghetti ai lupini. Prima mia madre li ha lasciati a mollo con l’acqua salata. Bene, io ho mess i lupini a cuocere, poi li ho messi nella pasta. Mio padre mi dice “li hai risciacquati prima?” Ah.
2 post anonimi consecutivi, non promette nulla di buono...
Oggi ho mangiato la pasta al salmone, era buona
Ngl spero che il mio vicino di casa si schianti con la moto
Ogni foto della Salis sembra in AI
Spammo cose 
social meh social bleah social figa antistress antipop antidiva
Hint programmato
"Vuoi una birra?"
"No grazie. Di là ho qualcosa di più forte sai?!", diceva con un lieve tono sospettoso.
A sentire queste parole, dentro di lui cresceva la paura che lei avesse gia scoperto le sue intenzioni. Non capitava spesso che decidesse di contenere il consumo di alcolici. Questo comportamento insolito avrebbe potuto tradire ciò che aveva in mente. Non riusciva a nasconderle nulla, e alla fine si trovava costretto a soccombere davanti a quello sguardo insopportabile. Non rispondere e cambiare argomento era l'unica soluzione per allontanare da lui il pessimo presentimento.
"Sapevi che ero qui."
"Conosco bene il rumore che fanno quelle scarpe. Dovresti buttarle."
"Ci sono affezionato. Solo perché sono vecchie non significa che debba cambiarle."
"Sai bene che non è così."
Ancora. L'astuzia disarmante dietro le parole della ragazza lo aveva incatenato ancora. Affrontava spesso le sue risposte taglienti e ogni volta ne usciva solo più consapevole della propria vulnerabilità. Anche quando era lui ad aprire un discorso, gli sembrava di venir trascinato verso un orizzonte sconosciuto da una corrente che non riusciva controllare. E alla fine in qualche modo finiva sempre in territori che desiderava percorrere ma non sapeva come raggiungere. Dubitava che lei ce lo avrebbe portato anche questa volta.
Dopo aver preso i cappotti, assaporando l'amarezza delle parole seguenti, avevano deciso di lasciare il brusio del piccolo appartamento e raccogliersi fuori lo stretto balconcino, lontani da occhi invadenti.
Entrambi riconoscevano nel silenzio e nella solitudine un requisito necessario della sincerità. Quando intrecciavano gli sguardi, sprofondando nella calma della notte, lo spazio sottile che separava i loro corpi diventava l'unica distanza incolmabile. Dopodiché, ciondolando di qua e di là affrontavano monologhi interminabili fino all'alba. Non potevano custodire anche solo qualche ricordo tra le pieghe di un lenzuolo disfatto; e, con la stessa tacita complicità, allontanarsi la mattina seguente mascherati da sconosciuti. Non era passato molto tempo che i due cominciavano a sospirare per ogni passaggio scontato, insoddisfatti di una lettura imparata a memoria. Allora la curiosità che caratterizzava quei discorsi nottambuli lasciava spazio alla gelida memoria. Così, nello spazio di un piccolo davanzale, per prima cosa li atterriva il caotico fiume di ricordi che si agitava alle loro spalle. La luna brillava sopra questa marea con il suo bagliore celestiale.
Come sempre, proferivano parole senza sosta, mancando puntualmente il discorso che avevano in mente. Il ragazzo giocherellava con il laccio della felpa, restio all'idea di interrompere bruscamente la conversazione e convinto di poter arrivare spontaneamente al momento tanto temuto. La ragazza srotolava e arrotolava con insistenza una ciocca di capelli biondi, nella tenace convinzione che lui le avrebbe dato anche questa volta l'occasione per spingerlo a confessare i suoi pensieri. D'improvviso un provvidenziale soffio di vento allontanava i suoi timori, depositando in lui un seme di cieca determinazione. I due avevano smesso di parlare.
"La notte non dura per sempre" diceva guardandola in viso.
"Se durasse in eterno tutto resterebbe uguale."
"Invece c'è bisogno del giorno per punire le malefatte dei nottambuli."
"Già, le nostre malefatte." asseriva lei quasi sussurrando mentre abbassava lo sguardo.
Spesso le loro parole possedevano una profondità non necessaria, ma tanto bastava perché si comprendessero. Il suo cuore batteva mentre le afferrava le spalle e la baciava un'ultima volta. Rientrati in casa come due estranei, la ragazza e il ragazzo salutavano gli amici con gli occhi ricolmi di stelle, e il cuore ancora intorpidito. Sotto il luccichio del cielo avevano diradato l'inquietudine che li teneva prigionieri. Chiudendo la porta dell'appartamento dietro di sé, prima l'una poi l'altro, si lasciavano finalmente andare nella notte. Le mani non avrebbero più potuto ricongiungersi e le loro memorie avevano già acquisito il tono sbiadito dell'eternità.
Sul selciato deserto, echeggia il suono di due stivali. La donna passeggia velocemente con il volto segnato da un timido sorriso. La notte è finita e la luna ha smesso di osservare. La vita presto ricomincerà a scorrere. All'orizzonte sta spuntando l'alba.
"No grazie. Di là ho qualcosa di più forte sai?!", diceva con un lieve tono sospettoso.
A sentire queste parole, dentro di lui cresceva la paura che lei avesse gia scoperto le sue intenzioni. Non capitava spesso che decidesse di contenere il consumo di alcolici. Questo comportamento insolito avrebbe potuto tradire ciò che aveva in mente. Non riusciva a nasconderle nulla, e alla fine si trovava costretto a soccombere davanti a quello sguardo insopportabile. Non rispondere e cambiare argomento era l'unica soluzione per allontanare da lui il pessimo presentimento.
"Sapevi che ero qui."
"Conosco bene il rumore che fanno quelle scarpe. Dovresti buttarle."
"Ci sono affezionato. Solo perché sono vecchie non significa che debba cambiarle."
"Sai bene che non è così."
Ancora. L'astuzia disarmante dietro le parole della ragazza lo aveva incatenato ancora. Affrontava spesso le sue risposte taglienti e ogni volta ne usciva solo più consapevole della propria vulnerabilità. Anche quando era lui ad aprire un discorso, gli sembrava di venir trascinato verso un orizzonte sconosciuto da una corrente che non riusciva controllare. E alla fine in qualche modo finiva sempre in territori che desiderava percorrere ma non sapeva come raggiungere. Dubitava che lei ce lo avrebbe portato anche questa volta.
Dopo aver preso i cappotti, assaporando l'amarezza delle parole seguenti, avevano deciso di lasciare il brusio del piccolo appartamento e raccogliersi fuori lo stretto balconcino, lontani da occhi invadenti.
Entrambi riconoscevano nel silenzio e nella solitudine un requisito necessario della sincerità. Quando intrecciavano gli sguardi, sprofondando nella calma della notte, lo spazio sottile che separava i loro corpi diventava l'unica distanza incolmabile. Dopodiché, ciondolando di qua e di là affrontavano monologhi interminabili fino all'alba. Non potevano custodire anche solo qualche ricordo tra le pieghe di un lenzuolo disfatto; e, con la stessa tacita complicità, allontanarsi la mattina seguente mascherati da sconosciuti. Non era passato molto tempo che i due cominciavano a sospirare per ogni passaggio scontato, insoddisfatti di una lettura imparata a memoria. Allora la curiosità che caratterizzava quei discorsi nottambuli lasciava spazio alla gelida memoria. Così, nello spazio di un piccolo davanzale, per prima cosa li atterriva il caotico fiume di ricordi che si agitava alle loro spalle. La luna brillava sopra questa marea con il suo bagliore celestiale.
Come sempre, proferivano parole senza sosta, mancando puntualmente il discorso che avevano in mente. Il ragazzo giocherellava con il laccio della felpa, restio all'idea di interrompere bruscamente la conversazione e convinto di poter arrivare spontaneamente al momento tanto temuto. La ragazza srotolava e arrotolava con insistenza una ciocca di capelli biondi, nella tenace convinzione che lui le avrebbe dato anche questa volta l'occasione per spingerlo a confessare i suoi pensieri. D'improvviso un provvidenziale soffio di vento allontanava i suoi timori, depositando in lui un seme di cieca determinazione. I due avevano smesso di parlare.
"La notte non dura per sempre" diceva guardandola in viso.
"Se durasse in eterno tutto resterebbe uguale."
"Invece c'è bisogno del giorno per punire le malefatte dei nottambuli."
"Già, le nostre malefatte." asseriva lei quasi sussurrando mentre abbassava lo sguardo.
Spesso le loro parole possedevano una profondità non necessaria, ma tanto bastava perché si comprendessero. Il suo cuore batteva mentre le afferrava le spalle e la baciava un'ultima volta. Rientrati in casa come due estranei, la ragazza e il ragazzo salutavano gli amici con gli occhi ricolmi di stelle, e il cuore ancora intorpidito. Sotto il luccichio del cielo avevano diradato l'inquietudine che li teneva prigionieri. Chiudendo la porta dell'appartamento dietro di sé, prima l'una poi l'altro, si lasciavano finalmente andare nella notte. Le mani non avrebbero più potuto ricongiungersi e le loro memorie avevano già acquisito il tono sbiadito dell'eternità.
Sul selciato deserto, echeggia il suono di due stivali. La donna passeggia velocemente con il volto segnato da un timido sorriso. La notte è finita e la luna ha smesso di osservare. La vita presto ricomincerà a scorrere. All'orizzonte sta spuntando l'alba.
Vado a comprare una Monster? (Ho sonno e fuori è brutto tempo ma ho voglia di una monster)
Si
1 No
5 6
Voti
speriamo che gli ungheresi mandino Orban in Russia con un sonoro calcio nel culo
Good Night 🌙
Anonimo
Mancate tutti
passo dai gossip divertenti a quelli che mi fanno arrabbiare in 5 secondi
(non quello di real eagle sui capezzoli hah)
(non quello di real eagle sui capezzoli hah)
Raga nuovo gossip, eos si è fatta piercing ai capezzoli x me
Ps scrivere qua mi ha fatto risalire l'umore. Grazie belli 🖤