Ho già iniziato a scrivere il mio libro, però non sto andando in ordine cronologico, sono partita da un capitolo interessante.
Questo capitolo è ambientato nei primi anni '60, quando la Dietalat (poi divenuta Parmalat) di Calisto Tanzi muove i primi passi. Tanzi scoprì a Stoccolma una confezione che rivoluzionò la cucina italiana: il Tetrapak

Fino ad allora il latte nelle città era raccolto, imbottigliato e distrubito dalle centrali del latte, che sin dagli anni '30 monopolizzavano il settore. Le bottiglie di vetro dovevano poi essere restituite al lattaio, una volta vuote.
Comunque è difficilissimo scrivere al maschile:
Ero appena rientrato da Parma. A Collecchio stava piovendo dalla mattina presto. Arrivato in ufficio, trovai Michela molto agitata, intenta a rigirare scartoffie. Senza alzare lo sguardo da quel cumulo di carte mi salutò con una mano alzata velocemente, per poi tornare a scartabellare: «Ettore, Calisto ti cercava. È in ufficio».
Senza neanche appoggiare la giacca, andai fino in fondo al corridoio. La porta a vetri era chiusa, come sempre. Bussai e dall'altro lato una voce rispose: «Avanti». Calisto era in piedi davanti alla scrivania, con una valigetta in pelle aperta sopra di essa. «Ettore, mi serve un favore», disse il Presidente, lanciando lo sguardo dalla scrivania verso di me. «Mi dica pure», risposi, continuando a fissare la valigetta. «Sto andando a Stoccolma. Ho sentito che lì hanno delle confezioni un po' particolari». A quell'affermazione sgranai gli occhi. «Particolari?». Lui chiuse di scatto la valigia e continuò: «Sì, particolari. Confezioni di carta per conservare alimentari. Da quel che so, fanno durare gli alimenti più a lungo». Il Presidente era solito andare nei posti più improbabili a cercare idee, ma Stoccolma? Confezioni di carta per conservare alimenti? mi sembravano un'idea piuttosto fragile. Feci un respiro profondo e risposi: «Sì, è davvero qualcosa di curioso. Dovremmo vederci chiaro». Il Presidente si avvicinò alla porta e la spalancò, regalandomi un sorriso caloroso. «Si parte domani pomeriggio. Michela ha già il tuo biglietto».
Il giorno seguente andai a Villa Tanzi. Da lì partimmo per l'aeroporto di Borgo Panigale. Non avevo mai viaggiato in aereo; Bologna-Stoccolma fu la mia prima avventura di tante. Avevo mille pensieri per la testa, che sicuramente mi fecero sembrare quel viaggio più breve di quanto fosse effettivamente. Stoccolma era una città di mille colori, ma con un verde naturale che dominava il paesaggio. Entrammo in un negozio di alimentari, ed eccolo lì: su uno scaffale, della panna conservata in una curiosissima confezione di carta di forma piramidale. Il Presidente prese in mano quel bizzarro oggetto e lo osservò con cura. Mi soffermai a studiare il suo volto, dal quale però non emergeva alcuna emozione; si capiva il suo stato d'animo soltanto dal modo in cui osservava quella confezione. Se può tenere la panna, perché non il latte?, pensai.
«Presidente, io credo che...», le mie parole si fermarono, perché nel frattempo Tanzi si era già avvicinato alla commessa, chiedendole dove fosse la fabbrica di quella curiosa scatola. Io invece presi tra le mani quella piramide di carta. La osservai con la stessa cura. I miei pensieri si interruppero quando il Presidente mi richiamò: «Ettore? Ettore! Andiamo?».
Riposai la confezione e mi avvicinai all'uscita, seguito da Calisto. «Che idea ti sei fatto, Ettore?» mi chiese mentre ci avviavamo verso la stazione. «I vuoti a rendere sono un problema enorme. Noi non siamo una centrale del latte, la nostra rete di vendita è troppo debole per recuperare tutte le bottiglie di vetro. Se...» sul mio volto emerse una smorfia mista tra un sorriso e un tocco di preoccupazione, «se questa Tetra Pak fosse intenzionata a investire in Italia...». Calisto continuò la mia frase: «...riusciremmo a chiudere la filiera senza perdite economiche e Dietalat romperebbe il monopolio delle centrali del latte nelle grandi città».
Per andare alla Tetrapack dovemmo spostarci a Lund, a sud della Svezia. Sul treno continuai a pensare a un particolare importantissimo: quella panna non era in frigorifero. Com'era possibile? Quali segreti nascondeva quella piramide di carta?