La Storia di Milano - Capitolo 27: il massacro del 539
Nello scorso capitolo abbiamo visto la Caduta dell'impero romano d'Occidente. Il 476 segna l'inizio la fine dell'età antica e l'inizio del Medioevo. Per Milano non è una tragedia: negli anni seguenti la città sopravvive alla perdita dello status di capitale, anche se con diversi problemi. Il merito va soprattutto alla figura del vescovo, che riesce a colmare il vuoto politico. Una pace e stabilità che però viene interrotta 60 anni dopo.
Mosaico raffigurante Giustiniano ILa fine dell'Impero d'Occidente infatti non fu certo accettata dall'imperatore romano d'Oriente Giustiniano I. Deciso a riconquistare gli ex territori imperiali, attaccò il re goto Teodato inviando in Italia al comando delle sue truppe il generale Belisario, iniziando quella che diventerà la lunga Guerra gotica. Per sottolineare l'importanza del vescovo, va sottolineato che Dazio, l'allora vescovo di Milano, scese a Roma, con i milanesi più illustri, per incontrare Belisario. Mentre il generale era impegnato nella liberazione di Roma, Dazio sigla un patto con lui per la protezione della città ; un patto che avrebbe restituito all'Impero non solo Milano, ma tutta la provincia romana di Liguria, di cui faceva parte Milano all'epoca.
Presunto volto di BelisarioBelisario mantiene la promessa: 1.000 soldati bizantini sbarcano a Genova e in breve tempo riprendono il controllo di Milano, Bergamo, Como, Novara e tutti gli altri centri della Liguria ad eccezione di Pavia. Il Re Vitige, alla guida dei Goti, però non sta certo a guardare: manda Uraia con un consistente esercito, per cingere d'assedio Milano, sollecitando il re dei Franchi, Teodeberto I, a intervenire in suo sostegno. C'è un problema: Teodeberto ha stretto alcune alleanze anche con Giustiniano (non rispettate tra l'altro), così, per non sbilanciarsi manda in guerra dei sudditi dei Franchi, ovvero 10.000 guerrieri burgundi.
Ritratto di VitigeEd ecco 11.000 soldati, gotici e burgundi, alle porte della città . I milanesi sono cresciuti con i racconti di Attila, che nel 452 saccheggiò la città , e tremano dentro le mura, sperando in un intervento di Belisario. I bizantini però combinano un vero e proprio pasticcio: Belisario invia si i soldati, ma la divisione in due fazioni in seguito all'arrivo in Italia del generale Narsete, fece sì che la parte dell'esercito fedele a Narsete disobbedì agli ordini di Belisario. Serviva l'autorizzazione esplicita di Narsete, che però arriva troppo tardi. Ormai privi di cibo, i milanesi "non disdegnavano di mangiar cani, sorci ed altri animali abborriti prima per cibo dell'uomo". La guarnigione imperiale cede all'assedio. Milano torna nella mani dei Goti, le case vengono rase al suolo, tutti i milanesi maschi vengono massacrati e le donne milanesi vengono rese schiave, consegnate come bottino di guerra agli alleati burgundi.