Anonimo
Ripensando a quella volta in cui gestimmo la giornata così male da passare sette ore di seguito nel letto a parlare, piangere, stare accoccolati, mangiucchiarci sotto lo sguardo indiscreto di telecamere domestiche, finendo per iniziare a preparare la cena all’una di notte e a sfumacchiare al freddo sul balcone condominiale alle tre. È come se tutta le possibilità che abbiamo per amarci fossero compresse in quelle ore che scorrono veloci una dietro l’altra. Sul momento non te ne accorgi, sei felice e preso, poi una volta lontani senti le articolazioni e i muscoli chiedere pietà per la tensione di un uso prolungato. È soprattutto il dolore che lascia il segno.
Quando realizzo di aver trovato una persona che non mi giudica, ho l’impressione che solo in quei brevi momenti insieme possa cucirmi un po’ di vita addosso. Tuttavia è triste che abbia dovuto aspettare che fosse qualcuno di esterno a me a permettermelo.
2 giu 2026 alle 20:40