La triste realtà è che non tutte le persone sono compatibili con la comprensione delle malattie e/o problemi altrui. L'altra triste realtà è che non esiste un confine netto tra malattia e opportunismo, varia di volta in volta in base alle persone, alle situazioni, ai loro modi di reagire, alla tolleranza dell'interlocutore, alla malizia, onestà e bontà d'animo. Perché sì, il malato non è necessariamente buono e innocente.
Non si può pretendere empatia e un giusto agire da tutti, si può solo auspicare buon senso. Vale per tutti, per chi ha il problema e per chi è dall'altro lato.
Alla fine è intercambiabile perché tutti hanno i propri problemi, sofferenze e sensibilità.
I malati in particolare spesso peccano di egocentrismo, una reazione abbastanza naturale. Chi soffre spesso non riesce a vedere oltre la propria sofferenza. Ma può essere questa una buona ragione per non provarci nemmeno?
Allo stesso modo, bisogna avere pazienza con un malato, ma anche non essere così autolesionista da lasciarsi assorbire dal dolore altrui senza pensare a se stesso.
Sono tante le dinamiche tra persone che soffrono, sono complesse e difficili da mantenere. Semplicemente è impossibile aspettarsi un mondo dove le persone possano avere sempre e comunque empatia tra loro. Il dolore e le malattie purtroppo soffriranno l'incomprensione anche nel mondo più informato su queste cose. Possiamo solo ridurlo, nelle nostre possibilità.
@ligeia