Il sussurro del vento dice che la vita è movimento. Sotto il cielo cupo due foglie danzano nella brezza mentre una motocicletta taglia l'asfalto con un rombo mostruoso. Il fragore scuote la mente dell'uomo seduto al bancone, che, fino a poco fa, fissava il bicchiere vuoto davanti a sé cercando chissà quale risposta nel suo riflesso ipnotico. Quasi il destino volesse ricordargli la pericolosità dei ricordi, subito la cameriera urta con un vassoio. Nessuno dei due sembra far caso al breve incidente. La ragazza nasconde dietro una ciocca bionda lo sguardo spento di chi non ha ancora imparato a dimenticare. Alza gli occhi colpita dall'immagine nello specchio opaco e torna a lavoro. All'altro lato della strada, inondata dal crepitio della pioggia, un paio di occhiali scuri tracciano ossessivamente i movimenti della giovane. Due dita portano una sigaretta alle labbra e gettano un pizzico di cenere sul gelido marciapiede. Una mano batte sul cruscotto polveroso, con nevrotica impazienza, poi torna a perdersi nella folla che stringe gli angoli della via. Dalla scintillante macchina azzurra, ogni piccolo gesto sembra la scusa perfetta per ingannare l'attesa. Poco più avanti, un tonfo selvaggio squarcia l'aria uggiosa e la mano intimorita lascia cadere il mozzicone fumante sul selciato bagnato. Una donna abbandona velocemente le scale del palazzo bianco, stringendo tra le maniche di velluto una scatola chiusa. L'abito prezioso ondeggia sulla possente gradinata con la sicurezza di una scelta definitiva. Poi osserva un'ultima volta, immerso in una pozzanghera, il ritratto spettrale dell'edificio alle sue spalle. I due tacchi scarlatti ticchettano sulla pietra come note di un pianoforte irrequieto, e più si allontanano più sembra che il futuro stia andando via con loro.
Quattro storie dalla durata di un soffio di vento. Dolori che s'intrecciano, gioie che si trasformano. Tutto cambia e nulla resta mai uguale. La struttura dell'esistenza in un fugace gioco di sguardi
@Protagora