In questo periodo non riesco a stare da solo, ma non voglio stare con altri, ho un rapporto, per ora, "diverso" e per cui ciò non vale. Mi do valore nello sguardo altrui. Ho necessità di riempire le giornate, se non lo faccio, come oggi, mi deprimo, e devo alleggerire ansie, scacciare le ombre del futuro, gestire tensioni non rilasciate. Da solo, con me stesso, non so chi sono, questa è la realtà. Avoja a fare attività con i miei pensieri come compagnia, tutto inutile. Faticosamente ora sto cercando di scoprirmi, in qualche rapporto, coltivando qualche passione, da quando ho interrotto i rapporti con mio padre. Ho sempre vissuto solo di sfide mie o con aspettative esterne da platinare (vincere nel mio sport ossessione di mio padre, primo bacio e co, essere un bravo fidanzato o all'altezza nell'anno di lavoro). Mi sono sempre stressato e nel mentre non mi godevo nulla di ciò, anzi il tempo di ottenere quel sufficiente consenso nel contesto e andavo via dalle situazioni metaforicamente e non che già troppa fatica mi costava esserci arrivato e ansia mi metteva restarci, soprattutto se diventavano o richiedevano la verità del mio io che ho sempre visto come non degno di avere nulla, o quando mettere maschere non era più possibile. Troncando ogni relazione che poteva evolversi, sembrando da fuori menefreghista quando era l'opposto. Mio padre mi ha trasmesso questo senso del dovere e di darsi un alto standard prima di tutto in ogni cosa, sport, rapporti umani, quindi mi sento sempre "meno" in tutto. Meno di uno standard irraggiungibile perché idealizzato da piccolo. Risultato che pure se scrivo un messaggio idiota o parlo a caso sto attento e calcolo cosa dire, è inconscio, è automatico, se sembro troppo serio e vecchio per la mia età butto un gergo dialettale o un meme, ma non è mai vero niente. Le small talks mi mettono ansia perché sono istinto, i discorsi su un argomento zero perché sono ragionamento. Mi scrivo note su tre gruppi wa con me perché ho paura di scordarmi info o spunti su di me qualunque, come se mi studiassi da fuori, e forse si vede in come mi racconto. Beh se si dice sempre "mi sembra di vivere in terza persona", il mio avatar nel gioco ha 1000 versioni in base a chi ha davanti e il risultato è che non so scegliere una propic, un nick, una bio, niente. Non so cosa sia la spontaneità, tbh, nella mia solitudine sono pigro, irascibile, e nervoso, per chiunque strachill e lavoratore. Da un pezzo sento che le quest della mia vita mi sono passate attraverso, incontrate per strada. Mi rifidanzassi con una che mi piace davvero purtroppo sarebbe solo per dirmi che se voglio posso ancora ottenerlo, darmi quel sollievo e stressarmi dall'attimo dopo perché sentirei la relazione in bilico, con me sempre un passo indietro a ciò che vorrei, ora mi laureo contro ogni mia volontà e non mi pesa neanche così tanto perché della mia volontà me ne accorgo poco. Mi dà una speranza l'idea di poter accumulare denaro e fare volontariato, già l'ho fatto un anno e mezzo ma più in grande, si forse per quell'egoismo da occidentale che va in africa può darsi, ma aiutando qualcuno a raggiungere il suo scopo, tanto di me che ne sa.