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Dove oggi c'è la Statale di Milano in origine c'era il primo ospedale della città, poi trasferito presso l'odierno Policlinico di Milano. Avevo già fatto il post dove vi mostravo la porta delle lacrime.

La Ca' Granda però, all'inizio del '900 volle realizzare un progetto mastodontico per l'epoca: un ospedale dinamico, capace di evolversi di pari passo con il progresso scientifico. Racchiudere tutto questo in un solo edificio era del tutto impossibile e così nacque il gigante buono: il Grande Ospedale Metropolitano Niguarda.Tutti, ma proprio tutti, gli imprenditori e i commercianti milanesi diedero il loro contributo per finanziare questa struttura. Nessun trattamento di favore però, la Ca' Granda è aperta a ogni cittadino e tutti i pazienti, dal 1939 ad oggi, sono sullo stesso piano.

Ho parlato di gigante, non solo per la sua dimensione, ma anche perché, se si osserva dall'alto la pianta del complesso ospedaliero, si può osservare un gigante seduto. È la prima volta nella storia europea che un ospedale viene suddiviso in padiglioni.Dal '39 in poi si sono aggiunte nuove strutture, c'è persino una stalla. A che serve una stalla in un ospedale? È scientificamente provato che la PET theraphy favorisce il processo di cura e riabilitazione. È così che negli anni Ottanta nacque il primo Centro di Riabilitazione Equestre in Italia.

L'architettura ha un ruolo fondamentale nell'efficienza della medicina. Ambienti salubri e funzionali sono oggi il principale requisito per costruire un ospedale. Per l'epoca però era qualcosa di rivoluzionario. 4 chilometri di gallerie sotterranee corrono sotto l'ospedale. In origine questi corridoi permettevano uno spostamento in sicurezza dei malati (o dei deceduti), limitando il rischio di infezioni ospedaliere. Sono praticamente le vene del gigante, ancora oggi lenzuola pulite e sporche si muovono sottoterra in corridoi separati, così come farmaci e materiali.Tra gli edifici più belli di questa cittadella c'è il Dipartimento di Emergenza e Accettazione (DEA), che al suo interno accoglie il Pronto Soccorso. In cima c'è l'eliporto. Anche stavolta l'architettura gioca in ruolo fondamentale. I due padiglioni formano una sagoma a forma di H, simbolo di riferimento per ogni pilota di elisoccorso, questo permette di individuare facilmente la piattaforma di atterraggio. Ai suoi piedi c'è invece la sede di AREU, il cuore pulsante dell'intero sistema di soccorso medico in Lombardia.

Il Niguarda però gioca un ruolo fondamentale in tutta Europa. Il Centro antiveleni è un fiore all'occhiello della sanità pubblica italiana, punto di riferimento nella ricerca e nella gestione del database nazionale più ricco e avanzato dell'intero continente. Tristemente famosa anche la banca dei tessuti, in seguito alla tragedia di Crans-Montana. Ma la vera forza del Niguarda è il Cardio Center. La modularità di questo complesso ha permesso di mettere in piedi un reparto di cardiochirurgia poche settimane dopo il primo storico trapianto, del 14 Novembre 1985. Da quel momento sono stati fatti 1.300 trapianti di cuore, di cui 25 nel 2025.
Non può esserci progresso scientifico senza la lungimiranza di un buon architetto, dimostrazione che l'architettura è molto di più di un'arte. Applicata in campo medico fa la differenza tra la vita e la morte e ogni successo del policlinico milanese, si deve al fatto che nel 1939 Giulio Marcovigi ebbe la visione di un gigante seduto.
16 apr 2026 alle 13:13