Non si è mai trattato del suicidio che come di un fenomeno sociale; viceversa, qui si tratta, per cominciare, del rapporto fra il pensiero individuale e il suicidio. Un gesto come questo si prepara nel silenzio del cuore, allo stesso modo che una grande opera. L’uomo stesso lo ignora; ma, una sera, si spara o si annega. Di un amministratore di immobili, che si era ucciso, mi si diceva un giorno che aveva perso la figlia da cinque anni; che, dopo d’allora, era molto cambiato, e che quella storia “lo aveva minato”. Non si può desiderare termine più esatto. Cominciare a pensare è cominciare a essere minati. La società non c’entra gran che in questi inizi; ma il verme si trova nel cuore dell’uomo, dove appunto bisogna cercarlo. Questo giuoco mortale, che conduce dalla lucidità di fronte all’esistenza all’evasione fuori della luce, deve essere seguito e compreso.
18 nov 2025 alle 2:25