KID CHARLEMAGNE
Re per un giorno, tra mediocrità e potere. Una storia che puzza di sigarette e solventi chimici nell'America degli anni '60. Ma c'è di più. Gli Steely Dan raccontano anche la maledizione del successo. Tutto comincia nel frastuono di San Francisco. A un tavolo buio è seduto un uomo, la musica non gli interessa, ha ben altro in mente (While the music played, you worked by candlelight). Poi il colpo di fortuna, il mondo comincia a girare (That's when you turned the world around). L'uomo si è alza e improvvisamente tutti lo vedono...meglio, lo ammirano (Did you realize/That you were a champion in their eyes?). Prima era nessuno, ora il suo nome brilla sui tavoli di ogni abitazione e locale del paese, sottoforma di piccoli dischetti. Lascia la città, va a Los Angeles, il suo nome diventa ancora più grande e lui ancora più ricco. Non sa che il suo mondo sta per crollare (Could you see the day?/Could you feel your whole world fall apart and fade away?). Il denaro lo abbandona, gli amici stretti muoiono uno dopo l'altro (Now your patrons have all left you in the red/Your low-rent friends are dead). E il suo tempo finisce (You are obsolete). I laboratori chiudono, le provette si rompono e lui sparisce dalle strade. Viene arrestato e sbattuto in galera (I think the people down the hall know who you are). Così da eroe diventa criminale (You are still an outlaw in their eyes). Uno spacciatore ha scambiato un trip per la realtà. Questa storia, che dai bassifondi puzzolenti arriva fino ai luminosi palazzi del centro città, parla di un uomo qualunque. Lui è stato sollevato e poi buttato giù dalle stesse allucinazioni che vendeva. Owsley Stanley, un piccolo Carlomagno, ha inciso con misurino e bilancia il suo nome nell'America degli anni '60.
@Protagora