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L'opera lirica come mezzo di propaganda risorgimentale; se ci pensate è paradossale, visto che l'opera lirica è stata fortemente promossa in Italia proprio dagli austriaci. È il 1859, nelle strade di Milano, una sera comparvero delle scritte sui muri: VIVA VERDI. Poi ancora, giorno dopo giorno, di contrada in contrada, il messaggio sui muri era sempre lo stesso: W Verdi, Viva Verdi, Viva Verdi. La polizia vedeva in queste scritte una semplice ammirazione popolare per il maestro Giuseppe Verdi, compositore di grande talento, proveniente dal Ducato di Parma.

Quelle scritte però hanno un messaggio nascosto, un messaggio che sarà determinante per destare gli animi degli italiani all'insurrezione.

Per capire cosa sta succedendo dobbiamo tornare indietro nel 1840. Giuseppe Verdi a Milano ha trovato la sua consacrazione artistica, componendo le musiche per i più importanti librettisti. Il Teatro alla Scala è il centro del mondo dal punto di vista musicale, il punto di arrivo per un qualsiasi musicista. Una carriera brillante che però rischia di interrompersi. Immaginate dover scrivere le musiche di un opera buffa, mentre i vostri amati figli diventano sempre più fragili. Un giorno di regno fu un flop totale, a cui seguì la morte dei due figli e in seguito della moglie. Verdi è un uomo distrutto, svuotato di tutti i suoi affetti. Decide che non avrebbe mai più scritto una nota e chiese all'impresario della Scala, Bartolomeo Merelli, di sciogliere il suo contratto.

Merelli però ha conosciuto il miglior Verdi e da grande impresario sa che quella non è la fine. Nel frattempo il librettista Temistocle Solera stava scrivendo delle parole che avrebbero cambiato la storia: "O mia patria sì bella e perduta! O membranza sì cara e fatal!". Solera scrive e scrive, ispirato alla prigionia degli ebrei a Babilonia, nell'Antico Testamento. Completato il libretto, lo consegna a Merelli.

In un incontro quasi casuale, una sera Merelli ritrova nuovamente Giuseppe Verdi, deperito e visibilmente provato. Gli consegna a fatica il libretto, insistendo fino allo sfinimento. Tornato a casa, Verdi lancia quel libretto sul tavolo, che si apre lì su due pagine. L'occhio cade su quelle parole, che lo illuminano con una forza dirompente: "Va, pensiero, sull'ali dorate. Va, ti posa sui clivi, sui colli". Parole che rimbalzano nella mente di Verdi durante tutta la notte. Nella sua testa quelle parole hanno già una musica. Non riesce a dormire e il giorno seguente inizia a scrivere quello che sarà uno dei più famosi brani d'opera della storia.

Il 9 marzo 1842 fu un giorno storico. Al Teatro alla Scala chi ascoltò quella prima non vide gli ebrei prigionieri a Babilonia, ma vide i milanesi assoggettati dagli austriaci e in seguito un urlo di libertà, da censurare agli occhi degli austriaci: Viva VERDI (Vittorio Emanuele Re D'Italia).

La rinascita di Verdi fu la rinascita di un paese intero.
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16 Feb 2026 at 7:51

@Roday