Munich
Cressida Ascoltato durante la pubblicazione
Mi sento un po' come Munich. (Sono malato di prog rock e probabilmente questa canzone la conosciamo solo io ed un paio di uomini inglesi in sovrappeso e calvi che ne parlano al pub tra una birra e l'altra)
Spesso ho paura di perdermi nel miei pensieri, ogni tanto mi sembra quasi di perdere il contatto con la realtà dei fatti: vivo di ideologie e personali utopie, ma poi quando mi scontro con la realtà non faccio altro che rendermi conto del fatto che le mie sono solo rimuginazioni su qualcosa che veramente non esiste.
Questo accade con tutto, le mie visioni politiche, il mio apsetto fisico, la mia visione dell'amore o i miei amici, ho continuamente aspettative che vengono deluse, non perché io sia pretenzioso, ma perché mi piacerebbe che le cose fossero sempre giuste e coerenti.
"I know 'cause i've been there", non mi reputo ingenuo, so che le cose non possano andare sempre come me le aspetto e spesso lo accetto, ma essere continuamente circondati da opportunismo sfrenato e ingiustizie fatte passare per avvenimenti normali o necessari è così tedioso: ogni tanto basterebbe semplicemente ammettere di aver fatto la cosa sbagliata ed essere sinceri, tutti facciamo cose sbagliate, è purtroppo la norma, perciò veramente non vedo cosa ci sia di male nell'ammetterlo.
Spesso ho paura di perdermi nel miei pensieri, ogni tanto mi sembra quasi di perdere il contatto con la realtà dei fatti: vivo di ideologie e personali utopie, ma poi quando mi scontro con la realtà non faccio altro che rendermi conto del fatto che le mie sono solo rimuginazioni su qualcosa che veramente non esiste.
Questo accade con tutto, le mie visioni politiche, il mio apsetto fisico, la mia visione dell'amore o i miei amici, ho continuamente aspettative che vengono deluse, non perché io sia pretenzioso, ma perché mi piacerebbe che le cose fossero sempre giuste e coerenti.
"I know 'cause i've been there", non mi reputo ingenuo, so che le cose non possano andare sempre come me le aspetto e spesso lo accetto, ma essere continuamente circondati da opportunismo sfrenato e ingiustizie fatte passare per avvenimenti normali o necessari è così tedioso: ogni tanto basterebbe semplicemente ammettere di aver fatto la cosa sbagliata ed essere sinceri, tutti facciamo cose sbagliate, è purtroppo la norma, perciò veramente non vedo cosa ci sia di male nell'ammetterlo.
Just Another Nervous Wreck - Remastered 2010
Supertramp Ascoltato durante la pubblicazione
Non avendo nulla di meglio da fare, voglio parlare di questo film che mi sono recentemente recuperato. La canzone del post ha più o meno senso, ma ci arrivo più tardi.
Il ritorno dei morti viventi - Dan O’Bannon (1985)
Dunque, inizio col dire che questo film, a differenza di molti altri dello stesso genere, mi ha colpito: qui gli zombie non sono le solite entità mostruose fini a loro stesse, ma ho trovato che essi fossero sia un mezzo che una metafora.
Gli zombie di O'Bannon rappresentano secondo me la popolazione mondiale: un branco di entità addormentate, che però ad una certa si svegliano e si ribellano contro l'oppressione delle istituzioni, come in questo caso l'esercito. Questi mostri (che poi tanto mostri nemmeno lo sono) hanno facoltà mentali: essi hanno coscienza di ciò che sta accadendo, parlano e ragionano come gli esseri umani, ma a differenza di essi hanno la volontà di ribellarsi in modo concreto, non come il gruppo di ragazzi "punk" che pensano di essere ribelli, ma che nella realtà dei fatti non sono altro che ridicoli.
Insomma, in questo film gli zombie rappresentano il bene, rappresentano il risveglio degli umani e la rispettiva rivalsa sociale: per quanto le istituzioni possano cercare di fermarli, esse non faranno altro che alimentare la loro foga, anche se l'esercito getterà su di loro una bomba, gli zombie continueranno a svegliarsi e ribellarsi.
L'umanità secondo O'Bannon non è perciò perduta, ma ha solo bisogno di un accendino che accenda la miccia conducente ad una rivoluzione senza pietà fino al raggiungimento di una vera e propria società democratica: dove è il popolo ad avere il potere, non l'esercito.
Ora voglio invece dedicare parte di questo hint alla mia scelta della canzone Just Another Nervous Wreck dei Supertramp, il collegamento è in realtà molto semplice: la canzone tratta l'idea di vendetta e di riscatto da coloro che continuamente sfruttano e opprimono, il riscatto deve essere collettivo, come gli zombie, che in gruppo riescono ad ottenere potere. Viene ripetuto molte volte, nel finale, il verso "We're ready", che rappresenta dunque la prontezza del popolo (unito) a fare una rivoluzione costi quel che costi.
Il ritorno dei morti viventi - Dan O’Bannon (1985)Dunque, inizio col dire che questo film, a differenza di molti altri dello stesso genere, mi ha colpito: qui gli zombie non sono le solite entità mostruose fini a loro stesse, ma ho trovato che essi fossero sia un mezzo che una metafora.
Gli zombie di O'Bannon rappresentano secondo me la popolazione mondiale: un branco di entità addormentate, che però ad una certa si svegliano e si ribellano contro l'oppressione delle istituzioni, come in questo caso l'esercito. Questi mostri (che poi tanto mostri nemmeno lo sono) hanno facoltà mentali: essi hanno coscienza di ciò che sta accadendo, parlano e ragionano come gli esseri umani, ma a differenza di essi hanno la volontà di ribellarsi in modo concreto, non come il gruppo di ragazzi "punk" che pensano di essere ribelli, ma che nella realtà dei fatti non sono altro che ridicoli.
Insomma, in questo film gli zombie rappresentano il bene, rappresentano il risveglio degli umani e la rispettiva rivalsa sociale: per quanto le istituzioni possano cercare di fermarli, esse non faranno altro che alimentare la loro foga, anche se l'esercito getterà su di loro una bomba, gli zombie continueranno a svegliarsi e ribellarsi.
L'umanità secondo O'Bannon non è perciò perduta, ma ha solo bisogno di un accendino che accenda la miccia conducente ad una rivoluzione senza pietà fino al raggiungimento di una vera e propria società democratica: dove è il popolo ad avere il potere, non l'esercito.
Ora voglio invece dedicare parte di questo hint alla mia scelta della canzone Just Another Nervous Wreck dei Supertramp, il collegamento è in realtà molto semplice: la canzone tratta l'idea di vendetta e di riscatto da coloro che continuamente sfruttano e opprimono, il riscatto deve essere collettivo, come gli zombie, che in gruppo riescono ad ottenere potere. Viene ripetuto molte volte, nel finale, il verso "We're ready", che rappresenta dunque la prontezza del popolo (unito) a fare una rivoluzione costi quel che costi.
Ho competenze solo in cinema e musica, e, avendo già parlato di cinema, voglio ora parlare di quest'album perché i Curved Air sono completamente sconosciuti in Italia.
Air Cut é il quarto album del gruppo prog rock britannico Curved Air, l'album si distingue secondo me per via della sua fusione tra musica classica, rock, prog rock e un tocco di folk-rock: ogni canzone ha una tematica diversa e suoni altrettanto differenti, si spazia da canzoni fortemente ritmate come "The purple speed queen" a canzoni invece più barocche e classicheggianti come "Metamorphosis", una lunga suite per lo più strumentale che alterna uno stile classico ad uno più prog e sperimentale.
Ogni traccia ha una sua tematica, le più significative sono secondo me:
Air Cut é il quarto album del gruppo prog rock britannico Curved Air, l'album si distingue secondo me per via della sua fusione tra musica classica, rock, prog rock e un tocco di folk-rock: ogni canzone ha una tematica diversa e suoni altrettanto differenti, si spazia da canzoni fortemente ritmate come "The purple speed queen" a canzoni invece più barocche e classicheggianti come "Metamorphosis", una lunga suite per lo più strumentale che alterna uno stile classico ad uno più prog e sperimentale.Ogni traccia ha una sua tematica, le più significative sono secondo me:
- "The purple speed queen", canzone che parla di una tossicodipendente (Emelee Jane) da eroina che morirà di overdose, un'omaggio alla cantante statunitense Janis Joplin
- "Easy", la voce intensa e teatrale di Sonja Kristina conforta un bambino che ha fatto un brutto sogno, tutto in un'atmosfera malinconica sospesa tra realtà e sogno.
- "Metamorphosis", come il titolo suggerisce, la collettività umana riesce a cambiare il mondo, l'atmosfera in questo caso è eterea e la percezione umana viene portata ad un piano spirituale (non religioso), dissolvendone i confini terreni, il testo descrive gli uomini come esseri d'oro forgiati da ghiaccio e mercurio, descrivendo il nostro dualismo: la fragilità interiore e la solidità esteriore.
Oggi mi sono riguardato questo capolavoro, devo parlarne.
Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto - Elio Petri (1970)
Film immenso che ha fatto la storia del cinema italiano, pilastro della nostra cultura cinematografica, ma anche di quella mondiale. Gian Maria Volonté nel ruolo della sua carriera, colonna sonora ineccepibile e indimenticabile di Ennio Morricone e un'immagine curata al più piccolo dettaglio per un film che decostruisce la classica struttura di un giallo: in questo caso colpevole ed investigatore sono incarnati nello stesso personaggio: il "Dottore", cui nome non viene mai esplicitato.
Il film riflette su diverse tematiche di attualità dell'epoca, ma che ancora oggi sollevano questioni poco discusse: la tematica del potere è sicuramente quella trattata con più insistenza: il Dottore, rappresentante del potere si sente libero di compiere le azioni più spregevoli in quanto cittadino cosciente di essere al di sopra di ogni sospetto, cosciente dunque del fatto che egli non verrà punito per le sue azioni.
La polizia di stato è un sistema corrotto a stampo mafioso, rappresentato da un forte simbolismo: gli anelli dei funzionari e dei magistrati, il vestito nero gessato dell'uomo misterioso o anche l'uso della tortura per estorcere confessioni. Critica al potere che culmina in un finale meraviglioso che non voglio spoilerare, ma che rappresenta l'auto-difesa del potere e la sua relativa auto-conservazione, dato che è composto da cittadini al di sopra di ogni sospetto, che uniti formano un sistema corrotto ed imbattibile, né dall'esterno né dall'interno.
Consiglio con tutto il cuore di vedere questa pellicola, non spaventatevi dei suoi 55 anni, non spaventatevi del suo simbolismo, guardatelo e riflettete su come sia ancora estremamente attuale, apprezzatene l'ironia, la perfezione attoriale e la colonna sonora che mette tensione richiamando quasi i film di Hitchcock.
Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto - Elio Petri (1970)Film immenso che ha fatto la storia del cinema italiano, pilastro della nostra cultura cinematografica, ma anche di quella mondiale. Gian Maria Volonté nel ruolo della sua carriera, colonna sonora ineccepibile e indimenticabile di Ennio Morricone e un'immagine curata al più piccolo dettaglio per un film che decostruisce la classica struttura di un giallo: in questo caso colpevole ed investigatore sono incarnati nello stesso personaggio: il "Dottore", cui nome non viene mai esplicitato.
Il film riflette su diverse tematiche di attualità dell'epoca, ma che ancora oggi sollevano questioni poco discusse: la tematica del potere è sicuramente quella trattata con più insistenza: il Dottore, rappresentante del potere si sente libero di compiere le azioni più spregevoli in quanto cittadino cosciente di essere al di sopra di ogni sospetto, cosciente dunque del fatto che egli non verrà punito per le sue azioni.
La polizia di stato è un sistema corrotto a stampo mafioso, rappresentato da un forte simbolismo: gli anelli dei funzionari e dei magistrati, il vestito nero gessato dell'uomo misterioso o anche l'uso della tortura per estorcere confessioni. Critica al potere che culmina in un finale meraviglioso che non voglio spoilerare, ma che rappresenta l'auto-difesa del potere e la sua relativa auto-conservazione, dato che è composto da cittadini al di sopra di ogni sospetto, che uniti formano un sistema corrotto ed imbattibile, né dall'esterno né dall'interno.
Consiglio con tutto il cuore di vedere questa pellicola, non spaventatevi dei suoi 55 anni, non spaventatevi del suo simbolismo, guardatelo e riflettete su come sia ancora estremamente attuale, apprezzatene l'ironia, la perfezione attoriale e la colonna sonora che mette tensione richiamando quasi i film di Hitchcock.
Voglio creare un hint su questo film decisamente sottovalutato, accollatevelo.
Pulse (titolo originale "Kairo") è un film di categoria j-horror del 2001 di Kurosawa (lo stesso regista di "Cure" del '97). Parto subito col dire che è uno dei pochi film horror che effettivamente mi ha fatto paura, ma non la classica paura da jumpscare, una paura tremendamente interna derivata dal significato del film.
La pellicola tratta un tema che mi sta molto a cuore: la solitudine, che a mio parere è estremamente difficile da rappresentare in un film in modo appropriato senza scadere nell'eccessivo didascalismo o nei soliti luoghi comuni.
Non solo si parla di solitudine, ma anche dell'incapacità di comunicare della nostra società: io stesso tendo a tenere tutto per me, mi reputo una persona abbastanza chiusa e reputo che la gran parte delle persone siano come me, in tantissimi casi ci facciamo andare bene le peggiori situazioni o facciamo finta che vada tutto bene (un po' come all'inizio del film), quando invece bisognerebbe alzarsi in piedi e gridare al cambiamento. Questa incapacità comunicativa è fortemente influenzata dalla tecnologia, che ci allontana (in questo momento potrei star mangiando una pizza coi miei amici, ma invece sono qui a scrivere un hint), come suggerisce del resto anche il film.
L'elemento horror sono gli spettri, una metafora che rappresenta per l'appunto questa società disperata e condannata all'isolamento permanente e senza via di fuga: ciò è un paradosso, l'uomo ha cercato di crearsi per centinaia di anni una società che possa funzionare al meglio, quando invece egli è inesorabilmente destinato ad una vita sola ed infine alla morte.
Le persone nel mondo di Pulse scompaiono nel silenzio e lasciano man mano il mondo vuoto, il singolo si isola talmente tanto da non accorgersi che intorno ad egli ci sono altri milioni di singoli che si comportano esattamente come lui.
Ora, il film non propone un finale necessariamente speranzoso, ed è forse l'unico aspetto che non condivido, ma è chiaro che per molti altri più pessimisti di me sia un finale coerente e corretto.
E nulla, consiglio a tutti la visione (io l'avevo visto su altadefinizione, ma credo ci sia anche su prime video)
Pulse (titolo originale "Kairo") è un film di categoria j-horror del 2001 di Kurosawa (lo stesso regista di "Cure" del '97). Parto subito col dire che è uno dei pochi film horror che effettivamente mi ha fatto paura, ma non la classica paura da jumpscare, una paura tremendamente interna derivata dal significato del film. La pellicola tratta un tema che mi sta molto a cuore: la solitudine, che a mio parere è estremamente difficile da rappresentare in un film in modo appropriato senza scadere nell'eccessivo didascalismo o nei soliti luoghi comuni.
Non solo si parla di solitudine, ma anche dell'incapacità di comunicare della nostra società: io stesso tendo a tenere tutto per me, mi reputo una persona abbastanza chiusa e reputo che la gran parte delle persone siano come me, in tantissimi casi ci facciamo andare bene le peggiori situazioni o facciamo finta che vada tutto bene (un po' come all'inizio del film), quando invece bisognerebbe alzarsi in piedi e gridare al cambiamento. Questa incapacità comunicativa è fortemente influenzata dalla tecnologia, che ci allontana (in questo momento potrei star mangiando una pizza coi miei amici, ma invece sono qui a scrivere un hint), come suggerisce del resto anche il film.
L'elemento horror sono gli spettri, una metafora che rappresenta per l'appunto questa società disperata e condannata all'isolamento permanente e senza via di fuga: ciò è un paradosso, l'uomo ha cercato di crearsi per centinaia di anni una società che possa funzionare al meglio, quando invece egli è inesorabilmente destinato ad una vita sola ed infine alla morte.
Le persone nel mondo di Pulse scompaiono nel silenzio e lasciano man mano il mondo vuoto, il singolo si isola talmente tanto da non accorgersi che intorno ad egli ci sono altri milioni di singoli che si comportano esattamente come lui.
Ora, il film non propone un finale necessariamente speranzoso, ed è forse l'unico aspetto che non condivido, ma è chiaro che per molti altri più pessimisti di me sia un finale coerente e corretto.
E nulla, consiglio a tutti la visione (io l'avevo visto su altadefinizione, ma credo ci sia anche su prime video)
Potrei parlare di questo film per ore
stavo modificando il profilo e vedo la voce "film preferito", perciò mi sono dovuto fermare un attimo e pensarci: qual è quel film che potrei vedere 500 volte di fila e apprezzarlo ogni volta di più? I contendenti erano Videodrome del maestro Cronenberg, Io e Annie del maestro Allen, La motagna sacra del maestro Jodorowsky e Stalker del maestro Tarkovskij. Non è stata una scelta facile, infatti ci sto ancora pensando e cmbierò probabilmente idea tra qualche minuto, magari proprio nel mentre che sto scrivendo questo post, chi lo sa: sarebbe poco coerente, ma potrebbe succedere... Videodrome ha tutto: il rapporto tra uomo e tecnologia, la relazione tra uomo e morale, l'idea di raggiungere il successo anche in modo scorretto, l'estraniazione ed il controllo mentale generati dalla tecnologia, il confondersi di realtà e allucinazione, il sesso come unica valvola di sfogo di un uomo distrutto dalla società in cui vive, insomma c'è veramente una concentrazione di idee meravigliosamente ampia in un film che mette insieme horror, bodyhorror, fantascienza e thriller. Detto ciò non so se superi tecnicamente i film sopracitati, credo che a questo punto si discuta più che altro di gusti personali, i quali tendono nel mio caso verso Cronenberg.
Adesso sono però curioso di sapere il vostro film preferito, grazie per l'attenzione se sei arrivato fino a questo punto, ho approfittato dei 3000 caratteri a disposizione, che sull'altro sito sembrerebbero utopia.
stavo modificando il profilo e vedo la voce "film preferito", perciò mi sono dovuto fermare un attimo e pensarci: qual è quel film che potrei vedere 500 volte di fila e apprezzarlo ogni volta di più? I contendenti erano Videodrome del maestro Cronenberg, Io e Annie del maestro Allen, La motagna sacra del maestro Jodorowsky e Stalker del maestro Tarkovskij. Non è stata una scelta facile, infatti ci sto ancora pensando e cmbierò probabilmente idea tra qualche minuto, magari proprio nel mentre che sto scrivendo questo post, chi lo sa: sarebbe poco coerente, ma potrebbe succedere... Videodrome ha tutto: il rapporto tra uomo e tecnologia, la relazione tra uomo e morale, l'idea di raggiungere il successo anche in modo scorretto, l'estraniazione ed il controllo mentale generati dalla tecnologia, il confondersi di realtà e allucinazione, il sesso come unica valvola di sfogo di un uomo distrutto dalla società in cui vive, insomma c'è veramente una concentrazione di idee meravigliosamente ampia in un film che mette insieme horror, bodyhorror, fantascienza e thriller. Detto ciò non so se superi tecnicamente i film sopracitati, credo che a questo punto si discuta più che altro di gusti personali, i quali tendono nel mio caso verso Cronenberg.Adesso sono però curioso di sapere il vostro film preferito, grazie per l'attenzione se sei arrivato fino a questo punto, ho approfittato dei 3000 caratteri a disposizione, che sull'altro sito sembrerebbero utopia.