Avatar Pali 🌻 Cultura
Il 14 febbraio 2004 la Polizia di Rimini irrompe nella stanza D5 del residence “Le Rose”. Al suo interno viene trovato morto un 34enne. I due agenti sanno già che cos'è successo... overdose da cocaina, la scena è chiara, tutto è a soqquadro, mobili ribaltati, tende divelte, arredi distrutti, la classica crisi che precede un overdose. Però c'è qualcosa che non torna ai due agenti: qualcuno è entrato prima di loro, qualcuno ha pesantemente inquinato la scena del delitto. I mobili ad esempio sono ribaltati in maniera particolare, i cassetti sono svuotati. In una crisi da overdose c'è una logica del caos chiara, nessuno si mette a svuotare i cassetti.

Delitto? Un overdose ha altri colpevoli se non la vittima stessa? Quell'uomo 5 anni prima era stato squalificato dal Giro d'Italia, sicuramente non ha retto il crollo dopo il successo. La Procura archivia troppo di fretta. C'era un popolo intero che non credeva più nel suo eroe, un eroe che sapeva staccare tutti in ogni vetta. Quel volto familiare, scavato dallo sforzo fisico impresso sui pedali, incarnava la sofferenza umana dell'obbiettivo da conquistare, non solo nello sport, anche nella vita di tutti i giorni.Marco Pantani muore il 14 febbraio 2004. La Gazzetta dello Sport ha la sua impostazione solenne quando viene a mancare un grande campione. Il titolo: "S'è n'è andato" non c'è bisogno di dire chi è, lo si può riconoscere anche di spalle. l'Italia, anche quella che non ha mai vissuto una tappa, sa chi è Marco Pantani.

I caschi non erano obbligatori all'epoca. Marco Pantani indossava una bandana. L'assalto alla cima, dove gli altri arrancavano, iniziava con il lancio di quel simbolo in aria. Era il segnale: mani sulle appendici del manubrio e in piedi sui pedali, mettendo una forza incredibili nella sua pedalata.

Nel 1995 un bruttissimo incidente durante un allenamento. Pantani viene investito da un automobile. È il 1° maggio 1995, un infortunio al ginocchio significherebbe fine dei giochi... e invece no, Marco si presenta al Giro d'Italia.

Il destino però sembra averlo preso di mira, perché il 18 ottobre 1995, durante la classica Milano-Torino succede un altro drammatico incidente. A causa di un gravissimo errore organizzativo, un fuoristrada entrò nel percorso di gara contromano, travolgendo un gruppetto di ciclisti in discesa dal Colle di Superga, tra cui Pantani. Frattura esposta e scomposta di tibia e perone della gamba sinistra. L'osso è completamente distrutto. Carriera finita? Assolutamente no, dopo un lungo calvario, interventi chirurgici e riabilitazione, tornò alle corse il 3 agosto 1996.

Ancora una volta Marco torna e vince. Ancora una volta però il destino non lo vuole lasciare in pace, stavolta si materializza sotto forma di un gatto nero, soprannominato poi "Puffy". Sulla discesa del Chiunzi attraversò la strada, causando la caduta del "Pirata". L'incidente costrinse Pantani, già dolorante, al ritiro, compromettendo la sua rincorsa alla maglia rosa.

Basta questo a fermare un uomo qualsiasi, ma ancora una volta Marco Pantani si rialza. Nel 1998 Marco vince il Giro d'Italia e il Tour de France, un double ambizioso raggiunto da pochissimi campioni.

Si arriva al 5 giugno 1999: alla vigilia dell'ultima tappa del Giro d'Italia, a Madonna di Campiglio vengono effettuati dei controlli antidoping. Pantani guida la classifica generale, ha trionfato in maniera disarmante sulla leggendaria salita del Mortirolo. Il risultato all'antidoping viene passato come di consueto, però c'è un problema. L'ematocrito è troppo alto. La federazione internazionale ha introdotto da poco questa norma a tutela degli atleti. Nonostante l'esclusione sia giusta dal punto di vista del regolamento, c'è qualcosa di profondamente sbagliato in ciò che avviene dopo.

Da quel giorno inizia una campagna d'odio incredibile verso il campione romagnolo. Accuse di doping infondate. Un enorme manona oscura stava muovendo la macchina del fango. Addirittura nel Carcere di San Vittore a Milano, girava voce da settimane di non scommettere su Pantani, perché quel Giro non l'avrebbe finito. Questo si saprà dopo da Renato Vallanzasca, ma, come spesso accade in Italia, ogni sussurro è già una condanna per molti.

Le Procure si riempiono di faldoni su un ciclista che aveva fatto innamorare un popolo intero. Marco potrebbe rialzarsi anche questa volta, lo ha dimostrato che anche gli dei cadono. Però stavolta quel incanto si rompe. Marco cade in depressione. Si ritira dalle corse e diventa dipendente dalla cocaina. È il periodo più buio per il campione, ma nonostante ciò la sua carriera non finisce neanche stavolta. Marco si rialza ancora. Il suo mondo però è cambiato. Torna a correre nel 2000, qualche vittoria di tappa ma nulla è più come prima.

Gli italiani sono passionali, tendono a esaltarsi quando qualcuno scrive imprese, ma difficilmente riescono a comprendere, tantomeno a perdonare, che anche gli dei hanno le loro fragilità.
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30 apr 2026 alle 23:20

@gattopianta

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