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E fu il giorno:
I sette milioni che fecero cadere la Repubblica

Milano, Lunedì 17 febbraio 1992

C'è una macchina parcheggiata dietro al Pio Albergo Trivulzio, in via Marostica. Il Pio Albergo Trivulzio, noto ai milanesi come "La Baggina", è una casa di riposo per anziani di grande prestigio, una vera e propria istituzione nel suo settore.

Dentro quella macchina c'è un uomo tarchiato e un po' in carne, lavora alla Procura della Repubblica di Milano. Al suo fianco c'è il capitano dei Carabinieri di via Moscova, Roberto Zuliani. Sulle sue gambe c'è un registratore. All'epoca sì trattava di apparecchi grossi quanto un portatile, con un grosso nastro che registrava le conversazioni.

Cosa stava succedendo? Nei giorni precedenti un imprenditore monzese aveva telefonato ai Carabinieri di via Moscova, doveva sporgere denuncia per un reato.

Quell'uomo è Luca Magni. Magni andò poi in caserma dove fu accolto da Zuliani. Disse di avere un’azienda che si occupava di servizi ospedalieri e che da alcuni anni lavorava per il Pio Albergo Trivulzio, a cui offriva i servizi di pulizia. A ogni lavoro ottenuto doveva però versare una tangente del 10% al presidente Mario Chiesa.

Chiesa praticamente voleva un "bonus" del 10% per garantire l'appalto di Magni. Una mazzetta, ovvero un piccolo mazzo di banconote: ecco cos'è una tangente.

Magni aveva denunciato l'accaduto dopo aver versato ben 40 milioni di lire in due anni, e questa divenne una spesa insostenibile.

Quella sera Magni aveva un incontro con Chiesa, per consegnare 7 milioni di lire, una prima tranche di quel 10%. Chiesa però non sapeva che nel pomeriggio quelle banconote da 10.000 lire furono tutte firmate dal magistrato che è in macchina: ADP, scritto in piccolo sulla punta inferiore sinistra della banconota. Magni entra nell'ufficio dell'ingegner Chiesa con una penna-microfono.

Alle 17:30 Magni consegna la mazzetta ed esce dall'ufficio. Zuliani da dunque il via: i suoi uomini entrano nel Pio Albergo Trivulzio per arrestare Mario Chiesa. Mentre vengono sequestrati faldoni di documenti e perquisito l'ufficio. "Dottor Chiesa, di chi sono quei soldi?" chiede l'uomo tarchiato. Chiesa risponde "miei", ma l'uomo controbatte: "sbagliato, quei soldi sono nostri, li ho firmati io stesso." ADP, Antonio Di Pietro. Prima di essere portato via Chiesa chiede di poter andare al bagno. Nella tasca della giacca ha un'altra mazzetta. Chiesa tenta di buttare nel water 37 milioni di lire, ma gli va male, lo scarico si intasa e risputa fuori le banconote.

La sera il presidente del Pio Albergo Trivulzio viene portato al Carcere di San Vittore.

Di Pietro commenta l'arresto con la frase: abbiamo colto Chiesa con le mani nella marmellata. Di lì a poco però, il Tribunale di Milano diventerà il centro di un paese intero, il luogo dove la politica italiana perderà pezzi, fino a scomparire (quasi) del tutto, la fine della Prima Repubblica.
30 lug 2026 alle 12:05