La nonna si sistemò meglio sulla poltrona, con quel gesto lento di chi ha tempo da raccontare e nessuna fretta di arrivare alla fine.
Il nipote si sedette a terra, vicino a lei, con gli occhi curiosi.
“Nonna… ma tu da giovane cosa facevi su internet?”
Lei sorrise appena.
“Usavo un sito che si chiamava Hint.”
“Hint?”
“Sì. Era un posto strano… ma bello.”
—
“Non era come i social di adesso,” continuò. “Non avevi un profilo fisso. Potevi cambiare nome, sparire, ricomparire. Era come indossare maschere diverse ogni giorno.”
Il bambino inclinò la testa.
“E non vi riconoscevate mai?”
“Qualche volta sì. Ma spesso… no. E andava bene così.”
—
La nonna guardò un punto lontano, come se stesse vedendo lo schermo di tanti anni prima.
“C’erano persone che tutti conoscevano, anche se nessuno sapeva chi fossero davvero.”
“Tipo chi?”
“Stregatto, per esempio. Era molto intelligente. Scriveva cose lunghe, precise. Tutti la leggevano anche se non erano d’accordo con lei.”
Il nipote sorrise. “Era una professoressa?”
“Forse un po’ sì. Ma più simpatica.”
—
“E poi c’era Centurione,” continuò la nonna. “Lui era il contrario. Diretto, ruvido… diceva sempre quello che pensava, anche troppo.”
“Litigavano?”
“Sempre.”
La nonna rise piano.
“Ma era una di quelle litigate che in realtà tutti seguivano. Perché si capiva che si rispettavano, anche se non lo ammettevano mai.”
—
Il bambino si strinse le gambe.
“E poi?”
“Poi c’erano i Gabbhinteos.”
“Chi?”
“Un gruppo. Una specie di… partito su internet. Gab ed Eos lo avevano creato per scherzo, ma poi la gente li seguiva davvero.”
“E cosa volevano?”
“Nemmeno loro lo sapevano bene,” disse la nonna ridendo. “Ma parlavano sempre di partecipazione, di caos, di opinioni di tutti.”
—
“E funzionava?”
“Stranamente sì.”
—
La stanza si fece un po’ più silenziosa.
“Poi però ci fu la guerra informatica,” aggiunse la nonna con un tono più calmo.
Il nipote alzò lo sguardo.
“Una guerra?”
“Sì. Nel 2026. Tutti litigavano ovunque, si formavano gruppi, fazioni… il sito diventò molto teso. Alcune persone se ne andarono, altre sparirono.”
“Che paura…”
La nonna scosse la testa.
“Non era come nei film. Non c’erano eroi o cattivi. Solo persone che si perdevano nelle discussioni.”
—
“E Hint finì?”
“Quasi. Molti se ne andarono. Ma non tutto sparì.”
Fece un piccolo sorriso.
“Dopo la guerra, era diverso. Più vuoto… ma anche più tranquillo. E sorprendentemente… la gente tornò a parlare, a ridere, a scherzare.”
—
“Davvero?”
“Sì. Perché alla fine Hint non era fatto solo di caos. Era fatto di persone.”
—
Il nipote giocherellò con le mani.
“Ti divertivi?”
La nonna lo guardò con dolcezza.
“Tantissimo.”
“Anche quando c’erano problemi?”
“Anche dopo. Sai… quando sei giovane, ti sembra tutto importante. Anche le discussioni più stupide. Ma poi ricordi soprattutto le risate.”
—
Si appoggiò allo schienale.
“C’era qualcosa di bello in Hint,” disse piano. “Potevi essere chi volevi. Dire cose che magari nella vita reale non avresti detto. E incontrare persone… strane, ma vere a modo loro.”
—
Il bambino rimase in silenzio per un po’.
“Mi sarebbe piaciuto.”
La nonna sorrise.
“Un po’ ti sarebbe piaciuto sì.”
Pausa.
“Ma adesso hai altro. Ogni epoca ha il suo modo di perdersi e ritrovarsi con gli altri.”
—
Poi chiuse gli occhi per un secondo, come se stesse rivedendo qualcosa.
“Hint era solo il nostro modo di farlo.”
@Stregatto_
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