L'architettura fascista non esiste.
Esiste l'architettura d'epoca fascista, che è ben diverso.

Per capire questa sottilissima differenza bisogna entrare nel pieno di quel periodo. Mentre apparati interi furono messi sotto il controllo diretto del Governo fascista, l'architettura era una materia talmente complessa che il governo non sapeva controllare. Si poteva, perché il Neoclassicismo socialista nell'Unione Sovietica o il Gigantismo di Albert Speer nella Germania nazista furono iconici nella propaganda dei rispettivi regimi. Mussolini in questo, come in altre cose, era incapace di definire la linea netta e autoritaria che caratterizza un qualsiasi dittatore.

Non aveva il controllo intellettuale della materia, ma era più un mediatore nell'architettura, perché non capiva nulla di estetica architettonica. Marcello Piacentini presentava un edificio monumentalista: bello, esalta la romanità , Giuseppe Terragni presentava un edificio razionalista: il fascismo è casa di vetro. Tutto andava bene praticamente. E nonostante vi fossero certamente delle indicazioni stilistiche, perché il Governo era il committente, incredibilmente c'era una libertà mostruosa nella scelta stilistica degli edifici.

Si può dire che l'architettura era un punto debole del fascismo, un contenitore vuoto riempito dalla grande abilità degli architetti che hanno fatto scuola anche a livello internazionale, che sarebbe rimasto vuoto altrimenti. Quel tallone d'Achille però fu anche la salvezza degli edifici monumentali e funzionali di quell'epoca, e soprattutto fu la base di partenza della ricostruzione della nuova Repubblica. Perché gli architetti che lavoravano per il fascismo (e non con il fascismo, attenzione, è ben diverso) gettarono le fondamenta di quell'Italia da ricostruire. Sono gli stessi: Giò Ponti ad esempio.

Si scelse un compromesso storico che ha sempre caratterizzato le nostre città , da sempre stratificate dalle varie epoche. Quel periodo è uno di quegli strati. Perché non si scelse la damnatio memoriae? Perché non fu tutto buttato giù?
Ci sono 3 motivi:
- come ho detto gli architetti della ricostruzione furono gli stessi del periodo fascista. Eliminare le loro opere probabilmente avrebbe fatto desistere questi da rimanere in Italia a rimettere insieme i cocci dei bombardamenti, ideologicamente parlando... E sarebbe stato un disastro.
- gli edifici sopravvissuti di quell'epoca avevano una funzione strategica nei sistemi pubblici che furono ereditati nel periodo repubblicano: ad esempio i palazzi delle poste, le stazioni, i palazzi di giustizia... edifici che richiedevano un tempo immenso per essere buttati giù e ricostruiti. In mezzo alle macerie c'era bisogno di fare in fretta per rimettere in moto gli apparati essenziali. Questo stallo lì ha resi, inevitabilmente, non più simboli fascisti, ma simboli di resilienza e simboli della storia della Repubblica.
- il valore della funzionalità . Noi italiani sappiamo applicare molto bene questo concetto, nonostante non riusciamo mai a chiudere i capitoli di storia. L'esempio più lampante lo abbiamo con l'Arena di Verona. Quanti poveri innocenti ci sono morti li dentro per il divertimento dell'imperatore di turno? Ma ecco che in luogo di morte nei secoli si trasforma in un luogo di vita... oggi l'Arena di Verona è uno dei più bei luoghi dove vedere uno spettacolo o un concerto.