Gli intoccabili.
Quando si prende il comando di una importante azienda come Ferrovie dello Stato, ci si carica sulle spalle la vita di miliardi di persone, dai passeggeri al personale di servizio, da chi attraversa un passaggio a livello a chi abita a ridosso di una ferrovia.
La Strage di Viareggio ha visto il proprio esito giudiziario con la condanna dell'intera catena di comando, dall'amministratore delegato fino al dirigente tedesco che doveva fare la manutenzione di quella carretta che portava GPL.
Non c'è nessun precedente pericoloso, nessun giudice politicizzato. Dietro tutto ciò ci sono, se ricordo bene, circa 40 giudici in altrettanti processi distinti, che si sono trovati concordi su un fatto del tutto logico e razionale: Non si risparmia sulla sicurezza, non quando in gioco ci sono così tante vite umane.
La Strage di Viareggio non riguarda soltanto i 32 morti, ma il fallimento di un intero sistema. Mentre l'Europa guardava quelle vecchie rotaie come un nuovo modo per trasportare mezzi a prezzi vantaggiosi, in Italia si è fatto di tutto per incentivare l'uso del trasporto su gomma. Si è privilegiato lo sviluppo della rete ad alta velocità, lasciando volutamente, con tutte le responsabilità del caso, invecchiare e ammalorare la già precaria rete ferroviaria nazionale.
La condanna all'ex amministratore delegato di Ferrovie è un richiamo alla responsabilità di tutti noi. Non esistono zone franche. Se qualcuno ha paura di mettere la firma è perché è consapevole di agire in malafede, chi pensa di essere intoccabile.