Tre bambini italiani sono stati RAPITI in Giappone da 92 giorni. E nessuno ne parla.
Michele Dall'Arno ha 42 anni. È di Forlì. Insegna fisica all'università di Toyohashi, in Giappone, dal 2012. Ha tre figli con una donna giapponese: una bambina di 7 anni, due maschietti di 5 e 2. Tutti e tre cittadini italiani.
Il 31 ottobre torna a casa dal lavoro. La casa è vuota. La moglie ha preso i tre figli e se n'è andata. Ha cambiato città. Ha cambiato scuola. Ha cancellato il padre dalla loro vita. Da un giorno all'altro. Senza chiedere il permesso a nessuno.
Sai perché? Perché in Giappone può farlo. È legale.
In Giappone non esiste l'affido condiviso. Se un genitore prende i figli e sparisce, vince. Il tribunale dà ragione a chi scappa per primo, specialmente se il coniuge non è di nazionalità giapponese "pura". Chi resta a casa con le mani vuote ha perso. L'avvocato di Michele gliel'ha detto chiaro: "La battaglia è persa in partenza."
Stiamo parlando del terzo Paese più ricco del mondo. Un Paese del G7. Un nostro alleato. Un Paese dove ogni anno 150.000 bambini vengono sottratti a un genitore. Centocinquantamila. Metti in fila tutti gli abitanti di Modena. Ogni anno.
Tre milioni di bambini in Giappone oggi non vedono uno dei genitori. Tre milioni. Ci sono padri a cui hanno detto che i loro figli sono morti. Madri che non sanno più in che città dormano i loro bambini.
Michele ha chiamato il Consolato italiano a Osaka. Il Consolato ha chiesto alla moglie una videochiamata. Solo per verificare che i bambini stessero bene. Lei ha detto no. E nessuno può obbligarla a dire sì.
Allora Michele ha aperto un canale: "UnfatheredByJapan". Lì racconta la sua storia, chiede aiuto, e ogni sera legge una favola della buonanotte ai suoi figli. Non sa se la guardano. Non sa nemmeno se sanno che esiste.
Stasera si siederà davanti alla telecamera. Aprirà il libro degli animali del bosco, quello preferito dei suoi bambini. Girerà le pagine. Farà le voci. Dirà "Emilio, Lorenzo, Lucia, guardate, cerchiamo insieme i coniglietti." Come faceva ogni sera quando li metteva a letto.
Lo farà da solo, in una stanza vuota, per la novantasettesima sera di fila. Perché un padre non smette di dire buonanotte ai suoi figli. Anche quando non sa più dove dormono.
Post originale di Adamo Romano
@IlFuMillers7
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