Avatar Protapalle badge Riflessione

Hint programmato

11 aprile 2026, 3:11
"Vuoi una birra?"
"No grazie. Di là ho qualcosa di più forte sai?!", diceva con un lieve tono sospettoso.
A sentire queste parole, dentro di lui cresceva la paura che lei avesse gia scoperto le sue intenzioni. Non capitava spesso che decidesse di contenere il consumo di alcolici. Questo comportamento insolito avrebbe potuto tradire ciò che aveva in mente. Non riusciva a nasconderle nulla, e alla fine si trovava costretto a soccombere davanti a quello sguardo insopportabile. Non rispondere e cambiare argomento era l'unica soluzione per allontanare da lui il pessimo presentimento.
"Sapevi che ero qui."
"Conosco bene il rumore che fanno quelle scarpe. Dovresti buttarle."
"Ci sono affezionato. Solo perché sono vecchie non significa che debba cambiarle."
"Sai bene che non è così."
Ancora. L'astuzia disarmante dietro le parole della ragazza lo aveva incatenato ancora. Affrontava spesso le sue risposte taglienti e ogni volta ne usciva solo più consapevole della propria vulnerabilità. Anche quando era lui ad aprire un discorso, gli sembrava di venir trascinato verso un orizzonte sconosciuto da una corrente che non riusciva controllare. E alla fine in qualche modo finiva sempre in territori che desiderava percorrere ma non sapeva come raggiungere. Dubitava che lei ce lo avrebbe portato anche questa volta.
Dopo aver preso i cappotti, assaporando l'amarezza delle parole seguenti, avevano deciso di lasciare il brusio del piccolo appartamento e raccogliersi fuori lo stretto balconcino, lontani da occhi invadenti.
Entrambi riconoscevano nel silenzio e nella solitudine un requisito necessario della sincerità. Quando intrecciavano gli sguardi, sprofondando nella calma della notte, lo spazio sottile che separava i loro corpi diventava l'unica distanza incolmabile. Dopodiché, ciondolando di qua e di là affrontavano monologhi interminabili fino all'alba. Non potevano custodire anche solo qualche ricordo tra le pieghe di un lenzuolo disfatto; e, con la stessa tacita complicità, allontanarsi la mattina seguente mascherati da sconosciuti. Non era passato molto tempo che i due cominciavano a sospirare per ogni passaggio scontato, insoddisfatti di una lettura imparata a memoria. Allora la curiosità che caratterizzava quei discorsi nottambuli lasciava spazio alla gelida memoria. Così, nello spazio di un piccolo davanzale, per prima cosa li atterriva il caotico fiume di ricordi che si agitava alle loro spalle. La luna brillava sopra questa marea con il suo bagliore celestiale.
Come sempre, proferivano parole senza sosta, mancando puntualmente il discorso che avevano in mente. Il ragazzo giocherellava con il laccio della felpa, restio all'idea di interrompere bruscamente la conversazione e convinto di poter arrivare spontaneamente al momento tanto temuto. La ragazza srotolava e arrotolava con insistenza una ciocca di capelli biondi, nella tenace convinzione che lui le avrebbe dato anche questa volta l'occasione per spingerlo a confessare i suoi pensieri. D'improvviso un provvidenziale soffio di vento allontanava i suoi timori, depositando in lui un seme di cieca determinazione. I due avevano smesso di parlare.
"La notte non dura per sempre" diceva guardandola in viso.
"Se durasse in eterno tutto resterebbe uguale."
"Invece c'è bisogno del giorno per punire le malefatte dei nottambuli."
"Già, le nostre malefatte." asseriva lei quasi sussurrando mentre abbassava lo sguardo.
Spesso le loro parole possedevano una profondità non necessaria, ma tanto bastava perché si comprendessero. Il suo cuore batteva mentre le afferrava le spalle e la baciava un'ultima volta. Rientrati in casa come due estranei, la ragazza e il ragazzo salutavano gli amici con gli occhi ricolmi di stelle, e il cuore ancora intorpidito. Sotto il luccichio del cielo avevano diradato l'inquietudine che li teneva prigionieri. Chiudendo la porta dell'appartamento dietro di sé, prima l'una poi l'altro, si lasciavano finalmente andare nella notte. Le mani non avrebbero più potuto ricongiungersi e le loro memorie avevano già acquisito il tono sbiadito dell'eternità.
Sul selciato deserto, echeggia il suono di due stivali. La donna passeggia velocemente con il volto segnato da un timido sorriso. La notte è finita e la luna ha smesso di osservare. La vita presto ricomincerà a scorrere. All'orizzonte sta spuntando l'alba.
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11 apr 2026 alle 20:30

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