Sono Anatoli Petrovich Bugorski. Non so chi stia leggendo queste righe, ma sappiate che sono sopravvissuto. Sono stato un fisico dell’Unione Sovietica, e non potete immaginare ciò che i miei occhi hanno contemplato. Il 13 luglio 1978, un tranquillo giovedì, mi recai al lavoro ignaro di ciò che mi sarebbe accaduto. Stavo ispezionando un guasto nel sistema di sicurezza dell’acceleratore. Mi avvicinai al percorso del fascio di protoni: non prestai attenzione alle protezioni, mi spinsi oltre, e il sistema di sicurezza non reagì. Mi chinai, e il fascio mi colpì direttamente alla testa, attraversandomi la parte posteriore sinistra del cranio e uscendo dalla narice sinistra. Non provai dolore: vidi soltanto un lampo di luce più abbagliante di mille soli, come coloro che affermano di aver scorto il paradiso in punto di morte. Non vi fu alcun rumore, solo silenzio assoluto. Il lato sinistro del mio volto si gonfiò enormemente, e la pelle cominciò a bruciare lentamente dall’interno, dopo ore interminabili. Eppure, riuscivo ancora a vedere. Ma non potete comprendere ciò che vidi. La scarica diretta di energia dei protoni sulla retina mi aprì una soglia: vidi cose che nessun essere umano dovrebbe mai vedere. Rimasi in ospedale per settimane. I medici non credevano che sarei sopravvissuto nemmeno ventiquattr’ore. Mi sottoposero a numerosi esami, ma non parlarono mai della cosa più assurda che osservavo. Dietro e davanti a ogni persona o animale, sulle pareti, sul pavimento, esseri grigiastri strisciavano come vermi trascinati da due zampe smisurate. L’ospedale ne era infestato: brulicavano ovunque. Pensai fossero allucinazioni — e lo pensarono anche i medici e i militari. Ero confinato in una stanza completamente isolata; quegli esseri raramente riuscivano a penetrarvi. Ma quando ne fissavo uno per troppo tempo, si voltava di scatto e mi osservava: quegli occhi enormi emanavano una consapevolezza arcaica, una forma di coscienza primordiale che nessun uomo dovrebbe incrociare.
Uno di questi esseri si è avvicinato a me, e anche ora, mentre scrivo, ne percepisco altri intorno. Avevo un amico di nome Sergei Volkov, ingegnere magnetico che lavorava con me. Un giorno si presentò alla mia porta: aveva divorziato, era distrutto. Sulla sua spalla destra, uno di quegli esseri gli lambiva l’orecchio con movimenti lenti e ripugnanti. All’improvviso, la creatura si insinuò nella cavità uditiva, schiacciandosi con forza, come una sanguisuga decisa a penetrare a ogni costo. Volkov, intanto, parlava con calma della sua ex moglie; sembrava stranamente sereno. Sorrideva, ma quando gli chiesi il nome della sua prima fidanzata, non seppe rispondermi. Scoppiò a ridere, sostenendo di non ricordarlo. Questi esseri si nutrono dell’afflizione umana, divorano lentamente ciò che siete, fino a svuotarvi completamente. State attenti, voi che leggete… e sorridete SORRIDETE
@MAHDI