Anonimo
Ho perso la cognizione del tempo. Un mese? Due? So solo che la mia trasformazione non è ancora completa.
Non spero più ormai che qualcuno venga a salvarmi. I giornali che mi concedono di leggere non sono che un’ulteriore sofferenza perché sembra che a nessuno importi della mia scomparsa, é probabile che siano riusciti a farla sembrare un mio allontanamento volontario. Deve essere per questo che il contratto chiedeva di cedere così tante informazioni personali, ma ero disposto a tutto pur di diventare il Gabibbo.
Questo personaggio mi aveva sempre affascinato, rosso fiammante, pacioccone, con quell’accento genovese che riesco pure ad imitare abbastanza bene.
Non so come hanno fatto a venire a conoscenza di questo mio strano desiderio. Chissà forse non sono stato l’unico a ricevere la proposta direttamente dagli studi di Mediaset e forse non sono stato neanche l’unico ad accettare.
Dal buio della mia cella mi capita ogni tanto di udire delle lontane grida, ma potrebbe anche trattarsi della mia immaginazione.
L’intervento chirurgico di oggi è stato più doloroso del solito. Non ho più occhi per vedere, ma la sensazione della pelle che viene ripetutamente bucata da un ago e il sentirmi ricoperto da un tessuto pesante e ruvido non mi lasciano molti dubbi su che cosa mi hanno cucito addosso.
Li sento entrare nella mia cella, accompagnati da uno sferraglio di numerosi attrezzi. Parlano tra loro, nominano martelli e pinze. Si avvicinano… fanno quello che devono fare.
“Cosa?! Domani registreremo la mia prima puntata? Questo significa che le mie sofferenze sono finite? Grazie a Dio!”
Dirò la verità, nessun passaggio della mia trasformazione mi ha veramente sorpreso, o meglio soltanto uno, sì perché se le gambe, le braccia e il torso del Gabibbo sono ricoperti da un costume… lo stesso non vale per la testa.
4 ago 2026 alle 16:05